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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; agricoltura</title>
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		<title>Il Borsino dell&#8217;Ambiente: Chi Sale &#8211; Pesticidi in Agricoltura</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MS
Le sostanze chimiche utilizzate a fini produttivi nell&#8217;agricoltura convenzionale abbondano e, allo stesso modo, la persistenza dei loro residui sul prodotto finale destinato alle nostre tavole. E se la normativa esistente già stabilisce i livelli di concentrazione consentiti per ogni pesticida, nessuna legge considera, per esempio, la presenza contemporanea delle diverse molecole sullo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong><em>di MS</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sostanze chimiche utilizzate a fini produttivi nell&#8217;agricoltura convenzionale abbondano e, allo stesso modo, la persistenza dei loro residui sul prodotto finale destinato alle nostre tavole. E se la normativa esistente già stabilisce i livelli di concentrazione consentiti per ogni pesticida, nessuna legge considera, per esempio, la presenza contemporanea delle diverse molecole sullo stesso frutto. Nessuna norma spinge poi a limitare l&#8217;uso dei fitofarmaci in un&#8217;ottica di miglioramento della sostenibilità ambientale, di tutela della salute e di promozione delle eccellenze qualitative territoriali quali quelle del biologico e della lotta integrata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri,serif;"><strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/frutta1.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1978" title="frutta1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/frutta1.jpg" alt="" width="339" height="254" /></a></strong></span></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;">Presentato un Disegno di legge per tutelare la salute e l’ambiente, esaltando la qualità del <em>Made in Italy.</em> Tra i punti fondanti del DdL, d&#8217;iniziativa del Senatore Francesco Ferrante, figura una serie di misure di cui l&#8217;Italia dovrà dotarsi entro il 1° gennaio 2013, tra cui: disincentivare progressivamente l&#8217;uso della fitosanitaria in agricoltura e al contempo introdurre misure incentivanti pratiche agricole che facciano ricorso ad un uso minore di fitofarmaci, privilegiando i metodi non chimici, affinché gli utilizzatori professionali di fitofarmaci adottino le pratiche o i prodotti che presentano il minor rischio, comunque tendente a zero; introdurre il principio di precauzione a tutela della salute dell&#8217;uomo, con particole attenzione ai bambini, degli animali, delle biodiversità e dell&#8217;ambiente;  introdurre il concetto di valutazione del rischio, sia nel processo di autorizzazione per nuovi fitofarmaci, sia nella verifica degli effetti che residui degli stessi possono avere sulla salute dell&#8217;uomo, con particolare attenzione ai bambini, degli animali, delle biodiversità e dell&#8217;ambiente; vietare l&#8217;uso di pesticidi in aeree specifiche, quali parchi, giardini pubblici, campi sportivi e aree ricreative, cortili delle scuole e parchi gioco nonché in prossimità di aree in cui sono ubicate strutture sanitarie o le aree protette nazionali e regionali; eliminare il rischio d&#8217;inquinamento conseguente all&#8217;uso di pesticidi di falde acquifere e sorgenti di acqua potabile;  vietare a chiunque l&#8217;utilizzazione di prodotti fitosanitari se: l&#8217;area è confinante con una coltivazione biologica e comunque se tale distanza è inferiore a trecento metri; proteggere l&#8217;attività pronuba degli insetti impollinatori attraverso adeguate precauzioni, vietando l&#8217;uso di prodotti fitosanitari su piante in fioritura, anche se spontanee e situate sotto la coltura principale; adottare misure volte a promuovere programmi di informazione e di sensibilizzazione, in particolare sui rischi e i potenziali effetti acuti e cronici per la salute umana dei pesticidi e sull&#8217;utilizzo di alternative non chimiche, anche attraverso integrazioni e modifiche ai programmi scolastici; elaborare un elenco che individui sostanze altamente tossiche, in particolare quelle cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, che non potranno essere autorizzate, così come per le sostanze che interferiscono sul sistema endocrino e quelle valutate come persistenti, bioaccumulanti e tossiche, nonché quelle molto persistenti e molto bioaccumulabili (mPmB).</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri,serif;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/campi.jpg"><img class="size-full wp-image-1979 aligncenter" title="campi" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/campi.jpg" alt="" width="470" height="353" /></a></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Per affrontare la crisi e le difficoltà economiche che aggrediscono gli agricoltori</em> &#8211; ha precisato il Sen Francesco Ferrante -, <em>l&#8217;unica strada da percorrere è quella della &#8220;qualità&#8221; con la quale l&#8217;agricoltura italiana, puntando sulla straordinaria tipicità dei suoi prodotti può competere anche a livello internazionale. Ma la ricerca della qualità è inscindibile dalla ricerca di maggior sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare. Con questo disegno di Legge, nello spirito delle recenti direttive europee che già prevedono che gli Stati membri adottino piani nazionali per l&#8217;uso sostenibile dei fitofarmaci, vogliamo ridurre, entro il 1 gennaio 2013, la dipendenza dall&#8217;utilizzo dei pesticidi e regolamentare la fase dell&#8217;impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura. Metodi alternativi e più sos</em><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/cibi.