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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; consumismo</title>
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		<title>Facciamo il punto sull’acqua pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
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		<category><![CDATA[consumo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emilio Molinari
Presidente Comitato Italiano del Contratto mondiale dell’acqua

Il movimento dell&#8217;acqua italiano è ad un passaggio determinante e molto  delicato. Dopo il voto di fiducia del Parlamento sulla legge 135 art. 23 bis. si è provocata una reazione diffusa nella società italiana. Un argomento discusso e sofferto da pochi è diventato interesse e inquietudine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Emilio Molinari</em></p>
<p style="text-align: justify;">Presidente Comitato Italiano del Contratto mondiale dell’acqua</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il movimento dell&#8217;acqua italiano è ad un passaggio determinante e molto  delicato. Dopo il voto di fiducia del Parlamento sulla legge 135 art. 23 bis. si è provocata una reazione diffusa nella società italiana. Un argomento discusso e sofferto da pochi è diventato interesse e inquietudine di molti. Il rubinetto di casa nelle mani delle multinazionali: questo è stato l&#8217;argomento forte. Un argomento che ha costretto a pensare al proprio futuro e che ha rotto il muro di silenzio mediatico, quello che ha contribuito a tenere la nostra impresa, per tutti questi anni, nella dimensione lillipuziana. Oggi la questione dell&#8217;acqua in quasi tutti i suoi aspetti ha conquistato le pagine dei giornali, è argomento di reportage televisivi, suscita interesse negli uomini e donne della cultura e dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Evoluzione e problematiche del Comitato italiano sull’Acqua pubblica</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Acqua privata o pubblica? Aumenteranno le tariffe? Migliorerà il servizio? Funzionerà meglio l&#8217;azienda erogatrice del servizio?</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande sono diventate scontro politico, sono nella agenda dei partiti, i quali &#8211; per quanto ancora incapaci di coglierne il valore paradigmatico e pur trattando il tema tuttora marginalmente  &#8211; sono costretti a pronunciarsi, investiti dalle contraddizioni interne o in altri casi solo per cavalcarlo elettoralmente.Ma questa diffusa sensibilità rappresenta comunque un gran balzo rispetto a dieci anni fa, quando il Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull&#8217;Acqua iniziava in solitudine, assieme ad alcune ONG, la propria predicazione girando in lungo e in largo l&#8217;Italia, dava vita a due Forum Mondiali alternativi e partecipava ai vari Forum Sociali Mondiali. Oggi esiste un Forum dei movimenti dell&#8217;acqua presente in tutto il Paese, capace di sviluppare campagne, di essere un interlocutore di sindaci e amministratori, in grado di stimolarli  e farli scendere in campo contro la chiusura completa del processo di privatizzazione dei servizi idrici. Capace di chiamare i consigli comunali a dimostrare la propria autonomia dai partiti che li hanno espressi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub1.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1916" title="acquapub1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub1.jpg" alt="" width="164" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la necessità di fermare la privatizzazione ed avendo  sullo sfondo la ri-pubblicizzazione, il Forum dell&#8217;acqua si è impegnato finora a realizzare tre obbiettivi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Aver reso la manifestazione 	nazionale tenutasi a Roma il 20 Marzo 2010 un grande momento di 	lotta politica;</li>
<li>Attivarsi per intensificare la 	campagna per portare il maggior numero di Comuni a cambiare i propri 	statuti inserendovi la clausola per cui l&#8217;acqua rappresenta un 	servizio privo di rilevanza economica.</li>
