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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; Analisi</title>
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		<title>Impatto sulla salute da impianti d&#8217;incenerimento Rsu e derivati (CDR)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Rivieri
Prima di scendere nel dettaglio dei dati che abbiamo sui rischi per la salute degli inceneritori di RSU e sulla  co-combustione di CDR ( evenienze che sono state prese entrambe in considerazione anche per la  provincia di La Spezia e che non sono ancora state fugate definitivamente)  ci preme sottolineare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rivieri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">Prima di scendere nel dettaglio dei dati che abbiamo sui rischi per la salute degli inceneritori di RSU e sulla  co-combustione di CDR ( evenienze che sono state prese entrambe in considerazione anche per la  provincia di La Spezia e che non sono ancora state fugate definitivamente)  ci preme sottolineare che al centro di ogni questione legata all’impatto sulla salute di qualsiasi emissione di combusti volatili dobbiamo innanzitutto porre questioni legate alle metodologie di rilevamento degli inquinanti e degli indicatori di impatto utilizzati.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/mappa_inceneritori1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1512" title="mappa_inceneritori1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/mappa_inceneritori1.jpg" alt="mappa_inceneritori1" width="400" height="330" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">Per riassumere brevemente i dati sugli inquinanti in oggetto ricordiamo che le categorie normate o da normare per quanto riguarda precisi limiti nelle emissioni a camino o nell’aria analizzata nelle centraline apposite sono , oltre agli <strong>inquinanti classici</strong> comprendenti metalli pesanti e IPA (idrocarburi policiclici aromatici), <strong>le diossine e PCB</strong>, il Particolato fine e ultrafine, e <strong>i POPs</strong></span> <span style="color: #808080;">(persistent organic pollutants).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Classificazione di alcuni inquinanti emessi da inceneritori e loro effetti sanitari</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tabella1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1516" title="tabella1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tabella1.png" alt="tabella1" width="494" height="367" /></a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><strong>Sulle diossine e PCB</strong> dobbiamo innanzitutto ricordare come l’assunzione nell’uomo avviene per il 95% attraverso la catena alimentare: queste sostanze sono fortemente liposolubili , si accumulano e permangono lungamente quindi nel tessuto adiposo ed in cibi quali carne, pesce, latte e derivati. La maggior concentrazione si ritrova ahimè nel latte materno e nei neonati ( fino a 60-70 volte la dose/kg tollerata per l’adulto! ). Anche nei terreni contaminati per ricaduta, i tempi di emivita sono lunghissimi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #808080;"><strong>Tempi di Persistenza delle Diossine </strong><br />
Emivita nel tessuto adiposo umano     7-12 anni<br />
Emivita sulla superficie del suolo     9-15 anni<br />
Emivita sotto la superficie del suolo     25-100 anni</span> </span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/inceneritore1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1517" title="inceneritore1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/inceneritore1-740x1024.jpg" alt="inceneritore1" width="236" height="327" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #808080;"><strong>Sulle micropolveri</strong>,  sono le più sottili (PM 2.5 e PM 1) quelle maggiormente patogene, in quanto sia i metalli pesanti che gli isotopi radioattivi che gli IPA, di cui sono composte, interagiscono tra</span> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab11.png"><img class="picleft size-full wp-image-1520" title="tab11" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab11.png" alt="tab11" width="290" height="217" /></a><span style="color: #808080;">loro in atmosfera, a contatto con i raggi solari ed il vapor acqueo, formando migliaia di nuove sostanze potenzialmente tossiche, di cui si presume se ne conosca appena il 10%. Più è alto il camino e più sono sottili le polveri, più le ricadute al suolo coinvolgono aree anche distanti dalla fonte di emissione.<br />
Infine <strong>sui POPs</strong>, che comprendono diossine, PCB, arsenico e mercurio dobbiamo sottolineare quanto il loro effetto dannoso sia legato ai fenomeni di bioaccumulo e bioamplificazione: le migliaia di sostanze cioè sviluppano i loro effetti sommando e moltiplicando la loro azione nel tempo.<br />
E’ evidente, per tali motivi, che le rilevazioni fatte a camino o nelle centraline per tali sostanze, se ne chiariscono la portata per una valutazione di impatto ambientale (VIA) sono del tutto inadeguate </span></span></span><span style="color: #808080;">per valutarne l’impatto sanitario(VIS).<br />
Sul piano della <strong>VIA</strong> va  riconosciuto che il monitoraggio al camino delle singole emissioni, fatto  sempre più frequentemente “in continuo”, ci fornisce dati sulle emissioni totali più precise rispetto al passato, si veda ad esempio come questo rileva l’aumento delle diossine totali annue in caso di incenerimento di CDR nella centrale a carbone di Fusina.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">Per le rilevazione nell’aria al suolo con centraline bisogna invece tristemente ricordare come vengano spesso cercate solamente le PM 10, magari per qualche ora o giorno all’anno, come siano consentiti sforamenti dei limiti e come  le normative siano ancora confuse nel dare valori di riferimento per le PM 2.5 o appena accennate per i POPs.<br />
Per ciò che poi concerne la VIS, dobbiamo assolutamente chiarire che &#8211; quando si parla e si vogliano portare dati globali di impatto sulla salute per tali impianti &#8211; occorre prendere in considerazione</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/rifiuti_inceneritore.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-1522" title="rifiuti_inceneritore" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/rifiuti_inceneritore-212x178.jpg" alt="rifiuti_inceneritore" width="212" height="178" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"> esclusivamente e assolutamente i marcatori biologici ( biodiversità licheniche, controlli nei vegetali, nei cibi e nei mangimi, negli animali e derivati, latte, uova ecc) e ancor di più vanno prodotti, richiesti e forniti dati epidemiologici rilevati su mortalità o incidenza di patologie riferiti a Coorti di Residenti, correlati sia ai livelli di concentrazione nell’aria dei vari inquinanti sia alla distribuzione geografica rispetto agli impianti e alle correnti presenti sul territorio. Ecco che allora  i danni diventano chiari e incontrovertibili (come mostrano gli esempi sottostanti).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab2.png"><img class="size-full wp-image-1523 aligncenter" title="tab2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab2.png" alt="tab2" width="500" height="400" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab3.png"><img class="size-full wp-image-1524 aligncenter" title="tab3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/tab3.png" alt="tab3" width="310" height="428" /></a><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Spezia &#8211; RIGASSIFICATORE DI PANIGAGLIA: UN AGGIORNAMENTO</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Spezia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Grondacci
PREMESSA
Occorre fare il punto sulla vicenda del progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia alla luce del parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente che dovrà ora essere recepito dal Ministro e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale: da allora scadranno i termini per la sua eventuale impugnazione.
