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	<title>Informazione Sostenibile - Comunicazione ambientale &#187; Analisi</title>
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		<title>Vendesi ultima spiaggia, cercasi case fantasma</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 07:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Una riflessione sulle cupe prospettive del federalismo fiscale
di William Domenichini
La svendita del territorio
 L&#8217;uso del territorio rappresenta uno dei tanti paradossi del nostro bel paese, da un lato culla della scienza urbanistica moderna, fin dalla sua nascita rinascimentale, con la sua spinta culturale e sociale ancor prima che tecnica e politica, dall&#8217;altro rappresentazione di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una riflessione sulle cupe prospettive del federalismo fiscale</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di William Domenichini</strong></em></p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>La svendita del territorio</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2191" style="margin: 5px; float: left;" title="figura1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura1-132x178.jpg" alt="" width="132" height="178" /></a> L&#8217;uso del territorio rappresenta uno dei tanti paradossi del nostro bel paese, da un lato culla della scienza urbanistica moderna, fin dalla sua nascita rinascimentale, con la sua spinta culturale e sociale ancor prima che tecnica e politica, dall&#8217;altro rappresentazione di una drammatica realtà che si è sviluppata negli ultimi 50 anni, connubio tra svendita e cementificazione selvaggia del territorio. Dalla privatizzazione siamo passati alla privazione dei beni comuni come acqua, cibo, aria, senza escludere il suolo. Lo dimostra la modalità con cui vengono redatti i bilanci comunali dove gli oneri di urbanizzazione diventano una delle principali fonti di entrate e si assiste alla trasformazione dei permessi di costruire da strumento di controllo della qualità progettuale, dell&#8217;adempimento urbanistico e del processo di antropizzazione, in un mezzo ragionieristico, una sorta di ricevuta che le amministrazioni danno a proprietari o agli speculatori, per il consumo del territorio, cementificandolo, in ottemperanza ai minimi urbanistici o dei piani casa vigenti.<br />
Oggi la pietra miliare in tema di svendita del territorio italiano è rappresentata dal federalismo fiscale che, con la proposta del decreto relativo ai beni demaniali, impone il passaggio del patrimonio demaniale dello Stato, un gruzzoletto che il Corriere della Sera ha stimato in circa 3,2 miliardi di euro, a comuni, province e città metropolitane che acquisiranno i beni del demanio e potranno venderli, magari dopo aver sottoposto i terreni a varianti urbanistiche per consentire che gruppi privati beneficino di tali trasformazioni, cementifichino senza alcun vincolo e speculino anche fino a 10 volte il valore iniziale delle aree acquistate. Naturalmente, una volta incamerati tali beni, non c’è neanche la speranza che gli enti locali se li tengano, perché anche se in teoria potrebbero, in pratica fanno i conti con bilanci disastrati, in cui non hanno un centesimo in cassa e tribolano per pagare le spese correnti e &#8211; non essendo in grado di accollarsi gli oneri di gestione e di manutenzione dei beni che appartenevano allo Stato &#8211; i sindaci apriranno i cancelli, inizierà la svendita e ringrazieranno per le entrate &#8220;extra&#8221;, provenienti dalla “valorizzazione”.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Le aree appetibili</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2190" style="margin: 5px; float: left;" title="figura2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura2-152x178.jpg" alt="" width="152" height="178" /></a> Con il federalismo demaniale le aree che entrano nel patrimonio disponibile degli enti locali, avviabili quindi a procedure di variazione urbanistica e conseguentemente di compra-vendita, ammontano a circa 1 milione di ettari. Se solo il 4% di tali aree fosse trasformata applicando un basso indice di cubatura come 0,8 mc/mq, avremmo una spaventosa cementificazione dell&#8217;ordine di 300 milioni di metri cubi. Tanto per dare un’idea, si tratta di un volume corrispondente all’incirca a un milione di appartamenti medio-grandi, da 100 metri quadrati l’uno, detto esplicitamente, un processo erosivo del territorio senza precedenti, la più grande operazione di speculazione edilizia e immobiliare della storia italiana. Nonostante le già disperate condizioni che si sono venute a verificare negli anni precedenti, prevale la logica del “prendi i soldi e scappa”, in un contesto paradossale in cui i cittadini reagiscono come il cassiere del film di Woody Allen, assorto, smarrito, che non si scompone e si mette a discutere con il rapinatore sul significato del biglietto con cui gli si intima di consegnare il malloppo, e solo dopo estenuanti tentativi esclama: “Ah, ho capito! È una rapina!”.<br />
Anche ad un&#8217;analisi piuttosto superficiale è chiaro che il meccanismo che innesca il federalismo demaniale non è l&#8217;inizio di un processo ma la quadratura di un cerchio, un ulteriore tassello di un sistema che, nonostante il suo fallimento strutturale, continua a proporre la logica dello sfruttamento infinito delle risorse naturali. Ciò che sulla carta appare estremamente semplice, nella realtà viene complicato dall&#8217;intersezione di molteplici fattori e basta spostare una singola casella per scatenare un devastante effetto domino. Cosa comporterà in ultima analisi il federalismo demaniale? Chi potrebbe mai opporsi ad utilizzare razionalmente beni statali, talvolta abbandonati o mal gestiti, passandoli a Regioni, provincie e comuni che li valorizzerebbero o li gestirebbero in modo certamente più opportuno? Fatto salvo che nessuno spiega perché mai gli enti locali dovrebbero riuscire dove non è riuscito lo Stato, con quale bacchetta magica, ammesso che ve ne siano. Senza scomodare la difesa di beni comuni, la tutela del paesaggio, l&#8217;impedimento di speculazioni a danno della collettività, basterebbe pensare alla conseguenza più banale riguardo al trasferimento dei beni demaniali che andrebbe ad intaccare in modo assai significativo quel patrimonio che è, in ultima istanza, la vera garanzia per l&#8217;immenso debito pubblico.<br />
Il federalismo demaniale altro non è che la punta dell&#8217;iceberg, l&#8217;ultimo ingranaggio di un meccanismo il cui prodotto finale è la monetizzazione di un bene fondamentale come il suolo, senza la benché minima redistribuzione della ricchezza che ne deriva, ma attraverso la speculazione più capillare e rapace. Come ogni ingranaggio va collocato nel suo processo insieme a tutti gli ingranaggi, almeno i principali, che concorrono a fornire gli strumenti di sfruttamento di un patrimonio tanto inestimabile quanto finito: il territorio italiano.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quattro elementi concorrono al consumo del suolo</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura4.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2188" style="margin: 5px; float: right;" title="figura4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura4-146x178.png" alt="" width="146" height="178" /></a> Primo elemento: la condanna finanziaria degli enti locali. Nel 2008 il governo Berlusconi ha orgogliosamente esteso l’abolizione dell’Ici sulla prima casa anche alle abitazioni di lusso, in precedenza non esentate, togliendo un’entrata fondamentale ai comuni e, contestualmente per compensare la perdita di gettito subita, ha promesso di trasferire alla loro disponibilità tutto il cospicuo patrimonio immobiliare dello Stato, consentendone l’immediata valorizzazione o la messa a reddito. L&#8217;ANCI (Associazione dei Comuni Italiani) stimò la perdita di flusso di cassa derivante da tale operazione in circa 600 milioni e la relazione tecnica della Finanziaria 2007 quantificò il gettito Ici in circa 2,6 miliardi. Ora questo gettito non è più a disposizione degli enti locali e appaiono chiare fin da subito le conseguenze. Togliere una tassa ai cittadini vuol dire, tra le altre cose, eliminare una voce di bilancio in entrata, quindi meno soldi per gli investimenti degli enti locali, andando a creare una sorta di paradosso federalista, in cui si dice di voler dare autonomia fiscale alle amministrazioni per poi andare a toglierne gli strumenti.<br />
Secondo elemento: la monetizzazione del suolo. La legge Finanziaria 2008 ha individuato la quota di oneri di urbanizzazione destinabile alla parte corrente del bilancio. Per il triennio 2008/2010, i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni in materia edilizia, siano essi derivanti dal recupero di evasione del settore o da eventuali condoni, dovranno essere utilizzati per una quota non superiore al 50% per la copertura di spese correnti e, per una quota non superiore ad un ulteriore 25% esclusivamente per spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale. In altri termini si legittimano gli amministratori degli enti locali ad utilizzare un strumento non più come un tributo di scopo, ovvero per la realizzazione di opere pubbliche, ma sostanzialmente come una tassa patrimoniale, che induce le amministrazioni a largheggiare nelle concessioni edilizie, dato che i relativi proventi possono essere utilizzati in misura di 3/4 per sostenere spese correnti di ogni tipo, con un gettito quantificabile attorno ai 3 miliardi. Prima si toglie una tassa “scomoda” ma che insisteva sul bene, poi si compensa il vuoto di bilancio con una forma di tassazione indiretta.<br />
Terzo elemento: l&#8217;illegalità edificatoria. Uno dei paradossi italiani sta nel fatto che il processo di regolarizzazione riguarda molto più facilmente l&#8217;abuso edilizio, o quello fiscale, piuttosto che la condizione di un qualunque lavoratore extra-comunitario: si parte dai condoni per arrivare alle sanatorie, passando per proroghe, scudi, emersioni, regolarizzazioni e quant&#8217;altro. Con la manovra 2010 si è battezzata una nuova straordinaria alchimia dell&#8217;espressionismo burocratico, coniando il neologismo della “razionalizzazione catastale”, ovvero la regolarizzare di quei fabbricati sfuggiti all&#8217;Agenzia del Territorio. Ma come si fa a sfuggire al catasto? Semplicemente costruendo abusivamente, visto che senza accatastamento non è più possibile ottenere alcunché, almeno nel mondo civile; quindi razionalizzare catastalmente altro non è che un&#8217;operazione di emersione delle cosiddette “case fantasma” non censite, abusi di proprietari che se la caveranno con una sanzione corrispondente ad un terzo del valore dichiarato. Un&#8217;altra drammatica rappresentazione del Paese dei Balocchi: la folta moltitudine di fantasmi di cemento e mattoni darà la possibilità a reali abusi edilizi, magari in fase di completamento, di scampare alla demolizione o di trasformare le notti di certe zone in macabri concerti di betoniere, sapientemente dirette da chi beneficerà dell&#8217;ennesima amnistia edificatoria. Persevera la logica della certezza che prima o poi arriverà il condono, senza che nessuno chieda conto del fatto che fino a quel momento l&#8217;elusione passa dal gettito fiscale a tutte le prestazioni professionali bypassate dall&#8217;abusivismo, tutti schiavi del mercato.<br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/tabella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2186" style="margin: 5px; float: left;" title="tabella" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/tabella.jpg" alt="" width="247" height="221" /></a> Quarto elemento: per l&#8217;appunto il cosiddetto mercato (immobiliare). La regione Campania, tanto per citare un esempio, dagli anni ’50 ad oggi ha registrato un incremento della popolazione del 20% e parallelamente l’edificato è cresciuto del 1.000% occupando, e devastando, centinaia di ettari di suolo, creando quella che è stata definita da Gianni Biondillo come “periferia globale”, priva di servizi e di ogni strumento che consenta lo sviluppo della socialità, in altri termini il germe che ha dato luogo a “Gomorra”. Su scala nazionale, negli anni ’70 le abitazioni sono cresciute del 26% e le famiglie del 17%, negli anni ’80 rispettivamente del 14 e del 7%. Solo negli anni ’90 i due tassi si sono avvicinati al 9%.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L’esplosione cantieristica</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2189 alignleft" style="margin: 5px; float: left;" title="figura3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/figura3-267x178.jpg" alt="" width="245" height="163" /></a>I dati di fatto quindi rispondono a logiche che travalicano ogni logica: (FIGURA 3) la disponibilità di case e di  immobili non sembra essere più rispondere alla necessità di soddisfare uno dei bisogni primari di ogni essere umano come quello del riparo, ma diventa piuttosto una questione distributiva, speculativa e di qualità. L&#8217;analisi di questa esplosione cantieristica va letta non solo in termini assoluti, ma relativamente allo sviluppo demografico del paese. Nel decennio 1996-2006, l&#8217;incremento demografico in Italia è stato poco meno di 1 milione e mezzo di abitanti e l&#8217;ISTAT censisce che, nello stesso periodo, si è costruito per una superficie utile abitabile &#8211; quindi depurata da tutte le altre tipologie edilizie e destinazioni s&#8217;uso (artigianale, industriale, ecc,) &#8211; di poco superiore a 160 milioni di metri quadri. Si tratta di un processo che si è fagocitato ogni anno 16.000 ettari di suolo, solo per costruire abitazioni che, sostanzialmente, non servono se non ad alimentare, o meglio a drogare, un mercato già saturo, come dimostra il semplice dato che ad ogni incremento unitario della popolazione corrisponde un incremento medio di 111 metri quadri di superficie abitabile pro capite. Il rapporto annuale dell&#8217;ISTAT 2008 relativo al capitolo economico-territoriale cita testualmente:<br />