<li>Indire un referendum abrogativo 	delle leggi di privatizzazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per realizzare tutto ciò occorre riuscire a formulare dei quesiti che vengano accettati dalla Corte Costituzionale, raccogliere in tre mesi 600.000 firme autenticate, e poi vincere &#8211; raggiungendo il quorum &#8211; il referendum stesso.  Sono queste le ragioni che spiegano perché il Forum dell&#8217;Acqua sia  ad un passaggio determinante e delicato. Vorrei, per una migliore comprensione, evidenziare alcune delle contraddizioni che mi pare attraversi il movimento in questo impegnativo momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Importanza del referendum e del diritto all’acqua</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Forse non tutti ritengono che il referendum sia il vero elemento di scontro politico, quello che dà senso e sbocco nazionale sia alla manifestazione svoltasi recentemente, sia alle adesioni al cambiamento degli statuti comunali. Ma il referendum rappresenta il solo elemento in grado di far entrare nella coscienza di 60 milioni di italiani i contenuti per i quali lottiamo da anni e di tradurli in risultati istituzionali. Pertanto occorre perseguirlo con estrema convinzione, coscienti che è ancora tutto da “conquistare” a cominciare dalla formulazione dei quesiti. Sapendo che per vincere occorrono due elementari atteggiamenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>l&#8217;unità interna, che si realizza 	ascoltando le idee e le preoccupazioni di tutte le componenti del 	movimento;</li>
<li>il massimo allargamento del fronte 	dell&#8217;impresa. estendendolo a tutti quanti intendono opporsi alla 	legge 135, dai sindaci ai partiti, senza steccati e atteggiamenti 	ideologici.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">E’ però mia convinzione che, in vista di questi prossimi impegni, vi siano altri problemi e rischi da affrontare. La cultura dominante ed anche i media amici cercano di trascinare tutti sul terreno economico delle tariffe, dell&#8217;efficienza, efficacia, economicità aziendale, tutti risucchiati su queste comparazioni tra servizio pubblico o privato. Pure noi stessi rischiamo di venire risucchiati da questa cultura e dalla convinzione che  la gente capisce i problemi solo quando gli si tocca il  portafoglio&#8230;ancora economia&#8230;.sempre economia.<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub2.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1917" title="acquapub2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub2.jpg" alt="" width="218" height="218" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, è bene ricordarlo sempre, vogliamo restare su di un altro terreno: quello dei diritti universali. Noi ci siamo costituiti in associazione, contribuendo a dar vita ad un movimento per affermare il Diritto Umano all&#8217;Acqua, per impedire  un tragico passaggio epocale che è quello della mercificazione di uno degli elementi fondamentali  alla vita, come lo è la terra ormai mercificata, come l&#8217;aria in via di mercificazione, come i semi con i brevetti sulla proprietà intellettuale. E&#8217; da qui che partiamo quando cerchiamo di fermare la privatizzazione dei servizi idrici. Da qui partiamo anche quando scendiamo sul terreno del confronto sulle tariffe;  perché vediamo in questo il modo con il quale si escludono uomini e donne dal diritto all&#8217;accesso.  E quando scendiamo sul terreno dell&#8217;efficienza del “servizio”è perché vogliamo non venga sprecato quel liquido vitale; vogliamo che sia di buona qualità, sia controllato nella sua potabilità, in una parola sia di nuovo garantito il diritto. Mi si dirà che è scontato, ma non è così, di diritto si parla sempre meno, anche tra di noi, spesso accettiamo come oggettivo il piano della discussione tariffaria, spesso ci lasciamo trascinare in tecnicistiche disquisizioni, assolutamente prive di senso, su SpA <em>in house</em> e aziende speciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Per un approccio risolutivo diverso</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Dimentichiamo che parliamo di acqua e che non possiamo trattare l&#8217;argomento servizio idrico come una delle tante privatizzazioni. Dobbiamo invece ribaltare completamente l&#8217;approccio. La potabilizzazione dell&#8217;acqua, le reti idriche, quelle fognarie ecc.. non sono le attività di una azienda, non sono nemmeno un servizio, sono qualcosa di più; sono le manifestazioni dell&#8217;accesso ad un diritto umano fondamentale. I cittadini non sono clienti di una azienda e nemmeno utenti di un servizio, sono portatori di questo diritto e l’acqua potabile non è il prodotto di una azienda, da vendere e consumare sempre più, ma un bene comune e che occorre sempre più risparmiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio che riporta al primo posto il diritto va fatto emergere attraverso i contenuti da tempo indicati, secondo i quali occorre:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>garantire il diritto umano 	attraverso i 50 litri al giorno per persona, gratuiti e a carico 	della fiscalità generale;</li>
<li>introdurre un prelievo tariffario 	progressivo oltre i 50 litri per sconsigliare i consumi eccessivi;</li>