E’ importante ricordare che il giudizio di VIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Grondacci</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PREMESSA</strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/no-al-raddoppio-rigass.gif"><img class="picright size-full wp-image-1573" title="no-al-raddoppio-rigass" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/no-al-raddoppio-rigass.gif" alt="no-al-raddoppio-rigass" width="198" height="198" /></a><br />
Occorre fare il punto sulla vicenda del progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia alla luce del parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente che dovrà ora essere recepito dal Ministro e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale: da allora scadranno i termini per la sua eventuale impugnazione.<br />
E’ importante ricordare che il giudizio di VIA positivo del Ministero dell’Ambiente non può aggirare il “no alla Intesa” votato dalla Giunta Regionale Ligure. Infatti la procedura di VIA riguarda gli aspetti di compatibilità ambientale del progetto , mentre l’Intesa è riferita anche alle materia governo del territorio e programmazione energetica che vedono un ruolo rilevante delle Regioni come emerge dal titolo V della Costituzione e dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale sui rapporti Stato – Regioni in materia di infrastrutture strategiche .<br />
Esaminiamo ora gli aspetti più critici del parere della Commissione VIA prima di presentare alcune prime conclusioni operative per i prossimi mesi. <strong></strong></p>
<p><strong>RELATIVAMENTE ALLA STRATEGICITÀ DELL’AMPLIAMENTO DI PANIGAGLIA NELLA POLITICA EUROPEA E NAZIONALE IN MATERIA DI ENERGIA<br />
</strong>Il Parere della Commissione VIA non ha  minimamente motivato la effettiva esistenza della strategicità dell’impianto di Panigaglia in chiave di mercato comune della energia.<br />
Il parere infatti cita stravolgendola una Decisione della UE che in realtà non inserisce l’impianto di Panigaglia nei progetti prioritari di livello trans europeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RELATIVAMENTE AGLI OBIETTIVI NAZIONALI ED EUROPEI CONTRO L’EFFETTO SERRA </strong><br />
L’elenco dei benefici alla lotta contro l’effetto serra che secondo il Parere della Commissione VIA verrebbe prodotto dal progetto di ampliamento dell’impianto di Panigaglia  è totalmente infondato<br />
Infatti il progetto di ampliamento di Panigaglia non rispetta il criterio (ex Direttiva quadro sul mercato comune dell’energia) secondo il quale deve essere dimostrato il contributo del nuovo impianto, da autorizzare al conseguimento dell’obiettivo  generale  della  Comunità,  di  una  quota  pari almeno al 20 % di energia da fonti rinnovabili  nel consumo finale lordo di energia  nel 2020 (obiettivo previsto dalla   Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RELATIVAMENTE ALLA PIANIFICAZIONE REGIONALE DELL’ENERGIA</strong><br />
Il progetto in esame non tiene minimamente in considerazione non solo e non tanto la pianificazione energetica regionale e provinciale ma soprattutto la ripartizione dei poteri Stato – Regioni in questa materia, discendenti in primo luogo dalla riforma del titolo V della Costituzione . In particolare, in base a questa ripartizione, non è possibile autorizzare impianti del tipo in esame senza l’Intesa con la Regione e senza  compatibilità   con   gli   strumenti  di pianificazione esistenti generali e settoriali d&#8217;ambito regionale e locale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RELATIVAMENTE AL DRAGAGGIO DEI FONDALI PROPEDEUTICO ALL’ATTRACCO DELLE NUOVE NAVI GASIERE </strong><br />
Il parere della Commissione VIA non poteva essere rilasciato prima della conclusione della apposita Conferenza dei Servizi che avrebbe dovuto approvare il progetto di dragaggio – bonifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RELATIVAMENTE AL RISPETTO DEGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE URBANISTICA REGIONALI E LOCALI</strong><br />
Il parere della Commissione VIA non ha tenuto in considerazione la non conformità del progetto di ampliamento con il Piano paesaggistico regionale, con il Piano territoriale di coordinamento provinciale, con il PUC di Portovenere.  Non a caso la recentissima modifica delle procedura autorizzatorie dei rigassificatori ( legge 99/2009) ha precisato ulteriormente che: <em>“ L&#8217;intesa con la regione costituisce variazione degli strumenti urbanistici vigenti o degli strumenti di pianificazione e di coordinamento comunque denominati o sopraordinati alla strumentazione vigente in ambito comunale “</em>.<br />
Non solo ma la Commissione VIA non ha tenuto conto di  un autorevole indirizzo giurisprudenziale secondo il quale in assenza di conformità urbanistica non può essere rilasciato giudizio di VIA positivo (da ultimo CdS sez.  VI,  28  agosto  2008  n.  4097).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RELATIVAMENTE AL RISPETTO DELLA NORMATIVA SUI RISCHI DI INCIDENTI INDUSTRIALI </strong><br />
Come viene confermato dal Parere della Commissione VIA manca il nulla osta previsto dalla normativa sulle industrie a rischio .  Nulla osta che dovrebbe precedere il giudizio di VIA come <strong>previsto dalla normativa sulle industrie a rischio di incidente rilevante </strong>.<br />
La Commissione VIA non rileva inoltre la mancanza dell’aggiornamento del Piano di emergenza esterno che è obbligatorio per la conclusione della istruttoria della normativa suddetta ma più in generale per l’autorizzazione finale del progetto di ampliamento ( come affermato dalla  Circolare Ministero Interno Dipartimento dei Vigili del Fuoco Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica &#8211;  Area Rischi Industriali 15/1/2008).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA EVOLUZIONE DEI DATI SULLA OFFERTA DEL GAS IN ITALIA</strong><br />
Come è emerso da una recente inchiesta del Sole 24 ore (del 13/10/2009) l’offerta del gas per il sistema Italia da qui ai prossimi 5 anni è assolutamente sovradimensionata, soprattutto se verranno realizzati altri rigassificatori oltre a quello di Rovigo . Tutto ciò non fa che confermare quello che sosteniamo da tempo: l’ampliamento dell’impianto di Panigaglia non ha alcun valore strategico per il sistema energetico nazionale, mentre ha la finalità di appropriarsi di grandi quantitativi di gas da spendere sul mercato internazionale per operazioni chiaramente speculative. Il tutto utilizzando un sistema tariffario che permette ai rigassificatori come quello di Panigaglia di compensare anche le fasi di chiusura per manutenzione (vedi la recente Delibera dell’Autorità per l’energia dello scorso luglio 2009). <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CONCLUSIONI </strong><br />
I limiti del parere della Commissione VIA dimostrano la superficialità con la quale il percorso d’autorizzazione del progetto di ampliamento dell’impianto di Panigaglia è stato fino ad ora condotto. Tutto ciò rafforza i motivi del” no alla Intesa” deliberato dalla Regione Liguria ma soprattutto fa emergere la  necessità di una forte mobilitazione contro il progetto di ampliamento e più in generale la presenza di questo impianto , lavorando in primo luogo per informare i cittadini del golfo di Spezia sui rischi legati al rigassificatore .</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/panigaglia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1574" title="panigaglia" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/11/panigaglia.jpg" alt="panigaglia" width="400" height="300" /></a></p>
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		<title>La transizione agro-alimentare, verso un modello indipendente dai combustibili fossili</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier & documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Transition Italia

  La transizione agro-alimentare 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura di Transition Italia</strong></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/natascia/Blog/la_transizione_agroalimentare.pdf"><img class="aligncenter size-large wp-image-1138" title="la_transizione_agroalimentare" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/la_transizione_agroalimentare-1024x281.jpg" alt="la_transizione_agroalimentare" width="591" height="162" /></a></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="picleft size-full wp-image-150" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/natascia/Blog/la_transizione_agroalimentare.pdf"> La transizione agro-alimentare </a></p>
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		<title>The Age of Stupid – dal film, una riflessione su come sconfiggere la stupidita’ umana</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/1302/the-age-of-stupid-%e2%80%93-dal-film-una-riflessione-su-come-sconfiggere-la-stupidita%e2%80%99-umana/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di To.Far.
