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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; Interviste</title>
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		<title>&#8220;Così ci uccidono&#8221; , Se non li fermiamo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Emiliano Fittipaldi
Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.
Tra le sue inchieste:  il volume “Profondo Italia” con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a <strong>Emiliano Fittipaldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Emiliano Fittipaldi è uno dei rari inviati “vecchio stile” anche se ha solo 35 anni. Proviene dal “Corriere della Sera”, è passato nel 2005 al “Il Mattino” di Napoli nella redazione economica;  dal 2007 è a “L’Espresso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le sue inchieste:  il volume <em>“Profondo Italia”</em> con Dario Di Vico (ex vicedirettore, ora inviato del “Corsera”), edito dalla BUR; numerosi servizi sull’emergenza rifiuti in Campania (che hanno portato alla perquisizione del suo ufficio e di quello di un collega  da parte delle forze dell’ordine); un’ illuminante ed istruttiva incursione nei tribunali incustoditi dove è stato ripreso mentre consultava indisturbato documenti top secret; la segnalazione dell’eroica opera svolta dalle truppe di San Guido Bertolaso che hanno fatto saltare con l’esplosivo una storica diga in sito Unesco in preparazione del G8 alla Maddalena;  la recente denuncia dello smaltimento di scorie radioattive da parte dello stabilimento Fiat di Cassino ed ora l’inchiesta sulle connessioni tra cosche mafiose, grandi aziende delle telecomunicazioni e senatori eletti all’estero in modo dubbio (e, peraltro, già precedentemente inquisiti).</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1811" title="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c.jpg" alt="6a00d8341c684553ef01310f2ec5f4970c" width="130" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da poco è uscito il suo libro, edito da Rizzoli, <strong>“Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni”</strong>. E’ una denuncia circostanziata di come il Bel Paese galleggi oramai su un<em> “ fondo &#8220;gelatinoso&#8221;    familistico, combriccolare, spregiudicato, avidissimo” </em>(come scrive <em>D’Avanzo</em> sulla Repubblica) e che è fatto soprattutto di veleni. Sono in ciò che mangiamo, respiriamo, beviamo. Sono le fondamenta dei luoghi in cui lavoriamo e malamente viviamo.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>La prefazione del tuo nuovo libro “Così ci uccidono” è subito un pugno allo stomaco. Il proprietario di un’azienda – invano portata in giudizio &#8211; che in Sicilia inquina l’ambiente e danneggia la salute dei suoi operai  è il padre dell’attuale Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo.  Un macro conflitto d’interessi tra potere/profitto e salute/ambiente: altri  immagino ne descriverai in questo libro.  Quali altri ne hai individuati  nel corso delle tue inchieste?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Giuseppe Prestigiacomo è stato indagato perché accusato di avvelenare i suoi operai. Il processo è finito in prescrizione nel 2008. Oggi è ancora imputato per danneggiamenti ambientali. L&#8217;assurdo è che la fabbrica è controllata da una holding di cui Stefania è stata socia di maggioranza fino al 2009. Un ministro dell&#8217;Ambiente proprietaria di fabbriche inquinanti si può vedere solo in Italia. Ma le assurdità che ho trovato lavorando all&#8217;inchiesta sono tante: tralasciando l&#8217;inchiesta sul traffico illecito di rifiuti in cui sono coinvolte aziende top come Lucchini e Marcegaglia, ho trattato delle accuse ad Andrea Benetton, che avrebbe inquinato alcune sue proprietà vicino Caserta, della devastazione causata dall&#8217;Ilva di Emilio Riva a Taranto, dei bimbi malati vicino Roma, dove hanno insistito per decenni  le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">D.    <em>L’atteggiamento apatico che, sempre nel tuo libro, ha l’operaio siciliano avvelenato dalla Ved dei Prestigiacomo  è un po’ quello della maggior parte dei suoi colleghi ed anche, temo, di buona parte del sindacato attuale. Non ti pare che oggi il sindacato sia più concentrato sulla tutela del lavoro e del reddito che non sulla tutela della salute e dell’ambiente di lavoro?</em></p>
<p style="padding-left: 60px;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1814" title="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza_rifiuti_napoli-campania1.jpg" alt="monnezza_rifiuti_napoli-campania1" width="317" height="330" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.     Il sindacato vive uno dei momenti più difficili della sua storia: non riesce a difendere i redditi dei lavoratori, gode di scarso favore da parte dell&#8217;opinione pubblica, è troppo occupato alle lotte intestine per il potere e le poltrone. La sicurezza degli operai  mi sembra l&#8217;ultimo dei suoi problemi.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.  Non ti pare che anche le associazioni ambientaliste abbiano sottovalutato in questi ultimi anni la stretta relazione tra il diritto al lavoro e alla salute e la tutela dell’ambiente? E se sì, non pensi che nei prossimi anni possa verificarsi uno scontro tra lavoratori dipendenti e ambientalisti? </em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Andrei ancora a monte. A me preoccupa soprattutto l&#8217;assenza di una forte cultura ambientalista in Italia. Tranne comitati che nascono per emergenze territoriali e specifiche (vivaddio) come quelli per il “no agli inceneritori” o quelli che difendono la Val di Susa, negli ultimi vent&#8217;anni l&#8217;Italia si è allontanata dall&#8217;Europa. In parlamento i Verdi sono stati spazzati via, le tematiche ambientali  fregano a nessuno. Restano in pochi, spesso inascoltati, a trattare di ambiente e salute.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D. Perché in Italia manca una visione di sviluppo industriale rispettoso per l’ambiente? E’ solo un problema di ingordigia, di rapina e sfruttamento (anche della natura oltre che degli esseri umani), di miopia imprenditoriale oppure di totale disinteresse per le generazioni future (compresi i propri eredi)?</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg"><img class="size-full wp-image-1815 picleft" title="monnezza" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/monnezza.jpg" alt="monnezza" width="300" height="193" /></a><br />
</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    L&#8217;illegalità si diffonde a macchia d&#8217;olio, come un cancro. Io sono campano, e ho scritto questo libro cercando di capire se la devastazione della mia regione fosse un unicum, o se invece le abitudini di Gomorra  rischiavano di tracimare nel resto della penisola. Ecco: ho scoperto che gli affari milionari che si fanno risparmiando in smaltimento della “monnezza” tossica e degli scarti industriali, la cattiva qualità di alimenti e bevande, la totale assenza di ogni scrupolo nei confronti della pelle di tutti (avvelenatori compresi) tutto ciò è un fenomeno nazionale.<em></em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>D.    Tu hai scritto </em>“I veleni trasudano dalle fondamenta delle scuole. Dai giardini degli ospedali. Dagli anfratti dove sono stati seppelliti. Un letame tossico che contamina un territorio grande come la Liguria(…). Siamo in pericolo nei gesti più semplici e vitali: vivere, respirare, bere, nutrirsi; in pericolo, nonostante per proteggerci siano state bruciate cifre incalcolabili di soldi pubblici. Soldi nostri, finiti in privatissime tasche”<em>. Cosa potremmo fare per rovesciare le loro tasche e invertire la tendenza? Esistono esempi di buone pratiche altrove? E qui da noi?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">R.    Bisogna diffondere le informazioni, bisogna indignarsi, e raccontare. Quello che si sa, la verità che nessuno vuole sentir dire. Per modificare l&#8217;etica di una nazione c&#8217;è bisogno  di tempo. Tanto tempo. Se nessuno inizia, però, non cambierà mai.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Foto tratte da:</em><em><br />
stampalibera.com<br />
Confcommerciocampania.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="size-full wp-image-150 picleft" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a> <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/cosi-ci-uccidono-e28093-il-libro-di-efittipaldi.pdf">Così ci uccidono &#8211; E. Fittipaldi</a></p>
<p><em></em></p>
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		<title>Rinaturare la natura: per aiutarla ad aiutarci</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[intervista di Marco Menichetti all’ingegner Maurizio Bacci
Esondazioni, smottamenti e cedimenti del terreno si sono ripetuti con frequenza negli ultimi mesi in varie zone del Paese, dalla Sicilia alla Liguria, passando per la Campania e la Toscana, solamente per citare gli episodi più rilevanti che, purtroppo, sono stati accompagnati da lutti e gravissimi danni economici.