<li>introdurre il concetto di abuso 	per chi consuma oltre il lecito.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Garantire il diritto e garantire il risparmio non sono parametri economici, sono politici.</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub3.jpg"><img class="size-full wp-image-1918 picleft" title="acquapub3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub3.jpg" alt="" width="255" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio, mi sia permesso, è più importante di quello che porta a discutere se fermare la privatizzazione o imporre la ri-pubblicizzazione attraverso l&#8217;abrogazione di una o più leggi e magari disquisire sulle tariffe. D’altra parte gli scenari concreti non sempre corrispondono ai nostri desideri. E però nella richiesta di  ri-pubblicizzazione vanno tenuti presenti i successivi aspetti, che rappresentano la fotografia del nostro paese alla vigilia del referendum abrogativo e dello svolgersi della campagna per la modifica degli statuti:</p>
<p style="text-align: justify;">1° Tutti i servizi idrici sono gestiti da SPA, salvo alcune piccole realtà di montagna che lo gestiscono in economia o in forma comunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">2° Nessuna realtà ha intrapreso la ri-pubblicizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">3° Su 101 ambiti territoriali esistenti: 37 sono gestiti da SpA partecipate dal privato, totalmente private, di cui alcune quotate in borsa (in molti casi il servizio è gestito da <em>multiutility</em> privatizzate.) e 64 sono gestiti con SpA<em> in house</em> totalmente a capitale pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">4°La legge 135 art. 23 bis prende di mira questo ultimo presidio pubblico, obbligando i comuni a far entrare i privati nelle SpA <em>in house</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">5° Se non verrà fermata questa legge entro il 2011 tutte le SpA saranno partecipate dai privati con convenzioni dalla durata di 30 anni ed è un fenomeno già in atto</p>
<p style="text-align: justify;">6° Le quotate in borsa entro il 2015 dovranno concedere al privato il 70% del pacchetto azionario.</p>
<p style="text-align: justify;">7° Ancora, le quotate prenderanno d&#8217;assalto tutte le SpA attraverso l&#8217;assorbimento, senza nemmeno la gara.</p>
<p>8° In tutte le privatizzate c&#8217;è la presenza delle multinazionali SUEZ e VEOLIA.</p>
<p>9° la tendenza maggioritaria dei comuni in SpA <em>in house</em> è quella di far entrare i privati.10° Una volta esteso in tutto il Paese l&#8217;ingresso dei privati, chi vorrà ri-pubblicizzare dovrà rompere le convenzioni e pagare pesanti penali ai privati.</p>
<p>Da qui la improrogabile necessità del referendum che salvi le SpA <em>in house</em>. Da qui la necessità di modulare i quesiti in modo di avere dalla nostra parte il maggior numero di sindaci, da qui la necessità di avere con noi parte del PD e della Lega oggi in sofferenza proprio sul dispositivo dell&#8217;obbligatorietà del decreto Ronchi. Una grande partita, un possibile grande salto di qualità nella battaglia strategica per i beni comuni, una grande occasione da non perdere.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub4.jpg"><img class="size-full wp-image-1919 aligncenter" title="acquapub4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub4.jpg" alt="" width="446" height="632" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto tratte da:<br />
<em>dalete.it<br />
genitronsviluppo.com<br />
acquabenecomune.org</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chiare, fresche, dolci acque</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[di William Domenichini

Noi italiani, popolo di poeti, probabilmente lo eravamo di santi, sommessamente stiamo facendo scappare pensatori e scienziati, ormai nessuno fa il navigatore se non ha un tonton e in quanto a trasmigratori, lo si lascia fare ad altri, mentre la maggioranza silenziosa veste verdi casacche di respingitori. Che ci rimane? Qualcuno potrebbe dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>William Domenichini</strong></p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Noi italiani, popolo di poeti, probabilmente lo eravamo di santi, sommessamente stiamo facendo scappare pensatori e scienziati, ormai nessuno fa il navigatore se non ha un tonton e in quanto a trasmigratori, lo si lascia fare ad altri, mentre la maggioranza silenziosa veste verdi casacche di respingitori. Che ci rimane? Qualcuno potrebbe dire l&#8217;aria pulita o le chiare, fresche, dolci acque. Quanto all&#8217;aria pulita c&#8217;è poco da essere ottimisti: c&#8217;è chi vorrebbe un inceneritore a quartiere, che chi nonostante il traffico soffocante non rinuncia alla sua auto e chi quando parla di mobilità sostenibile metterebbe mano alla fondina, c&#8217;è chi i ciclisti li respingerebbe come i migranti e chi, per non scomodarsi troppo, importerebbe aria fresca dall&#8217;Islanda, inscatolata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/2005244-open_inhale_and_discard-iceland.