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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; intervista</title>
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		<title>&#8220;Così ci uccidono&#8221; , Se non li fermiamo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista a Emiliano Fittipaldi
Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.
Tra le sue inchieste:  il volume “Profondo Italia” con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a <strong>Emiliano Fittipaldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le sue inchieste:  il volume <em>“Profondo Italia”</em> con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato del “Corsera”), edito dalla BUR; numerosi servizi sull’emergenza rifiuti in Campania (che hanno portato alla perquisizione del suo ufficio e di quello di un collega  da parte delle forze dell’ordine); un’ illuminante ed istruttiva incursione nei tribunali incustoditi dove è stato ripreso mentre consultava indisturbato documenti top secret; la segnalazione dell’eroica opera svolta dalle truppe di San Guido Bertolaso che hanno fatto saltare con l’esplosivo una storica diga in sito Unesco in preparazione del G8 alla Maddalena;  la recente denuncia dello smaltimento di scorie radioattive da parte dello stabilimento Fiat di Cassino ed ora l’inchiesta sulle connessioni tra cosche mafiose, grandi aziende delle telecomunicazioni e senatori eletti all’estero in modo dubbio (e, peraltro, già precedentemente inquisiti).</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1811" title="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg" alt="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" width="130" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da poco è uscito il suo libro, edito da Rizzoli, <strong>“Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni”</strong>. E’ una denuncia circostanziata di come il Bel Paese galleggi oramai su un<em> “ fondo &#8220;gelatinoso&#8221;    familistico, combriccolare, spregiudicato, avidissimo” </em>(come scrive <em>D’Avanzo</em> sulla Repubblica) e che è fatto soprattutto di veleni. Sono in ciò che mangiamo, respiriamo, beviamo. Sono le fondamenta dei luoghi in cui lavoriamo e malamente viviamo.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>La prefazione del tuo nuovo libro “Così ci uccidono” è subito un pugno allo stomaco. Il proprietario di un’azienda – invano portata in giudizio &#8211; che in Sicilia inquina l’ambiente e danneggia la salute dei suoi operai  è il padre dell’attuale Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo.  Un macro conflitto d’interessi tra potere/profitto e salute/ambiente: altri  immagino ne descriverai in questo libro.  Quali altri ne hai individuati  nel corso delle tue inchieste?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Giuseppe Prestigiacomo è stato indagato perché accusato di avvelenare i suoi operai. Il processo è finito in prescrizione nel 2008. Oggi è ancora imputato per danneggiamenti ambientali. L&#8217;assurdo è che la fabbrica è controllata da una holding di cui Stefania è stata socia di maggioranza fino al 2009. Un ministro dell&#8217;Ambiente proprietaria di fabbriche inquinanti si può vedere solo in Italia. Ma le assurdità che ho trovato lavorando all&#8217;inchiesta sono tante: tralasciando l&#8217;inchiesta sul traffico illecito di rifiuti in cui sono coinvolte aziende top come Lucchini e Marcegaglia, ho trattato delle accuse ad Andrea Benetton, che avrebbe inquinato alcune sue proprietà vicino Caserta, della devastazione causata dall&#8217;Ilva di Emilio Riva a Taranto, dei bimbi malati vicino Roma, dove hanno insistito per decenni  le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>L’atteggiamento apatico che, sempre nel tuo libro, ha l’operaio siciliano avvelenato dalla Ved dei Prestigiacomo  è un po’ quello della maggior parte dei suoi colleghi ed anche, temo, di buona parte del sindacato attuale. Non ti pare che oggi il sindacato sia più concentrato sulla tutela del lavoro e del reddito che non sulla tutela della salute e dell’ambiente di lavoro?</em></p>
<p style="padding-left: 60px;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1814" title="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg" alt="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" width="317" height="330" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.     Il sindacato vive uno dei momenti più difficili della sua storia: non riesce a difendere i redditi dei lavoratori, gode di scarso favore da parte dell&#8217;opinione pubblica, è troppo occupato alle lotte intestine per il potere e le poltrone. La sicurezza degli operai  mi sembra l&#8217;ultimo dei suoi problemi.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.  Non ti pare che anche le associazioni ambientaliste abbiano sottovalutato in questi ultimi anni la stretta relazione tra il diritto al lavoro e alla salute e la tutela dell’ambiente? E se sì, non pensi che nei prossimi anni possa verificarsi uno scontro tra lavoratori dipendenti e ambientalisti? </em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Andrei ancora a monte. A me preoccupa soprattutto l&#8217;assenza di una forte cultura ambientalista in Italia. Tranne comitati che nascono per emergenze territoriali e specifiche (vivaddio) come quelli per il “no agli inceneritori” o quelli che difendono la Val di Susa, negli ultimi vent&#8217;anni l&#8217;Italia si è allontanata dall&#8217;Europa. In parlamento i Verdi sono stati spazzati via, le tematiche ambientali  fregano a nessuno. Restano in pochi, spesso inascoltati, a trattare di ambiente e salute.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D. Perché in Italia manca una visione di sviluppo industriale rispettoso per l’ambiente? E’ solo un problema di ingordigia, di rapina e sfruttamento (anche della natura oltre che degli esseri umani), di miopia imprenditoriale oppure di totale disinteresse per le generazioni future (compresi i propri eredi)?</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg"><img class="size-full wp-image-1815 picleft" title="monnezza" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg" alt="monnezza" width="300" height="193" /></a><br />