&#8220;Uno sguardo di allarme sul mondo d&#8217;oggi, visto dal futuro prossimo del 2055, anno in cui un uomo che vive in solitudine in un mondo ormai devastato riguarda vecchi filmati del 2008, chiedendosi «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?». Il titolo, anche se in inglese, è chiaro: The Age [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #333333;">a cura di To.Far.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">&#8220;Uno sguardo di allarme sul mondo d&#8217;oggi, visto dal futuro prossimo del 2055, anno in cui un uomo che vive in solitudine in un mondo ormai devastato riguarda vecchi filmati del 2008, chiedendosi «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?». Il titolo, anche se in inglese, è chiaro: <em>The Age of Stupid. </em>E&#8217; un film &#8220;manifesto&#8221; sui cambiamenti climatici, un preciso messaggio in vista della Conferenza di Copenhagen dove &#8211; il prossimo dicembre &#8211; dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto&#8221;. Così il Corriere della Sera on line lancia il film che promette di essere l’evento della stagione. Non solo per i temi di drammatica attualità che tratta, ma anche per la scelta di proiettarlo in simultanea nei cinematografi di oltre 40 Paesi: dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. Grazie alla tecnologia satellitare, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole, sulla loro distribuzione e che oltretutto abbatte notevolmente le emissioni di Co2. Per il film, DVD, modalità di visione e di acquisto si rimanda al sito <span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #7f7f7f; font-family: Cambria;"><span style="color: #7f7f7f; font-family: Cambria;"><span style="font-size: x small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #333333;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ageofstupid.net">www.ageofstupid.net</a></span></span><span style="color: #333333;">, in grado di soddisfare i più curiosi e motivati ad approfondire i temi ambientali. </span></span></span></span></span></span></span> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #7f7f7f; font-family: Cambria;"><span style="color: #7f7f7f; font-family: Cambria;"><span style="font-size: x small;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/09/ageofstupid.jpg"><img class="size-full wp-image-1304 aligncenter" title="ageofstupid" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/09/ageofstupid.jpg" alt="ageofstupid" width="451" height="351" /></a></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Ma si vorrebbe riflettere insieme su come vadano troppo spesso di pari passo i grandi allarmismi e i grandi proclami. Avvicinandosi al mondo dell’informazione, in questo periodo, su un piatto della bilancia pesano le ennesime campagne di sterminio contro razze animali protette, le scoperte di nuovi impianti atomici, l’individuazione di depositi di scorie radioattive e di materiali cancerogeni (anche nel mare italiano, anche nel sottosuolo di ospedali e scuole italiane), la rilevazione dei postumi da disastri celebri (la diossina di Seveso e l’incremento di determinate patologie), le cementificazioni dissennate (alcuni esempi &#8220;glocal&#8221; nell’editoriale) e così via. Dall’altro piatto della bilancia stanno gl’incontri tra i Grandi della Terra, a Kyoto, all’ONU, a Pittsburgh, a Copenhagen dove si tenta (o meglio, qualcuno come Obama tenta) di rallentare la corsa verso <em>the age of stupid.</em> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Se non ci riesce Golia, chi può farlo? Forse Davide, nel suo piccolo: la potenza non esime dalla stupidità, anzi. Chi opera unendo cervello e passione ambientalista compie alcuni tentativi per ridisegnare diversamente il prossimo 2055. Lo si può leggere in esperienze riportate proprio qui, in home page. Lo si legge anche in questa gradita email – appena ricevuta &#8211; e nella comunicazione che riportiamo: </span><span style="color: #333333;"><em>Carissima Redazione, visitando ed apprezzando il vostro sito, vi segnalo alcune nostre iniziative innovative e determinate, finalizzate alla costruzione di una maggiore sostenibilità che passi anche dal cambiamento delle nostre abitudini quotidiane .Cordiali saluti<br />
Alessio Ciacci</em> &#8211; <em>Assessore all&#8217;Ambiente del Comune di Capannoni</em> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Ecco dunque l’esempio di &#8220;Effecorta&#8221;: il primo negozio per la valorizzazione dei prodotti locali e &#8220;alla spina&#8221; inaugurato a Capannori (Lucca). Buon proseguimento sulla strada dell’intelligenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/09/08-28-effecorta.pdf"><span style="color: #333333;"><strong>Scarica il file</strong></span></a><span style="color: #333333;">.pdf</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Foto tratta da: bristol.indymedia.org</span></p>
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		<title>Golfo della Spezia &#8211; Panigaglia, lascia o raddoppia?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[di William Domenichini
&#8220;Non abbiamo intenzione di investire in rigassificatori in Italia, ce ne guardiamo bene. Abbiamo dei tetti antitrust, non possiamo aumentare la nostra presenza, anzi dobbiamo e vogliamo ridurla. Non avrebbe senso arrivare in Italia con gas liquido&#8221;. Con queste parole l&#8217;a.d. di Eni, Paolo Scaroni è intervenuto nel corso dell&#8217;assemblea degli azionisti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>William Domenichini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Non abbiamo intenzione di investire in rigassificatori in Italia, ce ne guardiamo bene. Abbiamo dei tetti antitrust, non possiamo aumentare la nostra presenza, anzi dobbiamo e vogliamo ridurla. Non avrebbe senso arrivare in Italia con gas liquido&#8221;. </em>Con queste parole l&#8217;a.d. di Eni, Paolo Scaroni è intervenuto nel corso dell&#8217;assemblea degli azionisti del gruppo ENI (– 30 aprile 2009), confermando che la questione energetica italiana (o meglio globale), e di conseguenza la partita sui rigassificatori, è una disequazione molto semplice: Ambiente, Lavoro e Informazione valgono meno della speculazione.<br />
La fondamentale mancanza o manipolazione della variabile &#8220;Informazione&#8221;, l&#8217;assoluta assenza di interesse per la variabile &#8220;Ambiente&#8221; e la totale strumentalizzazione della variabile &#8220;Lavoro&#8221;<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/rigassificatore-panigaglia.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1111" title="rigassificatore-panigaglia" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/rigassificatore-panigaglia.jpg" alt="rigassificatore-panigaglia" width="414" height="272" /></a> costituiscono gli elementi della disequazione, favoriti da una propaganda di parte che porta ad eludere domande, che per lo più diventano retoriche, a vantaggio di un unico elemento: il profitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo con ordine. A Panigaglia non c&#8217;è solo un rigassificatore ma, all&#8217;oggi, l&#8217;unico rigassificatore operativo in tutto il paese: circa 3,5 mld di mq di gas (sui complessivi 80 mld del fabbisogno nazionale) reperito in per lo più da Algeria, Nigeria, Spagna, Trinidad &amp; Tobago, e circa 90 lavoratori che operano in un impianto costruito negli anni &#8216;60 nel golfo dei Poeti, tra i borghi delle Grazie e Fezzano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pomo della discordia è il suo raddoppio (o quasi triplicamento): un progetto di aumento delle potenzialità attuali che prevede il passaggio da 3,5 a 8 mld di mq di gas all&#8217;anno, che non prevede un piano d&#8217;emergenza esterno disposto dalla normativa sulle industrie a rischio di incidente rilevante, nessun dettaglio sui termini della bonifica dei fondali dovuta al dragaggio dell’area interessata dalla movimentazione della navi gasiere (dai 2 ai 3 milioni di mq di fondale asportato per consentire il transito alle gasiere che arrivano a 145.000 mq di gas) e una totale incongruenza con i tre livelli di pianificazione urbanistica:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>il Piano Territoriale di Coordinamento Paesaggistico della Regione Liguria prevede interventi che <em>“non comportino aumento della capacità di stoccaggio esistente“</em> (provvedimento Regione Liguria protoc. N. 153980/2674);</li>
<li>il Piano Territoriale di Coordinamento provinciale della Spezia fissa addirittura <em>&#8220;al 21 Maggio 2013 &#8220;</em> i termini della <em>“validità della concessione relativa all’esercizio dell’impianto.&#8221;;</em></li>
<li>il Piano Urbanistico Comunale vigente destina l’area della baia, occupata dalla Snam, a zona industriale (D1), nella quale non risulta ammessa espansione delle attrezzature e degli impianti esistenti.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/mapparigassificatori-italia.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1112" title="mapparigassificatori-italia" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/mapparigassificatori-italia.jpg" alt="mapparigassificatori-italia" width="299" height="387" /></a>Altro elemento nodale è l&#8217;impatto occupazionale dell&#8217;impianto: la preoccupazioni di lavoratori e lavoratrici riguardo al loro futuro sono legittime, ma fino ad oggi tale elemento è sempre stato marginale: negli accordi stipulati nel 1994, e ribaditi nel 1996, venivano stabiliti un minimo di 150 unità lavorative dirette e nel 2002 le parti sociali sottoscrivono unilateralmente un nuovo accordo occupazionale che porta a circa 100 unità lavorative le presenze in stabilimento. Ora tenendo presente che il progetto d&#8217;ampliamento produrrà all&#8217;incirca 5/6 nuovi posti di lavoro si desume la dimensione del problema, utilizzato più come deterrente piuttosto che come reale questione,  perlopiù disattesa quando veniva posta all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai tanti dati corrispondono altrettanti dubbi: possibile che l&#8217;unica strada di sopravvivenza dei lavoratori sia il raddoppio? Alla luce delle recenti dichiarazioni, parrebbe che i veri oppositori alle nuove infrastrutture siano gli stessi fautori <em>(Scaroni docet)</em>, forse perchè hanno intravisto più remunerative vie di profitto. Tuttavia vale la pena porsi ancora altre domande (retoriche): perché, a partire dal governo Berlusconi, non vi è ombra di un piano energetico nazionale in cui si dica di quanta energia abbiamo bisogno? E perché nessuno dice quanta energia da fonti rinnovabili potrebbe essere prodotta a parità di investimenti su impianti per lo più inutili se non a fini speculativi?<br />
In fondo più del 40% del gas in Italia è consumato per uso domestico, &#8220;disperso&#8221; nelle abitazioni mal costruite e riscaldate (o refrigerate) con impianti obsoleti. Non sarebbe meglio porsi il problema di come sprecare meno energia piuttosto che produrne di più?<br />
E&#8217; evidente che c&#8217;è bisogno di serietà anche e soprattutto quando si parla di energia, non certo di strumentalizzazioni; serietà che troviamo difficile scorgere all&#8217;orizzonte se non nelle pieghe di una società civile sempre più isolata ed orfana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché occorrono più che mai buon senso, razionalità e verità sulla reale necessità di costruire impianti che, secondo queste analisi, risultano utili solo alle operazioni speculative dei grandi monopolisti italiani (e non), a danno del nostro territorio e con la connivenza di un&#8217;informazione parziale, propagandistica e manipolante. Le risposte si trovano indagando sullo stato reale delle cose, ponendosi domande, ragionando su tutte le alternative possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto tratte da:<br />
rifondazionecomunistalaspezia.it<br />
ecoalfabeta.blogosfere.it</p>
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		<title>No Man’s Land, Antartide come la bella Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier & documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[dossier]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Binello
Le pretese di sovranità avanzate nei confronti dell’Antartide sono state bloccate con il Trattato di Washington del 1959. Lo sfruttamento minerario è stato bandito dal Protocollo di Madrid del 1991 che potrà essere emendato solo nel 2048. Ma, allora, chi metterà le mani sull’Antartide?