Le dinamiche economiche, combinate con quelle demografiche e sociali [...] si traducono nell’espansione degli spazi destinati alla residenza e allo svolgimento delle attività industriali e terziarie, e delle reti infrastrutturali al loro servizio. Da tempo, anzi, le ripercussioni di queste dinamiche sull’assetto del territorio tendono ad amplificarsi. Il legame fra crescita demografica ed economica da una parte e crescita urbana dall’altra non è più lineare: l’urbanizzazione si manifesta in forme sempre più pervasive e complesse e ha conosciuto, negli ultimi decenni, un’accelerazione senza precedenti, relativamente autonoma rispetto agli andamenti demografici ed economici recenti, e suggerisce, piuttosto, un’evoluzione in senso consumistico del rapporto della popolazione con il proprio territorio. Si tratta di un fenomeno globale, che però è tanto più preoccupante in Italia, paese di antica e intensa antropizzazione in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura e spinge all’occupazione di aree sempre più marginali se non addirittura inidonee all’insediamento.<br />
Ricapitolando, prima viene ridotto il gettito fiscale degli enti locali, poi si dà la possibilità di fare cassa con il suolo, si facilita la pratica abusivista e si de/regolarizza il mercato: 1+ 2 + 3 + 4 = X, il risultato di un vero e proprio fervore del mattone e del cemento che, tra il 1995 e il 2006, ha inghiottito 750.000 ettari di suolo italiano con case, capannoni e quant&#8217;altro, in un contesto di varo di piani casa regionali, abusivismo e speculazione, ma sopratutto dove il 20% degli alloggi edificati è vuoto, inutilizzato, sfitto.<br />
Nonostante che i dati sulle licenze edilizie resi pubblici dall’Istat siano frammentari e trasmessi in modo non sistematico, con l’abusivismo che, com’è ovvio, sfugge ad ogni forma di censimento al netto delle denunce, per quel che riguarda le costruzioni residenziali risultano, nel decennio 1996-2006, qualcosa come 562.885 nuovi edifici, pari a 8.897.959 stanze in edifici ex novo, pari a 1.122.043.692 metri cubi, a cui vanno sommati  1.043.000 metri cubi relativi ad ampliamenti e di cui solo l’1% è di edilizia pubblica. La stima dell’abusivismo è attorno al 20%, quindi altri 65.000 ettari. Totale, 390.000 ettari, solo per le case. Per quanto riguarda gli insediamenti produttivi, fra nuovo, ampliamenti, ecc., si arriva a un consumo di suolo pari ad oltre 200.000 ettari, abusi inclusi e, se la somma fa il totale, si arriva ai circa 750.000 ettari, praticamente  una colata di cemento che ha coperto una superficie pari all&#8217;Umbria. A questi dati, già di per sé tanto eloquenti quanto inquietanti, occorre aggiungere tutta una serie di interventi edilizi fuori dallo schema residenziale-artigianale-industriale, come porticcioli turistici, box seminterrati, cambi di destinazione d&#8217;uso, club house, non ultimi gli interventi in regime d&#8217;emergenza gestiti dal sistema con cui ha operato la Protezione civile modello Bertolaso. Ma questa è anche un&#8217;altra storia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Conclusioni</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Figura5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2187" style="margin: 5px; float: left;" title="Figura5" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Figura5.jpg" alt="" width="229" height="232" /></a> Il quadro complessivo è una spirale assai preoccupante, in cui occorre una vera e propria moratoria che riguardi il consumo del suolo, che disponga senza ambiguità il blocco totale all&#8217;aumento di volumi e superfici edificabili, in contemporanea un censimento del territorio. Recuperare, è il caso di dirlo, l&#8217;impianto della legge n. 457/1978, “Norme per l&#8217;edilizia residenziale”, in cui è prevista la formazione dei cosiddetti piani di Recupero, strumenti urbanistici attuativi che disciplinano il recupero degli immobili, dei complessi edilizi, degli isolati e delle aree individuate dall&#8217;amministrazione, anche attraverso interventi di ristrutturazione urbanistica, incentivandola. I comuni individuano, nell&#8217;ambito degli strumenti urbanistici generali, le zone di degrado o in cui si renda opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante interventi rivolti alla conservazione, al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso. Si tratterebbe di un&#8217;operazione di stravolgimento delle dinamiche edificatorie ma non solo: gl’interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, riguardanti le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, garantirebbero &#8211; da un lato &#8211; uno strumento fondamentale per lo sviluppo di professionalità specialistiche e &#8211; dall&#8217;altro lato &#8211; una svolta radicale che accomuni l&#8217;azzeramento del consumo del suolo a percorsi di risparmio energetico e di sviluppo della micro-generazione energetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagini tratte da:<br />
Figura 1: iltamtam.it/Public/art16415/spiaggia(1)<br />
Figura 2: 4.bp.blogspot.com/italia_cemento<br />
Figura 3: sottotetto.noblogs.org/gallery<br />
Figura 4: nogaraonline.net/cementificazione11<br />
Figura 5: speciali.espresso.repubblica.it/grafici/cemento01<br />
Sotto la Tabella, la didascalia è: Comparazione andamento demografico ed edificatorio &#8211; Fonte: <a href="http://www.istat.it/dati" target="_blank">www.istat.it/dati</a></p>
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		<title>Venire dalla gente e tornare alla gente: la partecipazione secondo la ReTe toscana</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Seele Fragat
Lo scorso sabato, 5 giugno, presso il Circolo Affratellamento di via Orsini a Firenze, si è tenuta la Conferenza regionale convocata dalla ReTe dei comitati toscani e non solo , per la difesa del territorio.
E&#8217; stata una giornata piena  e densa non solo di parole, ma di  avvenimenti e fatti  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><strong><span style="font-family: Arial;">di Seele Fragat</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Lo scorso sabato, 5 giugno, presso il Circolo Affratellamento di via Orsini a Firenze, si è tenuta la Conferenza regionale convocata dalla ReTe dei comitati toscani e non solo , per la difesa del territorio.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">E&#8217; stata una giornata piena  e densa non solo di parole, ma di  avvenimenti e fatti  . La  conferenza    è stata dedicata all&#8217; analisi e  al dibattito sull’ambiente, il paesaggio, il territorio della Toscana .</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">I lavori sono stati aperti da </span><span style="font-family: Times New Roman;"><strong>Alberto Asor Rosa</strong></span><span style="font-family: Arial;">, presidente della Rete, con un esame delle prospettive politiche  della Toscana dopo il voto regionale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;">“<span style="font-family: Arial;"><em>La rinnovata affermazione del centro-sinistra in Toscana è stata accompagnata da qualche sensibile segnale di cambiamento </em></span><span style="font-family: Arial;">– afferma Asor Rosa –</span><span style="font-family: Times New Roman;"><em> Ne prendiamo atto per lavorarci sopra, con l’obiettivo di sconfiggere definitivamente quelle scelte che hanno già fatto fin troppo male alla regione”</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Asor Rosa ribadisce che la Rete toscana non è un partito e nemmeno una protesta sterile , ma un movimento di comitati   che  vuole davvero </span><span style="font-family: Arial;"><em>“cambiare le cose</em></span><span style="font-family: Times New Roman;">” .</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">La Rete  &#8211; afferma &#8211; è una tribuna che ha offerto  e offre di portare in pubblico problemi e prospettive e di collocarli in un respiro più vasto: dallo sfondo planetario dove la lotta per l’ambiente assume toni sempre più drammatici, alle questioni nazionali sul federalismo demaniale. <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/asor-rosa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2174" style="margin: 5px; float: left;" title="asor rosa" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/asor-rosa-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Su  quest&#8217;ultimo argomento Asor Rosa precisa come   obiettivo  di tali scelte politiche  sia  di ridurre il peso dello Stato, trasferire poteri dall’Italia alle sue parti periferiche ritenute, giustamente, più deboli nella resistenza contro lo scopo finale: la privatizzazione di tutto ciò che è privatizzabile, la riduzione a merce di tutto ciò che merce ancora non è ma che tale può diventare. E preoccupa l’accettazione comune della liceità &#8211; per poter raggiungere quest’obiettivo &#8211; di alienare beni pubblici, di spezzettare beni strutturalmente unitari, e addirittura di modificare le destinazioni dei beni trasferiti derogando alla pianificazione urbanistica. In questo modo privando la collettività anche del potere di intervento decisionale sul territorio. Dunaue, anche  la pianificazione democratica del territorio e delle città è un bene comune che stanno liquidando.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Ritornando alla nuova gestione della Regione Toscana, Asor Rosa definisce banco di prova  la riforma del Piano d&#8217;Indirizzo Territoriale (PIT) che per la Rete dovrebbe essere reso più severo dal punto di vista normativo , con un rafforzamento della direzione pubblica nel governo del territorio e dei poteri della Regione rispetto ai Comuni.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Ai limiti del&#8217;attuale PIT e alle grandi emergenze in Toscana è stata dedicata la relazione di </span><span style="font-family: Arial;"><strong>Claudio Greppi</strong></span><span style="font-family: Arial;">, che per la conferenza ha curato un ampio dossier sulla “</span><span style="font-family: Arial;"><em>Vertenza Toscana</em></span><span style="font-family: Arial;">”. Si tratta di un rendiconto dell’azione della Rete dal 2007 ad oggi, con l’illustrazione di diversi casi, dal nodo fiorentino della Tav al “porto gioiello” di Talamone, da Bagnaia e Castelfalfi al corridoio tirrenico. “</span><span style="font-family: Arial;"><em>Non è un elenco di denunce </em></span><span style="font-family: Arial;">– sottolinea Greppi –</span><span style="font-family: Arial;"><em> ma un’analisi di situazioni specifiche accompagnata da proposte puntuali. Come abbiamo sempre fatto”.</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Aggiunge Asor Rosa: “</span><span style="font-family: Arial;"><em>In questi quattro anni, da quando esiste la Rete, abbiamo insieme lottato, resistito e proposto. </em></span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>Mai è accaduto che alla denuncia non sia seguito un progetto alternativo, una soluzione possibile per la tutela e lo sviluppo del territorio, due obiettivi che sembrano in contrasto ma possono benissimo andare d’accordo</strong></em></span><span style="font-family: Arial;">”. </span><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/castelfalfi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2172" style="margin: 5px; float: right;" title="castelfalfi" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/castelfalfi-269x161.jpg" alt="" width="269" height="161" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;"><strong>Paolo Baldeschi </strong></span><span style="font-family: Arial;">prendendo le mosse dal documento “</span><span style="font-family: Arial;"><em>L’ambiente, il territorio, i beni culturali, la salute” </em></span><span style="font-family: Arial;">con cui la Rete  si è rivolta alle forze politiche in occasione delle ultime elezioni regionali   ha  proposto un suo aggiornamento attraverso  dei  punti chiave quali ad esempio : </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">la rete  non è il  partito del no;  il mercato non produce servizi aree verdi. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Ribadisce l’importanza della componente statutaria nella disciplina paesistica dei  processi di sussidiarietà  della pianificazione di area vasta e soprattutto  la conformità fra i vari livelli di pianificazione, in particolare con le politiche settoriali e i piani di indirizzo  degli impianti energetici , di sviluppo rurale e delle infrastrutture .</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Ricorda infine che </span><span style="font-family: Arial;"><strong>la svolta radicale nelle politiche toscane è stata la centralità della partecipazione la quale  non è una rivendicazione e soprattutto non può essere un esercizio burocratico, ma è una componente fondamentale dei processi  di intervento sul territorio. </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Alla</span><span style="font-family: Arial;"><strong> partecipazione, “chiave di volta per una nuova politica del territorio </strong></span><span style="font-family: Arial;">in Toscana”, è stata  dedicata la relazione di </span><span style="font-family: Arial;"><strong>Alberto Magnaghi</strong></span><span style="font-family: Arial;">.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"> “<span style="font-family: Arial;"><em>È un punto fondamentale per la Rete che considera </em></span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>il venire dalla gente e il tornare alla gente </strong></em></span><span style="font-family: Arial;"><em>la sua ragione sociale. Inevitabile il confronto con il fenomeno dell’astensione alle ultime elezioni regionali, che ha toccato punte preoccupanti anche in Toscana. All’astensionismo, secondo la Rete, si può rispondere solo con un rapporto tra i cittadini e le istituzioni, che sia basato sulla partecipazione democratica.”