</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    L&#8217;illegalità si diffonde a macchia d&#8217;olio, come un cancro. Io sono campano, e ho scritto questo libro cercando di capire se la devastazione della mia regione fosse un unicum, o se invece le abitudini di Gomorra  rischiavano di tracimare nel resto della penisola. Ecco: ho scoperto che gli affari milionari che si fanno risparmiando in smaltimento della “monnezza” tossica e degli scarti industriali, la cattiva qualità di alimenti e bevande, la totale assenza di ogni scrupolo nei confronti della pelle di tutti (avvelenatori compresi) tutto ciò è un fenomeno nazionale.<em></em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.    Tu hai scritto </em>“I veleni trasudano dalle fondamenta delle scuole. Dai giardini degli ospedali. Dagli anfratti dove sono stati seppelliti. Un letame tossico che contamina un territorio grande come la Liguria(…). Siamo in pericolo nei gesti più semplici e vitali: vivere, respirare, bere, nutrirsi; in pericolo, nonostante per proteggerci siano state bruciate cifre incalcolabili di soldi pubblici. Soldi nostri, finiti in privatissime tasche”<em>. Cosa potremmo fare per rovesciare le loro tasche e invertire la tendenza? Esistono esempi di buone pratiche altrove? E qui da noi?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Bisogna diffondere le informazioni, bisogna indignarsi, e raccontare. Quello che si sa, la verità che nessuno vuole sentir dire. Per modificare l&#8217;etica di una nazione c&#8217;è bisogno  di tempo. Tanto tempo. Se nessuno inizia, però, non cambierà mai.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Foto tratte da:</em><em><br />
stampalibera.com<br />
Confcommerciocampania.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="size-full wp-image-150 picleft" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/cosi-ci-uccidono-e28093-il-libro-di-efittipaldi.pdf">Così ci uccidono &#8211; E. Fittipaldi</a></p>
<p><em></em></p>
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		<title>VIDEOCRACY</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier & documenti]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Considerazioni e intervista al regista Erik Gandini
da “Blogosfere Politica e Società”

Ha contribuito ad infiammare ulteriormente l’estate il dibattito sul film “Videocracy”, un vero docudrama all’italiana, che si è andato ad inserire tra escort, coca, faccendieri e sfaccendati: insomma, il bel mondo a misura di politica (anche) e di TV (soprattutto).
Mentre ci prepariamo ad andare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Considerazioni e intervista al regista Erik Gandini<br />
</strong>da<strong> “Blogosfere Politica e Società”<br />
</strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/09/vcgandini.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-1348" title="vcgandini" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/09/vcgandini-123x178.jpg" alt="vcgandini" width="123" height="178" /></a><br />
Ha contribuito ad infiammare ulteriormente l’estate il dibattito sul film “Videocracy”, un vero docudrama all’italiana, che si è andato ad inserire tra escort, coca, faccendieri e sfaccendati: insomma, il bel mondo a misura di politica (anche) e di TV (soprattutto).<br />
Mentre ci prepariamo ad andare a vederlo nelle sale, il film diventa occasione di riflessione sulla società che abbiamo contribuito a costruire in questi ultimi trent’anni. Non è una bella eredità per le giovani generazioni se, come Erik Gandini, dovranno continuare ad emigrare all’estero per poter raccontare le patrie magagne.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Videocracy&#8221;, intervista a Erik Gandini: Berlusconi, Corona e l&#8217;horror censurato in Rai</strong><br />
di <strong>Eleonora Bianchini</strong><br />
<em><a href="http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/09/videcracy-intervista-a-erik-gandini-berlusconi-corona-e-lhorror-censurato-in-rai.html" target="blank">Vai all&#8217;Intervista</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://blogosfere.it/" target="blank">www.blogosfere.it</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Foto tratta da Blogosfere.it<em><br />
</em></p>
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		<title>Dagli Appennini alle..Alpi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 08:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[EcoTurismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Sajia e Vanessa Bambi. Una famiglia nello sleddog
di Massimo Salvi

Vincendo la medaglia d’oro ai campionati mondiali di media e lunga distanza (categoria 8 cani  pura razza) ad Inzell, in Germania, il fiorentino, ma da 5 anni cadorino d’adozione Gianni Sajia, ha terminato una fantastica stagione di gare all’estero con un titolo che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Gianni Sajia e Vanessa Bambi. Una famiglia nello sleddog<br />
</strong>di<strong> Massimo Salvi<br />
</strong><br />