La regione artica, Antartide compresa, è uno spazio non soggetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Daniela Binello</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le pretese di sovranità avanzate nei confronti dell’Antartide sono state bloccate con il Trattato di Washington del 1959. Lo sfruttamento minerario è stato bandito dal Protocollo di Madrid del 1991 che potrà essere emendato solo nel 2048. Ma, allora, chi metterà le mani sull’Antartide?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La regione artica, Antartide compresa, è uno spazio non soggetto alla sovranità degli stati, sebbene non manchino di farsi avanti i pretendenti, i quali si appellano, senza gran costrutto, a una rivisitazione della <em>teoria dei settori</em>. Peraltro, l’assenza di contiguità geografica  con gli stati che reclamano la sovranità su questo continente ha indotto a utilizzare come riferimento il 60° parallelo sud, alla base di un triangolo che ha come vertice il Polo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le rivendicazioni di sovranità dei <em>claimant states</em> Argentina, Cile, Australia, Nuova Zelanda, Francia, Norvegia e Regno Unito (la cui zona inizia al 50° parallelo sud) sono fra loro diversificate. L’area più vasta viene reclamata dall’Australia (6,1 milioni circa di kmq, su un territorio totale di 14 milioni di kmq). Vi sono poi le superfici richieste dal Cile (circa 1,3 milioni di kmq) e dall’Argentina (circa 1,2 milioni di kmq).<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/map.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-1024" title="map" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/map-237x178.jpg" alt="map" width="237" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Trattato di Washington del 1959 <em>(Antartic Treaty)</em> ha bloccato le controversie territoriali per evitare che il continente artico diventasse motivo di conflitto fra paesi. Fra i firmatari dell’accordo (46 stati compresi i sette <em>claimant states</em>)  vi è anche  l’Italia. Gli Stati Uniti e la Russia, invece, si sono riservati il diritto d’avanzare rivendicazioni territoriali, qualora lo ritenessero opportuno. Con il Trattato, dunque, l’Antartide gode dello <em>status</em> di territorio internazionalizzato e usato come luogo di ricerca e cooperazione fra scienziati di ogni paese, ferma restando l’interdizione di realizzare attività militari, nonché esperimenti nucleari in superficie e sottomarini.<br />
Successivamente al Trattato, sono state adottate anche due convenzioni sulla conservazione delle risorse marine (Londra, 1972, e Camberra, 1980) ed infine il Protocollo di Madrid sulla protezione ambientale (1991), quello che proibisce attività di sfruttamento minerario, a tutela dell’ecosistema della zona. L’Antartide, però, possiede considerevoli quantità d’idrocarburi sottomarini, immensi giacimenti di carbone e ferro, e significative risorse di nichel e uranio, che il Protocollo potrà difendere per altri trentanove anni. E’ previsto, infatti, che il Protocollo di Madrid possa essere emendato nel 2048.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/abitanti-antartide.jpg"><img class="picleft size-medium wp-image-1025" title="abitanti-antartide" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/abitanti-antartide-267x178.jpg" alt="abitanti-antartide" width="267" height="178" /></a>Attualmente l’Antartide è abitato solo da scienziati poiché, come previsto dalle parti contraenti del Trattato di Washington, gli stati possono inviare spedizioni o istituire basi permanenti nel continente, a patto che siano notificate agli altri firmatari. L’Antartide e i mari antartici sono elementi chiave dell’osservazione del sistema climatico mondiale. Nell’atmosfera sovrastante, inoltre, è stato rilevato il danno più esteso allo strato di ozono.<br />
L’interesse scientifico per l’Antartide, tuttavia, non è limitato al clima o allo studio dell’ecosistema. Molto spesso le missioni scientifiche sono solo un altro modo per affermare l’interesse nazionale in una regione. E’ il caso della spedizione russa inviata nel 2002 in Antartide: secondo Mosca occorreva affermare la propria presenza nel territorio, pur senza reclamarne ufficialmente delle porzioni, per non essere soverchiati dalle pretese di altri paesi sulle risorse naturali di cui è ricco quel continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in stati dalle politiche internazionali meno aggressive di quelle russe l’interesse scientifico marcia a pari passo con quello economico: sebbene la rivendicazione avanzata dall’Australia su oltre il 43 per cento del continente antartico sia stata motivata come una premura per la conservazione di un ambiente incontaminato.  <em>L’Australian Strategic Policy Institute</em>, infatti, sostiene la pretesa di sovranità territoriale soprattutto per proteggere le risorse naturali da un eccessivo sfruttamento con gravi danni per l’ambiente, ma è intuibile fra le righe che si voglia scongiurare che i benefici economici derivanti vadano a vantaggio di altri stati.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato dell’arte, l’unica risorsa accessibile, perchè al di fuori della giurisdizione del Protocollo di Madrid, è l’acqua dolce, che potrebbe essere ricavata dagli iceberg e dal ghiaccio per alimentare un circuito di vendita internazionale a favore di paesi in cui le risorse idriche scarseggiano. Stando alle previsioni della Fao, nel 2025 due terzi della popolazione mondiale potrebbe subire gli effetti nefasti provocati dalla mancanza d’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sfruttamento minerario, come abbiamo detto, è sottoposto a divieto esclusivo fino al 2048. Se la disponibilità mondiale del combustibile fossile dovesse decrescere a un livello tale da provocare nuovamente insostenibili aumenti del prezzo unitario del petrolio, nell’ordine di centinaia di dollari al barile, potrebbe tornare in auge una certa pressione internazionale per lo sfruttamento minerario delle risorse antartiche.<br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/vn_antartide.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1026" title="vn_antartide" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/vn_antartide.jpg" alt="vn_antartide" width="560" height="245" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene sia chiara la portata economica e strategica di tali operazioni per gli stati che riusciranno a garantirsene l’accesso, gli effetti sull’ecosistema sono di una portata che non è valutabile con precisione: non è prevedibile con esattezza, ad esempio, come l’Antartide possa sostenere la presenza di un numero più elevato di persone e mezzi per lo sfruttamento minerario o se tali attività potranno causare un riscaldamento del suolo tale da provocare nelle zone più marginali un’accelerazione dello scioglimento del ghiaccio, con il conseguente innalzamento del livello del mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costo di un danno ambientale, secondo gli esperti, è quantificabile qualora si manifesti nella sua portata complessiva. Nel caso dell’Antartide, per il ruolo chiave del continente all’interno del sistema climatico mondiale, un’alterazione ambientale potrebbe essere irreversibile e il costo di tutto questo ben maggiore dei ricavi che la speculazione economica avrebbe fruttato. Nella prospettiva di sfruttare il continente, perciò, esistono due questioni che restano irrisolte: le rivendicazioni territoriali e il peso dell’opinione pubblica ecologista internazionale.<br />