</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">In merito  alla legge sulla partecipazione Magnaghi  rileva come</span><span style="font-family: Arial;"><strong> </strong></span><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">spesso i comitati non l’abbiano usata a loro favore  mentre i Comuni in diversi casi  spesso l’hanno saputa usare a loro vantaggio </span></span><span style="font-family: Arial;">vedi caso di Castelfalfi.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Evidenzia come la Rete abbia dichiarato la centralità del territorio,  potenziale ricchezza durevole nelle sue specificità locali che deve partire da una grande conoscenza dello stesso. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Afferma infatti come non possa esistere una  crescita  del valore territoriale senza la crescita della cultura della popolazione locale. Il territorio come  base per  la costruzione di un modello di nuovo sviluppo , mentre attualmente è inteso  come piattaforma di saccheggi da parte della rendita. Si trova in una  tenaglia  formata,  da una parte, dalla  forte rendita fondiaria e, dall&#8217;altra,  dalla  situazione  finanziaria  in cui si trovano i comuni , situazione  creata volutamente per far si che svendano territori e immobili pubblici. Anche la delega ai Comuni dei beni demaniali viene concessa unicamente per poter far cassa . <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/svendita-territorio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2171" style="margin: 5px; float: left;" title="svendita territorio" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/svendita-territorio-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Magnaghi con  forza rimarca  come</span><span style="font-family: Arial;"><strong> </strong></span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>i centri decisionali  delle amministrazioni pubbliche siano sempre più esterni .Per questo il modello della partecipazione attiva dei cittadini è ancora più  importante in quanto è l&#8217;unica forza che , se ben organizzata , può contrastare il modello consociativo delle politiche dei poteri forti .Per questo  diventa ancor più  impellente far funzionare il processo partecipativo , cambiare le modalità e aumentare le competenze là dove va gestita . </strong></em></span><span style="font-family: Arial;">Proprio per rendere efficace tali intenzioni propone,  per rendere più operativi  e fattibili i processi partecipativi, di  inserire nei quadri economici dei progetti pubblici una quota di risorse economiche per poter rendere  obbligatori gli iter di  progettazione partecipata.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">La lettura della nota dell</span><span style="font-family: Arial;"><strong>&#8216;Assessore Regionale all&#8217;urbanistica  Anna Marson</strong></span><span style="font-family: Arial;"> nella quale si dichiara disponibile ad un prossimo incontro con i Comitati ha creato aspettative positive fra i comitati presenti, ma anche una certa delusione per la non partecipazione alla conferenza .</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;"><strong>Ornella di Zordo</strong></span><span style="font-family: Arial;"> nel pomeriggio ha introdotto i numerosi interventi dei diversi comitati, fra i quali il </span><span style="font-family: Arial;"><em>Comitato della Val di Chiana, l&#8217; Associazione Difesa Ansedonia,  il Comitato della Maremma ,il Comitato di Livorno,  Il Centro Cervati di Seravezza, Salviamo le Apuane, l&#8217;Associazione Vivere in Valdisieve  ed il Comitato contro il sottoattraversamento alta velocità</em></span><span style="font-family: Arial;"> ed altri ancora . </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/av-firenze.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2173" style="margin: 5px; float: right;" title="av-firenze" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/av-firenze-165x178.jpg" alt="" width="165" height="178" /></a></span></span><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Ed proprio su sollecitazione di un intervento  molto accorato contro il  progetto Alta Velocità di Firenze che l&#8217;assemblea della </span><span style="font-family: Arial;"><em>Rete Toscana dei Comitati per la difesa del territorio </em></span><span style="font-family: Arial;">ha ribadito con un</span></span><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;"> comunicato stampa la propria opposizione alla realizzazione del sottoattraversamento AV di Firenze: si chiede di fermare i lavori di cantierizzazione dell&#8217;opera &#8211; anche in considerazione della totale</span></span><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;"> mancanza di VIA del progetto di stazione Foster &#8211; e di considerare il progetto di massima  elaborato da tecnici volontari  e dall&#8217;università </span></span><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">che dimostra la possibilità di un potenziamento delle linee di superficie, con un risparmio sensibile da un punto dei vista economico e dei tempi di realizzazione. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Arial;">Non si può che condividere la soddisfazione di Asor Rosa  per la ricchezza dei temi trattati , la passione  trasmessa dai vari relatori e comitati intervenuti , e soprattutto per  gli impegni  morali assunti, nonostante le non taciute difficoltà , nella prosecuzione dei percorsi intrapresi da fare poi convergere in una direzione sempre più unitaria e  sempre più forte .</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"><span style="font-family: Calibri;">Immagini tratte da: territorioscuola.com</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"> <span style="font-family: Calibri;">guardian.co.uk</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"> <span style="font-family: Calibri;">comunivirtuosi.org</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #434343;"> <span style="font-family: Calibri;">puta.it</span></span></p>
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		<title>Ponente ligure &#8211; Viaggio nell’inferno di Castellaro, tra camion e cemento</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[cementificazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Claudio Porchia (Sanremo News)
Sono andato a trovare Giampiero Ricolfi per capire le ragioni della sua nuova protesta. Dopo aver lasciato l’Aurelia, salendo lungo la strada provinciale incrocio in successione otto camion, alcuni carichi di materiale inerte, altri vuoti. L’incrocio con i mezzi pesanti non è solo difficile per la dimensione della strada, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong><em>Claudio Porchia</em></strong> (Sanremo News)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>Sono andato a trovare Giampiero Ricolfi per capire le ragioni della sua nuova protesta. Dopo aver lasciato l’Aurelia, salendo lungo la strada provinciale incrocio in successione otto camion, alcuni carichi di materiale inerte, altri vuoti. L’incrocio con i mezzi pesanti non è solo difficile per la dimensione della strada, ma anche pericoloso perché non sempre vengono rispettati i limiti di velocità. Dopo alcuni piccoli spaventi raggiungo Castellaro, un piccolo comune della provincia di Imperia di poco più di mille abitanti, governato da un Sindaco, Alessandro Catitti, eletto nel giugno del 2009 ed al suo secondo mandato.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2114" style="float: left; margin: 5px;" title="Porchia4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia4-133x178.jpg" alt="" width="133" height="178" /></a>Giampiero è in casa con la mamma. Abita al numero civico 20 di via principe Amedeo, proprio all’angolo di una stretta curva della strada che sale verso il santuario di Nostra Signora di Lampedusa, che dista dal centro urbano circa un chilometro.<br />
<span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><br />
Castellaro è un paese bello, anche se presenta interventi discutibili, ed è sovrastato da una imponente gru, alta circa 50 metri. E’ quella del cantiere del borgo di Lampedusa, un insediamento realizzato poco sopra il paese distruggendo un bosco, dove la nonna di Giampiero raccoglieva i fiori di una camomilla portentosa, dal gusto amaro per via delle rocce laviche della zona, ma di grande effetto curativo. Quei fiori frequentati da bellissima farfalle colorate sono scomparsi. Al loro posto ci sono oggi delle case, alcune già in vendita anche se appena costruite. Delle grandi ruspe stanno procedendo a sbancare un altro pezzo della zona vicina dove sorgeranno altre case.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Salgo in casa di Alfredo e dopo pochi minuti, sentiamo tremare i muri dell’abitazione: sta passando un camion che porta a valle la terra dello sbancamento del cantiere. Nonostante il divieto i mezzi continuano a passare veloci ed arrivati all’altezza della curva sono costretti a rallentare perché la strada è stretta. I camion passano di misura, a volta toccano i muri delle case, che mostrano evidenti i segni del passaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia1_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2113" style="float: left; margin: 5px;" title="Porchia1_1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia1_1-167x178.jpg" alt="" width="167" height="178" /></a></span></span></span>“Viviamo in un inferno” commenta la mamma e “ogni giorno che passa è sempre peggio”. Arriva una altro camion dal cantiere, all’altezza della curva incrocia alcuni veicoli e subito si forma un ingorgo. Le macchine devono fare retromarcia e lasciare il passo al camionista, che visto il ritardo e la lentezza degli automobilisti comincia a spazientirsi. Non usa il clacson, ma dal finestrino urla al povero automobilista di muoversi, non ha tempo da perdere, forse è pagato a viaggio.<br />
<span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><br />
Con Alfredo salgo con la macchina fino al cantiere. La strada è stretta e presenta buche e cedimenti dovuti al passaggio dei mezzi pesanti. Le grate dei tombini sono spesso sfondate e rappresentano un pericolo, ma ormai gli abitanti della zona lo sanno e vi prestano attenzione. Turisti non se ne vedono, ma incrociamo alcuni motociclisti che salgono a forte velocità lungo una strada che si presenta come una divertente pista da motocross. I lavori al cantiere procedono regolarmente, ma i tempi per terminare l’opera sembrano ancora lunghi. Il disagio per Castellaro resta grande anche se le betoniere non passano più dal centro, ma da Pompeiana senza provocare lamentele particolari dagli abitanti.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La strada per Castellaro fino al cantiere è costellata di numerosi cartelli stradali con l’indicazione dei divieti di transito ai mezzi superiori ai limiti previsti, limiti di velocità e segnali di pericolo, compreso quello della presenza di stambecchi che nessuno ha mai visto in zona. La segnaletica è abbondante e precisa, peccato, che non sia rispettata.</p>
<p style="text-align: justify;">I vigili sanzionano le infrazioni con multe da 38 euro, senza togliere punti dalla patente agli autisti e senza altre conseguenze. Da quando è iniziata la storia, secondo Giampiero, hanno elevato 4/5<span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2116" style="float: right; margin: 5px;" title="Porchia2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia2-133x178.jpg" alt="" width="133" height="178" /></a></span></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> </span></span> <span style="color: #ff0000;"> </span>multe in tutto, che forse non verranno pagate perché faranno ricorso e l’importo di fronte ai milioni di euro dell’intera operazione fa sorridere. La scena della vigilessa che fa la multa di 38 euro al camionista mi ricorda la scena del film di Troisi, “Non ci resta che piangere”, dove al passaggio della frontiera veniva richiesto dal funzionario un fiorino. In questo caso però c’è poco da ridere e molto da piangere. Sembra di essere in un altro pianeta. La legalità è un optional.<br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><br />
Il sindaco, amico di infanzia di Giampiero, per tutta la giornata di ieri ha cercato di farlo desistere dall’intraprendere lo sciopero della fame. Questa sembra essere la sua sola preoccupazione, non si capisce bene se riferita alla salute di Giampiero o alla seccatura di dover dare risposte ai giornalisti che fanno domande imbarazzanti. Al mattino in paese erano arrivate le telecamere di Primocanale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è semplice: ci sono divieti che devono essere rispettati, ma la soluzione è difficile. In ogni caso il sindaco, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, c’è ed è attivo, la Provincia forse lunedì interverrà, i carabinieri fanno quello che possono, mentre il paese vive un’altra giornata ostaggio dei mezzi pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2115" style="margin: 5px; float: left;" title="Porchia3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/06/Porchia3-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a></span></span></span>Giampiero si consola pensando che se prima era da solo a denunciare la situazione adesso la protesta si allarga, gli arrivano attestati di solidarietà da più parti. Da quando nel 2008 era stato protagonista del documentario di Franco Revelli, “L’uomo di cemento”, la situazione incredibilmente è peggiorata. In questo nuovo contesto mi confida che l’impianto da golf oggi sembra un paradiso.<br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span><br />