<strong>Vincendo la medaglia d’oro ai campionati mondiali di media e lunga distanza (categoria 8 cani  pura razza) ad Inzell, in Germania, il fiorentino, ma da 5 anni cadorino</strong><strong> d’adozione Gianni Sajia, ha terminato una fantastica stagione di gare all’estero con un titolo che è frutto della </strong><strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gianni-sajia-1.jpg"><img class="size-large wp-image-911 picnleft picleft" title="gianni-sajia-1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gianni-sajia-1-1024x768.jpg" alt="gianni-sajia-1" width="397" height="297" /></a></strong><strong>determinazione sua e della famiglia. Influenzato, aveva</strong><strong> ceduto il posto un mese fa alla moglie Vanessa Bambi nella difficile Alpentrail, una gara di oltre 180 km con un dislivello di 1800 metri articolata in diverse tappe, dove aveva centrato uno splendido terzo posto nella categoria 8 cani pura razza, vinta dalla norvegese Heilemann Marte. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gianni Sajia e Vanessa Bambi hanno cominciato a praticare lo sleddog a fine anni 80, dapprima con gare di sprint poi, nel 2004, si sono trasferiti sulle Dolomiti, nella zona di San Marco nei pressi di Misurina. <em>“I miei primi approcci con lo sleddog risalgono all’89, al 1990 per mia moglie. All’epoca vivevamo in Toscana – dice il neo campione mondiale – ma la passione per la montagna e gli sport connessi, dall’alpinismo ai voli in parapendio, ci hanno spinti a trasferirci quassù, nella splendida cornice offerta dalle suggestive Tre Cime di Lavaredo”.</em><br />
Avendo la possibilità di avere più cani, hanno deciso di cimentarsi in gare di Media e Lunga Distanza. Nei primi due anni, vista la giovane età dei cani (quella minima per queste gare è di 18 mesi), Gianni e Vanessa si sono dedicati alla preparazione. Infatti, Il segreto dello sleddog sta nel perfetto affiatamento fra uomo ed animale, finalizzato ad un obiettivo comune. <em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/album_2s_bambi.jpg"><img class="picright size-full wp-image-912" title="album_2s_bambi" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/album_2s_bambi.jpg" alt="album_2s_bambi" width="335" height="223" /></a></em><br />
Dal 2007 Vanessa ha cominciato a fare le prime gare classificandosi sempre nelle prime tre posizioni, portando a casa, nel 2007 agli Europei di media lunga distanza in Cansiglio, la medaglia d’argento nella categoria 10 cani. Ha confermato la posizione sul podio nel 2008 a Innerkrems in Austria. Nel 2009 Vanessa Bambi ha preso il posto di Gianni, fermato da problemi fisici ad  Alpentrail: gara a tappe che si svolge tra la Svizzera, Austria ed  e Alto Adige con dislivelli di circa 1800 metri conquistando il terzo posto nella categoria 8 cani pura razza.<br />
Visto la buona preparazione dei cani, Gianni si è cimentato  nella Trans-Thuringia Race, nel nord della Germania, gara di una settimana con obbligo di un bivacco notturno, concludendo al quinto posto su 11 team, dopo essersi piazzato nelle prime posizioni nelle varie tappe. Infine l’argento nella gara di Walgau, nelle Alpi Bavaresi. Autore di una seconda manche straordinaria, Gianni ha recuperato dall&#8217;8° posto della prima manche al 2° finale, dietro solo all&#8217;Italiano del CIS Matteo Bartolini.<br />
Gianni e Vanessa hanno trasmesso la stessa passione ai due figli: Devid , 7 anni e Micole, 12. E già gareggiano con ottimi risultati. Nelle prime competizioni hanno esordito con risultati incoraggianti,  classificandosi sempre ai primi posti, come accaduto anche di recente a Tarvisio, al “Trofeo Balto Junior”, manifestazione organizzata dalla <em>Scuola Internazionale Mushing</em> di Ararad Khatchikian e Monica D&#8217;Eliso, che ha visto la partecipazione di ben 35 concorrenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto: MS</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Un sindaco a chilometro zero</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/630/un-sindaco-a-chilometro-zero/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Silvano Zaccone Sindaco di Pignone (SP)
Pignone è un tranquillo comune alle spalle della costa ligure delle Cinque Terre, arretrato di alcuni chilometri rispetto a Monterosso, piuttosto isolato tra colline boscose. Vicino alla via Aurelia, non troppo distante dalla Spezia, assai frequentato in occasione di sagre e manifestazioni. Pignone ne offre parecchie, assieme a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista a Silvano Zaccone Sindaco di Pignone (SP)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pignone è un tranquillo comune alle spalle della costa ligure delle Cinque Terre, arretrato di alcuni chilometri rispetto a Monterosso, piuttosto isolato tra colline boscose. Vicino alla via Aurelia, non troppo distante dalla Spezia, assai frequentato in occasione di sagre e manifestazioni. Pignone ne offre parecchie, assieme a percorsi paesaggistici e a produzioni tipiche. E’ il porto sicuro dell’interno per chi vuole  evitare l’affollamento turistico della costa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/lunigianapano.jpg"><img class="size-medium wp-image-631 picleft" title="lunigianapano" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/lunigianapano-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Silvano Zaccone ne è il Sindaco, al termine del secondo mandato: viene naturale chiedergli se alle prossime elezioni del 7 giugno si ripresenterà in lista, come “sindaco ombra”, per continuare ad amministrare dietro a qualche nome di facciata. Oramai, si sa, è prassi diffusa.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma niente affatto! Quando si parla di ricambio, il ricambio deve essere reale. Oltretutto, ci sono donne e uomini assessori, validi e giovani. Abbiamo condiviso un percorso che proseguirà oltre il mio mandato in scadenza. Io poi intendo continuare a valorizzare il territorio all’interno di un consorzio, “Il Cigno” che vede coinvolti soggetti pubblici, privati, dell’associazionismo, delle professioni (NdR: il cigno è l’emblema della “liguricità”).<br />