In merito alla prima questione, gli stati firmatari del Trattato, sono soltanto 46, un numero di gran lunga inferiore alla totalità dei paesi della comunità internazionale. Non è da escludere, perciò, che altri governi non possano avanzare le proprie rivendicazioni su porzioni dell’Antartide. In tal modo, nello “spezzatino” generale dell’Antartide, qualora avvenisse, essi si garantirebbero l’accesso alle risorse. Né si può scartare l’ipotesi che i pretendenti arrivino fino allo scontro armato per aggiudicarsi un loro “diritto di prelazione”, con gravi conseguenze per la pace internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda questione porta invece a una riflessione sul ruolo che l’opinione pubblica mondiale occupa nelle questioni internazionali: i movimenti e le organizzazioni della società civile, quando si impegnano, intervengono con sempre maggiore autorevolezza in problematiche transnazionali. Già verso la fine degli anni ‘80, le pressioni ambientaliste sull’Antartide impedirono a Francia e Australia di sottoscrivere la Convenzione sulla regolamentazione delle attività minerarie, un documento che lasciava trapelare la possibilità di esercitare azioni estrattive. Quella appassionante causa civile ecologista portò alla formulazione del Protocollo di Madrid. Ora, si tratta di non trascurare la <em>deadline</em> del 2048.</p>
<p>Foto:<br />
D.B.<br />
Equinoxe.it</p>
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		<title>MONTEROSSO &#8211; Calerà il sipario sulla storica roccia “affettata”?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[a cura di A.T.
L’ultima puntata della ”Gaggiata Story” – svoltasi recentemente – vede il dissequestro dell’area e della zona circostante il nuovo bar in costruzione, attaccato alla storica roccia che divide la spiaggia libera da quella a pagamento nella vecchia parte del borgo di Monterosso.Finora abbiamo seguito il caso non mancando di citare le notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di A.T.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’ultima puntata della<strong> ”Gaggiata Story”</strong> – svoltasi recentemente – vede il dissequestro dell’area e della zona circostante il nuovo bar in costruzione, attaccato alla storica roccia che divide la spiaggia libera da quella a pagamento nella vecchia parte del borgo di Monterosso.</em><em>Finora abbiamo seguito il caso non mancando di citare le notizie apparse su altre testate. In queste ultime settimane, prima del dissequestro dell’area, abbiamo così notato che le forze preposte avevano effettuato un ulteriore sequestro, riportato lo scorso 27 maggio in cronaca non firmata sul  Secolo XIX di Genova, redazione della Spezia. L’intervento era riportato in questi termini:<br />
</em><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno del sequestro negli uffici del Parco a Manarola</strong><br />
Non è passato inosservato ieri mattina il via vai negli uffici di Manarola del Parco nazionale delle 5 Terre di carabinieri e polizia provinciale. Gli investigatori hanno infatti sequestrato alcuni documenti relativi all’inchiesta sul sequestro dello stabilimento balneare in costruzione a Monterosso, sullo scoglio Tragagià. Secondo l’accusa, formulata dal pm Luca Monteverde, l’opera sarebbe stata realizzata in un’area demaniale sottoposta a vincolo ambientale che prevede la demolizione, la ricostruzione e l’aumento di volume e cambio di destinazione d’uso dello stabilimento sostenendo l’illegittimità del progetto. Insomma sarebbero state violate le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dalla Provincia e l’indice di edificabilità supererebbe quelli previsti dallo strumento urbanistico. I costruttori infine avrebbero occupato uno spazio più ampio di spiaggia, rispetto a quello previsto dai permessi rilasciati.<br />
Per questo sono state indagate cinque persone:<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/monteverde.jpg"><img class="size-large wp-image-998 picright picright" title="monteverde" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/monteverde-1024x944.jpg" alt="monteverde" width="430" height="396" /></a> il funzionario responsabile dell’ufficio tecnico del settore privato di Monterosso, l’amministratore della società concessionaria dell’area demaniale marittima, il progettista e direttore dei lavori e i due rappresentanti legali della società esecutrice delle opere.<br />
Il blitz di ieri mattina di polizia provinciale e carabinieri della stazione di Monterosso è volto a verificare se il Parco sia stato raggirato all’atto della presentazione del progetto al fine di ottenere l’autorizzazione a procedere. Secondo gli inquirenti ci sarebbe il sospetto che le carte presentate al Parco siano difformi da quelle del progetto successivamente messo in atto al momento della realizzazione dello stabilimento balneare. Ma siamo ancora in piena fase d’indagine e i documenti sequestrati ieri mattina dovranno essere analizzati attentamente dagli inquirenti.<br />
Nel frattempo il collegio di difesa degli indagati, composto da Paolo Masseglia, Andrea Corradino e Silvia Rossi, ha già presentato istanza al tribunale del riesame per chiedere il dissequestro del piccolo stabilimento balneare.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo riportato integralmente l’articolo perchè vorremmo condividere con voi questo dubbio: se l’autorità giudiziaria ha effettuato un sequestro di documenti, si suppone che lo abbia fatto perché si è trovata in presenza di azioni od iniziative sospette, presumibilmente condotte dal soggetto inquisito. Qui si dice che sono stati sequestrati documenti negli uffici del Parco ma ci si affanna a spiegare che il blitz “è volto a verificare se il Parco sia stato raggirato all’atto della presentazione del progetto al fine di ottenere l’autorizzazione a procedere”. Italiano fumoso a parte, se ne ricava che il parco è al di sopra di ogni sospetto; è innocente sempre e comunque. Ma allora chi lo raggira? Il Comune di Monterosso, che ha inoltrato il progetto? Il costruttore che potrebbe aver raggirato entrambi? Un innominato imbroglione che falsifica i documenti in transito?Domande legittime, riteniamo, alle quali – dopo il dissequestro del cantiere alla Gaggiata – se ne aggiungono altre. Se il cantiere è stato dissequestrato, il caso è chiuso?I documenti a suo tempo prelevati in Comunei sono ancora sotto sequestro?Le incongruenze sulle perizie geologiche sono state risolte?Qualcuno ne sa qualcosa?<br />
La conclusione di questo “affaire” è ancora da scrivere. Forse perché l’autorità giudiziaria non ha ufficialmente concluso le indagini? Lo spera evidentemente un lettore che ci ha inviato questo significativo fotomontaggio: chissà se il sostituto procuratore del Tribunale della Spezia, dott. Luca Monteverde lo apprezza. Noi ci auguriamo di sì.</em></p>
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		<title>La sfida del nostro tempo: oltre la Green Economy, ragionando globale ed agendo locale</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di William Domenichini