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-1983" title="cibi" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/cibi-254x178.jpg" alt="" width="229" height="160" /></a></em><em>tenibili sono possibili e già praticati, le norme europee tracciano la st</em><em> </em><em>rada giusta ma oggi abbiamo bisogno di regole certe che entrino in vigore in tempi ragionevoli ma definiti e di sistemi che sostengano concretamente l&#8217;agricoltura di qualità&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nei rapporti elaborati annualmente da Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, &#8220;Italia a tavola&#8221; e &#8220;Pesticidi nel Piatto&#8221;, si ha la conferma della presenza di residui di pesticidi nel cibo che arriva sulle tavole dei consumatori. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali nel corso del 2009 hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari (1,2% del totale), in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui. In aumento, rispetto all&#8217;anno precedente, anche la percentuale di campioni con uno o più residui tra i <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/uva.jpg"><img class="picleft size-medium wp-image-1984" title="uva" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/uva-181x178.jpg" alt="" width="181" height="178" /></a>prodotti derivati (19,5%) e nelle verdure (16,3%). Nella frutta su 3507 campioni, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+0,7% rispetto al 2008). I campioni di frutta regolari con uno o più di un residuo chimico risultano pari al 43,9%, quindi solo poco più di un frutto su due (il 53,8% per la precisione) tra quelli che arrivano sulle nostre tavole è privo di residui chimici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i prodotti che presentano contemporaneamente residui di diverse sostanze chimiche, i cui effetti sinergici sulla salute dell&#8217;uomo e sull&#8217;ambiente andrebbero adeguatamente verificati, citiamo, solo a scopo esplicativo, i due campioni di uva, analizzati in Sicilia e Puglia, con rispettivamente 9  e 7 diverse sostanze chimiche. 7 sostanze anche su una mela analizzata in Campania e su un peperone in Sicilia e ben 6 principi attivi su una sola fragola in vendita in Puglia. Su una mela, un pomodoro e in un campione di vino sono stati rintracciati anche residui di Procimidone, un fungicida della classe dei Distruttori endocrini, già considerato come possibile cancerogeno dall&#8217;Epa, l&#8217;Agenzia americana per la protezione ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto tratte da:<br />
<em>candeli.com<br />
calciomercato.it<br />
pricesharing.it<br />
greenplanet.net</em></p>
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<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri,serif;"><em>&#8220;Per affrontare la crisi e le difficoltà economiche che aggrediscono gli agricoltori</em></span><span style="font-family: Calibri,serif;"> &#8211; ha precisato il Sen Francesco Ferrante -, </span><span style="font-family: Calibri,serif;"><em>l&#8217;unica strada da percorrere è quella della &#8220;qualità&#8221; con la quale l&#8217;agricoltura italiana, puntando sulla straordinaria tipicità dei suoi prodotti può competere anche a livello internazionale. Ma la ricerca della qualità è inscindibile dalla ricerca di maggior sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare. Con questo disegno di Legge, nello spirito delle recenti direttive europee che già prevedono che gli Stati membri adottino piani nazionali per l&#8217;uso sostenibile dei fitofarmaci, vogliamo ridurre, entro il 1 gennaio 2013, la dipendenza dall&#8217;utilizzo dei pesticidi e regolamentare la fase dell&#8217;impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura. Metodi alternativi e più sostenibili sono possibili e già praticati, le norme europee tracciano la strada giusta ma oggi abbiamo bisogno di regole certe che entrino in vigore in tempi ragionevoli ma definiti e di sistemi che sostengano concretamente l&#8217;agricoltura di qualità&#8221;.</em></span></span></span></span></p>
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		<title>&#8220;Così ci uccidono&#8221; , Se non li fermiamo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Emiliano Fittipaldi
Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.
Tra le sue inchieste:  il volume “Profondo Italia” con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a <strong>Emiliano Fittipaldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le sue inchieste:  il volume <em>“Profondo Italia”</em> con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato del “Corsera”), edito dalla BUR; numerosi servizi sull’emergenza rifiuti in Campania (che hanno portato alla perquisizione del suo ufficio e di quello di un collega  da parte delle forze dell’ordine); un’ illuminante ed istruttiva incursione nei tribunali incustoditi dove è stato ripreso mentre consultava indisturbato documenti top secret; la segnalazione dell’eroica opera svolta dalle truppe di San Guido Bertolaso che hanno fatto saltare con l’esplosivo una storica diga in sito Unesco in preparazione del G8 alla Maddalena;  la recente denuncia dello smaltimento di scorie radioattive da parte dello stabilimento Fiat di Cassino ed ora l’inchiesta sulle connessioni tra cosche mafiose, grandi aziende delle telecomunicazioni e senatori eletti all’estero in modo dubbio (e, peraltro, già precedentemente inquisiti).</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1811" title="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg" alt="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" width="130" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da poco è uscito il suo libro, edito da Rizzoli, <strong>“Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni”</strong>. E’ una denuncia circostanziata di come il Bel Paese galleggi oramai su un<em> “ fondo &#8220;gelatinoso&#8221;    familistico, combriccolare, spregiudicato, avidissimo” </em>(come scrive <em>D’Avanzo</em> sulla Repubblica) e che è fatto soprattutto di veleni. Sono in ciò che mangiamo, respiriamo, beviamo. Sono le fondamenta dei luoghi in cui lavoriamo e malamente viviamo.