</em><br />
La “ricetta” per uno sviluppo che sappia conciliare gl’interessi dei residenti, dei visitatori e dell’ambiente.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La nostra scelta è per un turismo di qualità: scolastico, culturale, eno/gastronomico, del tempo libero e dell’ escursionismo. Destinato al tipo di utenza  che vuol conoscere un territorio per quel che è realmente, non un territorio taroccato che si espone attraverso i mass media, presentandolo come unico quando non lo è. Nel nostro caso,  parlare di liguricità significa marcare la differenza e la tipicità  pur rispettando le persone che vi abitano, quelle che vengono o che vi si trasferiscono da immigrati. Bisogna far convivere la cultura della specificità con l’arricchimento dato dalle diversità. Cosa chiediamo a chi viene? Rispetto per la nostra identità che mettiamo a disposizione attraverso il territorio, l’area carsica, il castellaro, le necropoli, i vecchi “mangiari” e le antiche espressioni culturali. Il turismo ci è indispensabile ma, perché non sia invasivo, optiamo per accordi con operatori di agenzie specializzate su scala ridotta: piccoli gruppi, con interessi tematici e su mezzi di trasporto che la nostra viabilità carente possa reggere. La viabilità a tutt’oggi resta un problema, ma le scelte prioritarie per noi sono state innanzi tutto di tipo ambientale: abbiamo rifatto la rete idrica (c’era dispersione, mancavano i contatori) e quella fognaria (gli scarichi erano a cielo aperto, di depurazione si sapeva nulla!). Ora l’impianto è terminato e in fase di collaudo. Attualmente sperimentiamo la raccolta differenziata dei rifiuti gestita direttamente dal Comune, per verificarne il risparmio e l’efficienza rispetto ad altre soluzioni</em></p>
<p style="text-align: center;"><em></em><br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/foto-pignone.jpg"><img class="size-medium wp-image-632 aligncenter" title="foto-pignone" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/foto-pignone-269x171.jpg" alt="" width="269" height="171" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I “fiori all’occhiello” nell’offerta all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono in genere legati alle stagioni. Il “Maggio”, uno dei più antichi retaggi storici. Il “Ben dei morti”(2 novembre), come giorno in cui si ricordano i morti attraverso i vivi. Un tempo la finalità era di donare ai meno abbienti qualcosa da parte degli abbienti. Una ricorrenza che attualmente si conserva qui, in Alta Val di Vara, in aree dell’Appennino e a Castelpoggio (sotto le Apuane, in comune di Carrara). Manifestazioni che vengono mantenute grazie alle associazioni, e quindi rappresentano un importante  biglietto da visita con valore aggiunto. Chi viene deve vedere un territorio non fotocopia di altri, con caratteristiche d’interesse per la mente oltre che per il corpo. E poi per farsi conoscere occorre una ricettività di qualità, non eccessivamente onerosa, equilibrata come costi, rispettosa e dove le persone siano anche un po’ sorridenti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La specificità di alcune colture agricole e la politica comunale di promozione e sostegno.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questi ultimi anni l’agricoltura è spesso stata vista come residuale. La nostra, poi, è agricoltura di nicchia e quindi posizionata su piccole aziende. Per svilupparla e darle dignità, abbiamo adottato il piano di sviluppo rurale che finirà nel 2013, ma con una valenza aggiuntiva. Nel 2000 abbiamo pensato la manifestazione “Gli orti di Pignone”:  una mostra mercato non solo sui prodotti tipici ma anche sull’enogastronomia e sulla riflessione storica. Individuando i vecchi prodotti sopravvissuti nel tempo, ne abbiamo ripristinato la coltivazione, inserendone ben undici nell’atlante regionale delle tipicità locali. Sono prodotti di trasformazione, come gl’insaccati, e  della terra: la patata, i fagioli autoctoni (cinque tipi), la cipolla, un tipo di granturco che si sviluppa anche in periodi di siccità, piuttosto basso. Da ciò è partita un’associazione di produttori che prelude a un prossimo consorzio. L’obiettivo è di far capire che occorre dotarsi di regole e disciplinari per dare valore al prodotto. Un cattivo prodotto sbandierato come buono dequalifica un territorio. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pignone003.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-633" title="pignone003" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pignone003-213x178.jpg" alt="" width="213" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le ultime iniziative….</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si mira, attraverso i giovani, a recuperare i terreni incolti; alcuni proprietari sono stati contattati perché li cedano in affitto; l’idea è di creare una rete di piccole aziende dei prodotti tipici ed anche di piccoli frutti, per arrivare ad uno yogurt “tutto bio della Val di Vara”, in accordo col caseificio sociale di Varese Ligure. L’associazione dei produttori ha aderito a Terra Madre e di recente ha stipulato un accordo con le imprese eno/gastronomiche presenti nel Comune per la valorizzazione in tavola del prodotto locale. L’iniziativa in corso &#8211; tra gennaio e aprile 2009 &#8211; è denominata “Inverno a tavola”. Sempre nell’ottica di un coinvolgimento comunale su temi “limitrofi” all’agricoltura, abbiamo in corso un check up con la provincia per la rilevazione dell’amianto nel nostro territorio e un programma triennale sperimentale che parte a breve per la riduzione degli ungulati. Ciò presuppone una sinergia tra cacciatori e agricoltori, faticosamente raggiunta attraverso assemblee pubbliche. </em></p>