C’è chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>intervista di</em> <strong>Marco Menichetti</strong> all’ingegner <strong>Maurizio Bacci</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esondazioni, smottamenti e cedimenti del terreno si sono ripetuti con frequenza negli ultimi mesi in varie zone del Paese, dalla Sicilia alla Liguria, passando per la Campania e la Toscana, solamente per citare gli episodi più rilevanti che, purtroppo, sono stati accompagnati da lutti e gravissimi danni economici.<br />
C’è chi se la cava parlando di fatalità. Qualcun altro, più seriamente, suggerisce connessioni e similitudini con quanto sta avvenendo nell’intero Pianeta, anche a causa dei cambiamenti climatici in corso.<br />
Dopo i ripetuti appelli lanciati dai vertici della Protezione Civile, dobbiamo anche interrogarci sulle cause strettamente collegate alle condizioni in cui è stato ridotto il territorio italiano, indicando soluzioni e rimedi efficaci e risolutivi anche sul medio-lungo periodo.<br />
Ne abbiamo parlato con Maurizio Bacci, il primo ingegnere ambientale laureatosi in Italia, nel 1986, membro per diversi anni della Commissione Nazionale di Valutazione Ambientale delle grandi opere presso il Ministero dell’’Ambiente e che è da sempre impegnato in progetti di riqualificazione fluviale.<br />
Ecco cosa ci ha detto in proposito.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1716" title="fotobacci1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci1.jpg" alt="fotobacci1" width="216" height="329" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ingegner Bacci, che idea si è fatto sulle cause delle esondazioni in Toscana, le ultime di una lunga serie avvenute negli ultimi tempi in Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La causa principale è l&#8217;elevata antropizzazione di un territorio che, per sua naturalità, funziona da bacino scolante dell&#8217;importante sistema idrografico Apuane-Garfagnana-Versilia. In Toscana, come nel resto d’Italia, spesso si continua a costruire anche in aree ad elevata pericolosità idraulica, confidando poi di metterle in sicurezza con opere di innalzamento degli argini e con la costrizione dei fiumi in alvei sempre più stretti.<br />
Le concause più significative sono l&#8217;artificializzazione del reticolo idrografico - con opere idrauliche convenzionali e la rimozione di vegetazione ed elementi di diversità morfologica -, un uso del suolo che ne riduce la capacità di assorbimento e di rallentamento idraulico e l&#8217;utilizzo delle aree naturalmente esondabili, a cui si aggiunge l&#8217;incremento delle piogge e degli eventi intensi dovuti ai mutamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i costi che stiamo tutti subendo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se per costi si intende il denaro speso per riparare i danni e manutenere il territorio, questi costi sono rilevanti, dell’ordine di decine di milioni di euro all’anno. Il problema più serio è che si continua ad agire dopo l&#8217;emergenza, moltiplicando all’infinito gli interventi di soccorso e alimentando un flusso di denaro in uscita dalla casse dello Stato che continuerà ad ingrossarsi anche in futuro.<br />
Si fa poco e si investe poco a livello di prevenzione e di riorganizzazione socio-territoriale, con opere durature e che prevedono minori costi di manutenzione, un minor numero di interventi di ripristino e con effetti limitati sull&#8217;ambiente.<br />
A tutto ciò, poi, dobbiamo aggiungere i costi indiretti, relativi al degrado paesaggistico-ambientale e quantificabili anche in termini di riduzione della qualità della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci2.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1717" title="fotobacci2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci2.jpg" alt="fotobacci2" width="268" height="399" /></a>Sono questi dei segnali di un fenomeno ben più ampio di degrado del territorio e di assenza di una politica efficace di prevenzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che i casi di oggi non costituiscono un problema isolato, ma sono un esempio di come sia tipicamente gestito il territorio in Italia.<br />
Già da vent’anni &#8211; con la legge quadro sulla difesa del suolo, la n. 183/89 &#8211; è stato dato avvio, in linea teorica, ad un nuovo approccio, basato sulla programmazione e su criteri lungimiranti di intervento. In realtà, sebbene qualche passo avanti sia stato fatto, ha ancora prevalso il sistema di interessi legato allo sviluppo economico fine a se stesso, assieme ad una cultura ancorata alle solite logiche delle grandi opere infrastrutturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel settore della manutenzione molto spesso si opera in maniera inadeguata. Quando si interviene sugli argini, ad esempio, si dovrebbe valutare il danno dei tagli a raso, sia per il fiume che per gli argini stessi; bisognerebbe invece gestire la vegetazione con tecniche alternative, tagliando dove serve e lasciando ciò che è necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Avere cura del territorio e prevenire i rischi idrogeologici è possibile? Quali sono gli impegni che il governo, le regioni e le istituzioni locali dovrebbero adottare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avere cura del territorio non solo è possibile, ma conviene in tutti i sensi alla comunità, ai cittadini e alle stesse istituzioni. Numerosi studi, ma anche molte applicazioni, effettuati soprattutto all&#8217;estero, dimostrano in modo inconfutabile quanto sia valido un approccio più attento alle dinamiche naturali e che punti alla manutenzione &#8220;leggera&#8221; e alla prevenzione.<br />
Deve essere urgentemente attuata una politica che preveda nuovi spazi per i fiumi, anche attraverso delocalizzazioni e assicurazioni per chi si trova a vivere in aree a rischio. In altri paesi europei, come l&#8217;Inghilterra o la Svizzera, esiste la formula per cui se si vuole vivere in una determinata area si deve pagare un’assicurazione che copra dal rischio di esondazione, rendendo di fatto poco appetibili da un punto di vista edificatorio le aree a più alto rischio idraulico.<br />
Per fortuna, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso anche qui da noi. Il CIRF, Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale &#8211; l&#8217;associazione di cui sono fra i fondatori &#8211; da oltre dieci anni opera in tal senso, documentando e promuovendo le nuove buone pratiche, a livello pianificatorio, progettuale, gestionale, formativo e culturale. E&#8217; in questo senso che anche gli enti preposti dovrebbero agire: avviando studi e progetti pilota che coinvolgano nuove professionalità, e non solo i soliti ingegneri idraulici, poiché il problema è di carattere multicriteriale e quindi multidisciplinare.<br />
La cosa più importante, però, è che le istituzioni si mettano in testa di voler superare il perverso meccanismo dello sfruttamento antropico del suolo a fini speculativi o puramente di ricavo economico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci3.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1718" title="fotobacci3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/fotobacci3.jpg" alt="fotobacci3" width="362" height="279" /></a>Gli interventi di rinaturazione possono offrire un contributo efficace per migliorare la situazione? Ci sono leggi, risorse e programmi di azione che puntano su questo tipo di interventi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La rinaturazione è necessaria poiché siamo giunti a un forte squilibrio del funzionamento del sistema naturale, che quindi &#8220;si sfoga&#8221; in modo incontrollabile e imprevisto. La rinaturazione del sistema territorio ci serve per &#8220;aiutare la natura ad aiutarci&#8221;.<br />