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>La prefazione del tuo nuovo libro “Così ci uccidono” è subito un pugno allo stomaco. Il proprietario di un’azienda – invano portata in giudizio &#8211; che in Sicilia inquina l’ambiente e danneggia la salute dei suoi operai  è il padre dell’attuale Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo.  Un macro conflitto d’interessi tra potere/profitto e salute/ambiente: altri  immagino ne descriverai in questo libro.  Quali altri ne hai individuati  nel corso delle tue inchieste?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Giuseppe Prestigiacomo è stato indagato perché accusato di avvelenare i suoi operai. Il processo è finito in prescrizione nel 2008. Oggi è ancora imputato per danneggiamenti ambientali. L&#8217;assurdo è che la fabbrica è controllata da una holding di cui Stefania è stata socia di maggioranza fino al 2009. Un ministro dell&#8217;Ambiente proprietaria di fabbriche inquinanti si può vedere solo in Italia. Ma le assurdità che ho trovato lavorando all&#8217;inchiesta sono tante: tralasciando l&#8217;inchiesta sul traffico illecito di rifiuti in cui sono coinvolte aziende top come Lucchini e Marcegaglia, ho trattato delle accuse ad Andrea Benetton, che avrebbe inquinato alcune sue proprietà vicino Caserta, della devastazione causata dall&#8217;Ilva di Emilio Riva a Taranto, dei bimbi malati vicino Roma, dove hanno insistito per decenni  le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>L’atteggiamento apatico che, sempre nel tuo libro, ha l’operaio siciliano avvelenato dalla Ved dei Prestigiacomo  è un po’ quello della maggior parte dei suoi colleghi ed anche, temo, di buona parte del sindacato attuale. Non ti pare che oggi il sindacato sia più concentrato sulla tutela del lavoro e del reddito che non sulla tutela della salute e dell’ambiente di lavoro?</em></p>
<p style="padding-left: 60px;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1814" title="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg" alt="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" width="317" height="330" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.     Il sindacato vive uno dei momenti più difficili della sua storia: non riesce a difendere i redditi dei lavoratori, gode di scarso favore da parte dell&#8217;opinione pubblica, è troppo occupato alle lotte intestine per il potere e le poltrone. La sicurezza degli operai  mi sembra l&#8217;ultimo dei suoi problemi.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.  Non ti pare che anche le associazioni ambientaliste abbiano sottovalutato in questi ultimi anni la stretta relazione tra il diritto al lavoro e alla salute e la tutela dell’ambiente? E se sì, non pensi che nei prossimi anni possa verificarsi uno scontro tra lavoratori dipendenti e ambientalisti? </em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Andrei ancora a monte. A me preoccupa soprattutto l&#8217;assenza di una forte cultura ambientalista in Italia. Tranne comitati che nascono per emergenze territoriali e specifiche (vivaddio) come quelli per il “no agli inceneritori” o quelli che difendono la Val di Susa, negli ultimi vent&#8217;anni l&#8217;Italia si è allontanata dall&#8217;Europa. In parlamento i Verdi sono stati spazzati via, le tematiche ambientali  fregano a nessuno. Restano in pochi, spesso inascoltati, a trattare di ambiente e salute.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D. Perché in Italia manca una visione di sviluppo industriale rispettoso per l’ambiente? E’ solo un problema di ingordigia, di rapina e sfruttamento (anche della natura oltre che degli esseri umani), di miopia imprenditoriale oppure di totale disinteresse per le generazioni future (compresi i propri eredi)?</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg"><img class="size-full wp-image-1815 picleft" title="monnezza" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg" alt="monnezza" width="300" height="193" /></a><br />
</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    L&#8217;illegalità si diffonde a macchia d&#8217;olio, come un cancro. Io sono campano, e ho scritto questo libro cercando di capire se la devastazione della mia regione fosse un unicum, o se invece le abitudini di Gomorra  rischiavano di tracimare nel resto della penisola. Ecco: ho scoperto che gli affari milionari che si fanno risparmiando in smaltimento della “monnezza” tossica e degli scarti industriali, la cattiva qualità di alimenti e bevande, la totale assenza di ogni scrupolo nei confronti della pelle di tutti (avvelenatori compresi) tutto ciò è un fenomeno nazionale.<em></em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.    Tu hai scritto </em>“I veleni trasudano dalle fondamenta delle scuole. Dai giardini degli ospedali. Dagli anfratti dove sono stati seppelliti. Un letame tossico che contamina un territorio grande come la Liguria(…). Siamo in pericolo nei gesti più semplici e vitali: vivere, respirare, bere, nutrirsi; in pericolo, nonostante per proteggerci siano state bruciate cifre incalcolabili di soldi pubblici. Soldi nostri, finiti in privatissime tasche”<em>. Cosa potremmo fare per rovesciare le loro tasche e invertire la tendenza? Esistono esempi di buone pratiche altrove? E qui da noi?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Bisogna diffondere le informazioni, bisogna indignarsi, e raccontare. Quello che si sa, la verità che nessuno vuole sentir dire. Per modificare l&#8217;etica di una nazione c&#8217;è bisogno  di tempo. Tanto tempo. Se nessuno inizia, però, non cambierà mai.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Foto tratte da:</em><em><br />
stampalibera.com<br />
Confcommerciocampania.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="size-full wp-image-150 picleft" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/cosi-ci-uccidono-e28093-il-libro-di-efittipaldi.pdf">Così ci uccidono &#8211; E. Fittipaldi</a></p>
<p><em></em></p>
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		<title>Il Borsino dell&#8217;Ambiente &#8211; Chi Sale Chi Scende</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Salvi
CHI SALE

PER UN MEDITERRANEO LIBERO DA VELENI