Prima di salutarlo mi vuole accompagnare a conoscere un’altra persona, che abita vicino alla cava denominata &#8220;Rocche Croarie&#8221;. Siamo a pochi metri dal centro di Castellaro, ma è già nel comune di Taggia, amministrato dal sindaco, Vincenzo Genduso. La strada per aggiungere le case è ancora più brutta, le case e le serre sono ricoperta dalla polvere proveniente dalla cava. In meno di mezz’ora la mia macchina è irriconoscibile. Sono polveri sulla cui tossicità non ci sono dubbi secondo Giovanna D’Adamo, ma il responso dell’Arpal tarda ad arrivare. Mi fa vedere le fotografie, mi parla di illeciti e abusi avvenuti nel più totale silenzio e senza l’intervento di nessuno. Da questa zona si vede benissimo il municipio di Taggia, da dove si vede benissimo la cava. Ma da Taggia nessuno vede nulla. Ha presentato ricorsi a tutti gli enti e istituzioni, anche alla corte europea. La storia è lunga da raccontare e le prometto che ritornerò sull’argomento. Giovanna mi consegna un cd con le foto.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Giampiero mi saluta dicendomi che ormai ha deciso: lunedì inizierà lo sciopero della fame. Scendo verso Sanremo, in una curva stretta incrocio un camion, sono costretto a fermarmi mentre l’autista mi invita brutalmente a togliermi di mezzo. Fino al termine della strada provinciale incontrerò altri 5 camion. Arrivato a casa, cerco di riordinare le idee e gli appunti, guardo le foto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi telefonano per segnalarmi che un cittadino protesta perché la sua casa è stata danneggiata dal passaggio dei camion. Abita ad Alassio in strada privata Iaria Rinaudo in regione Fenarina. Giampiero e Giovanna non sono soli.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>Foto dell&#8217;autore<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Decrescere a ponente</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Claudio Porchia
Vista da Sanremo la crisi, che si è abbattuta sulla Grecia e sull’Europa, appare lontana, anzi lontanissima. In questo lembo di terra baciato dal sole e profumato da mille fiori, il problema della tenuta dell’euro non è facilmente percepito. Ma il martedì nero della borsa, che ha trasformato in spazzatura i bond sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><em>Claudio Porchia</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/casino.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-2038" title="casino" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/casino.jpg" alt="" width="216" height="280" /></a>Vista da Sanremo la crisi, che si è abbattuta sulla Grecia e sull’Europa, appare lontana, anzi lontanissima. In questo lembo di terra baciato dal sole e profumato da mille fiori, il problema della tenuta dell’euro non è facilmente percepito. Ma il martedì nero della borsa, che ha trasformato in spazzatura i bond sotto il Partenone, ha innescato un pericoloso effetto domino che non tarderà a far sentire le sue conseguenze anche all’ombra del Casinò.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune settimane fa, oltre 400 sindaci lombardi, strozzati dai tagli, hanno dato vita ad una manifestazione bipartisan per chiedere la revisione del patto di stabilità. Nella nostra provincia, a parità di condizioni, i sindaci in genere preferiscono adottare la tattica dello struzzo e nascondere la testa sotto la sabbia. Calano i proventi del Casinò, (vedi articolo: <a href="http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=117990">Qui</a>) manca una compensazione dei mancati introiti dell’Ici, la crisi dell’edilizia riduce gli oneri di urbanizzazione ed il patto di stabilità impedisce gli investimenti anche ai comuni virtuosi. Di fronte ad un progressivo svuotarsi delle casse comunali, la politica locale riesce soltanto a dividersi sulla &#8217;speranza&#8217;: da un lato c’è chi confida in un aiuto &#8216;ministeriale&#8217; e dall’altro chi spera nell’elezione di un &#8216;amico&#8217; nella nuova giunta regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo sull&#8217;orlo del baratro e con spensieratezza ci viene proposto di fare un passo avanti. Qualcuno proverà a moltiplicare i pani ed i pesci per far quadrare il bilancio, ma i miracoli non sono ancora <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/villa-magnolie.jpg"><img class="picright size-full wp-image-2039" title="villa-magnolie" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/villa-magnolie.jpg" alt="" width="357" height="239" /></a>nelle competenze dei nostri amministratori: il taglio dell’energia elettrica a Villa Magnolie (vedi articolo: <a href="http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=117694">Qui</a>) è un segnale da non sottovalutare. Se in questo contesto, già difficile, inseriamo il dato, comunicato dall’Istat, che nel 2009 il reddito delle famiglie è diminuito del 2,8% rispetto al 2008 e che si tratta della riduzione più significativa a partire dagli anni &#8216;90, c’è veramente poco da stare allegri. Non siamo alla &#8216;frutta&#8217;, ma all’amaro di politiche locali che dopo aver tagliato tutti i servizi possibili ed aver aumentato le tariffe, cercano ora nella finanza creativa e nei parcheggi a pagamento le nuove entrate necessarie per mantenere in piedi la &#8216;baracca&#8217;. I greci, potranno al limite privatizzarsi il Partenone, trasformare l&#8217;Olimpo in una Spa, scorporare il Peloponneso, pretendere il copyright sulla geometria euclidea e su metà dei concetti filosofici della nostra cultura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/villanobel.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-2040" title="villanobel" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/villanobel.jpg" alt="" width="245" height="245" /></a>Ma noi, a ponente, come possiamo salvarci? Ci basterà affittare villa Nobel per i matrimoni? (vedi articolo : <a href="http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=117743">Qui</a>) Serve una nuova politica che elimini i lussi che a livello locale ancora ci permettiamo. Come quello di non praticare la raccolta differenziata e di conferire in discarica; la sontuosità di manifestazioni culturalmente inutili ed insieme dannose per il turismo; l’ostinazione nel privilegiare il trasporto privato a scapito di quello pubblico; il mantenimento di inutili enti e improduttivi consigli di amministrazione; l’incomprensibile rinuncia alle energie rinnovabili e alternative, solo per citarne alcuni. Viviamo nel lusso e neppure ce ne accorgiamo. Nel brevissimo periodo serviranno amministratori capaci di guidarci verso una &#8216;decrescita&#8217;, che potrebbe essere felice se condivisa. Diversamente, altri decideranno per noi e la nostra decrescita sarà triste.</p>
<p>Foto tratte da:<br />
<em>riviera24.it<br />
digilander.libero.it</em></p>
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		<title>Il “débat public” sbarca a Genova: la parola a Jacques Molinari del GIR Maralpin</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Salvi
Il primo di una serie di articoli riguardanti il  seminario sulla partecipazione territoriale tenutosi lo scorso 5 maggio presso il Dipartimento Polis dell’Università di Genova. I materiali prodotti, a partire da questo numero, verranno pubblicati man mano sulla rivista.  Restate sintonizzati …. Intanto, in coda all’intervista, le slides presentate dall’Ing. Molinari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong><em> Massimo Salvi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il primo di una serie di articoli riguardanti il  seminario sulla partecipazione territoriale tenutosi lo scorso 5 maggio presso il Dipartimento Polis dell’Università di Genova. I materiali prodotti, a partire da questo numero, verranno pubblicati man mano sulla rivista.  Restate sintonizzati …. Intanto, in coda all’intervista, le slides presentate dall’Ing. Molinari a sostegno della sua relazione.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA</strong><br />
Inserita in un preciso quadro giuridico, quello del “dibattito pubblico”, la compartecipazione alle scelte di fondo che incidono sul territorio e l’ambiente in Francia è da tempo una realtà consolidata. Esiste infatti un’autorità amministrativa, indipendente dal potere politico, con precise competenze sulla pianificazione, da quella urbana fino a quella regionale. E la partecipazione dei cittadini e delle istanze di base all’elaborazione di progetti di pianificazione e sviluppo territoriale, oltre ad essere garantita, è addirittura favorita anche sul piano dell’informazione e della formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia si sta aprendo un ampio dibattito nel merito. E’ il caso del seminario promosso dal <em>Dipartimento Polis</em> dell’Università di Genova con la nostra rivista on-line<em> InFormAzione Sostenibile</em>, che ha avuto come tema “<em><strong>La partecipazione territoriale e le dinamiche attuative di processi decisionali dal basso”.</strong></em> Un’occasione per fare il punto sulla situazione italiana e le esperienze svolte in particolare dalla Regione Toscana, oltre ad approfondire i contenuti dell’esperienza francese, dove operano associazioni tecniche che offrono contributi specifici all’approfondimento delle tematiche proponendo soluzioni di ampia valenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ESPERIENZA DEL GIR MARALPIN</strong><br />
Il <em>Gir Maralpin</em> è una struttura transfrontaliera che si occupa della conservazione del territorio, appunto dal Mare alle Alpi, interessando un ampio ambito territoriale dalla Provenza alla Costa Azzurra, al Delfinato, con punte in Linguadoca, sconfinando in Piemonte e Liguria. Fondato nel 1996, riunisce professori universitari, ricercatori ed esperti di tutte le discipline, francesi o stranieri. L’obiettivo è contribuire ad un’analisi approfondita delle problematiche riguardanti la pianificazione territoriale, dalle vie di comunicazione <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/debat_public1.jpg"><img class="picleft size-medium  wp-image-2012" title="debat_public1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/debat_public1-237x178.jpg" alt="" width="237" height="178" /></a>ai trasporti, fino alla conservazione dell’ambiente nelle sue più ampie accezioni, in una prospettiva a lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingegnere per formazione, agente e responsabile per l’energia atomica per numerosi anni, <strong>Jacques Molinari</strong>, si è occupato della gestione delle scorie e della sicurezza dell’ambiente, specificatamente per quanto riguarda l’impatto a livello globale del nucleare. In seguito ha operato presso l’<em>Office International de l’Eau, </em>con l’incarico di monitorare le risorse idriche a livello nazionale ed internazionale. Conclude la sua carriera pubblica come diplomatico, all’Ambasciata di Francia in Ungheria. Una serie di prestigiosi incarichi e una lunga esperienza, che da numerosi anni va mettendo a disposizione dell’intera comunità a partire dal <em>Gir Maralpin (Groupe interdisciplinaire de réflexion sur les traversées sud-alpines et l’aménagement du territoire maralpin),</em> del quale è cofondatore e segretario scientifico.</p>
<p>“<em>L’idea guida del progetto</em> – spiega  Jacques Molinari – <em>è lo studio globale di questo territorio, andando ben oltre i confini politici-amministrativi di Regioni e Stati, con l’intento di preservarlo da un disastro annunciato attraverso una pianificazione eco-sostenibile. il Gir pone in primo piano l’informazione, proponendo documenti che sono innanzitutto pedagogici e finalizzati all’ampliamento delle conoscenze ai vari livelli, a partire dalla popolazione. Il tutto scritto in un linguaggio accessibile e sostenuto da analisi chiare e comprensibili e soprattutto complete”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i membri figurano anche numerose personalità del mondo scientifico, culturale e dell’associazionismo ambientale italiano, che da alcuni anni operano in stretta collaborazione con i colleghi transalpini. Il gruppo si avvale, di volta in volta, dell’opera di giuristi, economisti, biologi, geologi, ingegneri, ossia di tutte quelle figure professionali necessarie per un’analisi approfondita delle tematiche territoriali e delle implicazioni sociali che comportano.<br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/image_bleu.jpg"><img class="picright size-medium wp-image-2013" title="image_bleu" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/image_bleu-192x178.jpg" alt="" width="192" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>La nostra è un’associazione scientifica</em> – prosegue Molinari &#8211; <em>un gruppo di tecnici che produce studi e analisi, poi messi a disposizione di associazioni, enti ed amministratori pubblici. Lavoriamo quindi per la collettività. La maggior parte di noi proviene da una sinistra progressista, sensibile alle problematiche ambientali e questo spiega la foga e l’impegno che poniamo nell’agire insieme. I risultati sono interessanti:</em> <em>influenziamo, ovviamente nel senso buono, le decisioni nel quadro giuridico del dibattito pubblico, nell’ambito della democrazia rappresentativa. Spesso il nostro lavoro è più apprezzato a livello governativo che localmente, ma è risaputo ‘nessuno è profeta in patria’! Siamo molto ascoltati, qualunque sia il colore politico dei governi, mentre sussiste un certo sospetto nei nostri confronti da parte della politica locale, e particolarmente in  Costa Azzurra”</em>.</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/debat_public_accro.jpg"><img class="picleft size-medium wp-image-2014" title="debat_public_accro" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/debat_public_accro-253x178.jpg" alt="" width="253" height="178" /></a>Il “dibattito pubblico”, codificato in Francia dalla legge Barnier del 1995, è andato progressivamente imponendosi come il maggior dispositivo di democrazia partecipativa e la sua autorevolezza, al pari dei settori di applicazione, va continuamente accrescendosi.