Dobbiamo quindi modificare l&#8217;atteggiamento nei confronti del sistema naturale, passando dalla difesa della natura all&#8217;alleanza con la natura. Rinaturare significa anzitutto ripristinare il funzionamento del sistema ecologico in modo tale che esso riconquisti la capacità di &#8220;assorbire&#8221; la forza degli eventi, che altrimenti si sfogherebbero in modo incontrollato. Un esempio è l&#8217;incentivazione della aree di laminazione dei fiumi, da tutelare e ripristinare laddove siano state eliminate, proprio per lasciare un adeguato spazio di deflusso nei momenti di maggiore e più intensa portata.<br />
E&#8217; ovvio che ciò non sia facile, poiché abbiamo delimitato e confinato l&#8217;ambiente naturale, che non ha più a disposizione dei luoghi dove poter espletare le proprie dinamiche.<br />
In definitiva, quindi, dobbiamo metterci in testa che l&#8217;unica via di uscita è restituire all’ambiente naturale uno spazio adeguato, tale da ripristinare il sistema sia da un punto di vista ecologico che come &#8220;assorbitore idro-energetico&#8221;.<br />
Le leggi ci sarebbero, anche se sul piano giuridico vi sono alcuni conflitti e carenze che andrebbero risolti. Le risorse e i piani di azione che vanno in tale direzione sono invece pochissimi. Ma, sottolineo, è parimenti necessario un cambio culturale, non solo attraverso azioni formative -educative ma anche cercando di coinvolgere emotivamente soprattutto i giovani, riportandoli a contatto con l&#8217;elemento idrico e l&#8217;affascinante ambiente fluviale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Può menzionare dei casi di progetti italiani di rinaturazione che hanno prodotto dei risultati?<br />
Quali sono gli elementi fondamentali che permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente ho iniziato a portare avanti questi principi, sia nella formazione e divulgazione che nell&#8217;attività tecnica professionale, da circa vent’anni, in una fase pionieristica. Con i miei collaboratori abbiamo curato diversi progetti che applicano le tecniche di ingegneria naturalistica per la difesa del suolo dall&#8217;erosione, con ottimi successi. Per esempio quelli sugli affluenti del Fiume Arno in provincia di Firenze, ove portiamo studenti da tutta Italia.<br />
Un intervento molto interessante lo abbiamo realizzato proprio in Versilia, nell&#8217;ambito della cassa di espansione del Lago di Porta, presso Massa. Abbiamo progettato e realizzato interventi di mitigazione ambientale degli impatti delle opere idrauliche previste, interventi di consolidamento e rivestimento delle scarpate con tecniche di ingegneria naturalistica e la riqualificazione e sistemazione naturalistica delle aree degradate.<br />
Altri esempi significativi sono documentati sul sito del <a href="http://www.cirf.org">CIRF</a> e nel libro manuale &#8220;La Riqualificazione Fluviale in Italia&#8221;, curato dal CIRF ed edito da Mazzanti.<br />
In generale, gli elementi chiave che permettono di raggiungere gli obiettivi sono la conoscenza del sistema, naturale e antropico, ove si va a intervenire, l&#8217;adozione di un approccio multicriteriale e integrato, l&#8217;adozione del principio di dare spazio alla natura, il ricorso a tecniche &#8220;naturalistiche&#8221; e la partecipazione degli attori interessati (gestione ottimale del conflitto e ricerca della soluzione &#8220;a massima soddisfazione complessiva&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/porta.pdf"></a><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png"><img class="picleft size-full wp-image-150" title="pdf" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pdf.png" alt="pdf" width="32" height="32" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/01/porta.pdf">Il Pdf qui allegato esemplifica l’intervento operato sul Lago di Porta, presso Massa. </a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto: per concessione dell&#8217;intervistato<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corniglia, Cinque Terre – Vittoria al Consiglio di Stato sull’ex Villaggio Europa: l’avvocato Daniele Granara  illustra l’importanza della sentenza</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/749/corniglia-cinque-terre-%e2%80%93-vittoria-al-consiglio-di-stato-sull%e2%80%99ex-villaggio-europa-l%e2%80%99avvocato-daniele-granara-illustra-l%e2%80%99importanza-della-sentenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di A. T.
Con la recente sentenza del Consiglio di Stato dovrebbe dirsi terminata la querelle sull’ex Villaggio Europa che ha visti contrapposti nei vari gradi di giudizio Verdi Ambiente Società (VAS), col Circolo 5 Terre “Pierpaolo Guelfi” e alcuni privati da un lato, e il Parco nazionale delle Cinque Terre, la Regione Liguria, il Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Di A. T.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con la recente sentenza del Consiglio di Stato dovrebbe dirsi terminata la querelle sull’ex Villaggio Europa che ha visti contrapposti nei vari gradi di giudizio Verdi Ambiente Società (VAS), col Circolo 5 Terre “Pierpaolo Guelfi” e alcuni privati da un lato, e il Parco nazionale delle Cinque Terre, la Regione Liguria, il Comune di Riomaggiore e i proprietari dell’area incriminata dall’altro (nel corso dei vari procedimenti si sono defilati il Comune di Vernazza, la Provincia della Spezia e la Sovrintendenza alle Belle Arti). Il CdS ha respinto – all’inizio di marzo &#8211; i ricorsi contro la precedente sentenza (favorevole agli ambientalisti) del TAR Liguria, presentati dalla Regione, dal Parco Nazionale delle 5 Terre, dal Comune di Riomaggiore e dalla proprietà dell’ex Villaggio Europa.<br />
Peccato che i giornali locali abbiano dato prevalente risalto alle enunciazioni del Parco delle 5 Terre (per il quale la bocciatura del CdS si è trasformata in una vittoria che permetterebbe di ricostruire, secondo un nuovo progetto ridimensionato) e del proprietario dell’area (formalmente arresosi, ma intenzionato a lasciare invariato il degrado), senza sentire il bisogno di approfondire il primo comunicato di vittoria dei VAS con un’intervista  all’artefice della suddetta, l’avvocato <strong>Daniele Granara</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma del fatto che, nonostante le “censure” della stampa, il tema è di forte interesse per gl’iscritti e i simpatizzanti ambientalisti, l’illustrazione dell’iter procedurale da parte dell’avvocato è stata seguita con attenzione all’incontro di sabato 21 marzo alla Spezia.<br />
Per l’avvocato Granara, già al TAR Liguria era stato raggiunto un primo risultato importante: l’annullamento per motivi di carattere urbanistico del piano di recupero dell’ex villaggio destinato a mega-hotel .<em> “La situazione attuale &#8211; ha spiegato Granara &#8211; è rappresentata da bungalow abusivi sottoposti ad istanza di condono che non è stata ancora evasa. In pratica, avrebbero fatto il piano di recupero e poi concesso il condono sulla base del recupero. Ma il TAR Liguria ha detto che ciò non era possibile”. E ha proseguito: “Rispetto al TAR Liguria, il Consiglio di Stato ci ha dato ragione sotto altri profili che sono per noi molto più importanti. Il profilo esaminato dal TAR era di natura strettamente urbanistica (se fosse possibile o no fare prima il piano di recupero e poi il condono o viceversa) ma ora il CdS ha affermato senza ombra di dubbio che <strong>l’operazione del mega-hotel contrasta con l’interesse paesistico</strong>. L’intervento è infatti in contrasto col “Piano territoriale di coordinamento paesistico” (il vecchio piano regionale del 6/2/1990 dovuto all’assessore Signorini, uno dei migliori d’Italia), un fior fiore di Piano che ha finora permesso di evitare tanti scempi in questa Regione”</em><br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/corniglia-e-i-suoi-vigneti.jpg"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/corniglia.