“La società civile dice basta ai traffici illeciti internazionali di rifiuti via mare, spesso coniugati con il traffico d’armi  e chiede a Governo, Magistratura e Parlamento un impegno concorde per mettere con le spalle al muro la rete di trafficanti delle navi dei veleni che opera sostanzialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Massimo Salvi</strong></p>
<p><strong>CHI SALE<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PER UN MEDITERRANEO LIBERO DA VELENI</strong><br />
<em>“La società civile dice basta ai traffici illeciti internazionali di rifiuti via mare, spesso coniugati con il traffico d’armi  e chiede a Governo, Magistratura e Parlamento un impegno concorde per mettere con le spalle al muro la rete di trafficanti delle navi dei veleni che opera sostanzialmente impunita da 22 anni e per disinnescare la bomba ad orologeria, ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini, costituita dalle navi a perdere e dalle zone franche costiere dove sono stati affondati o seppelliti rifiuti pericolosi o radioattivi”.<br />
Con questa premessa, l’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero da veleni” ha presentato, lo scorso 16 febbraio a Roma al Palazzo della Provincia, la Carta Fondante sottoscritta da un cartello di organizzazioni di categoria e di associazioni impegnate nel campo della tutela dell’ambiente e della salute, della difesa dei diritti civili e nel campo della ricerca. Sono otto i filoni di intervento individuati dall’associazione per contrastare e porre fine ai fenomeni delle “navi dei veleni” e delle “navi a perdere”, finalizzati a contrastare l’azione di chi attenta alla salute del mare.<br />
Ne fanno parte: Agci &#8211; Agrital , Cittadinanza Attiva, Comitato Civico “Natale De Grazia”, Greenpeace Italia, Lega Pesca, Medici per l’Ambiente – ISDE, Movimento “Ammazzateci Tutti”/Fondazione Scopelliti, Slow Food Italia, Società Chimica Italiana, WWF Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/parco-vesuvio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1789" title="parco-vesuvio" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/parco-vesuvio.jpg" alt="parco-vesuvio" width="423" height="317" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>CHI SCENDE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DA PARCO A PATTUMIERA</strong><br />
<em>Una megadiscarica nel cuore della produzione del Lacryma Cristi<br />
Dopo l’apertura della discarica “SARI” a Terzigno si vuole realizzare nello stesso comune una discarica di milioni di tonnellate di rifiuti, la “Vitiello”, in piena area protetta e nel cuore della zona di produzione di uno dei vitigni più importanti d’Italia. Lo ha deciso il Governo, segnando il destino del Parco Nazionale del Vesuvio, un territorio strappato alle ecomafie, all’abusivismo edilizio e al proliferare indiscriminato delle cave. Rischiano così di essere vanificati due decenni di impegno sociale dedicati alla valorizzazione delle biodiversità e dei prodotti esclusivi di un territorio,  riconosciuto dall’Unione Europea con tre livelli di protezione: il Parco nazionale del Vesuvio, le due zone S.I.C. (Sito di Importanza Comunitario), la zona ZPS (Zona di Protezione Speciale) ed infine la designazione dell’UNESCO come Riserva della Biosfera-MAB.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto tratte da:<br />
argacampania.it<br />
</em></p>
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		<title>La transizione agro-alimentare, verso un modello indipendente dai combustibili fossili</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier & documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[a cura di Transition Italia

  La transizione agro-alimentare 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura di Transition Italia</strong></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/natascia/Blog/la_transizione_agroalimentare.pdf"><img class="aligncenter size-large wp-image-1138" title="la_transizione_agroalimentare" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/07/la_transizione_agroalimentare-1024x281.jpg" alt="la_transizione_agroalimentare" width="591" height="162" /></a></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="picleft size-full wp-image-150" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/natascia/Blog/la_transizione_agroalimentare.pdf"> La transizione agro-alimentare </a></p>
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		<title>Pesticidi nel piatto 2009, preoccupazione per l’inversione di tendenza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
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		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[a cura di Massimo Salvi
Solo un frutto su due è risultato privo di agro farmaci. Sono le mele il prodotto più frequentemente contaminato. A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di <strong>Massimo Salvi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solo un frutto su due è risultato privo di agro farmaci. Sono le mele il prodotto più frequentemente contaminato. A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge.<br />
Una diversa attenzione sull’uso dei pesticidi, indipendente dalle multinazionali della chimica, è indispensabile per preservare il ciclo della vita e della fertilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, Pesticidi nel piatto, mostra un paese che ha allentato i ritmi dei controlli. E a fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Non c’è quindi da stare molto tranquilli dal momento che solo un frutto su due è risultato privo di pesticidi e che aumentano i campioni di verdura e derivati con tracce di uno o più residui. Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra quindi essersi arrestato. <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/8_22_pomodori.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1017" title="8_22_pomodori" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/8_22_pomodori.jpg" alt="8_22_pomodori" width="420" height="315" /></a><br />
Già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 25,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le verdure.</strong> Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).<br />