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In quest’ottica – </em>sottolinea il segretario scientifico del Gir<em> &#8211; siamo divenuti esperti in numerosi ambiti, in particolare in quello ferroviario, poco conosciuto dalle amministrazioni e dal grande pubblico. Abbiamo prodotto documenti tecnici che sono molto utili. Grazie al nostro impegno transfrontaliero mettiamo a conoscenza le realizzazioni italiane che finora erano totalmente sconosciute al governo francese stesso. Giochiamo quindi un ruolo diplomatico, di collegamento, super partes, in quanto non abbiamo nessun interesse specifico né impedimenti di ogni genere. Abbiamo ottimi rapporti con interlocutori come Trenitalia, questo grazie a contatti stabiliti da professori universitari italiani. Ciò ci permette di favorire questo interscambio. Riteniamo infatti che nel settore delle ferrovie e dell’urbanistica l’Italia abbia realizzato soluzioni interessanti, in particolare per quanto riguarda Alta velocità-Alta capacità. In questo caso sono state concordate decisioni tra regione-provincia-comune allo scopo di imporre l’ubicazione di stazioni AV nel centro delle città, vedi Firenze e Bologna. Al contrario, la politica delle ferrovie francesi propone stazioni all’estrema periferia cittadina, imponendo di fatto agli utenti l’uso dell’auto. Ecco un esempio di scelta italiana che torna utile per le nostre richieste in campo nazionale. Un altro aspetto che prendiamo ad esempio è la sopravvivenza dei piccoli negozi nei paesi e valli di montagna, in Liguria in particolare, dove i paesini continuano ad avere una vita dinamica non intaccata dalla persistenza sul territorio degli ipermercati, come avviene dalle nostre parti. E ancora, un modello possibile riguarda le Comunità Montane, strutture che in Francia non esistono, essenziali a mio avviso per un Paese caratterizzato da grandi città ma anche da minuscoli insediamenti a vocazione agricola. Esistono quindi esempi positivi che devono essere esportati”.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/montreal-debat.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2015" title="montreal debat" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/montreal-debat-249x178.jpg" alt="" width="249" height="178" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo al tema in questione, il dibattito pubblico<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Il miglior modo di affrontare le questioni ambientali è quello di assicurare le partecipazione di tutti i cittadini coinvolti, al livello opportuno. Un concetto fondamentale affermato nella dichiarazione di Rio del giugno 1992, relativa all’ambiente e allo sviluppo ecosostenibile. In quest’ottica si inserisce il </em><em><span style="text-decoration: underline;">dibattito pubblico, così come si sviluppa in Francia da ormai <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/diagramme_debat_public.jpg"><img class="picright size-full wp-image-2016" title="diagramme_debat_public" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/diagramme_debat_public.jpg" alt="" width="286" height="291" /></a>sette anni. Si tratta di un organismo paritetico, espressamente previsto dalla legge ed ispirato a risoluzioni internazionali che ha potere decisionale in merito alla realizzazione di una grande opera, che può approvare, modificare, sospendere o addirittura annullare, il tutto attraverso procedura codificata nel metodo e nelle scadenze.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli obiettivi del dibattito pubblico sono molteplici. In primo luogo quello di informare i cittadini nel modo più obiettivo possibile sugli aspetti tecnici e l’impatto del progetto (in questi anni sono stati infatti elaborati numerosi dossier prendendo in considerazione svariati aspetti relativi alle problematiche della pianificazione territoriale, messi poi a disposizione di associazioni e presentati alle istituzioni); poi di permettere agli interessati di esprimersi attraverso interventi, presentazione di documenti, richieste di chiarimenti all’amministrazione o all’impresa incaricata dei lavori; di definire esattamente le figure responsabili dello sviluppo del progetto e il loro ruolo; infine, di rendere democratica e pienamente legittimata la decisione finale. Quest’ultima, anche se non sarà condivisa da tutte le parti in causa, sarà comunque accettata in quanto tutti gli attori avranno avuto la possibilità di ricevere informazioni chiare e complete, di esprimersi ed essere ascoltati.<br />
Un sistema che ha anche dei limiti: è operativo infatti solo in presenza di grandi opere con importi superori a 300 milioni di euro nel caso di autostrade, con volumi di almeno 20 milioni di metri cubi per dighe, oppure, nel caso di infrastrutture sportive, turistiche o culturali, di almeno 300 milioni di euro. Quindi molte restrizioni, ciò non toglie che il “débat public” sia ormai divenuto una regola. In Francia se ne svolgono almeno dieci all’anno, sui temi più svariati”.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/photo1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2017" title="photo1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/photo1.jpg" alt="" width="493" height="232" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto oro quello che luccica, è il caso di dirlo, soprattutto se guardiamo all’evoluzione legislativa in questo particolare momento.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Purtroppo è così. All’Assemblea Nazionale è stata messa in discussione la Grenelle 2, una legge da approvare entro 36 ore, limitando quindi dibattito ed emendamenti, col rischio di destrutturare un progetto organico che prevedeva precise scadenze per l’introduzione di una normativa sempre più attenta all’ambiente e rispettosa delle problematiche del territorio. Uno scacco, che comporta la cancellazione di grandi decisioni a partire dai tempi di attuazione della carbon-tax. Il trasporto pesante su gomma va aumentando giorno dopo giorno, in particolare sugli assi viari del litorale e se non si arriva a misure rigide rischiamo di non venirne a capo. Inoltre, sulla nuova ferrovia di collegamento Francia-Italia non si intende favorire l’intermodalità, limitando il raddoppio della linea unicamente all’alta velocità, senza voler prendere in considerazione l’aspetto forse più significativo, quello dell’alta capacità. Per non parlare poi del pressapochismo di alcuni amministratori, che vedono nel piccolo cabotaggio marittimo la soluzione al trasporto delle merci, oppure sognano un nuovo traforo stradale del Colle di Tenda e, al massimo, individuano Modane come unico collegamento merci su rotaia”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/05/GenovaSeminPolisPartecipTerrit05.05.2010mod2.pptx">Slides: Genova Seminario Polis Partecipazione Territoriale5.5.10</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Immagini tratte da:<br />
<em>spacingmontreal.ca<br />
sites.debatpublic.fr<br />
savoirs.essonne.fr</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>A proposito del Lambro e di inquinamento dell’acqua di falda</title>
		<link>http://www.informazionesostenibile.info/1925/a-proposito-del-lambro-e-di-inquinamento-dellacqua-di-falda/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giancarlo Guado- idrogeologo
Premessa
Sono passate alcune settimane da quando un versamento di olio combustibile (idrocarburi liquidi in genere ) ha impattato con le acque del fiume Lambro; personalmente non conosco i dettagli di questo accidente ambientale, è certo comunque, che alcune migliaia di tonnellate di un pericoloso prodotto è entrato in circolazione, prima con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em><strong>Giancarlo Guado- </strong><strong>idrogeologo</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Premessa</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passate alcune settimane da quando un versamento di olio combustibile (idrocarburi liquidi in genere ) ha impattato con le acque del fiume Lambro; personalmente non conosco i dettagli di questo accidente ambientale, è certo comunque, che alcune migliaia di tonnellate di un pericoloso prodotto è entrato in circolazione, prima con le acque superficiali dei fiumi Lambro e poi del Po, ma a seguire e nelle more temporali di un ipotetico tentativo di “strippare” l’inquinante, da queste acque superficiali; con certezza, facilmente dimostrabile, questo forte e complesso inquinante non mancherà di infiltrarsi nelle acque sotterranee. E qui cominciano i veri problemi relativi all’impatto e al recupero della risorsa acqua per l’utilizzo civile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro1.jpg"><img class="size-full wp-image-1924 aligncenter" title="lambro1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro1.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI STRUMENTI  METODOLOGICI/SCIENTIFICI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>a) Prevenire è proteggere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un grande personaggio dell’idrogeologia moderna &#8211; il prof. Gilbert Castany dell’Università di Parigi &#8211; che mi onoro d’aver conosciuto, affermava in maniera netta, che la migliore protezione è la prevenzione e, provocatoriamente, che il miglior sistema per bonificare/correggere le falde acquifere inquinate consiste nel non inquinare. La prevenzione e la difesa sono attività complementari e presuppongono ricerca sul campo, sperimentazioni, studi approfonditi pluridisciplinari di geologia, idrogeologia, idrologia, geofisica, geochimica, chimica, urbanistica e anche scienze sociali. In alcuni casi sono validi anche i modelli matematici. In merito a quest’ultima possibile applicazione è necessario precisare che, in special modo per gli acquiferi freatici e ad andamento lenticolare, i problemi applicativi dei modelli matematici, ai fini della prevenzione, risultano di difficile soluzione. L’idrogeologia, citata in precedenza, è essa stessa una scienza pluridisciplinare dove l’idrodinamica sotterranea, ancor prima degli altri aspetti riguardanti lo studio delle acque, risulta essere essenziale per la definizione della geometria di un acquifero da proteggere. Le acque sotterranee circolano con leggi fisiche per lo più dettate da condizioni geologiche peculiari, l’energia e la pressione con le quali queste acque si muovono, che sono alla base dell’idrodinamica, sono influenzate da fattori di difficile catalogazione quali la permeabilità dei suoli, la trasmissività e altri parametri matematici che non sono sempre di facile applicazione in special modo laddove le acque da salvaguardare sono quelle di bacini grandi ( in questi casi il supporto di modelli matematici può essere d’aiuto) e/o piccoli di acquiferi locali; questi ultimi non sono di solito costituenti falde acquifere diffuse su prospezioni areali importanti e con dimensioni geometriche ben definite ed inoltre, godono e soffrono contemporaneamente di peculiarità che se da un lato le rendono, a volte, uniche per il loro prezioso valore intrinseco, da un altro lato le rendono molto vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro2.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1926" title="lambro2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro2.jpg" alt="" width="403" height="269" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>b) La difesa </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La difesa dagli impatti, su di una risorsa così preziosa qual è l’acqua in generale risulta essere molto impegnativa; in particolare, laddove le falde sono di entità locale e non ben definite, sotto l’aspetto della loro geometria sotterranea. L’acqua per uso civile è trattabile per legge sotto il profilo microbiologico e chimico, ma il trattamento non può superare certi limiti tecnici ed economici, specie se si considera che il nostro Paese non gode della presenza di un contesto idrogeologico favorevole alla costituzione di estesi bacini acquiferi sotterranei, così che &#8211; laddove avvengono disastri ambientali &#8211; gli interventi sono ancor più difficoltosi (a volte impossibili). Un bacino idrico sotterraneo viene difeso fondamentalmente attraverso la conoscenza continua sullo sviluppo dei fenomeni che interessano il suolo e sottosuolo e il monitoraggio che viene messo a regime di volta in volta; a questo proposito è fondamentale la collaborazione delle amministrazioni comunali e della società organizzata perché qualunque bacino, piccolo o grande che sia, è sempre di dimensioni sovra/comunali (l’acqua sotterranea circola nel sottosuolo, indipendentemente dai confini amministrativi). Una difesa particolare è l’intervento “ a posteriori” di ripristino, a seguito di un processo di inquinamento. Negli ultimi anni, a causa della crescente necessità di affrontare il problema del disinquinamento, sia di aree dismesse dalle industrie, più o meno obsolete o inquinanti e quindi dislocate in nuove aree, sia di bacini idrologici e/o idrogeologici più o meno ben definiti, si sono sviluppate tecniche sempre più ricercate tese ad affrontare questo problema; va detto che in alcuni casi queste tecniche sono state utilizzate con successo (barriere idrauliche sotterranee- pozzi di prosciugamento ecc.), nel maggior numero di casi per acquiferi difficili da definire, importanti sotto l’aspetto dell’utenza e/o delle caratteristiche, il disinquinamento produce effetti modesti e non proporzionati alle risorse impegnate. Questo a riprova che l’intervento a posteriori è costoso, dagli esiti incerti e problematici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro3.jpg"><img class="size-full wp-image-1927 picright" title="lambro3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro3.jpg" alt="" width="420" height="280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>c) il Rischio Ambientale </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio che possa essere compromessa la risorsa acqua (specie del più generale rischio ambientale), a causa di eventi deleteri particolari e/o generali, rappresenta il “Danno Atteso” che ne deriva alla stessa. Secondo la bibliografia più recente in materia, il RISCHIO è <em>“</em><em><strong>Il prodotto delle dimensioni del danno atteso per la probabilità che l’evento accada</strong></em><em>”</em><sup><em><a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></em></sup> nel concetto di rischio vanno valutate diverse componenti, due sono essenziali: il contesto ambientale e l’incertezza sul tipo e il tempo degli accadimenti. La funzione che esprime il Rischio, in termini matematici, è data dal rapporto che esiste fra: Pericolosità, Vulnerabilità e Valore così definiti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La Pericolosità 	esprime la probabilità che si verifichi un impatto su una struttura 	idrogeologica depositaria di falde idriche.</li>
