Trentino – “LA MORTE DELL’ERBA” Analisi,Contemporanea-mente,In Evidenza

di Massimo Salvi


Un virus inizia a devastare le coltivazioni cinesi e del sud est asiatico. Si cercano i rimedi per impedire il collasso di tutte le nazioni che basano la loro agricoltura sulla coltivazione del riso, ma è peggiore del male. Una variante sino ad allora nascosta del virus si rivela, e questa volta a essere colpite sono tutte le graminacee, grano, avena, orzo, segale, mais, miglio, canna da zucchero e perfino l’erba, per la bellezza di 585 generi e innumerevoli specie. E’ un romanzo scritto 50 anni fa da John Christopher. Allora sembrava fantascienza…

Foto a cura di GirovagandoTrentino

Non si tratta di evocare catastrofismi, però “non possiamo neppure sfruttare il territorio fino all’estremo”. A dirlo è il Comitato degli abitanti della Val di Non (Trento), nato a causa del difficile rapporto tra agricoltura intensiva e residenti, che da parecchio tempo va sostenendo una campagna contro l’abuso dei pesticidi, in particolare riguardo alla melicoltura, l’attività agricola

più diffusa in valle. A questo proposito il Comitato ha messo in atto numerose iniziative, tra le quali un documento firmato da circa mille abitanti e inviato ai vertici dell’Amministrazione provinciale di Trento.
La richiesta, da un lato sottolinea la necessità del rispetto dei regolamenti esistenti e, dall’altro, evidenzia la necessità di modificarne alcune norme. “La maggior parte delle abitazioni: orti, giardini, aree sportive e ricreative dei nostri paesi – precisa il Comitato per la salute – sono a stretto contatto con i frutteti ad agricoltura intensiva che prevede l’uso di sistemi antiparassitari”. La richiesta è quella di un intervento legislativo per regolare l’uso di fitofarmaci e l’utilizzo di atomizzatori; incoraggiare studi sulla qualità dell’aria, acqua e del suolo e studi epidemiologici sulla salute degli abitanti della valle; individuare perimetri di sicurezza; limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva e promuovere il ritorno alla biodiversità.

Non si tratta di sabotare l’agricoltura intensiva ma, semplicemente, di rendere più vivibile e salubre la valle. E a sostegno delle richieste, la scorsa estate il Comitato ha incaricato un laboratorio specializzato di analizzare 12 campioni di terreno raccolti in varie località della Val di Non: parchi pubblici, giardini privati, abitazioni e prati a sfalcio. L’indagine ha evidenziato la presenza – in 10 campioni – di residui di fitofarmaci tra i quali, Captano, Chlorpyrifos-etil, Pirimicarb e Teatraconazole, tutti al centro di studi per la particolare pericolosità sulla salute umana. Alcune ricerche indicherebbero, a seconda dell’esposizione della concentrazione e del contatto prolungato, effetti che vanno dall’irritazione alla pelle e alle vie respiratorie, ricadute sul sistema riproduttivo, fino a possibili forme cancerogene come linfomi e leucemie.

A preoccupare è la volatilità dei prodotti utilizzati: la presenza dei residui è stata individuata fino a 70 metri dai frutteti, cosa che farebbe ipotizzare un’ampia copertura in Val di Non che interesserebbe anche aree non soggette all’agricoltura intensiva della mela.

Foto tratte da Apt Trentino e GirovagandoTrentino.

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