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1841" title="2005244-open_inhale_and_discard-iceland" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/2005244-open_inhale_and_discard-iceland.jpg" alt="2005244-open_inhale_and_discard-iceland" width="336" height="224" /></a><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Ma d&#8217;altronde di che meravigliarsi? Non è forse vero che siamo il paese maggior consumatore di acqua in bottiglia? Beviamo circa 194 litri a testa all&#8217;anno (2007) ovvero un fiume di bottiglie da quasi 12 miliardi di litri. Tanto per usare un paragone, negli Emirati Arabi se ne consumano 164 litri procapite annui, all&#8217;incirca un torrentello da 800mila litri all&#8217;anno. Eppure viviamo in un paese in cui non mancano certo fonti d&#8217;acqua, controllate, monitorate e garantite.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo schema è semplice: mettiamo insieme alcune imprese che producono lo stesso prodotto, senza cooperare o colludere negli affari, con elevato potere di mercato, grazie alla massificazione del loro profitto ed operando in un mercato assai remunerativo (al consumatore un litro di acqua in bottiglia costa circa quanto 1000 litri di acqua del rubinetto) e drogato dalla pubblicità, che rende il prodotto un &#8220;bisogno indotto&#8221; conferendogli proprietà miracolose: dal plinplin al protprot, dalla giovinezza eterna all&#8217;elisir d&#8217;amore. Mettiamo ad invogliare all&#8217;acquisto una miss conturbante o un vincente campione di scala 40, ed ecco spiegato come sia possibile che nel giro di 5 anni il consumo d&#8217;acqua in bottiglia raddoppi, per un giro d&#8217;affari di oltre 2 miliardi di euro all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/acqua_denaro.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1843" title="acqua_denaro" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/acqua_denaro.jpg" alt="acqua_denaro" width="240" height="207" /></a><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure <em>l&#8217;Earth Policy Institute </em>sostiene che è pressoché impossibile far capire al consumatore che circa il 40% dell&#8217;acqua imbottigliata ha la stessa provenienza dell&#8217;acqua del rubinetto, alla quale vengono aggiunti successivamente minerali che non hanno alcun effetto benefico sulla salute. Non solo: fermo restando che per &#8220;produrre&#8221; una bottiglia d&#8217;acqua occorre consumare un discreto quantitativo di energia (dal petrolio per la plastica all&#8217;elettricità degli impianti), occorre imballarla, occorre trasportarla (su gomma ovviamente, per non farci mancare nulla) e naturalmente occorre &#8220;rifiutare&#8221; gli imballaggi, i contenitori, ecc. Insomma preferiamo mediamente un sistema che ci costa di più, che aumenta l&#8217;entropia sistemica in modo impressionante ad un semplice gesto: aprire il rubinetto. Paradossalmente non si è disposti a pagare a costo equo l&#8217;acqua potabile, accettando una tariffazione efficiente del servizio idrico integrato che garantisca anche la riduzione degli sprechi, preferendo comprare acqua in bottiglia ad un costo di gran lunga più alto rispetto a quella del rubinetto di casa. Qualcuno cantava che &#8220;<em>è difficile resistere al mercato</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/800px-mineralna_hiszpanska.jpg"><img class="size-medium wp-image-1844 picleft" title="800px-mineralna_hiszpanska" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/800px-mineralna_hiszpanska-237x178.jpg" alt="800px-mineralna_hiszpanska" width="237" height="178" /></a>Basterebbe questo disarmante quadro per darsela a gambe ed invece non c&#8217;è limite al fondo, perché in Italia è iniziato l&#8217;ultimo assalto alla diligenza. Altro che chiare, fresche e dolci acque: a suon di decreti il governo italiano sta completando la privatizzazione delle aziende di servizi pubblici locali con rilevanza economica come luce, acqua, gas, trasporti e di raccolta rifiuti con relativi impianti. In nome di &#8220;privato è bene, statale è male&#8221;, in funzione di quel cortocircuito mediatico, in cui pesa più l&#8217;aumento delle tasse (o meglio delle tariffe) piuttosto che il costosissimo e maniacale accaparrarsi confezioni di oligominerale a vita bassa, proprio quando la crisi economica smaschera il gioco delle tre carte della finanza nell&#8217;economia, si impone che i privati, le multinazionali, entrino obbligatoriamente nella gestione