Green economy, rivoluzione verde, sviluppo sostenibile, e tante altre fantasiose varianti lessicali propongono soluzioni più o meno radicali ad una crisi economica che sta dilaniando occupazione, diritti, tessuti sociali ed ambiente. Tutto ciò deve far riflettere sulle prospettive future, su come confrontarsi ed agire, e certamente sull&#8217;atteggiamento che deve assumere la Politica riguardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di William Domenichini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Green economy, rivoluzione verde, sviluppo sostenibile, e tante altre fantasiose varianti lessicali propongono soluzioni più o meno radicali ad una crisi economica che sta dilaniando occupazione,<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/bilancio.png"><img class="picright size-full wp-image-962" title="bilancio" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/bilancio.png" alt="bilancio" width="241" height="166" /></a> diritti, tessuti sociali ed ambiente. Tutto ciò deve far riflettere sulle prospettive future, su come confrontarsi ed agire, e certamente sull&#8217;atteggiamento che deve assumere la Politica riguardo all&#8217;esile equilibrio che sottende l&#8217;ormai logora e desueta dicotomia tra Ambiente e Lavoro.<br />
Se l&#8217;ambiente e la qualità della vita saranno modalità di adattamento delle attuali dinamiche imprenditoriali e di sviluppo, c&#8217;è il sensato timore che ci limiteremo alla momentanea rianimazione di un sistema moribondo che nei fatti ha già dato prova del suo fallimento. Repetita iuvant: questo modello ha fallito, lo prediceva il movimento di Seattle, lo ha gridato nel dolore il popolo di Genova nel 2001, e così è stato.<br />
Questa crisi, che è stata prima finanziaria, poi economica, ma soprattutto sociale, alimentare, idrica, insomma ambientale, e può essere davvero una possibilità di cambiamento ma se  eviteremo risposte <em>&#8220;anticicliche&#8221;</em>, soluzioni palliative che continuino a mantenere il divario tra le classi sociali più forti e più deboli, limitandoci a ristrutturare il modello attuale. Dobbiamo <em>&#8220;entrare&#8221;</em> nella crisi stessa e rivoluzionarla con la consapevolezza del fallimento dell&#8217;attuale sistema di libero mercato, della finanza dell&#8217;indebitamento, delle economie di sfruttamento (infinito) dei popoli e delle risorse (finite) che hanno speculato limitandosi a distribuire briciole sotto l&#8217;ingannevole forma di <em>“congruo”</em> risarcimento alle classi intermedie. Pesa come un macigno l&#8217;assenza di prospettive nella politica del Governo berlusconiano, più in generale nella stragrande maggioranza della politica italiana, dalla mancanza di un piano energetico nazionale alla sudditanza rispetto ai gruppi d&#8217;affari che impongono impianti ed infrastrutture inutili, spesso dannose.<br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/inquin.png"><img class="picleft size-full wp-image-963" title="inquin" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/inquin.png" alt="inquin" width="225" height="257" /></a>Occorre tornare a <em>&#8220;pensare globale ed agire locale&#8221;</em>, partendo dalla direttiva UE <em>&#8220;20-20-20&#8243;</em>, dal 20% di riduzione delle emissioni e dall&#8217;impiego di fonti rinnovabili per almeno il 20% complessivo entro il 2020, un punto di partenza per innovazione occupazionale ed in contrasto con quell&#8217;involuzione energetico-capitalistica che arriva alla farsa del nucleare, un energia che non è abbondante (L&#8217;uranio 235 esaurirà in 50-70 anni con il 5% di fabbisogno mondiale), è inquinante (produce scorie che hanno tempi di decadimento radioattivo millenario, genera il problema dello stoccaggio, e soprattutto non garantisce l&#8217;incolumità dei lavoratori &#8211; I.C.R.P. 103/2007) e costosa (il M.I.T. Ha stimato il costo per KW/h prodotta con il nucleare come il più elevato rispetto ad altre fonti).<br />
E&#8217; fondamentale puntare sullla produzione di energia in modo diffuso, attraverso la micro-generazione con fonti rinnovabili, producendo meno ma meglio, non rilanciando i consumi ma razionalizzandoli, uscendo dalla logica perversa e miope del P.I.L., limitando gli sprechi con nuove tecnologie, intraprendendo strategie come <em>&#8220;Rifiuti Zero&#8221;</em>, dalla diminuzione dei rifiuti al compostaggio, dal riciclo al riuso. Semplicemente non possiamo continuare a sprecare risorse finite come se fossero inesauribili, ma dobbiamo superare l&#8217;attuale sistema produzione/consumo con informazione, condivisione, consapevolezza, monitoraggio, in una parola con Partecipazione.<br />
Una sfida possibile solo se avremmo il coraggio di cambiare i nostri orizzonti, puntare su formazione professionale che segua il progetto di innovazione e non lo rincorra, responsabilizzando chi<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/bic.png"><img class="size-full wp-image-964 picright" title="bic" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/bic.png" alt="bic" width="145" height="147" /></a> produce e chi consuma, facendo della nostra provincia un punto di riferimento nel settore energetico, nel recupero di materiale, nell&#8217;agricoltura di qualità, partendo dagli esempi virtuosi come la Val di Vara ed importando modelli di eccellenza come Capannori o Novara, dove il bene comune non è inteso come elemento di sviluppo (tradotto di sfruttamento) ma come elemento fondamentale di condivisione di una comunità, insomma di tutti.<br />
Naturalmente c&#8217;è chi obietta che tutto ciò è solo utopia. Ma è utopia il Sudamerica dei Funes, dei Lula, dei Morales, dei Chavez, delle Kirchner e delle Bachelet. Sono utopie le azioni che nel nostro paese portano alla formazione di un G.A.P., un G.A.S., all&#8217;installazione di pannelli fotovoltaici, all&#8217;istituzione di banche del tempo, a fare la raccolta differenziata porta-a-porta, alla costruzione di piste ciclabili o di zone pedonabili di esclusione del traffico, ad attrezzare un bike-sharing o car-sharing, ad  installare software opensource, insomma tutte le volte che risocializziamo un bene comune?<br />
Le risposte a queste domande retoriche non passano solo attraverso una banale e scontata negazione, ma attraverso un cambiamento radicale: dobbiamo sintonizzarci con le speranze residue della gente, evitando che le nuove e precarie generazioni contino il tempo a ritroso, senza prospettive, rilanciando l&#8217;azione politica con pratiche sensate, ripensando le nostre città e le nostre economie radicalmente, valorizzando socialmente i territori, producendo merci con valore d&#8217;uso reale, attraverso nuove forme di confronto e di democrazia diretta in cui mutualità, equità e reciprocità siano elementi sostanziali di armonia sociale, e quindi ambientale.<br />
Agli antipodi dello sviluppo sostenibile, ben oltre la green economy.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">William Domenichini<br />
Resp. Prov.le Ambiente e politiche del Territorio<br />
Rifondazione comunista La Spezia</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Immagini tratte da: www.ecosherpa.com, www.civisonline.it, www.inbici.eu</p>
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		<title>Monterosso &#8211; Blitz con sequestro dell’area della “Gaggiata”: cinque gli indagati.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di BAM e A.T.
È accaduto tutto in pochi minuti; alle 13 di giovedì 14 maggio, i militari della locale stazione dei Carabinieri, affiancati dal NOE e dal personale della Polizia Provinciale, hanno messo i sigilli alla storica “Gaggiata”.