<strong>La frutta.</strong> Si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.<br />
<strong>I vini.</strong> Su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui, che spesso si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato, con i casi record di un campione di uva analizzato in Sicilia che presentava ben 9 diverse sostanze chimiche; e uno analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/pf_1232749vino-posters.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1019" title="pf_1232749vino-posters" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/06/pf_1232749vino-posters.jpg" alt="pf_1232749vino-posters" width="273" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Casi analoghi in campioni di mele analizzata in Campania e di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. E non mancano casi di multiresidui anche nelle verdure, tra cui spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche.<br />
Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti.<br />
Nella cesta della frutta, sono le mele il prodotto più frequentemente contaminato: su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici, ma non sono migliori i risultati delle mele trentine, di Bolzano della Campania o della Sardegna. Preoccupante anche il dato sugli agrumi: in Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui.</p>
<p>Foto tratte da:<br />
truciolisavonesi.it<br />
forum.rai.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>O.G.M.: il reato, le pene e le tutele. Temi d’interesse per le associazioni ambientaliste e non solo.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 08:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier & documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Società & Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Diana Tazzini


Dopo il nuovo no alla fine del divieto di coltivazione di Mais O.G.M. degli Stati Membri torna attuale il tema degli Organismi Geneticamente Modificati. Nel luglio del 2003 il governo italiano, in attuazione di due direttive comunitarie, con il D.Lgs n. 224 disciplina ex novo, rispetto alla normativa del ’93, tale materia. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Diana Tazzini</strong><br />
<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il nuovo no alla fine del divieto di coltivazione di Mais O.G.M. degli Stati Membri torna attuale il tema degli Organismi Geneticamente Modificati. Nel luglio del 2003 il governo italiano, in attuazione di due direttive comunitarie, con il D.Lgs n. 224 disciplina ex novo, rispetto alla normativa del ’93, tale materia. Per OGM la comunità scientifica da sempre intende qualsiasi organismo diverso dall’essere umano il cui materiale genetico venga modificato da quanto si verifica in natura.<br />
Il <strong>D.Lgs. n. 224/03</strong> dispone una serie di misure atte a proteggere la salute umana, animale ed ambientale la cui violazione configura in alcuni casi un illecito amministrativo ed in altri un reato penalmente perseguibile.<br />
Tre gli articoli di interesse: il <strong>34</strong> rubricato dell’emissione deliberata di O.G.M. nell’ambiente; il <strong>35</strong> rubricato dell’immissione di O.G.M. sul mercato ed il <strong>36</strong> disciplinante il pericolo di danno per la salute pubblica o per l’ambiente cagionato dall’emissione deliberata o dall’immissione di O.G.M. sul mercato.<br />
Ai sensi dell’<strong>art. 34 D.Lgs. n. 224/03</strong> chiunque intenda effettuare un’emissione deliberata di O.G.M. nell’ambiente è tenuto a presentare preventivamente una notifica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio. Alla notifica segue un’istruttoria ed una eventuale autorizzazione da parte dell’Autorità adita a tale emissione.<br />
Quattro sono le ipotesi di illecito, per altro trattasi di illecito contravvenzionale, che, stante tale disciplina, possono integrarsi:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>a) <span style="text-decoration: underline;">emissione di O.G.M. senza notifica</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La condotta di chi effettua una emissione di O.G.M. nell’ambiente senza aver prima effettuato la prescritta notifica è punita alternativamente con la pena dell’arresto da 6 mesi a 3 anni o con l’ammenda sino ad € 51.700;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>b) <span style="text-decoration: underline;">emissione di O.G.M. senza autorizzazione<br />
senza attendere la relativa autorizzazione</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La condotta di chi pur avendo provveduto alla necessaria notifica emette O.G.M. senza attendere la relativa autorizzazione o in difetto di tale autorizzazione è punita alternativamente con l’arresto da 6 mesi a 2 anni o con l’ammenda sino ad € 51.700. La ratio della minore entità della sanzione penale è data dal fatto che nell’ipotesi sub a) il Ministero dell’Ambiente non solo non ha dato l’autorizzazione ma è all’oscuro di tutto;</p>
<p style="text-align: center;"><em> <strong>c) <span style="text-decoration: underline;">emissione dello stesso O.G.M. senza notifica<br />
o senza autorizzazione</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La condotta di chi ha già effettuato un’emissione di O.G.M. nell’ambiente nel rispetto della prescritta normativa ma ne effettua una nuova anche dello stesso organismo senza ripercorrere tale procedura è punita con le stesse pene rispettivamente di cui alle ipotesi sub a) e b). La ratio di questa rigidità è dovuta alla necessità di tenere costantemente aggiornato l’autorità competente in ordine ad una materia in evoluzione che anche in un lasso di tempo relativamente breve potrebbe aver raccolto elementi capaci di portare al diniego di una autorizzazione magari precedentemente concessa di un’emissione di O.G.M. nell’ambiente;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>d) <span style="text-decoration: underline;">omessa adozione di misure urgenti<br />