<li>La Vulnerabilità 	esprime l’attitudine che è propria della struttura idrogeologica 	a sopportare un determinato impatto.</li>
<li>Il Valore esprime 	la quotazione della risorsa nel contesto socio/economico.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La definizione del rischio esige la determinazione dei valori da attribuire ai parametri; è ovvio, quindi, che solo approfondendo la conoscenza del territorio si può valutare meglio il rischio stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>d) Il monitoraggio </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se la conoscenza è il presupposto della salvaguardia, solo la sua continuità nel tempo, attraverso il monitoraggio, può garantire la protezione della risorsa. Il monitoraggio serve a tenere sotto osservazione le variabili ambientali e/o sociali per le quali si temono impatti, quindi con esso, in prima istanza, si possono individuare le tendenze negative in tempo utile per poterne prevedere gli effetti, in seconda istanza l’eventuale allarme destato dall’osservazione in tempo reale permette interventi tempestivi sulle tendenze negative che emergono prima che queste sviluppino il loro massimo potenziale. Il monitoraggio è, ancora, di supporto fondamentale per ottenere lo stato delle conoscenze sugli impatti provocati da interventi &#8211; i più svariati &#8211; sul suolo/sottosuolo. Attraverso il monitoraggio si possono ottenere informazioni sulla utilità, accuratezza ed esaustività degli studi eseguiti in fase di ricerca che si sono utilizzati, ad esempio, per la captazione e il condizionamento delle sorgenti e/o pozzi. Il monitoraggio, quindi, va tarato secondo le aspettative richieste e le conoscenze in possesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro4.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1928" title="lambro4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/lambro4.jpg" alt="" width="428" height="286" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le normative di riferimento, unitamente alle considerazioni riguardanti le problematiche del rischio ambientale, fanno giungere alla conclusione che la difesa/protezione del territorio è un processo ininterrotto di azioni che vanno dalla ricerca teorica alle applicazioni pratiche, sempre sorrette da costante monitoraggio e valutazione per arricchire/approfondire la conoscenza stessa, secondo un circolo virtuoso di -ricerca-azione—<br />
In tale processo, lo studio sistematico dei parametri scientifici, tecnici e sociali e il successivo coordinamento/utilizzo di queste conoscenze sono strettamente connessi a due esigenze solo apparentemente e superficialmente leggibili come conflittuali:</p>
<p style="text-align: justify;">1) la tutela e la conservazione di un bene ambientale unico e irripetibile ( l’acqua);</p>
<p style="text-align: justify;">2) i bisogni/aspettative del contesto socio/economico.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, semplificando i concetti espressi, siamo vittime di miopia in riferimento  ad una visione, solo apparentemente, utile nell’immediato;  invece di grave danno per il divenire.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto tratte da:<br />
altroquotidiano.it<br />
claudioviscardi.wordpress.com<br />
delpup.files.wordpress.com<br />
sandonatopoli.blogspot.com</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Gisotti-Benedini: <span style="text-decoration: underline;">Il Dissesto Idrogeologico</span>, Roma, 2000 p.26</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Facciamo il punto sull’acqua pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emilio Molinari
Presidente Comitato Italiano del Contratto mondiale dell’acqua

Il movimento dell&#8217;acqua italiano è ad un passaggio determinante e molto  delicato. Dopo il voto di fiducia del Parlamento sulla legge 135 art. 23 bis. si è provocata una reazione diffusa nella società italiana. Un argomento discusso e sofferto da pochi è diventato interesse e inquietudine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Emilio Molinari</em></p>
<p style="text-align: justify;">Presidente Comitato Italiano del Contratto mondiale dell’acqua</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il movimento dell&#8217;acqua italiano è ad un passaggio determinante e molto  delicato. Dopo il voto di fiducia del Parlamento sulla legge 135 art. 23 bis. si è provocata una reazione diffusa nella società italiana. Un argomento discusso e sofferto da pochi è diventato interesse e inquietudine di molti. Il rubinetto di casa nelle mani delle multinazionali: questo è stato l&#8217;argomento forte. Un argomento che ha costretto a pensare al proprio futuro e che ha rotto il muro di silenzio mediatico, quello che ha contribuito a tenere la nostra impresa, per tutti questi anni, nella dimensione lillipuziana. Oggi la questione dell&#8217;acqua in quasi tutti i suoi aspetti ha conquistato le pagine dei giornali, è argomento di reportage televisivi, suscita interesse negli uomini e donne della cultura e dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Evoluzione e problematiche del Comitato italiano sull’Acqua pubblica</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Acqua privata o pubblica? Aumenteranno le tariffe? Migliorerà il servizio? Funzionerà meglio l&#8217;azienda erogatrice del servizio?</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande sono diventate scontro politico, sono nella agenda dei partiti, i quali &#8211; per quanto ancora incapaci di coglierne il valore paradigmatico e pur trattando il tema tuttora marginalmente  &#8211; sono costretti a pronunciarsi, investiti dalle contraddizioni interne o in altri casi solo per cavalcarlo elettoralmente.Ma questa diffusa sensibilità rappresenta comunque un gran balzo rispetto a dieci anni fa, quando il Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull&#8217;Acqua iniziava in solitudine, assieme ad alcune ONG, la propria predicazione girando in lungo e in largo l&#8217;Italia, dava vita a due Forum Mondiali alternativi e partecipava ai vari Forum Sociali Mondiali. Oggi esiste un Forum dei movimenti dell&#8217;acqua presente in tutto il Paese, capace di sviluppare campagne, di essere un interlocutore di sindaci e amministratori, in grado di stimolarli  e farli scendere in campo contro la chiusura completa del processo di privatizzazione dei servizi idrici. Capace di chiamare i consigli comunali a dimostrare la propria autonomia dai partiti che li hanno espressi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub1.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1916" title="acquapub1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub1.jpg" alt="" width="164" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la necessità di fermare la privatizzazione ed avendo  sullo sfondo la ri-pubblicizzazione, il Forum dell&#8217;acqua si è impegnato finora a realizzare tre obbiettivi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Aver reso la manifestazione 	nazionale tenutasi a Roma il 20 Marzo 2010 un grande momento di 	lotta politica;</li>
<li>Attivarsi per intensificare la 	campagna per portare il maggior numero di Comuni a cambiare i propri 	statuti inserendovi la clausola per cui l&#8217;acqua rappresenta un 	servizio privo di rilevanza economica.</li>
<li>Indire un referendum abrogativo 	delle leggi di privatizzazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per realizzare tutto ciò occorre riuscire a formulare dei quesiti che vengano accettati dalla Corte Costituzionale, raccogliere in tre mesi 600.000 firme autenticate, e poi vincere &#8211; raggiungendo il quorum &#8211; il referendum stesso.  Sono queste le ragioni che spiegano perché il Forum dell&#8217;Acqua sia  ad un passaggio determinante e delicato. Vorrei, per una migliore comprensione, evidenziare alcune delle contraddizioni che mi pare attraversi il movimento in questo impegnativo momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Importanza del referendum e del diritto all’acqua</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Forse non tutti ritengono che il referendum sia il vero elemento di scontro politico, quello che dà senso e sbocco nazionale sia alla manifestazione svoltasi recentemente, sia alle adesioni al cambiamento degli statuti comunali. Ma il referendum rappresenta il solo elemento in grado di far entrare nella coscienza di 60 milioni di italiani i contenuti per i quali lottiamo da anni e di tradurli in risultati istituzionali. Pertanto occorre perseguirlo con estrema convinzione, coscienti che è ancora tutto da “conquistare” a cominciare dalla formulazione dei quesiti. Sapendo che per vincere occorrono due elementari atteggiamenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>l&#8217;unità interna, che si realizza 	ascoltando le idee e le preoccupazioni di tutte le componenti del 	movimento;</li>
<li>il massimo allargamento del fronte 	dell&#8217;impresa. estendendolo a tutti quanti intendono opporsi alla 	legge 135, dai sindaci ai partiti, senza steccati e atteggiamenti 	ideologici.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">E’ però mia convinzione che, in vista di questi prossimi impegni, vi siano altri problemi e rischi da affrontare. La cultura dominante ed anche i media amici cercano di trascinare tutti sul terreno economico delle tariffe, dell&#8217;efficienza, efficacia, economicità aziendale, tutti risucchiati su queste comparazioni tra servizio pubblico o privato. Pure noi stessi rischiamo di venire risucchiati da questa cultura e dalla convinzione che  la gente capisce i problemi solo quando gli si tocca il  portafoglio&#8230;ancora economia&#8230;.sempre economia.<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub2.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1917" title="acquapub2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub2.jpg" alt="" width="218" height="218" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, è bene ricordarlo sempre, vogliamo restare su di un altro terreno: quello dei diritti universali. Noi ci siamo costituiti in associazione, contribuendo a dar vita ad un movimento per affermare il Diritto Umano all&#8217;Acqua, per impedire  un tragico passaggio epocale che è quello della mercificazione di uno degli elementi fondamentali  alla vita, come lo è la terra ormai mercificata, come l&#8217;aria in via di mercificazione, come i semi con i brevetti sulla proprietà intellettuale. E&#8217; da qui che partiamo quando cerchiamo di fermare la privatizzazione dei servizi idrici. Da qui partiamo anche quando scendiamo sul terreno del confronto sulle tariffe;  perché vediamo in questo il modo con il quale si escludono uomini e donne dal diritto all&#8217;accesso.  E quando scendiamo sul terreno dell&#8217;efficienza del “servizio”è perché vogliamo non venga sprecato quel liquido vitale; vogliamo che sia di buona qualità, sia controllato nella sua potabilità, in una parola sia di nuovo garantito il diritto. Mi si dirà che è scontato, ma non è così, di diritto si parla sempre meno, anche tra di noi, spesso accettiamo come oggettivo il piano della discussione tariffaria, spesso ci lasciamo trascinare in tecnicistiche disquisizioni, assolutamente prive di senso, su SpA <em>in house</em> e aziende speciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Per un approccio risolutivo diverso</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Dimentichiamo che parliamo di acqua e che non possiamo trattare l&#8217;argomento servizio idrico come una delle tante privatizzazioni. Dobbiamo invece ribaltare completamente l&#8217;approccio. La potabilizzazione dell&#8217;acqua, le reti idriche, quelle fognarie ecc.. non sono le attività di una azienda, non sono nemmeno un servizio, sono qualcosa di più; sono le manifestazioni dell&#8217;accesso ad un diritto umano fondamentale. I cittadini non sono clienti di una azienda e nemmeno utenti di un servizio, sono portatori di questo diritto e l’acqua potabile non è il prodotto di una azienda, da vendere e consumare sempre più, ma un bene comune e che occorre sempre più risparmiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio che riporta al primo posto il diritto va fatto emergere attraverso i contenuti da tempo indicati, secondo i quali occorre:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>garantire il diritto umano 	attraverso i 50 litri al giorno per persona, gratuiti e a carico 	della fiscalità generale;</li>
<li>introdurre un prelievo tariffario 	progressivo oltre i 50 litri per sconsigliare i consumi eccessivi;</li>
<li>introdurre il concetto di abuso 	per chi consuma oltre il lecito.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Garantire il diritto e garantire il risparmio non sono parametri economici, sono politici.</p>
<p><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub3.jpg"><img class="size-full wp-image-1918 picleft" title="acquapub3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub3.jpg" alt="" width="255" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio, mi sia permesso, è più importante di quello che porta a discutere se fermare la privatizzazione o imporre la ri-pubblicizzazione attraverso l&#8217;abrogazione di una o più leggi e magari disquisire sulle tariffe. D’altra parte gli scenari concreti non sempre corrispondono ai nostri desideri. E però nella richiesta di  ri-pubblicizzazione vanno tenuti presenti i successivi aspetti, che rappresentano la fotografia del nostro paese alla vigilia del referendum abrogativo e dello svolgersi della campagna per la modifica degli statuti:</p>