del ciclo idrico, stabilendo investimenti, tariffazioni e quant&#8217;altro. Un succulento piatto di circa 900 società, condite da 40 miliardi di fatturato, euro più, euro meno, pronte ad essere fagocitate nel floating del mercato, nel ventre molle delle sale di scambio con una sola certezza: il consumatore/utente multiutilities, o meglio quel che resta del cittadino municipalizzato, si ritroverà con le bollette in una mano ed il portafogli nell&#8217;altro, mentre sulla testa si trova schiere di consigli d&#8217;amministrazione pronti a colonizzare territori in nome del più classico dei monopoli: l&#8217;acqua. Eppure qualcuno cantava che &#8220;<em>il liberismo ha i giorni contati</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/marx.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1845" title="marx" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/marx.jpg" alt="marx" width="315" height="367" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><!-- 	 	 --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Ci sono alcune questioni in sospeso che evidenziano la disumanità di ciò che sta accadendo. La prima riguarda la sostenibilità sociale di un operazione che mette beni fondamentali come l&#8217;acqua, e i servizi primari come l&#8217;energia o lo smaltimento dei rifiuti, in un regime di profitto, ovvero nella logica mercantile di massimizzare i ricavi e minimizzare le perdite. E&#8217; etico, morale, opportuno e socialmente accettabile che si lucri su beni, o su servizi, destinati a persone probabilmente insolventi, visti i chiarori di luna? E quale concorrenza si avrebbe in un sistema, come gli ambiti territoriali ottimali, in cui l&#8217;azienda gestore opera in sostanziale regime monopolistico? Quale vantaggio ne deriverebbe dall&#8217;apertura al mercato? La seconda questione riguarda la sostenibilità ambientale di un&#8217;operazione che presuppone che le imprese a capitale privato opereranno su acqua, rifiuti, ecc., per aumentare i propri margini operativi. Opereranno, infischiandosene del fatto che dovrebbero garantire un minimo vitale di acqua per tutti e sfruttando risorse per guadagnare il più possibile, incuranti del fatto che queste prima o poi finiranno e che questo mondo basta per le esigenze di ognuno di noi ma non per l&#8217;avidità di pochi. &#8220;<em>Muore il Mercato per autoconsunzione. Non è peccato, e non è Marx &amp; Engels. E&#8217; l&#8217;estinzione, è un ragazzino in agonia</em>&#8220;.<em></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><br />
Foto tratte da:<br />
centralsnark.files.wordpress.com<br />
wikipedia.com<br />
1.bp.blogspot.com<br />
kallberg.blogs.com</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libri e Film &#8211; E verrà il giorno che ?…</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/1757/libri-e-film-e-verra-il-giorno-che-%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.informazionesostenibile.info/1757/libri-e-film-e-verra-il-giorno-che-%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
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		<category><![CDATA[natura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.informazionesostenibile.info/?p=1757</guid>
		<description><![CDATA[di Paola Sartoni
Federico Rampini  “Slow economy. Rinascere con saggezza”, edizioni Mondadori 2009
“E venne il giorno” (“The Happening”) , scritto, diretto e prodotto da M. Night Shyamalan, USA 2008
E’ appena uscito negli Stati Uniti il rapporto 2010 del “Worldwatch Institute” (da noi sarà pubblicato da Edizioni Ambiente) dedicato quest&#8217;anno soprattutto a un&#8217;analisi dei consumi. Ingozzarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paola Sartoni</strong></p>
<p><strong>Federico Rampini </strong> <strong>“Slow economy. Rinascere con saggezza</strong>”, edizioni Mondadori 2009<br />
“E venne il giorno” (<strong>“The Happening”</strong>) , scritto, diretto e prodotto da M. Night Shyamalan, USA 2008</p>
<p style="text-align: justify;">E’ appena uscito negli Stati Uniti il rapporto 2010 del “Worldwatch Institute” (da noi sarà pubblicato da Edizioni Ambiente) dedicato quest&#8217;anno soprattutto a un&#8217;analisi dei consumi. Ingozzarsi di cibo e di merci non fa bene né ai singoli né all&#8217;ambiente. Basti solo questo dato d&#8217;assieme: i 500 milioni di individui più ricchi del mondo (circa il 7 per cento della popolazione globale) sono responsabili del 50 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica, mentre i 3 miliardi più poveri sono responsabili di appena il 6 per cento delle emissioni di CO2. Come contraltare, ricordo che poco prima del vertice di Copenhagen era uscito sulla Repubblica un interessante articolo di Federico Rampini che costituisce materia di riflessione per tutti quanti ritengono che il miglioramento climatico dipenda anche dai corretti comportamenti individuali. Essere “cittadini ecologici” non è facile, nei fatti. Molto più semplice imputare ad altri comportamenti errati che spesso partono da noi e dalla quotidianità.<br />