<p style="text-align: justify;">La trasparenza comunale e il coinvolgimento della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per il primo aspetto, la certificazione Emas e un ripensamento dell’organizzazione del lavoro della struttura comunale. Non si è ancora raggiunto l’obiettivo finale; per una vera trasparenza anche la modifica di un piccolo apparato richiede tempo ed altro tempo è necessario per adattare i risultati alla certificazione ambientale (con tutto ciò che ne consegue in termini di comportamenti virtuosi da parte dell’ente).<br />
Sui problemi della partecipazione questo è un Comune anomalo in senso positivo e mi auguro che lo sia ancora per il futuro E’ forte la partecipazione della gente e folta la presenza dell’associazionismo. Se questa ricchezza si perde o viene vanificata da atteggiamenti negativi di singoli o di gruppi, addio! Il volontariato sta al di sopra delle parti, non è patrimonio del sindaco o dell’opposizione. Ma rappresenta una risorsa fondamentale per i comuni piccoli a rischio di chiusura, per una politica che non aiuta le aree svantaggiate ma tende a colpirle. L’ultimo esempio è del gennaio scorso: per i danni atmosferici ci siamo dovuti arrangiare da soli, è stata carente pure la Protezione civile. D’altro canto i danni sono tanti e tali perché manca una cultura di prevenzione. Il territorio è oramai massacrato e, quando si verificano le calamità, si crede di risolvere il problema con qualche soldo, tamponando qua e là. Il problema del dissesto idrogeologico imporrebbe invece una scelta di fondo che rappresenta un salto, un cambiamento culturale per il nostro Paese. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/intro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-634" title="intro" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/intro-133x178.jpg" alt="" width="133" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo edilizio in rapporto alle caratteristiche del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Negli ultimi anni vi sono state la ristrutturazione di un villaggio abbandonato (Battipagliano), e la costruzione ex novo di un villaggio a Monti. Nel primo caso si è trattato del bel recupero di un antico borgo storico con un limite( non per colpa dell’amministrazione comunale): purtroppo è fallita la cooperativa che stava costruendo secondo un modello di borgo aperto e la società subentrata, nonostante risultati architettonici validi, l’ha trasformato in un condominio chiuso e questo è un limite.<br />
Per quanto riguarda il nuovo villaggio di Monti, va ricordato che in questo comune- ritenuto marginale – per fortuna non sono mai stati fatti grandi progetti invasivi e, anche attraverso il nuovo PUC, l’ incremento abitativo non dovrà risultare cementificazione. Agiamo con una logica opposta a quella che negli anni ’80 aveva fatto costruire sul territorio comunale il villaggio di Puin, concepito “alla milanese”, dove 50 appartamenti sono diventati 100 col condono. Oramai l’edificato non si può demolire, ma poiché il piano regolatore prevedeva un’espansione ulteriore nella stessa zona, abbiamo ragionato per costruzioni rispondenti ai canoni tradizionali della Liguria dell’entroterra. E’ nato un gruppo di case aperte, coi muretti a secco, in mezzo alla campagna, I Giardini di Giulia. Una volta completato l’edificato, basta costruzioni. Non lo vogliamo noi ma neppure il costruttore/progettista, un emiliano, il quale afferma che &#8211; arrivando in un contesto altrui &#8211; occorre averne rispetto, evitando di piegarlo alla propria volontà o di banalizzarlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per condividere la pianificazione<br />
<em><br />
A Monti si accompagnano due elementi di contorno: terrazzamenti in sasso che riprendono le caratteristiche dell’entroterra ligure con la messa a dimora di piante officinali (l’attività dell’imprenditore si lega alle specificità del territorio) e un parco ludico per valorizzare la collina all’interno del bosco, un parco tematico per residenti e per chi, stanco di mare, cerca la tranquillità dell’entroterra. Niente d’invasivo, vialetti e funi aeree funzionali a una visione piacevole di uso sociale. Il nuovo piano regolatore prevede non a caso l’eco/compatibilità. Abbiamo scelto due architetti giovani che ne sono fautori entusiasti e coinvolto le persone attraverso pubbliche audizioni durate parecchio tempo, oltre un anno. Il PUC è un piano da condividere, ha un suo percorso ed è soprattutto da far capire e da discutere con la gente. Tutti hanno potuto fare osservazioni e proposte: al 99% abbiamo trovato un accordo. Risultato? Un PUC partecipato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/turismonaturalistico.jpg"><img class="size-medium wp-image-635 aligncenter" title="turismonaturalistico" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/turismonaturalistico-134x178.jpg" alt="" width="134" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le foto di Pignone sono tratte da:<br />
turismonaturalistico.com<br />
terredilunigiana.com<br />
amalaspezia.eu/pignone<br />
natura2000 liguria</p>
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		<title>Il significato del neo-ambientalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 17:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni di  ALBERTO ASOR ROSA

L’ambiente (inteso come paesaggio, territorio, ambiti di vivibilità) va considerato come bene comune e il tema va affrontato indipendentemente dalle collocazioni politiche.