<p style="text-align: justify;">1° Tutti i servizi idrici sono gestiti da SPA, salvo alcune piccole realtà di montagna che lo gestiscono in economia o in forma comunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">2° Nessuna realtà ha intrapreso la ri-pubblicizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">3° Su 101 ambiti territoriali esistenti: 37 sono gestiti da SpA partecipate dal privato, totalmente private, di cui alcune quotate in borsa (in molti casi il servizio è gestito da <em>multiutility</em> privatizzate.) e 64 sono gestiti con SpA<em> in house</em> totalmente a capitale pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">4°La legge 135 art. 23 bis prende di mira questo ultimo presidio pubblico, obbligando i comuni a far entrare i privati nelle SpA <em>in house</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">5° Se non verrà fermata questa legge entro il 2011 tutte le SpA saranno partecipate dai privati con convenzioni dalla durata di 30 anni ed è un fenomeno già in atto</p>
<p style="text-align: justify;">6° Le quotate in borsa entro il 2015 dovranno concedere al privato il 70% del pacchetto azionario.</p>
<p style="text-align: justify;">7° Ancora, le quotate prenderanno d&#8217;assalto tutte le SpA attraverso l&#8217;assorbimento, senza nemmeno la gara.</p>
<p>8° In tutte le privatizzate c&#8217;è la presenza delle multinazionali SUEZ e VEOLIA.</p>
<p>9° la tendenza maggioritaria dei comuni in SpA <em>in house</em> è quella di far entrare i privati.10° Una volta esteso in tutto il Paese l&#8217;ingresso dei privati, chi vorrà ri-pubblicizzare dovrà rompere le convenzioni e pagare pesanti penali ai privati.</p>
<p>Da qui la improrogabile necessità del referendum che salvi le SpA <em>in house</em>. Da qui la necessità di modulare i quesiti in modo di avere dalla nostra parte il maggior numero di sindaci, da qui la necessità di avere con noi parte del PD e della Lega oggi in sofferenza proprio sul dispositivo dell&#8217;obbligatorietà del decreto Ronchi. Una grande partita, un possibile grande salto di qualità nella battaglia strategica per i beni comuni, una grande occasione da non perdere.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub4.jpg"><img class="size-full wp-image-1919 aligncenter" title="acquapub4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/acquapub4.jpg" alt="" width="446" height="632" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto tratte da:<br />
<em>dalete.it<br />
genitronsviluppo.com<br />
acquabenecomune.org</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Partecipazione Urbanistica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Maria Rosa Zerega
La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali strategici  e ai progetti urbanistici è fondamentale per migliorare le trasformazioni urbane della città, la qualità della vita degli abitanti, produrre inclusione sociale e favorire la trasparenza. Le scelte realizzate in maniera condivisa garantiscono l’efficacia degli interventi realizzati e un’elevata qualità delle opere, oltre a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di  <strong><em>Maria Rosa Zerega</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali strategici  e ai progetti urbanistici è fondamentale per migliorare le trasformazioni urbane della città, la qualità della vita degli abitanti, produrre inclusione sociale e favorire la trasparenza. Le scelte realizzate in maniera condivisa garantiscono l’efficacia degli interventi realizzati e un’elevata qualità delle opere, oltre a salvaguardare l’unicità, l’identità e le caratteristiche ambientali dei luoghi riqualificati.<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec1.png"><img class="picright size-full wp-image-1950" title="partec1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec1.png" alt="" width="416" height="313" /></a><br />
Negli ultimi decenni si è assistito alla diffusione di pratiche partecipative in diverse parti del mondo. Luogo per eccellenza della partecipazione è l’<em>urban center</em>, a cui può essere affidato il compito di tenere memoria dei percorsi partecipativi, di comunicare in maniera trasparente ed efficace sui processi di trasformazione, di proporre percorsi di progettazione partecipata. Un’esperienza che in questa direzione può essere considerata pilota è quella dell’Urban Center di New York. In Italia sono sorti numerosi <em>urban center</em>, alcuni come struttura di natura pubblica, altri (Torino) sostenuti dal privato; nella maggior parte dei casi si occupano non tanto di promuovere processi partecipativi, ma di fornire una informazione corretta sulle scelte urbanistiche, nelle varie fasi di attuazione. Un caso particolare è rappresentato da Roma dove Amministrazione e cittadini si incontrano nei Laboratori territoriali per mettere in pratica una gestione condivisa e democratica del territorio.<br />
A Genova l’Urban Center è pensato come struttura pubblica. Fino ad ora esiste come <em>urban center</em> virtuale, con sito web e funzione di back office, rispetto ad una struttura aperta al pubblico che dovrà sorgere, se mai sorgerà,  alla Loggia di Banchi. Le pratiche partecipative sono raccomandate da molte organizzazioni internazionali e promosse da programmi europei (Urban e Leader).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un percorso di coinvolgimento</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le esperienze di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche costituiscono un tentativo di dare una risposta non populistica alla crisi della politica , poiché prefigurano percorsi strutturati e regolamentati. Non costituiscono, inoltre, una riproduzione di forme di democrazia diretta, in quanto riconoscono alle istituzioni rappresentative il diritto all’ultima parola.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec2.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1951" title="partec2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec2.jpg" alt="" width="219" height="299" /></a>Il maggior numero di esperienze di processi partecipativi è costituito degli interventi di riqualificazione urbana. In Italia il coinvolgimento dei cittadini è stato esplicitamente previsto dai <em>Contratti di quartiere</em>. I Processi partecipativi sono stati anche sperimentati in molti altri ambiti:</p>
<p style="text-align: justify;">-       bilanci comunali: dal bilancio finanziario al bilancio di genere…</p>
<p style="text-align: justify;">-       politiche ambientali: Agenda 21 locale, conflitti fra inquinatori e inquinati, esperienze di valutazione di impatto ambientale, sindrome Nimby di fronte a impianti che comportano conseguenze negative per i residenti.</p>
<p style="text-align: justify;">-       Grandi opere, con l’introduzione del  <em>débat public</em> alla francese…</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel lanciare un processo partecipativo si incontrano questioni delicate e l’impostazione può risultare ambigua. Le domande da porsi sono: chi stabilisce qual è il problema da affrontare?  Quali limiti vengono assegnati al dibattito pubblico? Un’Amministrazione pubblica può essere tentata di impostare il processo partecipativo in modo da tenerlo sotto controllo, evitare che sorgano contestazioni spiacevoli o che vengano messi in discussione i propri orientamenti di fondo. Può essere tentata di usare il processo partecipativo come un’occasione per confermare decisioni già prese o acquisire consenso attorno alle proprie scelte. Questo è anche uno dei principali ostacoli al coinvolgimento dei cittadini, che sono pronti, spesso non a torto, a sospettare l’esistenza di interazioni equivoche da parte delle istituzioni.  Per evitare rischi del genere è opportuno affidare sia la progettazione, sia la gestione del processo ad esperti esterni, in modo da sottrarre tale compito alle amministrazioni, che sono per lo più parte in causa.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo scopo in Francia è stata istituita la <em>Commission Nationale du Débat Public</em> (2002), come autorità indipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chi viene chiamato a partecipare</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1952" title="partec3" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec3.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Altra domanda,da porsi  e da  porre, è: a quali soggetti si rivolge la partecipazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Per definizione la partecipazione è rivolta a tutti i cittadini che si trovano a condividere una situazione o che hanno qualche interesse sul tema che viene affrontato. Di fatto solo una piccola percentuale dei cittadini coinvolti prende parte al processo. Spesso si afferma che a partecipare sia la  “cittadinanza attiva”, cioè i cittadini consapevoli e organizzati che si impegnano per il bene comune e/o la “cittadinanza competente”, cioè i cittadini che hanno livelli superiori di istruzione, sono informati sulla vita sociale e politica. E’ proprio questo che di solito accade: si tratta di cittadini attivi, informati, impegnati in associazioni e partiti, presenzialisti, dei veri e propri “professionisti “ della partecipazione. Rappresentano una risorsa competente, ma manca l’apporto di quei cittadini che normalmente non fanno sentire la propria voce. Una scommessa fondamentale della partecipazione è quella di coinvolgere nel dibattito sia i soggetti deboli, dando loro voce, sia i soggetti forti – imprenditori, costruttori, proprietari immobiliari…- che di solito sono poco disponibili ad esporsi al confronto. Un altro metodo è quello di costituire un comitato di<em> stakeholder</em>, in cui siano rappresentati tutti i punti di vista e le categorie di cittadini coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify;">In Francia, fin dal 1995, il dibattito pubblico ha costituito la premessa per qualsiasi realizzazione in campo infrastrutturale, industriale, urbanistico. La materia è stata normata ed è stata costituita una  Commissione nazionale per garantire l’obiettività del dibattito. I proponenti, pubblici o privati, devono fornire il progetto &#8211; a partire dallo studio di fattibilità &#8211; di cui intendono chiedere l’approvazione, alla Commissione e finanziare i costi del dibattito pubblico. Il<em> Débat</em> ha un termine massimo predefinito e si conclude con la pubblicazione del suo bilancio. Attraverso il dibattito pubblico in Francia sono stati varati i principali progetti autostradali, ferroviari e la costruzione dei porti commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia solo la Regione Toscana si è dotata di una legge sulla partecipazione, ispirata a quella francese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il tentativo genovese</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Genova, in occasione della discussione sulla gronda autostradale di Ponente, è stato sperimentato il dibattito pubblico. E’ un fatto positivo e importante che un Comune come quello di Genova si sia <a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec4.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1953" title="partec4" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/04/partec4.jpg" alt="" width="420" height="274" /></a>posto il problema di non decidere nelle segrete stanze della politica, ma di allargare alla città.  Promotore l’Amministrazione comunale che ha chiesto a Società Autostrade di finanziare un Dibattito, affidando ad una Commissione esterna, presieduta da Luigi Bobbio, l’organizzazione, il monitoraggio e la conclusione del dibattito stesso. Fin qui, tutto bene,  secondo la regia del <em>débat public</em> francese. Peccato che il dibattito sia partito con un pesante vizio di fondo:  la realizzazione della “gronda” è nel programma della Sindaco, Società Autostrade, soggetto attuatore, intende realizzare l’opera, e si è lasciata convincere solo a discutere parte del progetto relativo al percorso autostradale, quindi è mancata sin dall’inizio l’opzione“zero”. Un fatto grave, se si considera che<br />
la decisione finale del tracciato della Gronda dovrà necessariamente passare per la &#8220;Valutazione di Impatto Ambientale&#8221; prevista per tutte le infrastrutture.<br />
Nella procedura della Valutazione Ambientale Strategica è prevista anche l&#8217;opzione zero,che vuol dire tenere in considerazione lo stato attuale delle cose come elemento comparativo rispetto alle altre opzioni, e che questa comparazione può anche portare ad una eventuale non realizzazione dell’opera. Quindi, senza “opzione zero” il percorso del <em>Débat</em> viene inficiato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Dibattito Pubblico si è rivelato uno strumento valido, ma essendo partito con questa pregiudiziale, non è entrato nel merito della questione e, come prevedevano gli scettici, ha finito per ratificare ciò che era stato già deciso a priori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Foto tratte da:<br />
skyscrapercity.com<br />
agoramagazine.it<br />
studiobaroni.wordpress.com<br />
servizi.comune.cento.fe.it</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Palmaria, la bella Sfregiata</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[aree militari]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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		<category><![CDATA[Parco]]></category>
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		<description><![CDATA[del Prof. Giorgio Pizziolo &#8211; Università di Firenze
Presso alcune tribù o presso alcuni clan  la minaccia o addirittura l’azione dello sfregio è usata per dominare la donna e per piegarla al proprio volere, o anche per avviarla alla prostituzione.