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-782" title="corniglia" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/corniglia.jpg" alt="corniglia" width="300" height="400" /></a></a>Leggendo a pag. 17 della sentenza si ricava infatti che <em>“si tratta di zona sottoposta a regime conservativo dove va mantenuta inalterata la situazione attuale per quanto riguarda i rapporti qualitativi e quantitativi nel contesto ambientale e che sono previsti solo interventi episodici miranti al recupero del degrado”</em>. E a pag. 18 <em>“alla luce di queste chiare previsioni, sono corrette le deduzioni del ricorso di primo grado (quello dell’Associazione VAS e dei privati) circa la contrarietà del piano di recupero rispetto al piano generale paesistico che invece doveva rispettare”.</em> Granara avverte che se la sentenza si fermasse a questo punto non vi sarebbe da stare allegri perché la moda oggi è quella di organizzare una Conferenza dei servizi e modificare il Piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non sarà possibile. <em>“Relativamente al Piano – recita ancora la sentenza – si viola la prescrizione che vieta di costruire nuovi edifici e consente solo modifiche indispensabili a quelle esistenti. Si modifica con questo progetto in modo significativo la viabilità in contrasto con le previsioni del Piano generale.” </em> Ma se per assurdo i bungalow fossero compatibili, una volta resi conformi? Il Consiglio di Stato sbarra l’ipotesi: a pag. 19 la sentenza afferma che <em>“le valutazioni paesaggistiche nella specie adottate e segnatamente l’autorizzazione paesaggistica regionale e il controllo su di essa espresso dall’amministrazione statale (quindi le valutazioni fatte dalla Regione, dal Comune, dal Parco, dalla Sovrintendenza che avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto) prestano il fianco alle dedotte censure di difetto di motivazioni atteso che non danno adeguatamente conto della compatibilità paesaggistica”.</em><br />
Le valutazioni delle istituzioni non danno adeguatamente conto di eventuale compatibilità paesaggistica, dell’insediamento originario o di quello attuale (come osserva l’avvocato Granara, non dicono nemmeno se quello che c’è adesso va bene o no), non spiegando <em>“in modo chiaro ed univoco come il nuovo insediamento, diverso dal preesistente, se non sotto il profilo quantitativo sicuramente sotto quello qualitativo (ossia la costruzione di un albergo, e con maggiore impatto visivo), sia compatibile con le caratteristiche paesaggistiche dell’area e non spiegano perché un intervento costruttivo del tutto difforme dall’esistente possa essere considerato un recupero in funzione conservativa e migliorativa”.</em> Un’affermazione chiara e inconfutabile che ciò è in contrasto col vincolo paesistico.<br />
Infine, il <span style="text-decoration: underline;">colpo di grazia</span>. Nel ricorso dell’Associazione e dei privati era detto che, applicando direttamente la normativa europea, sarebbe stata obbligatoria la valutazione ambientale strategica (v.a.s.). Invece, applicando il Codice dell’Ambiente entrato in vigore nel 2006, la procedura poteva essere evitata. Infatti – spiega Granara – <em>“la Regione Liguria con procedimento dubbio aveva stanziato che per i procedimenti anteriori al 31 luglio 2007 non si dovesse applicare la v.a.s.,  utilizzando la disciplina transitoria del Codice dell’Ambiente che dava un anno di tempo per adeguarsi”.</em> L’avvocato aveva obiettato sul fatto che vi fosse comunque la disciplina europea, immediatamente applicabile, indipendentemente dal Codice dell’Ambiente. Su questo sedicesimo motivo del ricorso di primo grado la sentenza del CdS dice: <em>“si lamenta il difetto di valutazione ambientale strategica, il motivo è assorbito per effetto dell’annullamento del piano e dunque della necessità di rinnovo della v.a.s. in caso di riedizione del piano”.</em> Ossia: per un nuovo progetto si deve passare dalla valutazione ambientale strategica, difficilmente compatibile con qualsiasi tipo di cementificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la contesa può dirsi davvero terminata? Pochi sono ottimisti al riguardo. L’avvocato Granara afferma che il Comune di Riomaggiore, sul cui terreno sorge l’ex Villaggio Europa dovrebbe respingere ogni ipotesi di condono e ordinare il ripristino dell’area rimuovendo i bungalow fatiscenti e le condizioni di degrado, tempo novanta giorni. In difetto, l’Associazione Verdi Ambiente Società riporterà la questione al TAR Liguria, per omissione d’atti d’ufficio.</p>
<p><strong>La vittoria in Consiglio di Stato è dedicata a Pierpa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/image003.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-751" title="image003" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/03/image003.jpg" alt="image003" width="360" height="481" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pierpaolo Guelfi è morto alcuni mesi fa, subito dopo avere appreso della vittoria conseguita al TAR Liguria.<br />
Pierpa è stato un ambientalista riflessivo e propositivo, impegnato nel volontariato sociale. Fin dall’inizio ha contribuito alla costituzione del Circolo VAS 5 Terre e Riviera e fino all’ultimo si è esposto pubblicamente per le cause in cui credeva.<br />
Il degrado dell’ex Villaggio Europa era per lui motivo di cruccio e la minaccia di un mega-hotel lo preoccupava fortemente. Sognava un luogo ripulito dai detriti, con accesso al mare, dove i suoi nipoti e tutti gli altri bambini avrebbero potuto ritrovarsi e giocare. Continueremo a chiederlo anche in suo nome.</p>
<p><em>Circolo “Pierpaolo Guelfi” VAS 5 Terre e Riviera.</em></p>
<p>Foto tratte da:<br />
agriturismo-on-line.com<br />
cortesia di Franca Guelfi</p>
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		<title>Un sindaco a chilometro zero</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Silvano Zaccone Sindaco di Pignone (SP)
Pignone è un tranquillo comune alle spalle della costa ligure delle Cinque Terre, arretrato di alcuni chilometri rispetto a Monterosso, piuttosto isolato tra colline boscose. Vicino alla via Aurelia, non troppo distante dalla Spezia, assai frequentato in occasione di sagre e manifestazioni. Pignone ne offre parecchie, assieme a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista a Silvano Zaccone Sindaco di Pignone (SP)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pignone è un tranquillo comune alle spalle della costa ligure delle Cinque Terre, arretrato di alcuni chilometri rispetto a Monterosso, piuttosto isolato tra colline boscose. Vicino alla via Aurelia, non troppo distante dalla Spezia, assai frequentato in occasione di sagre e manifestazioni. Pignone ne offre parecchie, assieme a percorsi paesaggistici e a produzioni tipiche. E’ il porto sicuro dell’interno per chi vuole  evitare l’affollamento turistico della costa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/lunigianapano.jpg"><img class="size-medium wp-image-631 picleft" title="lunigianapano" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/lunigianapano-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Silvano Zaccone ne è il Sindaco, al termine del secondo mandato: viene naturale chiedergli se alle prossime elezioni del 7 giugno si ripresenterà in lista, come “sindaco ombra”, per continuare ad amministrare dietro a qualche nome di facciata. Oramai, si sa, è prassi diffusa.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma niente affatto! Quando si parla di ricambio, il ricambio deve essere reale. Oltretutto, ci sono donne e uomini assessori, validi e giovani. Abbiamo condiviso un percorso che proseguirà oltre il mio mandato in scadenza. Io poi intendo continuare a valorizzare il territorio all’interno di un consorzio, “Il Cigno” che vede coinvolti soggetti pubblici, privati, dell’associazionismo, delle professioni (NdR: il cigno è l’emblema della “liguricità”).<br />