È difficile far finta che il problema ambientale sia un problema circoscritto, che interessa solo gli «specialisti». Ma ora la situazione è peggiorata e si deve soprattutto a due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Riflessioni di  ALBERTO ASOR ROSA</strong></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/articoloasorrosa.jpg"><img class="size-medium wp-image-309 picleft" title="articolo Asor Rosa" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/articoloasorrosa-269x175.jpg" alt="articolo Asor Rosa" width="269" height="175" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ambiente (inteso come paesaggio, territorio, ambiti di vivibilità) va considerato come bene comune e il tema va affrontato indipendentemente dalle collocazioni politiche.<br />
</strong><br />
È difficile far finta che il problema ambientale sia un problema circoscritto, che interessa solo gli «specialisti». Ma ora la situazione è peggiorata e si deve soprattutto a due motivi. Il primo è rappresentato dal fatto che l´ideologia del «profitto economico», un tempo contrastata da altri valori, ha rotto tutti gli argini: se un bene non produce profitto, vada in malora; oppure un bene, se è tale, «deve» produrre profitto, al pari di un giacimento di petrolio. A ciò va attribuito, oltre a molti altri effetti catastrofici, lo smoderato consumo di suolo a fini speculativi, da cui il leggendario «paesaggio italiano» uscirà per sempre distrutto.<br />
L´altro motivo è che, su questo delicato terreno, sembrano essersi attenuate le distanze fra «politiche e comportamenti di destra» e «politiche e comportamenti di sinistra», come preciserò in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il disegno complessivo del governo, di “smantellare” il settore pubblico (attraverso, tra l’altro, i tagli ai bilanci dei beni culturali, dell´ Università, della ricerca, della scuola; le minacce pendenti sul comparto giustizia; l’attacco al «fannullonismo» nel pubblico impiego e così via) richiede risposte adeguate. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se non si coglie la programmatica generalità di tale attacco, e ci si limita a condannarlo separatamente quando appare nei suoi diversi segmenti, non gli si può rispondere efficacemente.<br />
Da questo punto basso della situazione politica generale, soffermandoci sul tema della cultura e dell’ambiente, trovo che sarebbe un errore, opposto ma speculare, non accorgersi di fenomeni in controtendenza. Cresce a livello di base una «resistenza» sempre più tenace e consapevole. Questo neoambientalismo è contraddistinto da tre fondamentali caratteristiche: nasce, come dicevo, dal basso, espressione d´interessi talvolta circoscritti, ma componibili in un quadro strategico complessivo; si auto/organizza, non dipende cioè da altri (partiti, gruppi o associazioni), se mai trova forma di relazione al proprio interno (“similia cum similibus componuntur”), mantenendo tuttavia le proprie relative autonomie; punta dal particolare al generale, si muove dal punto in cui è nato, e in cui pure resta solidamente incardinato, per arrivare ad una visione di massima dei suoi problemi, là dove si spiega quel che, restando nel proprio «particulare», non sarebbe spiegabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il neoambientalismo come nuova visione d’insieme dei problemi attuali e prospettiva di ampio (e generoso) respiro per il presente e il futuro del nostro Paese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un errore limitarsi a registrare l´immagine di un´Italia immobile e passiva, esaurita per così dire negli schemi politici della nostra tradizione. In Italia ribollono risposte, che per ora non <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/stor_5676833_58180.jpg"><img class="size-medium wp-image-428 picright" title="asor_rosa_colori" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/stor_5676833_58180-118x178.jpg" alt="" width="118" height="178" /></a>trovano né interlocutori all´esterno né concatenazioni fra loro. Ne segnalo una. È il più delle volte l´implicita (ma talvolta persino esplicita) risposta a quello «smantellamento del pubblico» di cui parlavamo. E cioè: le varie forme di eredità culturale e l´ambiente e il paesaggio, sempre più vengono intesi, a livello di base e di massa, come «beni comuni», al pari dell´aria e dell´acqua. Come? Un profilo collinare, un´opera d´arte, un museo sono come l´aria che respiriamo o l´acqua che beviamo? Sì, nell´esperienza di decine di migliaia di persone sì, e sempre di più sì. Ciò significa che quel profilo collinare, quell´opera d´arte, quel museo risultano sempre più «incorporati» nella vita di ognuno che ne ha bisogno e ne fruisce, non importa se la sua vita si svolga lì da generazioni accanto a quel profilo collinare o a quell´opera d´arte, oppure se ne stia lontano migliaia di chilometri e la sua fruizione resti solo potenziale (ma non è detto che non possa diventare reale un giorno). Ossia: ognuno difende da sé il proprio bene, purché sia in vista di un interesse generale, quello della conservazione delle forme e delle eredità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La difficoltà a collocare il neoambientalismo entro i parametri tradizionali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni si chiedono: questa impostazione è di destra o di sinistra? La questione è complessa. Mi limito a osservare: sono stato abituato fin da bambino a considerare di «sinistra» quanto metteva in discussione lo «stato di cose esistente» in direzione di una più umana e ragionata dislocazione dei doveri e dei benefici. Se oggi non lo si riconosce come si dovrebbe, mi pare che le responsabilità siano della «sinistra storica», ossia la sinistra com´è oggi. Per affermare i diritti della cultura, del paesaggio, dell’ambiente, ad esser considerati<br />
«beni comuni», bisogna dunque cambiare la «politica», la quale non risponde più alle esigenze della cittadinanza, quand´anche siano assai diffuse. Un altro motivo per considerare la battaglia ambientalista non circoscritta e parziale ma generale è che riguarda tutto e tutti, ma in primo luogo il «modo di governare».</p>
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		<title>Il Parco di Portofino, un parco “diverso da tutti”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 10:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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Intervista di D. Patrucco al Dott. A. Girani, direttore dell&#8217;Ente.