Oggetto negli ultimi tempi di numerosi interventi sulla stampa locale e non solo, da più parti era stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di BAM e A.T.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È accaduto tutto in pochi minuti; alle 13 di giovedì 14 maggio, i militari della locale stazione dei Carabinieri, affiancati dal NOE e dal personale della Polizia Provinciale, hanno messo i sigilli alla storica “Gaggiata”.<br />
Oggetto negli ultimi tempi di numerosi interventi sulla stampa locale e non solo, da più parti era stato criticato l’intervento di abbattimento di un piccolo locale adibito a docce e bagni pubblici, smantellando parte della roccia su cui sorgeva, per erigere un ben più ampio locale da adibire anche a bar.<br />
In un precedente articolo in questa rivista si ipotizzava addirittura un aumento di volumetria con possibile “tracimazione” verso la spiaggia demaniale (vedi: <em>“Monterosso e lo scoglio della discordia”</em>).<br />
Il tema è stato approfondito dal giornalista Marco Preve de “La Repubblica” in alcuni articoli e sviluppato successivamente sul suo blog “Trenette e mattoni” (<span style="text-decoration: underline;">preve.blogautore.repubblica.it</span>/). Poiché lo riteniamo un professionista coscienzioso, rimandiamo ai suoi pezzi per una più ampia cronistoria di questa ennesima modifica al paesaggio costiero che in Liguria non risparmia neppure i siti Unesco.<br />
Il recente sequestro del cantiere e di documenti comunali è avvenuto dietro richiesta della Magistratura che, da alcune settimane, analizzava segnalazioni pervenute da varie parti. Finora gl’indagati sono cinque: la geometra comunale, l’architetto del progetto, i due titolari dell’impresa (parenti di un vigile comunale part-time che li aiutava nel tempo libero), il concessionario dello stabilimento balneare Alga che aveva presentato il progetto di ristrutturazione. Non si escludono ulteriori responsabilità a livello amministrativo.<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gaggiata-monterossofoto663-1.jpg"><img class="picright size-large wp-image-864 picright" title="gaggiata-monterossofoto663-1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gaggiata-monterossofoto663-1-768x1024.jpg" alt="gaggiata-monterossofoto663-1" width="327" height="436" /></a><br />
Particolare non irrilevante: il Comune di  Monterosso è co/intestatario, assieme alla Società Alga, della “concessione demaniale marittima n. 3/2004” relativa alle opere di realizzazione della nuova struttura. Possiamo avanzare alcune domande?<br />
1. Rilasciando il permesso di costruire (n°.1 del 29 gennaio 2009), il Comune di Monterosso autorizza se stesso, dunque, su una questione demaniale?<br />
2. La richiesta di lavori prevede che l’opera abbia un usufrutto di venti anni, ma la concessione alla Società Alga è in scadenza a fine 2009. Forse la concessione è già stata rinnovata? Esiste documentazione al riguardo?<br />
3. La Società Alga comunica, ad integrazione dell’inizio lavori, di dover demolire una parte del campo di bocce per poter realizzare la palificazione di sostegno. La richiesta proviene da un architetto e non è corredata da perizia geologica. Ma la perizia non deve essere obbligatoriamente prodotta?<br />
4. Infatti la perizia geologica deve essere prodotta per iscritto secondo norme precise, fissate dall’Ordine regionale dei Geologi della Liguria  in un documento del  2/12/08 (Prot. 664 el_ com) sull’<em>Obbligatorietà delle relazioni geologiche a corredo di tutte le opere pubbliche e private</em>. Dov’è questa perizia e come mai non si prevedono possibili interferenze in caso di mareggiata che, alla stregua delle fondazioni, sono un importante fattore di rischio?<br />
5. Monterosso al Mare è zona sismica di 3° classe e, a maggior ragione, non può avere delle progettazioni approssimative. La sua collocazione è precisata nel Bollettino ufficiale della Regione Liguria (Anno XXXIV, n° 24) nella Parte II 11.06.03 all’elenco <em>Individuazione formazione e aggiornamento delle zone sismiche</em>. O forse la zona è stata “declassata” come venne fatto per la frana sull’ex- villaggio Europa di Corniglia?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gaggiata-monterossofoto.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-927" title="gaggiata-monterossofoto" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/05/gaggiata-monterossofoto-768x1024.jpg" alt="gaggiata-monterossofoto" width="306" height="409" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con i ben noti esiti, che questa rivista mai si stanca di evidenziare.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Foto: NB</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>CDR: i perché dei nostri no, la sensatezza del nostro si.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Spezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di William Domenichini
Resp.Ambiente e politiche del Territorio
Rifondazione comunista – La Spezia
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Per parlare di rifiuti, prima di intraprendere la via delle dissertazioni politiche, occorre anzitutto scomodare Antoine Lavoisier e partire dalle vie della razionalità e del buon senso, sfatando il mito dell&#8217;incenerimento come pratica che faccia svanire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Di William Domenichini<br />
Resp.Ambiente e politiche del Territorio<br />
Rifondazione comunista – La Spezia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Per parlare di rifiuti, prima di intraprendere la via delle dissertazioni politiche, occorre anzitutto scomodare Antoine Lavoisier e partire dalle vie<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_1.jpg"><img class="picright size-full wp-image-729" title="immagine_1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_1.jpg" alt="immagine_1" width="75" height="74" /></a> della razionalità e del buon senso, sfatando il mito dell&#8217;incenerimento come pratica che faccia svanire magicamente i rifiuti prodotti dalla società dei consumi e del PIL, riappropriandoci del nostro vocabolario ed iniziando a bandire, dalla “neolingua”, termovalorizzazione, termine inesistente in nessuna forma giuridica ma solo nei salotti televisivi lontani centinaia di chilometri dalle ciminiere che emettono sostanze tossiche e rendimenti energetici bassissimi tali da valorizzare poco o nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accade spesso, per sostenere qualcosa occorre partire dalla negazione di qualcos&#8217;altro, per l&#8217;appunto l&#8217;incenerimento. Nel caso spezzino l&#8217;oggetto del contendere è  il C.D.R., acronimo di <em>Combustibile Derivato da Rifiuto</em> con cui si definisce un insieme di residui di carta, plastiche, rifiuto organico, ottenuto sovvagliando e bioessicando la parte indifferenziata dei rifiuti nell&#8217;impianto di trattamento meccanico-biologico di Saliceti (nel comune di Vezzano Ligure) e, una volta prodotto e certificate le qualità chimico-fisiche (potere calorifico inferiore, ecc.), pronto per bruciare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_2.jpg"></a><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-785" title="immagine" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine.jpg" alt="immagine" width="173" height="201" /></a>Problema numero 1: alla Spezia è stata (fortunatamente) impedita la costruzione dell&#8217;impianto di incenerimento. Problema numero 2: l&#8217;azienda gestore del servizio rifiuti (A.C.A.M.) naviga in acque difficili e rischia di affondare sotto il peso considerevole di circa 250 milioni di debiti. Come risolvere la questione in un sol colpo? In periodi in cui il “pensiero unico” va per la maggiore e la coscienza critica collettiva è un fenomeno assai raro, c&#8217;è chi pensa di conferire il C.D.R. nella centrale E.N.EL. spezzina di Vallegrande “Eugenio Montale”, a due passi dal centro città e nel cuore di un hinterland di circa 130.000 abitanti, co-incenerirlo con il carbone e, apparentemente risolvere in un solo colpo la chiusura del ciclo dei rifiuti ed i problemi finanziari di A.C.A.M.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere l&#8217;inefficacia di tale proposta e la falsità di tale assunto, basta fornirsi di calcolatrice e buon senso. La provincia della Spezia produce <strong>136.873,10 tonnellate</strong> di rifiuti solidi urbani (RSU) effettuando una <strong>raccolta differenziata pari al 23,84% </strong>(ultimo dato confermato &#8211; Osservatorio provinciale sui Rifiuti &#8211; Provincia della Spezia, 2007). Partendo da questi dati di delinea uno scenario in cui, da una frazione di rifiuti indifferenziati pari a <strong>104.238,97 tonnellate si ricaverebbe una quota di C.D.R. pari a</strong> <strong>52.119,49 tonnellate</strong>. Ipotizzando che <strong>A.C.A.M. venda il C.D.R. ad E.N.EL. ad un prezzo unitario di 50 €/ton., otterremmo un ricavo pari a 2.467.970 €</strong>. Una cifra risibile rispetto allo stato debitorio di A.C.A.M., tuttavia la questione è ancora più ampia e vi sono altre riflessione che non vengono mai affrontate dal “Partito dell&#8217;incenerimento” ma che hanno interesse nella questione.</p>