</em><br />
La “ricetta” per uno sviluppo che sappia conciliare gl’interessi dei residenti, dei visitatori e dell’ambiente.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La nostra scelta è per un turismo di qualità: scolastico, culturale, eno/gastronomico, del tempo libero e dell’ escursionismo. Destinato al tipo di utenza  che vuol conoscere un territorio per quel che è realmente, non un territorio taroccato che si espone attraverso i mass media, presentandolo come unico quando non lo è. Nel nostro caso,  parlare di liguricità significa marcare la differenza e la tipicità  pur rispettando le persone che vi abitano, quelle che vengono o che vi si trasferiscono da immigrati. Bisogna far convivere la cultura della specificità con l’arricchimento dato dalle diversità. Cosa chiediamo a chi viene? Rispetto per la nostra identità che mettiamo a disposizione attraverso il territorio, l’area carsica, il castellaro, le necropoli, i vecchi “mangiari” e le antiche espressioni culturali. Il turismo ci è indispensabile ma, perché non sia invasivo, optiamo per accordi con operatori di agenzie specializzate su scala ridotta: piccoli gruppi, con interessi tematici e su mezzi di trasporto che la nostra viabilità carente possa reggere. La viabilità a tutt’oggi resta un problema, ma le scelte prioritarie per noi sono state innanzi tutto di tipo ambientale: abbiamo rifatto la rete idrica (c’era dispersione, mancavano i contatori) e quella fognaria (gli scarichi erano a cielo aperto, di depurazione si sapeva nulla!). Ora l’impianto è terminato e in fase di collaudo. Attualmente sperimentiamo la raccolta differenziata dei rifiuti gestita direttamente dal Comune, per verificarne il risparmio e l’efficienza rispetto ad altre soluzioni</em></p>
<p style="text-align: center;"><em></em><br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/foto-pignone.jpg"><img class="size-medium wp-image-632 aligncenter" title="foto-pignone" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/foto-pignone-269x171.jpg" alt="" width="269" height="171" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I “fiori all’occhiello” nell’offerta all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono in genere legati alle stagioni. Il “Maggio”, uno dei più antichi retaggi storici. Il “Ben dei morti”(2 novembre), come giorno in cui si ricordano i morti attraverso i vivi. Un tempo la finalità era di donare ai meno abbienti qualcosa da parte degli abbienti. Una ricorrenza che attualmente si conserva qui, in Alta Val di Vara, in aree dell’Appennino e a Castelpoggio (sotto le Apuane, in comune di Carrara). Manifestazioni che vengono mantenute grazie alle associazioni, e quindi rappresentano un importante  biglietto da visita con valore aggiunto. Chi viene deve vedere un territorio non fotocopia di altri, con caratteristiche d’interesse per la mente oltre che per il corpo. E poi per farsi conoscere occorre una ricettività di qualità, non eccessivamente onerosa, equilibrata come costi, rispettosa e dove le persone siano anche un po’ sorridenti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La specificità di alcune colture agricole e la politica comunale di promozione e sostegno.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questi ultimi anni l’agricoltura è spesso stata vista come residuale. La nostra, poi, è agricoltura di nicchia e quindi posizionata su piccole aziende. Per svilupparla e darle dignità, abbiamo adottato il piano di sviluppo rurale che finirà nel 2013, ma con una valenza aggiuntiva. Nel 2000 abbiamo pensato la manifestazione “Gli orti di Pignone”:  una mostra mercato non solo sui prodotti tipici ma anche sull’enogastronomia e sulla riflessione storica. Individuando i vecchi prodotti sopravvissuti nel tempo, ne abbiamo ripristinato la coltivazione, inserendone ben undici nell’atlante regionale delle tipicità locali. Sono prodotti di trasformazione, come gl’insaccati, e  della terra: la patata, i fagioli autoctoni (cinque tipi), la cipolla, un tipo di granturco che si sviluppa anche in periodi di siccità, piuttosto basso. Da ciò è partita un’associazione di produttori che prelude a un prossimo consorzio. L’obiettivo è di far capire che occorre dotarsi di regole e disciplinari per dare valore al prodotto. Un cattivo prodotto sbandierato come buono dequalifica un territorio. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pignone003.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-633" title="pignone003" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/pignone003-213x178.jpg" alt="" width="213" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le ultime iniziative….</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si mira, attraverso i giovani, a recuperare i terreni incolti; alcuni proprietari sono stati contattati perché li cedano in affitto; l’idea è di creare una rete di piccole aziende dei prodotti tipici ed anche di piccoli frutti, per arrivare ad uno yogurt “tutto bio della Val di Vara”, in accordo col caseificio sociale di Varese Ligure. L’associazione dei produttori ha aderito a Terra Madre e di recente ha stipulato un accordo con le imprese eno/gastronomiche presenti nel Comune per la valorizzazione in tavola del prodotto locale. L’iniziativa in corso &#8211; tra gennaio e aprile 2009 &#8211; è denominata “Inverno a tavola”. Sempre nell’ottica di un coinvolgimento comunale su temi “limitrofi” all’agricoltura, abbiamo in corso un check up con la provincia per la rilevazione dell’amianto nel nostro territorio e un programma triennale sperimentale che parte a breve per la riduzione degli ungulati. Ciò presuppone una sinergia tra cacciatori e agricoltori, faticosamente raggiunta attraverso assemblee pubbliche. </em></p>
<p style="text-align: justify;">La trasparenza comunale e il coinvolgimento della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per il primo aspetto, la certificazione Emas e un ripensamento dell’organizzazione del lavoro della struttura comunale. Non si è ancora raggiunto l’obiettivo finale; per una vera trasparenza anche la modifica di un piccolo apparato richiede tempo ed altro tempo è necessario per adattare i risultati alla certificazione ambientale (con tutto ciò che ne consegue in termini di comportamenti virtuosi da parte dell’ente).<br />
Sui problemi della partecipazione questo è un Comune anomalo in senso positivo e mi auguro che lo sia ancora per il futuro E’ forte la partecipazione della gente e folta la presenza dell’associazionismo. Se questa ricchezza si perde o viene vanificata da atteggiamenti negativi di singoli o di gruppi, addio! Il volontariato sta al di sopra delle parti, non è patrimonio del sindaco o dell’opposizione. Ma rappresenta una risorsa fondamentale per i comuni piccoli a rischio di chiusura, per una politica che non aiuta le aree svantaggiate ma tende a colpirle. L’ultimo esempio è del gennaio scorso: per i danni atmosferici ci siamo dovuti arrangiare da soli, è stata carente pure la Protezione civile. D’altro canto i danni sono tanti e tali perché manca una cultura di prevenzione. Il territorio è oramai massacrato e, quando si verificano le calamità, si crede di risolvere il problema con qualche soldo, tamponando qua e là. Il problema del dissesto idrogeologico imporrebbe invece una scelta di fondo che rappresenta un salto, un cambiamento culturale per il nostro Paese. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/intro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-634" title="intro" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/intro-133x178.jpg" alt="" width="133" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo edilizio in rapporto alle caratteristiche del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Negli ultimi anni vi sono state la ristrutturazione di un villaggio abbandonato (Battipagliano), e la costruzione ex novo di un villaggio a Monti. Nel primo caso si è trattato del bel recupero di un antico borgo storico con un limite( non per colpa dell’amministrazione comunale): purtroppo è fallita la cooperativa che stava costruendo secondo un modello di borgo aperto e la società subentrata, nonostante risultati architettonici validi, l’ha trasformato in un condominio chiuso e questo è un limite.<br />