Il Dott. Girani mi riceve nella splendida sede dell&#8217;ente parco, a Santa Margherita Ligure. Conosco il territorio del parco per “averlo camminato” in lungo e in largo sino alla fine degli anni &#8216;90; dal sito Internet, invece, mi sono fatta un&#8217;idea dell&#8217;Ente e della sua politica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-88 alignleft" class="picleft" title="pietrestrette_cuore_del_parco_low" src="http://informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pietrestrette_cuore_del_parco_low-269x149.jpg" alt="Pietrestrette, Parco di Portofino" width="242" height="134" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><strong>Intervista di D. Patrucco al Dott. A. Girani, direttore dell&#8217;Ente.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Dott. Girani mi riceve nella splendida sede dell&#8217;ente parco, a Santa Margherita Ligure. Conosco il territorio del parco per “averlo camminato” in lungo e in largo sino alla fine degli anni &#8216;90; dal sito Internet, invece, mi sono fatta un&#8217;idea dell&#8217;Ente e della sua politica. Il Dott. Girani mi racconta di una sperimentazione biennale del sito che è ancora in fase evolutiva: “il sito è lo specchio di un Ente che vuole comunicare tutte le sue dimensioni: giuridica ed economica, territoriale e dei servizi resi. Il sito non informa, comunica; una sezione consente di interagire direttamente e pubblicamente con il Direttore.” E&#8217; quest&#8217;idea di trasparenza e interazione con il territorio che l&#8217;intervista cerca di indagare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si realizza, all&#8217;interno di un&#8217;area protetta, uno sviluppo in grado di coniugare gli interessi dei residenti, dei visitatori e dell&#8217;ambiente?</strong><br />
O i cittadini diventano i primi azionisti del parco, che riesce con questi alleati a condurre l&#8217;economia del territorio in un&#8217;ottica di sostenibilità, o non ce la facciamo; il discrimine è la capacità del parco di rapportarsi con gli amministratori locali, la qualità di questi amministratori e dei tecnici, la loro capacità di proporre soluzioni capaci di sbloccare delle situazioni. Ci vogliono competenze e modestia, due qualità da perseguire e coltivare per affrontare con efficacia il lavoro quotidiano, sapendo che si possono fare degli errori e che bisogna farne il meno possibile. Perché realizzare uno sviluppo equilibrato è complesso, molto, molto più che parlarne.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual’è la sua idea di zona protetta?</strong><br />
Le posso parlare utilmente di quello che facciamo nel nostro parco, un parco che è “diverso da tutti” (non necessariamente in meglio) perché non nasce per rilanciare una zona depressa ricca di valori ambientali, ma per tutelare il territorio dal bracconaggio di questi valori; il turismo qui esisteva prima del parco, che è nato nel &#8216;35, ed era già la base economica di questo territorio. Qui nasce il parco. In un ambito in cui il turismo e l&#8217;economia sono legati al paesaggio, il parco è stato (e in certo senso è ancora) il gendarme del paesaggio. La nostra è una scelta controcorrente, in un mondo in cui ci si prodiga per far andare chiunque ovunque rendendo alla fine banali le zone poco accessibili che, al contrario, sono estremamente interessanti. A differenza di altre realtà, che tendono a riempire di turisti ogni singolo spazio disponibile, noi privilegiamo l&#8217;elemento della qualità ambientale, il verde, il silenzio contemplativo, i tempi di percorrenza non frenetici, l&#8217;eliminazione dei must, delle cose da vedere per forza. La qualità ambientale è ciò che cerca in genere il turista di Portofino, ed è anche una delle finalità del parco, e questo concorda direi abbastanza bene con il contesto socioeconomico del territorio, che fonda la sua offerta sulla qualità in un contesto di mercato turistico in forte mutamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si controlla l&#8217;eccessiva affluenza turistica?</strong><br />
Intanto non si fa promozione su tutti i canali possibili, noi ne facciamo poca (anche perchè non possediamo grandi risorse) e mirata; abbiamo identificato percorsi tematici per i turisti colti, altri molto difficili per gli specialisti, altri per i diversamente abili. Anziché insistere per rendere fruibile l&#8217;intero territorio, abbiamo scelto di attrezzarne “bene” una parte, e mantenere integra la restante. Abbiamo 80 km di sentieri, che chiunque può percorrere gratuitamente, lungo i quali abbiamo posizionato dei sensori per capire dove va la gente. Nel momento in cui avremo una quantità di dati significativa, faremo delle interviste strutturate sulle aspettative dei visitatori e allora saremo in grado di valutare quali ulteriori eventuali strategie attuare. Siamo un Ente che privilegia la cura del suo territorio rispetto alla comunicazione, e quindi privilegia al marketing territoriale le politiche agricole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>…che devono essere anche sostenibili economicamente: come operate in questo ambito?</strong><br />
Negli anni abbiamo fatto bandi per la pulizia degli uliveti, per l&#8217;assegnazione di mini frantoi oleari, per la pulizia dei boschi; quest&#8217;anno abbiamo incentivato il recupero dei muretti a secco: stanziati 50.000 euro e ricevuto richieste per 75.000, le abbiamo soddisfatte tutte. Mettiamo in atto interventi che combattono l&#8217;elemento dell&#8217;abbandono e favoriscono il recupero delle attività umane, dove abbiamo valutato che il territorio possa essere “usato” equilibratamente; in questo modo conteniamo il dissesto idrogeologico e valorizziamo l&#8217;aspetto paesaggistico naturale e antropico. Stiamo recuperando alcuni itinerari mettendo in sicurezza parti di versante: abbiamo speso 900.000 euro (300.000 il comune di Camogli) nel percorso pedonale S. Rocco Camogli&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Politica assistenziale o attivazione?</strong><br />