Nell’articolo di Rampini si citava l’esempio “virtuoso” della California, con buone prassi da parte di singoli residenti o piccole comunità locali per arrivare, man mano, ai mega-progetti di risparmio energetico Per esempio, “nella Antelope Valley, ai margini del deserto, la cittadina di Palmdale oltre al sole ha un&#8217;abbondanza di vento. Così la società privata che ha in appalto la gestione dei parcheggi comunali ha avuto l&#8217;idea di installare delle micro-turbine eoliche dentro i parking. L&#8217;impatto paesaggistico è nullo, sia perché le pale sono molto basse, sia perché i parcheggi non sono zone di qualità estetica. Basta il parcheggio di un solo ipermercato per produrre 76.000 kilowatt di corrente elettrica all&#8217;anno, il consumo energetico del vicinato. Quest&#8217;iniziativa è una delle tante idee &#8220;dal basso&#8221;, che fanno massa critica e stanno cambiando il nostro impatto ambientale”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/slow_economy.jpg"><img class="size-full wp-image-1758 aligncenter" title="slow_economy" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/slow_economy.jpg" alt="slow_economy" width="300" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre citando Rampini, ecco come si pronuncia l&#8217;autorevole rivista New Scientist: &#8220;L&#8217;attenzione che rivolgiamo ai vertici mondiali sul cambiamento climatico rischia di farci dimenticare questa semplice verità. Qualunque cosa decidano i governi sui tetti alle emissioni di CO2, alla fine i responsabili del disastro ambientale siamo noi, il cambiamento climatico comincia in casa nostra”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;indagine-denuncia del New Scientist  elenca i &#8220;cinque eco-crimini che commettiamo ogni giorno&#8221;. A partire dal risveglio e dal’abitudine al  caffè mattutino. Se si calcola l&#8217;energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo dai paesi tropicali, infine azionare la macchina del bar, sei tazzine di espresso al giorno &#8211; una dose non rara per l&#8217;italiano medio &#8211; in un anno generano 175 kg di CO2, cioè quanto un volo Roma-Londra. Un espresso in meno al giorno è già un micro-risparmio del 16%. Poi si passa alla toilette. Anche qui un modesto cambiamento di abitudini può fare una differenza enorme. Ogni kg di rotoloni fatti con carta igienica &#8220;riciclata al 100%&#8221;, riduce di 30 litri il consumo di acqua e di 3 kilowattora quello di elettricità.  Terzo eco-crimine: la moda usa-e-getta, i capricci dello stile che riempiono i nostri guardaroba di abiti indossati per una stagione. Negli ultimi 15 anni la produzione mondiale di tessile-abbigliamento è balzata da 40 a 60 milioni di tonnellate, ma un milione di tonnellate di vestiti semi-nuovi finiscono nella spazzatura ogni anno. Quarto delitto ambientale, l&#8217;ossessione per la pulizia. In Inghilterra è stato calcolato che solo il 7,5% degli indumenti messi in lavatrice sono davvero sporchi. Una famiglia media che manda quattro o cinque lavatrici a settimana crea più di mezza tonnellata di CO2, una bella fetta dell&#8217;emissione media del cittadino europeo (10 milioni). Al quinto posto arriva lo scandalo del cibo buttato via. Questo eco-crimine è moralmente ripugnante. Ma è anche il più diffuso. La famiglia americana media getta via il 30% degli alimenti che ha comprato al supermercato, 48 miliardi di dollari finiscono nella spazzatura ogni anno. Solo il latte fresco buttato via in Inghilterra, per essere prodotto ha creato altrettante emissioni CO2 di 10.000 automobili.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/slowecon1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1759" title="slowecon1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/slowecon1.jpg" alt="slowecon1" width="360" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È’ questa consapevolezza che in California ispira un vasto movimento per cambiare le abitudini quotidiane. Vi contribuiscono piccole comunità locali e grandi organizzazioni ambientaliste, capitalisti illuminati e scienziati. Un ulteriore esempio di spreco è quello dell’energia domestica.  