Per quanto riguarda il nuovo villaggio di Monti, va ricordato che in questo comune- ritenuto marginale – per fortuna non sono mai stati fatti grandi progetti invasivi e, anche attraverso il nuovo PUC, l’ incremento abitativo non dovrà risultare cementificazione. Agiamo con una logica opposta a quella che negli anni ’80 aveva fatto costruire sul territorio comunale il villaggio di Puin, concepito “alla milanese”, dove 50 appartamenti sono diventati 100 col condono. Oramai l’edificato non si può demolire, ma poiché il piano regolatore prevedeva un’espansione ulteriore nella stessa zona, abbiamo ragionato per costruzioni rispondenti ai canoni tradizionali della Liguria dell’entroterra. E’ nato un gruppo di case aperte, coi muretti a secco, in mezzo alla campagna, I Giardini di Giulia. Una volta completato l’edificato, basta costruzioni. Non lo vogliamo noi ma neppure il costruttore/progettista, un emiliano, il quale afferma che &#8211; arrivando in un contesto altrui &#8211; occorre averne rispetto, evitando di piegarlo alla propria volontà o di banalizzarlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per condividere la pianificazione<br />
<em><br />
A Monti si accompagnano due elementi di contorno: terrazzamenti in sasso che riprendono le caratteristiche dell’entroterra ligure con la messa a dimora di piante officinali (l’attività dell’imprenditore si lega alle specificità del territorio) e un parco ludico per valorizzare la collina all’interno del bosco, un parco tematico per residenti e per chi, stanco di mare, cerca la tranquillità dell’entroterra. Niente d’invasivo, vialetti e funi aeree funzionali a una visione piacevole di uso sociale. Il nuovo piano regolatore prevede non a caso l’eco/compatibilità. Abbiamo scelto due architetti giovani che ne sono fautori entusiasti e coinvolto le persone attraverso pubbliche audizioni durate parecchio tempo, oltre un anno. Il PUC è un piano da condividere, ha un suo percorso ed è soprattutto da far capire e da discutere con la gente. Tutti hanno potuto fare osservazioni e proposte: al 99% abbiamo trovato un accordo. Risultato? Un PUC partecipato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/turismonaturalistico.jpg"><img class="size-medium wp-image-635 aligncenter" title="turismonaturalistico" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/02/turismonaturalistico-134x178.jpg" alt="" width="134" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le foto di Pignone sono tratte da:<br />
turismonaturalistico.com<br />
terredilunigiana.com<br />
amalaspezia.eu/pignone<br />
natura2000 liguria</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il significato del neo-ambientalismo</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/307/il-significato-del-neo-ambientalismo/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 17:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Asor Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni di  ALBERTO ASOR ROSA

L’ambiente (inteso come paesaggio, territorio, ambiti di vivibilità) va considerato come bene comune e il tema va affrontato indipendentemente dalle collocazioni politiche.

È difficile far finta che il problema ambientale sia un problema circoscritto, che interessa solo gli «specialisti». Ma ora la situazione è peggiorata e si deve soprattutto a due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Riflessioni di  ALBERTO ASOR ROSA</strong></p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/articoloasorrosa.jpg"><img class="size-medium wp-image-309 picleft" title="articolo Asor Rosa" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/articoloasorrosa-269x175.jpg" alt="articolo Asor Rosa" width="269" height="175" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ambiente (inteso come paesaggio, territorio, ambiti di vivibilità) va considerato come bene comune e il tema va affrontato indipendentemente dalle collocazioni politiche.<br />
</strong><br />
È difficile far finta che il problema ambientale sia un problema circoscritto, che interessa solo gli «specialisti». Ma ora la situazione è peggiorata e si deve soprattutto a due motivi. Il primo è rappresentato dal fatto che l´ideologia del «profitto economico», un tempo contrastata da altri valori, ha rotto tutti gli argini: se un bene non produce profitto, vada in malora; oppure un bene, se è tale, «deve» produrre profitto, al pari di un giacimento di petrolio. A ciò va attribuito, oltre a molti altri effetti catastrofici, lo smoderato consumo di suolo a fini speculativi, da cui il leggendario «paesaggio italiano» uscirà per sempre distrutto.<br />
L´altro motivo è che, su questo delicato terreno, sembrano essersi attenuate le distanze fra «politiche e comportamenti di destra» e «politiche e comportamenti di sinistra», come preciserò in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il disegno complessivo del governo, di “smantellare” il settore pubblico (attraverso, tra l’altro, i tagli ai bilanci dei beni culturali, dell´ Università, della ricerca, della scuola; le minacce pendenti sul comparto giustizia; l’attacco al «fannullonismo» nel pubblico impiego e così via) richiede risposte adeguate. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se non si coglie la programmatica generalità di tale attacco, e ci si limita a condannarlo separatamente quando appare nei suoi diversi segmenti, non gli si può rispondere efficacemente.<br />
Da questo punto basso della situazione politica generale, soffermandoci sul tema della cultura e dell’ambiente, trovo che sarebbe un errore, opposto ma speculare, non accorgersi di fenomeni in controtendenza. Cresce a livello di base una «resistenza» sempre più tenace e consapevole. Questo neoambientalismo è contraddistinto da tre fondamentali caratteristiche: nasce, come dicevo, dal basso, espressione d´interessi talvolta circoscritti, ma componibili in un quadro strategico complessivo; si auto/organizza, non dipende cioè da altri (partiti, gruppi o associazioni), se mai trova forma di relazione al proprio interno (“similia cum similibus componuntur”), mantenendo tuttavia le proprie relative autonomie; punta dal particolare al generale, si muove dal punto in cui è nato, e in cui pure resta solidamente incardinato, per arrivare ad una visione di massima dei suoi problemi, là dove si spiega quel che, restando nel proprio «particulare», non sarebbe spiegabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il neoambientalismo come nuova visione d’insieme dei problemi attuali e prospettiva di ampio (e generoso) respiro per il presente e il futuro del nostro Paese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un errore limitarsi a registrare l´immagine di un´Italia immobile e passiva, esaurita per così dire negli schemi politici della nostra tradizione. In Italia ribollono risposte, che per ora non <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/stor_5676833_58180.jpg"><img class="size-medium wp-image-428 