in caso di modifiche dell’emissione</span> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La condotta di chi, in violazione di norme di legge, omette di comunicare al Ministero dell’Ambiente le prescritte informazioni e quella di adottare comunque le misure urgenti atte ad arginare il pericolo è punita nella prima ipotesi a titolo di illecito amministrativo con al sanzione pecuniaria da € 7.800 ad € 46.500, nella seconda ipotesi  a titolo di contravvenzione anche in questo caso con<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/1198167507247_ogm.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-714" title="1198167507247_ogm" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/1198167507247_ogm-178x178.jpg" alt="1198167507247_ogm" width="178" height="178" /></a> la pena alternativa dell’arresto sino a 2 anni o dell’ammenda sino ad € 51.700;</p>
<p style="text-align: justify;">Stesse ipotesi di reato e stesse pene sono lo scenario che si apre anche per <strong>chiunque immette sul mercato O.G.M. senza notifica o senza autorizzazione</strong>, con la differenza che per immissione la normativa intende la messa a disposizione di terzi dell’O.G.M. dietro compenso o gratuitamente. In questa fattispecie di reato, sancita e disciplinata dall’<strong>art. 35 D.Lgs. n. 224/03</strong>, nell’ipotesi di nuova immissione sul mercato, laddove la prima fosse stata effettuata in uno Stato Membro, muta l’Autorità competente a ricevere la notifica ed a concedere la relativa autorizzazione che non sarà più il Ministero dell’Ambiente ma l’Autorità competente per quello Stato Membro.<br />
Il successivo <strong>art. 36 D.Lgs. n. 224/03</strong> punisce con la pena <span style="text-decoration: underline;">non più alternativa</span> dell’arresto da 6 mesi a 1 anno e con l’ammenda da € 2.600 sino ad € 25.900, la <strong>condotta di chi, con l’emissione o l’immissione di O.G.M. sul mercato, provoca pericolo per la salute umana e ambientale</strong>, prevedendo a carico del soggetto agente anche l’obbligo della bonifica dei luoghi, del loro ripristino unitamente al risarcimento del danno non altrimenti eliminabile.<br />
Due le considerazioni da fare. Innanzitutto va precisato che il reato di cui all’art. 36 non assorbe né quello disciplinato dal 34 né quello del 35 creando così un’ipotesi di concorso di reati. Ciò significa che chiunque immetta sul mercato O.G.M. senza la prescritta autorizzazione cagionando così un pericolo per l’ambiente risponderà sia del reato di cui all’art. 35, comma 2, che di quello di cui all’art. 36, comma 1, D.Lgs. n. 224/03.<br />
Ulteriore specificazione è che la norma stabilisce che il reato in oggetto viene assorbito da un eventuale reato più grave che il soggetto agente, con una medesima condotta, potrebbe integrare.<br />
Per fare un esempio: se in conseguenza dell’immissione su mercato di un O.G.M. si verifichi un’epidemia il soggetto agente risponderà del solo delitto (non più contravvenzione) di cui all’art. 438 c.p. perché più grave rispetto alla contravvenzione di cui all’art. 36 D.Lgs. n. 224/03.<br />
Da notare che il reato in oggetto è un reato di pericolo e non di evento non essendo necessario, stando al tenore della norma, che il danno alla salute o all’ambiente si sia verificato nella realtà, essendo sufficiente la loro messa in pericolo.<br />
Per quanto concerne poi il danno per l’ambiente, intenso qui in senso estensivo di qualsivoglia forma vegetale ed animale, va ricordato che non tutte le tipologie di pericolo rilevano ai fini dell’art. 36, essendo espressamente richiesto un <strong>pericolo rilevante e persistente </strong>e<strong> quindi di notevole entità e duraturo</strong>. Va da ultimo sottolineato che la condotta del responsabile del reato non deve necessariamente essere commissiva, ovvero consistere in un’azione, ben potendo il reato essere integrato con una mera condotta omissiva come l’inerzia.<strong></strong></p>
<p><strong>La tutela  delle associazioni ambientaliste</strong><br />
In tema di reati ambientali sono stati molti i dibattiti e gli orientamenti giurisprudenziali di merito e di legittimità che si sono susseguiti negli anni in ordine alla legittimazione passiva delle associazioni ambientaliste nei procedimenti penali in atto</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/ogm01.jpg"><img class="size-full wp-image-715 aligncenter" title="ogm01" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/ogm01.jpg" alt="ogm01" width="273" height="315" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Prima della legge n. 349/86</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell’entrata in vigore della legge n. 349/86, istitutiva del Ministero dell’ambiente, la giurisprudenza di merito aveva risolto affermativamente la questione statuendo la possibilità per tali associazioni di costituirsi parte civile ogni qualvolta il reato offendesse lo scopo o il fine di quella associazione. Per questa via, nei primi ani ‘80 era stata ritenuta ammissibile la costituzione di parte civile di una sezione locale del WWF, trattandosi di ente titolare di interessi collettivi giuridicamente tutelabili, in un processo penale per lottizzazione abusiva.<br />
Contrariamente a quanto affermato dalla giurisprudenza di merito la Cassazione in quegli anni affermava l’insussistenza in capo alle associazioni di un qualsivoglia danno, patrimoniale e non, tale da giustificare la loro costituzione di parte civile, tanto è vero che nel 1986 la Suprema Corte escludeva il WWF Fondo Mondiale per la Natura dalla costituzione di parte civile e dalla relativa richiesta dei danni in un procedimento per il delitto di avvelenamento colposo di acque destinate all’alimentazione adducendo in capo all’associazione la sussistenza di un semplice interesse diffuso, per cui dal delitto non derivava all’ente un danno patrimoniale o non patrimoniale ricollegabile alla lesione di tale diritto .</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La legge n. 349/86 e il T.U. n. 267/2000</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’art. 18 della l. n. 349/86 stabiliva che l’azione di risarcimento del danno ambientale doveva essere promossa dallo Stato o dagli enti pubblici territoriali.<br />