Ogni anno in America si sprecano 10 miliardi di dollari per l&#8217;elettricità consumata da apparecchi inutilizzati: i computer che rimangono accesi anche a riposo, i videoregistratori, i caricatori di telefonini. Nascono così associazioni che si occupano del problema. Se i pionieri californiani riusciranno a cambiare i comportamenti collettivi di una nazione, l&#8217;effetto può essere sconvolgente. Lo ha calcolato questo studio della U. S. Energy Information Administration: &#8220;Se ogni famiglia americana rinuncia a usare l&#8217;asciugatrice elettrica si risparmiano 250.000 tonnellate di CO2. Questo equivale e a chiudere 15 centrali nucleari&#8221;. Potenza dei consumatori. Neppure Obama potrebbe decidere d&#8217;autorità la chiusura di 15 centrali.  Federico Rampini ci racconta, in questo articolo, ma soprattutto nel suo libro “Slow economy. Rinascere con saggezza”, edizioni Mondadori 2009 , in un viaggio attraverso tre continenti e decine di città, quale forma sta per prendere il nostro futuro.<br />
L’auspicio verso una lenta e inesorabile rivoluzione verde che ci porterà a produrre e a consumare in modo più consapevole;  il desiderio di un &#8220;Neo-socialismo&#8221; che spinga gli stati ad assumere iniziative politiche più ponderate e attente alla qualità dei servizi, del welfare e della vita in generale;  la rivoluzione tranquilla della &#8220;Slow Economy&#8221;, nuovo modello di sviluppo dove la crescita a ogni costo non sarà più la prima preoccupazione delle nostre società: sono ipotesi realizzabili nel medio- lungo periodo?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/happening_.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1760" title="happening_" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/happening_.jpg" alt="happening_" width="432" height="330" /></a>Se Rampini è ottimista, qualcun altro non lo è. Non crede nella capacità di riscatto del genere umano. Il film di M. Night Shyamalan (ricordate “IL sesto senso”?), “E venne il giorno” (“The Happening”), USA 2008, forse non è tra i suoi più riusciti, ma è inquietante nell’apparente normalità. Non vi sono scene di horror splatter, tutto è così apparentemente idilliaco: solo il sussurro del vento, lo stormire delle fronde, l’ondulazione delle messi nei campi coltivati segnano il dramma incombente. Le specie vegetali nell’area più nuclearizzata degli Stati Uniti, il nord est, si stanno ribellando. Emettono tossine che uccidono. La frase inizialmente attribuita ad Einstein, nel film: “&#8221;Se l&#8217;ape scomparisse dalla faccia della terra, all&#8217;uomo non resterebbero che quattro anni di vita” aleggia nella storia di una coppia ed una bambina che, dopo varie peripezie, si salvano – morti per strada quasi tutti i compagni di fuga – perché l’attacco delle tossine emesse dalle piante si esaurisce improvvisamente. Mentre gli scienziati americani forniscono interpretazioni del fenomeno, ritenendolo un avvertimento della natura contro l’uomo, da essa visto come una crescente minaccia, a Parigi, qualche tempo dopo, nel parco del Palazzo delle Tuileries si ripete l’ecatombe di massa iniziata a New York al Central Park … Non è che l’inizio?<br />
Perché abbinare questi due autori? Perché il pessimismo sulla umana ragione mostrato dal regista bilancia l’ottimismo del giornalista/scrittore e forse a metà tra i due poli sta la possibilità di un realistico cambiamento nel modo di pensare ed agire della specie umana. Troppo spesso, anche tra chi vorrebbe la salvezza del pianeta e si muove portando avanti istanze ambientaliste, i comportamenti quotidiani risentono della convinzione che il nostro standard attuale è irrinunciabile, che di sacrifici personali non se ne parla e – mentre ci battiamo contro la privatizzazione dell’acqua – i nostri rubinetti restano aperti. Spendiamo e spandiamo: abbiamo introiettato un modello che rischia di portarci all’estinzione, per mano nostra o della natura. Oltre ai movimenti e alle iniziative di ripensamento ambientale dobbiamo metterci in gioco noi, in prima persona. Il consumismo sfrenato di prodotti inutili, di manufatti elitari, di simboli di status, di cibo buttato, di erosione della Terra, oltre ad impoverire gli altri, impoverisce l’intero pianeta. E ai consumisti sfrenati che ci governano diciamo, una volta per tutte, di interrompere la spirale perversa. Oppure una Grande Tossina (magari) li seppellirà.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto tratte da</em>:<br />
cambiandostrada.blogspot.com<br />
mattvorst.com<br />
locandina film tratta dal sito</p>
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		<title>Parco nazionale delle Cinque Terre – Un, due, tre&#8230;Bonanini!</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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Appena riconfermato per la terza volta presidente del parco il solito Franco Bonanini. Caramella di consolazione per la sua bocciatura al parlamento europeo o ennesimo inciucio bipartisan?