picright" title="asor_rosa_colori" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/01/stor_5676833_58180-118x178.jpg" alt="" width="118" height="178" /></a>trovano né interlocutori all´esterno né concatenazioni fra loro. Ne segnalo una. È il più delle volte l´implicita (ma talvolta persino esplicita) risposta a quello «smantellamento del pubblico» di cui parlavamo. E cioè: le varie forme di eredità culturale e l´ambiente e il paesaggio, sempre più vengono intesi, a livello di base e di massa, come «beni comuni», al pari dell´aria e dell´acqua. Come? Un profilo collinare, un´opera d´arte, un museo sono come l´aria che respiriamo o l´acqua che beviamo? Sì, nell´esperienza di decine di migliaia di persone sì, e sempre di più sì. Ciò significa che quel profilo collinare, quell´opera d´arte, quel museo risultano sempre più «incorporati» nella vita di ognuno che ne ha bisogno e ne fruisce, non importa se la sua vita si svolga lì da generazioni accanto a quel profilo collinare o a quell´opera d´arte, oppure se ne stia lontano migliaia di chilometri e la sua fruizione resti solo potenziale (ma non è detto che non possa diventare reale un giorno). Ossia: ognuno difende da sé il proprio bene, purché sia in vista di un interesse generale, quello della conservazione delle forme e delle eredità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La difficoltà a collocare il neoambientalismo entro i parametri tradizionali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni si chiedono: questa impostazione è di destra o di sinistra? La questione è complessa. Mi limito a osservare: sono stato abituato fin da bambino a considerare di «sinistra» quanto metteva in discussione lo «stato di cose esistente» in direzione di una più umana e ragionata dislocazione dei doveri e dei benefici. Se oggi non lo si riconosce come si dovrebbe, mi pare che le responsabilità siano della «sinistra storica», ossia la sinistra com´è oggi. Per affermare i diritti della cultura, del paesaggio, dell’ambiente, ad esser considerati<br />
«beni comuni», bisogna dunque cambiare la «politica», la quale non risponde più alle esigenze della cittadinanza, quand´anche siano assai diffuse. Un altro motivo per considerare la battaglia ambientalista non circoscritta e parziale ma generale è che riguarda tutto e tutti, ma in primo luogo il «modo di governare».</p>
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		<title>Il Parco di Portofino, un parco “diverso da tutti”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 10:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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Intervista di D. Patrucco al Dott. A. Girani, direttore dell&#8217;Ente.
Il Dott. Girani mi riceve nella splendida sede dell&#8217;ente parco, a Santa Margherita Ligure. Conosco il territorio del parco per “averlo camminato” in lungo e in largo sino alla fine degli anni &#8216;90; dal sito Internet, invece, mi sono fatta un&#8217;idea dell&#8217;Ente e della sua politica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-88 alignleft" class="picleft" title="pietrestrette_cuore_del_parco_low" src="http://informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2008/12/pietrestrette_cuore_del_parco_low-269x149.jpg" alt="Pietrestrette, Parco di Portofino" width="242" height="134" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><strong>Intervista di D. Patrucco al Dott. A. Girani, direttore dell&#8217;Ente.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Dott. Girani mi riceve nella splendida sede dell&#8217;ente parco, a Santa Margherita Ligure. Conosco il territorio del parco per “averlo camminato” in lungo e in largo sino alla fine degli anni &#8216;90; dal sito Internet, invece, mi sono fatta un&#8217;idea dell&#8217;Ente e della sua politica. Il Dott. Girani mi racconta di una sperimentazione biennale del sito che è ancora in fase evolutiva: “il sito è lo specchio di un Ente che vuole comunicare tutte le sue dimensioni: giuridica ed economica, territoriale e dei servizi resi. Il sito non informa, comunica; una sezione consente di interagire direttamente e pubblicamente con il Direttore.” E&#8217; quest&#8217;idea di trasparenza e interazione con il territorio che l&#8217;intervista cerca di indagare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si realizza, all&#8217;interno di un&#8217;area protetta, uno sviluppo in grado di coniugare gli interessi dei residenti, dei visitatori e dell&#8217;ambiente?</strong><br />
O i cittadini diventano i primi azionisti del parco, che riesce con questi alleati a condurre l&#8217;economia del territorio in un&#8217;ottica di sostenibilità, o non ce la facciamo; il discrimine è la capacità del parco di rapportarsi con gli amministratori locali, la qualità di questi amministratori e dei tecnici, la loro capacità di proporre soluzioni capaci di sbloccare delle situazioni. Ci vogliono competenze e modestia, due qualità da perseguire e coltivare per affrontare con efficacia il lavoro quotidiano, sapendo che si possono fare degli errori e che bisogna farne il meno possibile. Perché realizzare uno sviluppo equilibrato è complesso, molto, molto più che parlarne.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual’è la sua idea di zona protetta?</strong><br />
Le posso parlare utilmente di quello che facciamo nel nostro parco, un parco che è “diverso da tutti” (non necessariamente in meglio) perché non nasce per rilanciare una zona depressa ricca di valori ambientali, ma per tutelare il territorio dal bracconaggio di questi valori; il turismo qui esisteva prima del parco, che è nato nel &#8216;35, ed era già la base economica di questo territorio. Qui nasce il parco. In un ambito in cui il turismo e l&#8217;economia sono legati al paesaggio, il parco è stato (e in certo senso è ancora) il gendarme del paesaggio. La nostra è una scelta controcorrente, in un mondo in cui ci si prodiga per far andare chiunque ovunque rendendo alla fine banali le zone poco accessibili che, al contrario, sono estremamente interessanti. A differenza di altre realtà, che tendono a riempire di turisti ogni singolo spazio disponibile, noi privilegiamo l&#8217;elemento della qualità ambientale, il verde, il silenzio contemplativo, i tempi di percorrenza non frenetici, l&#8217;eliminazione dei must, delle cose da vedere per forza. La qualità ambientale è ciò che cerca in genere il turista di Portofino, ed è anche una delle finalità del parco, e questo concorda direi abbastanza bene con il contesto socioeconomico del territorio, che fonda la sua offerta sulla qualità in un contesto di mercato turistico in forte mutamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si controlla l&#8217;eccessiva affluenza turistica?</strong><br />
Intanto non si fa promozione su tutti i canali possibili, noi ne facciamo poca (anche perchè non possediamo grandi risorse) e mirata; abbiamo identificato percorsi tematici per i turisti colti, altri molto difficili per gli specialisti, altri per i diversamente abili. Anziché insistere per rendere fruibile l&#8217;intero territorio, abbiamo scelto di attrezzarne “bene” una parte, e mantenere integra la restante. Abbiamo 80 km di sentieri, che chiunque può percorrere gratuitamente, lungo i quali abbiamo posizionato dei sensori per capire dove va la gente. Nel momento in cui avremo una quantità di dati significativa, faremo delle interviste strutturate sulle aspettative dei visitatori e allora saremo in grado di valutare quali ulteriori eventuali strategie attuare. Siamo un Ente che privilegia la cura del suo territorio rispetto alla comunicazione, e quindi privilegia al marketing territoriale le politiche agricole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>…che devono essere anche sostenibili economicamente: come operate in questo ambito?</strong><br />