Favorendo l&#8217;agricoltura e le produzioni di qualità attiviamo gli “azionisti del parco” rendendo la manutenzione del territorio e la valorizzazione del paesaggio economicamente vantaggiosi per tutti. Il Parco non possiede terreni e non gestisce nulla di produttivo, noi attiviamo gli alleati che abbiamo sul territorio; direttamente ci preoccupiamo di pulire il bosco e i sentieri, attraverso convenzioni con gli agricoltori locali e/o cooperative. Abbiamo collaborato con la Provincia e altri parchi, e istituito corsi di formazione, per qualificare le produzioni di olio e miele attraverso le analisi di alcune di queste produzioni&#8230; orientandoci in ogni caso al mantenimento del paesaggio: un paesaggio nel quale l’uomo, le sue attività, la sua cultura sono in equilibrio, vorremmo durevole, con i valori naturali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal vostro sito si rileva un forte impegno nella  formazione. Chi sono i vostri discenti?</strong><br />
Noi ci preoccupiamo di formare o almeno informare i produttori, gli operatori locali, le strutture ricettive minori, le guide naturalistiche ambientali; a questi ultimi teniamo corsi per informarli sui valori locali (e non solo) e a loro abbiamo chiesto di riferirci le richieste dei visitatori. Si tratta di attività poco da prima pagina di giornale, sono lavori da formica, ma secondo me è ciò che deve fare un Parco come il nostro che ha vissuto anni di inutile sovraesposizione mediatica.<br />
Ritengo che neanche la divulgazione dei valori si debba risolvere in una mera promozione turistica, nobile attività per cui ci sono i Sistemi Turistico- Locali: strutture deputate dalla legge ad occuparsi di questo tema); con loro possiamo collaborare per fornire gli strumenti più adeguati, che riguardano la nostra missione di tutela ambientale. In tal senso abbiamo realizzato una cartina in carta/non carta impermeabile, contenente i dati ricavati con le innovative tecniche GPS: vi sono segnati tutti i paletti indicatori installati sul territorio, le aree di sosta, i valori storico ambientali principali&#8230; Abbiamo un piano editoriale per rinnovare le guide escursionistiche (ne abbiamo stampato ben tre diverse, alcune delle quali tradotte in diverse lingue), per documentare le attività culturali, le abbazie del territorio, tutto ciò che deve far conoscere e veicolare un parco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora sul tema della trasparenza e del coinvolgimento: con quali strumenti? Ho visto che avete partecipato all&#8217;Agenda XXI della Provincia di Genova.</strong><br />
Il processo di Agenda XXI è davvero importante, coraggiosa l&#8217;assessora che lo ha avviato; tuttavia i soggetti principali (i sindaci delle principali cittadine del comprensorio, ad esempio) erano assenti. L&#8217;assessora che ha promosso e concluso questa iniziativa ne ha tirato fuori il meglio che si potesse ottenere, testimoniando della difficoltà di realizzare alcuni processi partecipativi, altrove in Italia e in Europa, molto diffusi ed apprezzati. Sfortunatamente, poiché abbiamo fondi e personale limitati, non siamo in grado di intraprendere un processo di Agenda XXI: non possiamo fare comunicazione rivolta al territorio a scapito della qualità del paesaggio e del monitoraggio dell&#8217;ambiente. Noi dobbiamo prima fare alcune cose, e poi altre, altrimenti non operiamo nella direzione per la quale l&#8217;Ente è stato istituito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha parlato di monitoraggio, non sentite l&#8217;esigenza di adottare un Sistema di Gestione Ambientale che renda verificabili oggettivamente e pubblicamente le vostre azioni?</strong><br />
Non abbiamo fondi sufficienti per poterlo fare e ritengo che intraprendere un’attività simile (importantissima) richieda un impegno non indifferente e la volontà di certificare dei processi di miglioramento costanti e consistenti. Mi capita di vedere certificazioni di situazioni discutibili (ancorchè rilasciate in forma corretta) ed enti che mantengono una certificazione che pare ai più (magari ingiustamente) immeritata: un possibile boomerang per chi certifica e per l’Ente che si certifica. Purtroppo siamo un paese nel quale troppi non rispettano regole importanti e ritengono che il controllo pubblico sul proprio operato sia un’ingerenza indebita. Io desidero un controllo effettivo sul mio ente perché un punto di vista esterno &#8211; e la nostra conversazione lo testimonia &#8211; porta ad una discussione costruttiva e a ragionare insieme si cresce; detesto la chiusura e la strumentalizzazione delle opinioni altrui. Mi piace il confronto e mi sento buonista, conseguentemente un po’ “stupido” come molti che si sono formati negli anni ‘70, quando John Lennon cantava you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one (puoi pensare sia un sognatore, ma non sono il solo). Io auspico che tra 5 anni questo ente sarà più consolidato e potrà ambire all&#8217;adozione di un Sistema di Gestione Ambientale. Poi, se avessi oggi la disponibilità di finanziamenti in tal senso, proporrei al Consiglio di attivare da subito il processo, perché ritengo che sarebbe un buon modo per far crescere dritta la pianta. Anche se fino ad oggi cresce dritta ugualmente…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è direttore di questo parco: come ha ottenuto questo incarico?</strong><br />
Ho vinto un concorso a cui si erano iscritte 62 persone e sono arrivate in fondo alle prove solo 3; mi ha facilitato un curriculum ecologista, che data dagli anni &#8216;70 quando ho scelto di studiare Scienze Naturali anziché Chimica, Fisica o Matematica, come avrebbero voluto i miei genitori e i miei insegnanti del tempo. Ho diverse pubblicazioni, alcune anche scientifiche, e mi sono occupato di educazione ambientale per oltre 15 anni; successivamente ho vinto il concorso per diventare direttore del Parco dell&#8217;Aveto, dove ho lavorato per 7 anni misurandomi con innovazioni per me importanti; infine, sono qui a ricominciare da capo e rimettermi in discussione con un nuovo “rompicapo”: il Parco di Portofino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le differenze tra un parco nazionale ed uno regionale?</strong><br />
Intanto di legislazione, poi di finanziamenti decisamente superiori&#8230; Fatte le debite eccezioni e senza pensare che questa generalizzazione sia applicabile a tutti, mi pare che i parchi regionali, anche se hanno meno finanziamenti, siano obbligati ad aderire maggiormente alle loro realtà locali; sono meno scossi da movimenti politici generali, come ci testimoniano i numerosi commissariamenti di importanti parchi nazionali. I parchi regionali sembrano garantire una gestione meno soggetta a terremoti politici e più vicina ai cittadini. Forse, anche, più trasparente.</p>
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