Sta di fatto che il presidente inizia un insolito terzo mandato a dieci anni dalla creazione del parco, il famoso “parco dell’uomo”, dalla “caratteristica antropizzazione”. Sarà. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>BAM e AT</strong></p>
<p>Appena riconfermato per la terza volta presidente del parco il solito Franco Bonanini. Caramella di consolazione per la sua bocciatura al parlamento europeo o ennesimo inciucio bipartisan?</p>
<p style="text-align: justify;">Sta di fatto che il presidente inizia un insolito terzo mandato a dieci anni dalla creazione del parco, il famoso “parco dell’uomo”, dalla “caratteristica antropizzazione”. Sarà. Gli esseri umani che lo abitano, e quelli che lo visitano, cominciano a riscontrarne le crepe, non certo metaforiche. I sentieri sempre più trascurati, anche quelli a pagamento (con l’eccezione della solita via dell’Amore); le vestigia di antichi progetti, anche con fondi europei, tanto esaltati e subito dimenticati; l’oscura amministrazione; le gestione non limpida delle cooperative fatte, disfatte, trasformate; la concessione di permessi edilizi che la magistratura ai vari livelli ha bocciato; l’esecuzione di progetti dalla destinazione incerta. C’è materiale su cui discutere e lo fa l’Osservatorio europeo delle 5 terre ponendo al neo-presidente le fatidiche dieci domande: <a href="http://www.perle5terre.it"> www.perle5terre.it</a><br />
Noi qui ricordiamo di riguardare alcune delle tante <em>“perle”</em> che sono nella sezione della rivista sotto la voce: <a href="http://www.informazionesostenibile.info/category/cartoline-da/cartoline-dal-degrado/"><em>“cartoline dal degrado …”</em></a> e ve ne offriamo due simboliche.<br />
L’una è la foto del bel cartello bilingue che campeggia negli uffici del parco, dove – alla stregua dei bottegai più arretrati – questo parco di fama internazionale non accetta carte di credito. Alla faccia della sua conclamata fede nella globalizzazione!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/cartacredito.jpg"><img class="size-large wp-image-1751 aligncenter" title="cartacredito" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/cartacredito-1024x768.jpg" alt="cartacredito" width="368" height="277" /></a></p>
<p>L’altra foto mostra un cartello di descrizione lavori con scadenza il 22 aprile 2009. La descrizione riguarda la messa in sicurezza e il ripristino delle condizioni di stabilità dei versanti abbandonati del parco. E’ situato nei pressi di un degrado vergognoso, nel cimitero di Monterosso. Prontamente intervenuti dopo una serie di segnalazioni che potete ammirare su YouTube:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=s7FwrusPhRU"><br />
Monterosso, il cimitero &#8220;ripulito&#8221;??</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=h4PdX5tr7WI">Monterosso, il cimitero</a></p>
<p>I “ripulitori” hanno dato una raschiatina d’immagine ma non hanno risolto il mistero relativo ai fondi stanziati. Da chi e per che cosa?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/parco.jpg"><img class="size-large wp-image-1752 aligncenter" title="parco" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/parco-690x1024.jpg" alt="parco" width="248" height="368" /></a></p>
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