Negli anni abbiamo fatto bandi per la pulizia degli uliveti, per l&#8217;assegnazione di mini frantoi oleari, per la pulizia dei boschi; quest&#8217;anno abbiamo incentivato il recupero dei muretti a secco: stanziati 50.000 euro e ricevuto richieste per 75.000, le abbiamo soddisfatte tutte. Mettiamo in atto interventi che combattono l&#8217;elemento dell&#8217;abbandono e favoriscono il recupero delle attività umane, dove abbiamo valutato che il territorio possa essere “usato” equilibratamente; in questo modo conteniamo il dissesto idrogeologico e valorizziamo l&#8217;aspetto paesaggistico naturale e antropico. Stiamo recuperando alcuni itinerari mettendo in sicurezza parti di versante: abbiamo speso 900.000 euro (300.000 il comune di Camogli) nel percorso pedonale S. Rocco Camogli&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Politica assistenziale o attivazione?</strong><br />
Favorendo l&#8217;agricoltura e le produzioni di qualità attiviamo gli “azionisti del parco” rendendo la manutenzione del territorio e la valorizzazione del paesaggio economicamente vantaggiosi per tutti. Il Parco non possiede terreni e non gestisce nulla di produttivo, noi attiviamo gli alleati che abbiamo sul territorio; direttamente ci preoccupiamo di pulire il bosco e i sentieri, attraverso convenzioni con gli agricoltori locali e/o cooperative. Abbiamo collaborato con la Provincia e altri parchi, e istituito corsi di formazione, per qualificare le produzioni di olio e miele attraverso le analisi di alcune di queste produzioni&#8230; orientandoci in ogni caso al mantenimento del paesaggio: un paesaggio nel quale l’uomo, le sue attività, la sua cultura sono in equilibrio, vorremmo durevole, con i valori naturali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal vostro sito si rileva un forte impegno nella  formazione. Chi sono i vostri discenti?</strong><br />
Noi ci preoccupiamo di formare o almeno informare i produttori, gli operatori locali, le strutture ricettive minori, le guide naturalistiche ambientali; a questi ultimi teniamo corsi per informarli sui valori locali (e non solo) e a loro abbiamo chiesto di riferirci le richieste dei visitatori. Si tratta di attività poco da prima pagina di giornale, sono lavori da formica, ma secondo me è ciò che deve fare un Parco come il nostro che ha vissuto anni di inutile sovraesposizione mediatica.<br />
Ritengo che neanche la divulgazione dei valori si debba risolvere in una mera promozione turistica, nobile attività per cui ci sono i Sistemi Turistico- Locali: strutture deputate dalla legge ad occuparsi di questo tema); con loro possiamo collaborare per fornire gli strumenti più adeguati, che riguardano la nostra missione di tutela ambientale. In tal senso abbiamo realizzato una cartina in carta/non carta impermeabile, contenente i dati ricavati con le innovative tecniche GPS: vi sono segnati tutti i paletti indicatori installati sul territorio, le aree di sosta, i valori storico ambientali principali&#8230; Abbiamo un piano editoriale per rinnovare le guide escursionistiche (ne abbiamo stampato ben tre diverse, alcune delle quali tradotte in diverse lingue), per documentare le attività culturali, le abbazie del territorio, tutto ciò che deve far conoscere e veicolare un parco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora sul tema della trasparenza e del coinvolgimento: con quali strumenti? Ho visto che avete partecipato all&#8217;Agenda XXI della Provincia di Genova.</strong><br />
Il processo di Agenda XXI è davvero importante, coraggiosa l&#8217;assessora che lo ha avviato; tuttavia i soggetti principali (i sindaci delle principali cittadine del comprensorio, ad esempio) erano assenti. L&#8217;assessora che ha promosso e concluso questa iniziativa ne ha tirato fuori il meglio che si potesse ottenere, testimoniando della difficoltà di realizzare alcuni processi partecipativi, altrove in Italia e in Europa, molto diffusi ed apprezzati. Sfortunatamente, poiché abbiamo fondi e personale limitati, non siamo in grado di intraprendere un processo di Agenda XXI: non possiamo fare comunicazione rivolta al territorio a scapito della qualità del paesaggio e del monitoraggio dell&#8217;ambiente. Noi dobbiamo prima fare alcune cose, e poi altre, altrimenti non operiamo nella direzione per la quale l&#8217;Ente è stato istituito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha parlato di monitoraggio, non sentite l&#8217;esigenza di adottare un Sistema di Gestione Ambientale che renda verificabili oggettivamente e pubblicamente le vostre azioni?</strong><br />
Non abbiamo fondi sufficienti per poterlo fare e ritengo che intraprendere un’attività simile (importantissima) richieda un impegno non indifferente e la volontà di certificare dei processi di miglioramento costanti e consistenti. Mi capita di vedere certificazioni di situazioni discutibili (ancorchè rilasciate in forma corretta) ed enti che mantengono una certificazione che pare ai più (magari ingiustamente) immeritata: un possibile boomerang per chi certifica e per l’Ente che si certifica. Purtroppo siamo un paese nel quale troppi non rispettano regole importanti e ritengono che il controllo pubblico sul proprio operato sia un’ingerenza indebita. Io desidero un controllo effettivo sul mio ente perché un punto di vista esterno &#8211; e la nostra conversazione lo testimonia &#8211; porta ad una discussione costruttiva e a ragionare insieme si cresce; detesto la chiusura e la strumentalizzazione delle opinioni altrui. Mi piace il confronto e mi sento buonista, conseguentemente un po’ “stupido” come molti che si sono formati negli anni ‘70, quando John Lennon cantava you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one (puoi pensare sia un sognatore, ma non sono il solo). Io auspico che tra 5 anni questo ente sarà più consolidato e potrà ambire all&#8217;adozione di un Sistema di Gestione Ambientale. Poi, se avessi oggi la disponibilità di finanziamenti in tal senso, proporrei al Consiglio di attivare da subito il processo, perché ritengo che sarebbe un buon modo per far crescere dritta la pianta. Anche se fino ad oggi cresce dritta ugualmente…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è direttore di questo parco: come ha ottenuto questo incarico?</strong><br />
Ho vinto un concorso a cui si erano iscritte 62 persone e sono arrivate in fondo alle prove solo 3; mi ha facilitato un curriculum ecologista, che data dagli anni &#8216;70 quando ho scelto di studiare Scienze Naturali anziché Chimica, Fisica o Matematica, come avrebbero voluto i miei genitori e i miei insegnanti del tempo. Ho diverse pubblicazioni, alcune anche scientifiche, e mi sono occupato di educazione ambientale per oltre 15 anni; successivamente ho vinto il concorso per diventare direttore del Parco dell&#8217;Aveto, dove ho lavorato per 7 anni misurandomi con innovazioni per me importanti; infine, sono qui a ricominciare da capo e rimettermi in discussione con un nuovo “rompicapo”: il Parco di Portofino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le differenze tra un parco nazionale ed uno regionale?</strong><br />
Intanto di legislazione, poi di finanziamenti decisamente superiori&#8230; Fatte le debite eccezioni e senza pensare che questa generalizzazione sia applicabile a tutti, mi pare che i parchi regionali, anche se hanno meno finanziamenti, siano obbligati ad aderire maggiormente alle loro realtà locali; sono meno scossi da movimenti politici generali, come ci testimoniano i numerosi commissariamenti di importanti parchi nazionali. I parchi regionali sembrano garantire una gestione meno soggetta a terremoti politici e più vicina ai cittadini. Forse, anche, più trasparente.</p>
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