Alle associazioni ambientaliste veniva riconosciuto:    &#8211; dal comma 4 un potere di denuncia dei fatti lesivi di cui venivano a conoscenza;<br />
- dal comma 5 la facoltà di intervenire nei giudizi per danno ambientale anche in sede penale.<br />
Il T.U. n. 267/00 ampliava le prerogative delle associazioni riconosciute (il riconoscimento di dette associazioni era stabilito dall’art. 13 della legge n. 349/86), attribuendo alle stesse una legittimazione a stare in giudizio in sostituzione dello Stato o degli altri enti territoriali nel cui territorio si trova il bene oggetto del fatto lesivo. Era stata sancita la loro legittimazione sussidiaria.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La vigente normativa: il D.Lgs. n. 152/2006</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo Testo Unico in materia ambientale ha abrogato l’intera disciplina precedente, ivi compreso l’art. 18 della l. n. 349/86 eccezion fatta per il suo comma 5 ovvero per quella parte della normativa che prevedeva il potere per le associazioni, individuate ex art 13 della medesima legge, di intervenire nei giudizi per danno ambientale e di ricorrere in sede amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi. (per dovere di completezza si fa presente che il T.U. in commento disciplina anche tutta la parte relativa ai poteri di denuncie ed osservazioni da parte delle associazioni ambientaliste al Ministero dell’Ambiente).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In conclusione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie anche alla concezione moderna di danno sotto la triplice dimensione di personale, sociale e pubblico, la Cassazione penale nel 2006 e nel 2007, anche sotto la vigente, ed in apparenza più restrittiva normativa, sembra non avere difficoltà alcuna a <strong>garantire l’accesso per le associazioni ambientaliste</strong> alla giustizia penale nel caso lamentino la l<strong>esioni di un interesse proprio sia costituendosi parte civile sia esercitando diritti e facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato</strong>, a patto che di questa abbiano uno specifico  consenso.</p>
<p style="text-align: left;">Foto tratte da:<br />
greencrossitalia.it<br />
regione.toscana.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.informazionesostenibile.info/713/ogm-il-reato-le-pene-e-le-tutele-temi-d%e2%80%99interesse-per-le-associazioni-ambientaliste-e-non-solo/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Per i contadini: una campagna</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/589/per-i-contadini-una-campagna/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 08:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Massimo Angelini
(Campagna popolare per l&#8217;agricoltura contadina)
Il 17 gennaio 2009 a Torriglia (Genova) si è svolto il primo incontro di coordinamento sull’iniziativa e il giorno stesso è stato pubblicato il sito della campagna www.agricolturacontadina.org/
I promotori e contitolari della Campagna sono cinque organizzazioni: di queste tre fanno parte della Rete Semi Rurali: il Consorzio della Quarantina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Massimo Angelini</strong><br />
(Campagna popolare per l&#8217;agricoltura contadina)</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 gennaio 2009 a Torriglia (Genova) si è svolto il primo incontro di coordinamento sull’iniziativa e il giorno stesso è stato pubblicato il sito della campagna www.agricolturacontadina.org/</p>
<p style="text-align: justify;">I promotori e contitolari della Campagna sono cinque organizzazioni: di queste tre fanno parte della Rete Semi Rurali: <em>il Consorzio della Quarantina e Civiltà Contadina.</em> Le altre organizzazioni sono: <em>Rete Bioregionale Italiana, Associazione Antica Terra Gentile, Rete Corrispondenze e Informazioni Rurali. </em><br />
Oltre ai promotori, finora sostengono la Campagna il collettivo <em>Critical Wine/Terra e Libertà</em> di Genova, la rivista <em>AAM Terra Nuova</em>, il sito www.ruralpini.it Per aderire o sostenere l’iniziativa e per firmare il testo della proposta, si può scrivere a campagna@agricolturacontadina.org o telefonare al n° 347.9534511</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Le ragioni di questa campagna di importanza storica</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La raccolta di firme intende sollecitare il varo di provvedimenti legislativi che riconoscano l’agricoltura contadina e liberino il lavoro dei contadini dalla burocrazia. Quello che la campagna si prefigge è l&#8217;accoglimento di alcuni principi. Sarà poi cura del legislatore (in sede nazionale e regionale) tradurli in articoli di appositi provvedimenti legislativi e/o applicarli nell&#8217;ambito della legislazione sull&#8217;agricoltura, le aree rurali, la montagna. La Campagna riguarda una proposta articolata in 5 punti, per iniziare a distinguere l’agricoltura contadina (quella rivolta prevalentemente alla vendita diretta senza intermediari dei prodotti) dall’agricoltura basata sulle produzioni specializzate e su larga scala, sulle monocolture, sulla forte meccanizzazione e su un altrettanto intenso uso della chimica, sulla vendita ad industre trasformatrici o alla grande distribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una realtà che coinvolge le valli alpine, le colline, ma anche le aree periurbane e di &#8220;conurbazione diffusa&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">A giudizio dei promotori e dei sostenitori della campagna politica appena iniziata, mantenere sotto lo stesso regime fiscale, previdenziale, normativo, burocratico queste due realtà così abissalmente<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pastori3.