<p style="text-align: justify;">La premessa è che stiamo parlando di ipotesi, ma ragioniamo come se domani la centrale E.N.EL. incenerisse il C.D.R. (salvo il fatto che occorrerebbero almeno 36 mesi per l&#8217;adeguamento impiantistico necessario a modificare le caldaie, i filtri per emissioni di diossine e furani, dotare l&#8217;impianto di un trituratore di C.D.R., ecc.): in primo luogo il <strong>C.D.R. prodotto a Saliceti non basterebbe per co-combustinare il carbone poiché</strong> la “Montale” brucia circa 1.350.000 tonnellate di carbone all&#8217;anno e la legge prescrive che il C.D.R. co-combusto non superi il 5% del combustibile primario nel caso corrispondenti a 67.500 tonnellate, ovvero <strong>15.380,51 tonnellate in meno rispetto al C.D.R. che produrremmo</strong> (52.119,49 tonnellate). In secondo luogo, tolti i costi di adeguamento della centrale (a carico di E.N.EL. naturalmente) occorre fare fronte ad una serie di costi di gestione del rifiuto che nessuno menziona e che si vuol far finta che non esistano, ma ci sono e nessuno dice a carico di chi siano: la centrale spezzina produrrebbe (incenerendo 52.119,49 tonnellate di C.D.R.) <strong>312.716,9 mc3  di emissioni atmosferiche</strong>, di cui  <strong>44.197.3 ton. di CO2</strong> (… e il protocollo di Kyoto?), ma soprattutto <strong>15.635,85 tonnellate di ceneri da incenerimento</strong> (C.E.R. 10.00.00 &#8211; Rifiuti inorganici provenienti da processi termici e 19.00.00 &#8211; Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, ecc), <strong>1.563,58 tonnellate di ceneri volanti</strong> (come le precedenti), <strong>1.302,99 tonnellate di gesso</strong> utilizzato per trattenere parte del particolato prodotto (come le precedenti), <strong>109.877,7 mc3</strong> di acque di scarico da trattare, utilizzate per lo spegnimento delle ceneri, altamente inquinate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto fuorviante è che i sostenitori dell&#8217;incenerimento asseriscono che produrre/incenerire C.D.R. in E.N.EL. sia necessario alla chiusura del ciclo dei rifiuti, eliminando lo stoccaggio in<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_3.jpg"><img class="picright size-full wp-image-732" title="immagine_3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_3.jpg" alt="immagine_3" width="173" height="119" /></a> discarica: un falso. Tale processo produrrebbe complessivamente <strong>17.552,59 tonnellate di rifiuti tossic</strong>i (speciali e costosissimi da smaltire) ovvero le ceneri di combustione, oltre alle <strong>22.705,33 tonnellate di inerti iniziali ottenute producendo il C.D.R.</strong>, per complessive 3<strong>9.464,08 ton. da stoccare in discarica</strong> (il <strong>29,84% </strong>del totale dei R.S.U.!). Lavoisier docet per l&#8217;appunto.<br />
C&#8217;è poi l&#8217;<em>”amnesia”</em> generale riguardo alla legge italiana in materia: infatti la <strong>normativa prescrive che la raccolta differenziata arrivi, entro il 2012, al 65% (Art. 205, D.Lgs. n.152/06 &#8211; pena il commissariamento degli enti locali inadempienti)</strong>. Quindi chiunque brandisca l&#8217;idea che la commercializzazione del C.D.R. sia una soluzione risolutiva per i guai finanziari del gruppo A.C.A.M.  ragiona nella totale inosservanza della legalità poiché, con tale obiettivo normativo, il prospetto economico di cui sopra cambierà drasticamente come segue:<strong> ipotizzando di partire dalla stessa quantità di R.S.U. prodotti (136.873,10 tonnellate), con la differenziata al 65% si avranno da trattare 42.325,24 tonnellate di indifferenziato, da cui si ricaverebbe un quota di C.D.R. pari a 21.162,62 tonnellate. Presumendo un ricavo dalla vendita pari a 50 €/ton, si ottengono € 1.058.131</strong> e, ricordando che serve almeno il 5% del carbone utilizzato in C.D.R., rispetto a 21.162,62 tonnellate di C.D.R., risulteranno mancare <em>“all&#8217;appello”</em> <strong>ben 46.337,38 tonnellate da reperire altrove</strong>, magari importandole da fuori provincia! Una follia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_4.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-733" title="immagine_4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_4.jpg" alt="immagine_4" width="173" height="258" /></a>Insomma, chiunque sostenga l&#8217;opportunità economica di incenerire il C.D.R. in E.N.EL. lo fa con il mero scopo di sostenere una speculazione ad appannaggio di pochi (E.N.EL. risparmia in termini di combustibile e la commessa che adatterà l&#8217;impianto ne trarrà vantaggi), sulla pelle di tanti cittadini (il bacino censito sulla base che le emissioni insistono su un raggio di 20 km corrisponde è di circa 130.000 abitanti, ovvero intorno al 60% della popolazione provinciale!), senza un reale vantaggio economico per il gruppo A.C.A.M. e con l&#8217;esigenza di creare alla Spezia un <em>hub del rifiuto</em>, poiché quelli prodotti in loco non basterebbero per sostenere tale operazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò basta ed avanza per dimostrare che incenerire il C.D.R. spezzino non gioverebbe alla collettività, ne in termini di servizio, ne in termini economici, tanto meno in termini di compatibilità ambientale, tuttavia i recenti fatti di cronaca mettono in luce l&#8217;ulteriore pericolo che viene dall&#8217;incenerimento, riguardo la salubrità degli ambienti di vita, arrivando a mettere in serio dubbio anche la credibilità dei controlli che vengono effettuati sugli impianti stessi. Gioia Tauro, Vercelli, Pietrasanta, Brindisi hanno in comune l&#8217;angosciante vicenda di sequestri, da parte dell&#8217;autorità giudiziaria, a causa di probabili manomissioni ai sistemi di controllo delle emissioni. Quelle che Mario Sanna ha definito <em>“Ciminiere taroccate”</em> in un servizio per Rainews24, furono garantite alle popolazioni come impianti efficienti e sicuri, la cui compatibilità era garantita e certificata in seguito alle tanto invocate valutazione del caso. Non ultimo il caso di Colleferro (Roma): impianti dove venivano conferiti rifiuti violando &#8220;tutte le norme previste&#8221; posti sotto sequestro ed arresti per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra risposta deve essere che il ciclo dei rifiuti vada gestito eliminando ogni possibilità di incenerimento, conducendo un&#8217;azione politica che tenda a far produrre meno rifiuti, riciclare quanto<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_5.jpg"><img class="picright size-full wp-image-734" title="immagine_5" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/immagine_5.jpg" alt="immagine_5" width="173" height="129" /></a> più possibile (traendo guadagni dai consorzi di filiera), riusare i materiali, sovvenzionare la riparazione ed il recupero, scoraggiare le cattive abitudini e premiare le buone pratiche, utilizzando l&#8217;impiantistica (Saliceti e Boscalino) per il recupero (Trattamento Meccanico-biologico) ed il compostaggio (non per la produzione di C.D.R.), fare ricerca ed analizzare la frazione residua in modo da intervenire sul sistema produttivo, insomma in poche parole sostenere ed applicare la strategia “Rifiuti Zero”, destituendo il modello di società “usa&amp;getta”, che ha fallito economicamente ed ambientalmente, e puntare su un modello di sostenibilità che faccia prevalere la filiera corta, il riciclo ed il riutilizzo dei materiali e che sottenda una cultura per la quale il mondo in cui viviamo non sia considerato inesauribilmente infinito, ma da preservare per le generazione future.</p>
<p>(Immagini tratte da Wikipedia, Logo No ad incenerire C.D.R. in E.N.EL. alla Spezia tratto da www.rifondazionecomunistalaspezia.it)</p>
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