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-591" title="pastori3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pastori3-269x177.jpg" alt="" width="269" height="177" /></a> diverse  porta &#8211; che i decisori politici ne siano consapevoli o meno &#8211; alla  &#8220;pulizia etnica&#8221; di quei contadini, pastori, piccoli allevatori che ancora caparbiamente resistono nelle aree &#8220;marginali&#8221;, ma impedisce anche il ritorno alla terra di giovani che vorrebbero avviare nuove attività legate alle produzioni biologiche, all&#8217;agriturismo, alle fattorie didattiche. E questo vale non solo nelle vallate più interne ma anche nelle aree a forte urbanizzazione dove, oggi, l&#8217;unica azienda agricola che può operare è quella polivalente, famigliare, basata sulla vendita diretta di prodotti che si differenziano da quelli dell&#8217;agroindustria ma anche di servizi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Agricoltura contadina: &#8220;marginale&#8221; solo in base ad un PIL che conta come reddito la distruzione delle risorse e non  la cura dei danni alla salute e all&#8217;ambiente</em><br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/taneraosvaldo2.jpg"><img class="picleft size-medium wp-image-590" title="taneraosvaldo2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/taneraosvaldo2-158x178.jpg" alt="" width="158" height="178" /></a><br />
Non c&#8217;è futuro per l&#8217;agricoltura contadina (sia quella dei piccoli produttori rurali tradizionali che quella dei neo-contadini)  se non viene sollevata dagli adempimenti amministrativi e dai regimi di autocontrollo previsti per le imprese agricole, se non le si applica un trattamento fiscale che ne riconosce il carattere di attività solo in parte commerciale. Un vero peccato perchè c&#8217;è assoluto bisogno di un rilancio dell&#8217;agricoltura contadina  che, per il solo fatto di esistere, produce molte e grandi utilità per il territorio e per la società in generale. L&#8217;agricoltura contadina non produce, in termini di PIL, che una frazione dell&#8217;agroindustria. Ma se usassimo altri parametri &#8211; che tengono conto di indicatori ambientali e sociali  &#8211; ci accorgeremmo che la bilancia tra il contributo dei due sistemi si inverte. L&#8217;agroindustria è causa di pesantissimi impatti ambientali che compromettono le risorse naturali (a partire dalla fertilità della terra e della purezza dell&#8217;acqua), mettono a rischio la salute della generazione presente e  il futuro delle generazioni a venire. L&#8217;agricoltura contadina mantiene quella biodiversità che i sistemi agricoli industriali (generosamente sovvenzionati dalla mano pubblica) distruggono, conserva i saperi tradizionali, le tecniche e dei prodotti locali, mantiene nelle residue campagne e nelle aree montane una consistenza demografica minima, tale da giustificare la presenza di servizi senza i quali lo spopolamento sarebbe totale.<br />
L&#8217;economia locale cosa potrebbe offrire senza il paesaggio, senza le tradizioni, senza prodotti dell&#8217;artigianato alimentare? Quali menù “km zero” o semplicemente quale offerta gastronomica territoriale potrebbero offrire le &#8220;Osterie tipiche&#8221; senza i piccoli produttori rurali che hanno salvato produzioni messe alla gogna dall&#8217;igienismo e dalla smania di standardizzazione? Quali stimoli per il turista se trova ovunque le stesse cose (paesaggi, prodotti, colture e culture)? E quanto costano i disastri ambientali (in termini di danni e opere ingegneristiche di prevenzione) legati all&#8217;abbandono delle colline e delle montagne, al venir meno della presenza capillare dei contadini e della loro cura di prati, pascoli, boschi?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La partecipazione attiva dei consumatori è la chiave del successo della campagna</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo positivo dell&#8217;agricoltura sull&#8217;ambiente e l&#8217;economia locale non può derivare da un settore agricolo che occupa solo il 2% della popolazione attiva. Una società sostenibile deve prevedere un ritorno alla terra e anche un recupero alla coltivazione di tante risorse territoriali abbandonate (basti pensare ai terrazzamenti inselvatichiti, alle boscaglie che arrivano al limitare dei villaggi). Certo è difficile coltivare certi terreni; non si possono usare i terzisti con le maxi macchine. Ma se il contadino non è vessato dalla burocrazia e ha la possibilità di vendere i propri prodotti attraverso canali che ne riconoscano il valore, la &#8220;marginalità&#8221; viene relativizzata e in qualche caso ribaltata.<br />
Liberato dalla burocrazia il contadino può dedicarsi a &#8220;coltivare&#8221;i rapporti con il consumatore (a pochi passi dall&#8217;azienda o in una città vicina). Dove l&#8217;accesso ai mercati è meno facile saranno i GAS o altri schemi di contatto diretto tra consumatori e contadini a dare una mano (altrimenti che senso ha definirsi solidali?). Non c&#8217;è agricoltura contadina oggi senza coinvolgimento attivo del consumatore (coproduttore) che sia residente in area rurale o anche abitante delle città. <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/massimocuriglia.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-592" title="massimocuriglia" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/massimocuriglia-266x178.jpg" alt="" width="266" height="178" /></a><br />
Al di là di un singolo atto di acquisto il consumatore può spingersi a fare un abbonamento spesa, contratti di acquisti anticipato e persino acquistare la comproprietà di una mucca o di un albero o alcuni parti di vigneto rispolverando vecchie tradizioni contrattuali (compartecipazioni, soccide, mezzadria) messe al bando dalla &#8220;modernità&#8221;, ma che oggi vanno viste in una luce completamente diversa. Al consumatore attivo, consapevole che senza agricoltura contadina la prospettiva è la &#8220;dittatura alimentare&#8221; (ogm, monopolio della grande distribuzione e dell&#8217;agroindustria) va chiesto non solo di sostenere la campagna per l&#8217;agricoltura contadina ma di esserne parte attiva e propositiva sullo stesso piano dei produttori.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: a cura di M.A.</p>
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