I contestati lavori sulla costa interna dell’isola della Palmaria di fatto hanno un analogo effetto nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">del <strong>Prof. Giorgio Pizziolo &#8211; Università di Firenze</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Presso alcune tribù o presso alcuni clan  la minaccia o addirittura l’azione dello sfregio è usata per dominare la donna e per piegarla al proprio volere, o anche per avviarla alla prostituzione.<br />
I contestati lavori sulla costa interna dell’isola della Palmaria di fatto hanno un analogo effetto nei confronti della natura profonda dell’isola, facendole perdere il suo fascino originario, buttandola sul mercato del turismo di massa.<br />
Questa arroganza violenta è il male peggiore che il territorio ha dovuto subire nell’attuale occasione.<br />
Ma al di là delle allegorie cerchiamo di capire quale è la situazione in un momento estremamente delicato  per questo territorio così strategico e di così alto valore.<br />
Le opere eseguite,tra l’altro in maniera grossolana, senza alcuna attenzione alla delicatezza dei luoghi, e formalmente discutibili, in realtà, pur gravi in sé, sono ancora più gravi in quanto vanno a predeterminare gli assetti futuri dell’isola ponendo una grave ipoteca sulle sue possibili destinazioni.<br />
Ciò è particolarmente grave perché in realtà, né a livello degli esperti, né a livello degli amministratori, né tantomeno a livello delle popolazione e dell’opinione pubblica si è mai svolto un dibattito approfondito sia sulla natura dell’isola, sia sulle possibili sue destinazioni e sulle sue possibili alternative, e quindi sulle modalità per ottenere gli eventuali obbiettivi prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Abbiamo detto “dibattito approfondito”, che purtroppo è del tutto mancato.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbondano invece paradossalmente materiali istruttori per il Parco  e per il Sito Unesco, che però hanno avuto,  fino a questo momento, l’esito di  fare solo da foglia di fico per  gli interessi e le manovrette  locali, e che hanno contribuito, questo sì sensibilmente, ad alzare il valore  immobiliare di tutti i territori circostanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/palmaria_mappa.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1796" title="palmaria_mappa" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/palmaria_mappa.jpg" alt="palmaria_mappa" width="290" height="230" /></a>La questione diviene ulteriormente controversa e contraddittoria se si considera che l’isola fa parte di quel vastissimo ed eccezionale patrimonio pubblico in via di dismissione da parte della Marina e dello Stato. L’operazione dismissione  avviene in generale senza alcuna trasparenza e senza che vi sia stata nessuna presa d’atto dello straordinario valore dei territori dismessi, trascurando completamente quelle che avrebbero dovuto essere le politiche di ritorno di quei territori all’uso pubblico o comunque all’uso delle comunità interessate, in quanto Bene Comune, così come furono acquisiti dallo Stato nell’interesse della difesa della Nazione.<br />
Anche sotto tale profilo l’isola Palmaria può allora essere assunta come un punto di riferimento importante e potrebbe essere considerata un caso esemplare da valutare con attenzione prima di qualunque intervento che pregiudichi gli esiti complessivi, ovvero che mostri la gravità di agire avventatamente.<br />
Sulla Palmaria  convergono oggi molteplici elementi e contraddizioni che varrebbe la pena di prendere in considerazione in ogni loro aspetto e di approfondire, sia scientificamente che partecipativamente, per evitare la banalizzazione e quindi la distruzione delle potenzialità più profonde e di quelle di lungo periodo.<br />
Potremmo allora proporre di aprire finalmente  questo “dibattito approfondito” che finora è mancato, anche con qualche prima valutazione da avanzare  in questa occasione.</p>
<p>Proviamo  a fornire un primo parziale contributo, cercando di individuare alcuni punti fissi di riferimento. Questi possono essere forniti tramite  alcune <em>riflessioni paesistiche sperimentali,</em> che intendono peraltro  <em>andare al cuore della vera natura della Palmaria</em>.<br />
Da esse, come vedremo, l’isola appare sempre caratterizzata da una doppia condizione, da un lato quella di una rara bellezza, e contemporaneamente dall’altro, quella di una intrinseca estesissima  fragilità.<br />
Bellezza e Fragilità sono le connotazioni di questo luogo singolare, e  da ciò quindi dovrebbe discendere l’estrema delicatezza e circospezione con la quale trattarlo proprio perché così particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/geopalmaria.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1797" title="geopalmaria" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/geopalmaria.jpg" alt="geopalmaria" width="150" height="158" /></a><strong>I punti fissi delle riflessioni paesistiche sperimentali sono:</strong><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-    Insularità </strong><br />
Può sembrare ovvio, ma  il fatto di essere un’isola (la maggiore della Liguria) e di essere contemporaneamente molto prossima alla costa ne fa un luogo raro, ma al tempo stesso “fragile”proprio nella sua insularità. Così il canale di Portovenere diviene  un ambiente delicatissimo, sia sul mare che sulla terra, che sull’isola. E’ qui invece che si sono concentrate le maggiore alterazioni di questi ultimi anni (massicciate a terra, interventi sull’isola), con nefasti esiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fascino della Palmaria è quello di essere separata , “isolata”, segreta, una meta  raggiungibile solo con la navigazione. Ogni tentativo di avvicinamento improprio non fa che banalizzare l’isola stessa</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte  “l’isolamento” anche dal punto di vista naturalistico è quello che garantisce la biodiversità, bene prezioso e sempre più raro.  Queste considerazioni valgono anche per il mare che la circonda in varie forme.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-    Complessità</strong><br />
L’isola si presenta peraltro con diversi aspetti sui suoi diversi fronti a mare,  ed anche all’ interno vi sono situazioni assai differenti, sia naturali sia dovute alle vicende storiche. Altrettanto può dirsi per i fondali che la circondano, sia per le loro diversità di ambiente, sia per la natura dei flussi e delle correnti. Siamo dunque in presenza di un compressissimo Microcosmo, con delle straordinarie variazioni di paesaggio e di situazioni ambientali, tutte diverse e tutte di grande pregio (basti pensare alle grandi falesie sul mare aperto, alla macchia mediterranea così diffusa, alle grotte preistoriche e alle costruzioni militari e storiche, all’isola del Tino e del Tinetto,  alle coltivazioni interne, etc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il microcosmo è veramente piccolo, e vive della sua articolazione morfologica estrema. Questa ci appare allora come la fragilità della ricca ma minuta complessità dell’isola.</p>
<p style="text-align: center;">Anche questa condizione richiede la massima attenzione, e così operazioni possibili in altre situazioni qui non sono ammissibili. Per esempio ipotizzare una viabilità interna, per quanto raffinata e “sostenibile”, farebbe saltare i delicati equilibri tra le diverse parti del microcosmo , rischiando di stravolgere tutti i rapporti ambientali, ecologici, e paesistici dell’intera isola, con un danno ambientale ed economico irrecuperabile.<br />
<a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/palmaria1.jpg"><img class="size-full wp-image-1798 aligncenter" title="palmaria1" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/palmaria1.jpg" alt="palmaria1" width="520" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>-    Usi multipli</strong><br />
La natura complessa dell’isola ha introdotto nel tempo una serie di usi differenziati e assai particolari di ogni risorsa. Questo fatto è stato ulteriormente accentuato dagli usi militari dell’isola stessa, che ne hanno ancor più “specializzato” l’utilizzo. E’ evidente, di conseguenza l’alta potenzialità di uso dell’isola ma anche la fragilità di una tale situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche sotto questo profilo, dunque, introdurre usi impropri o peggio trasferiti da modelli consumistici, rischia di alterare irrimediabilmente l’isola, snaturando e banalizzando il suo patrimonio antropologico e di fruibilità  diffusa ma assai delicata.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-    Antropizzazione diffusa </strong><br />
Un’ulteriore conseguenza del punto precedente, accentuata dall’uso militare secolare, è quella del fenomeno di uso temporaneo, stagionale, dell’isola stessa . Seppure con modalità diverse, nei vari periodi storici, di fatto l’isola è stata abitata stabilmente da pochissime persone, e non vi è mai stato un insediamento significativo,  Del resto il rilievo napoleonico  dimostra chiaramente che questa caratteristica è di antica data. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che l’isola fosse una sorta di “bene civico” delle popolazioni abitanti i Borghi Marinari (Portovenere, Le Grazie, Fezzano,) che usavano stagionalmente quei territori,  li coltivavano (in terra e in mare) e ne usufruivano comunitariamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel momento attuale di cambio di fruizione del bene, con le dismissioni militari, si assiste ad una fase di accaparramento, senza il minimo controllo pubblico, e senza alcuna valutazione o piano di riuso e di fruizione dei beni e delle risorse dell’isola, il che è particolarmente increscioso trattandosi di un parco regionale , e quindi di un territorio di interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/tinotramonto.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1801" title="tinotramonto" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/tinotramonto.jpg" alt="tinotramonto" width="385" height="235" /></a><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-     Relazioni ambientali, paesistiche turistiche, con la Penisola Cinqueterre/Portovenere.</strong><br />
L’Isola Palmaria è anche il terminale della penisola o promontorio che dalle Cinque Terre si allunga nel Mare Ligure , fino al Tinetto. Vista in questo contesto geografico paesistico essa acquista un’ulteriore valenza, quella di un incontro sempre più sfumato e rarefatto tra Terra e Mare, e proprio la sua natura aspra, selvaggia  e a basso livello di antropizzazione  fa del piccolo arcipelago finale lo straordinario completamento di questa terra di grande significato, e di questo mare circolante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non per niente le isole fanno parte di un parco, che peraltro è rimasto sulla carta e che non sembra affatto cogliere gli aspetti fondamentali della sua stessa natura. Senza una comprensione della sua qualità difficilmente si potrà pensare a politiche di sostenibilità attiva di questo bene unico.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-    Relazioni ambientali, paesistiche, turistiche, con il Golfo della Spezia </strong><br />
Infine è naturale ricordare che l’isola con il suo piccolo arcipelago è una parte significativa e fortemente caratterizzante dell’intero Golfo della Spezia, proprio nella sua apertura a mare. La particolare configurazione ne fa  un elemento di valore strategico non solo come lo fu in termini militari, ma ancor oggi in termini ecologici e paesistici. Il riconoscimento di tale ruolo è assai scarso, e sarebbe viceversa del massimo interesse. Infatti sotto entrambi gli aspetti l’isola è caposaldo di sistemi di relazioni ecologiche vitali e paesistiche intense che riguardano molteplici altri riferimenti costieri, marittimi ed anche lontani, si pensi per tutti ai reciproci rapporti  visivi e simbolici, con le Alpi Apuane e il  Monte Sagro, ovvero con Vezzano Ligure e San Venerio che un tempo dominava le relazioni con l’isola.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste relazioni sono oggi trascurate e ignorate, e rischiano di essere compromesse da scelte banali e devastanti, che svilirebbero i contesti territoriali e quindi le loro capacità relazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/dapalmaria2.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1802" title="dapalmaria2" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/dapalmaria2.jpg" alt="dapalmaria2" width="384" height="288" /></a><em><strong></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Occorre  lanciare una nuova politica paesistica</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Proprio il binomio bellezza fragilità , enormemente esaltato dalla pericolosità della fase in corso che aumenta a dismisura la fragilità antropica indotta sull’isola, ci spinge a proporre di aprire una fase di riflessione, di approfondimento e di moratoria sull’isola , a cominciare dalle opere dello “Sfregio”, assolutamente da fermare e se possibile da eliminare, dando comunque inizio ad una fase di trasparenza di ogni atto che vi si intenda intraprendere. Ciò superando l’attuale mancanza di trasparenza oramai arrivata ai limiti dell’omissione degli atti di ufficio, tenendo conto dello smascheramento delle Spa, o Srl che siano, anche  a livello nazionale, in quanto strumenti antidemocratici che tolgono ai cittadini il controllo sulla cosa pubblica e che  possono esporsi al rischio “gelatina”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un progetto paesistico, realmente partecipato dal basso, e non teleguidato, è forse l’ultima possibilità per evitare la “riminizzazione” della Palmaria e la sua banalizzazione diffusa, come comporterebbe il rendere  “balneabile” tutta la riva interna dell’isola, duplicando il fronte a mare della Portovenere recente. Crediamo che l’isola non si meriti questo affronto fatto nell’interesse di pochi, e con la distruzione anche economica di un bene che invece dovrebbe contribuire  al benessere economico ed ecologico di tutta la popolazione. Un programma di politica paesistica in tal senso, estensibile magari alla penisola e al Golfo, è ancora possibile, basta volerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Foto tratte da:<br />
terradincontri.it<br />
Isoleitalia.it<br />
Parks.it<br />
Vacanzeinversilia.com<br />
Ocrablog.splinder.com </em></p>
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		<title>Chiare, fresche, dolci acque</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione Sostenibile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Contemporanea-mente]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di William Domenichini

Noi italiani, popolo di poeti, probabilmente lo eravamo di santi, sommessamente stiamo facendo scappare pensatori e scienziati, ormai nessuno fa il navigatore se non ha un tonton e in quanto a trasmigratori, lo si lascia fare ad altri, mentre la maggioranza silenziosa veste verdi casacche di respingitori. Che ci rimane? Qualcuno potrebbe dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>William Domenichini</strong></p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Noi italiani, popolo di poeti, probabilmente lo eravamo di santi, sommessamente stiamo facendo scappare pensatori e scienziati, ormai nessuno fa il navigatore se non ha un tonton e in quanto a trasmigratori, lo si lascia fare ad altri, mentre la maggioranza silenziosa veste verdi casacche di respingitori. Che ci rimane? Qualcuno potrebbe dire l&#8217;aria pulita o le chiare, fresche, dolci acque. Quanto all&#8217;aria pulita c&#8217;è poco da essere ottimisti: c&#8217;è chi vorrebbe un inceneritore a quartiere, che chi nonostante il traffico soffocante non rinuncia alla sua auto e chi quando parla di mobilità sostenibile metterebbe mano alla fondina, c&#8217;è chi i ciclisti li respingerebbe come i migranti e chi, per non scomodarsi troppo, importerebbe aria fresca dall&#8217;Islanda, inscatolata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/2005244-open_inhale_and_discard-iceland.jpg"><img class="picleft size-full wp-image-1841" title="2005244-open_inhale_and_discard-iceland" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/2005244-open_inhale_and_discard-iceland.jpg" alt="2005244-open_inhale_and_discard-iceland" width="336" height="224" /></a><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Ma d&#8217;altronde di che meravigliarsi? Non è forse vero che siamo il paese maggior consumatore di acqua in bottiglia? Beviamo circa 194 litri a testa all&#8217;anno (2007) ovvero un fiume di bottiglie da quasi 12 miliardi di litri. Tanto per usare un paragone, negli Emirati Arabi se ne consumano 164 litri procapite annui, all&#8217;incirca un torrentello da 800mila litri all&#8217;anno. Eppure viviamo in un paese in cui non mancano certo fonti d&#8217;acqua, controllate, monitorate e garantite.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo schema è semplice: mettiamo insieme alcune imprese che producono lo stesso prodotto, senza cooperare o colludere negli affari, con elevato potere di mercato, grazie alla massificazione del loro profitto ed operando in un mercato assai remunerativo (al consumatore un litro di acqua in bottiglia costa circa quanto 1000 litri di acqua del rubinetto) e drogato dalla pubblicità, che rende il prodotto un &#8220;bisogno indotto&#8221; conferendogli proprietà miracolose: dal plinplin al protprot, dalla giovinezza eterna all&#8217;elisir d&#8217;amore. Mettiamo ad invogliare all&#8217;acquisto una miss conturbante o un vincente campione di scala 40, ed ecco spiegato come sia possibile che nel giro di 5 anni il consumo d&#8217;acqua in bottiglia raddoppi, per un giro d&#8217;affari di oltre 2 miliardi di euro all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/acqua_denaro.jpg"><img class="picright size-full wp-image-1843" title="acqua_denaro" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/acqua_denaro.jpg" alt="acqua_denaro" width="240" height="207" /></a><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure <em>l&#8217;Earth Policy Institute </em>sostiene che è pressoché impossibile far capire al consumatore che circa il 40% dell&#8217;acqua imbottigliata ha la stessa provenienza dell&#8217;acqua del rubinetto, alla quale vengono aggiunti successivamente minerali che non hanno alcun effetto benefico sulla salute. Non solo: fermo restando che per &#8220;produrre&#8221; una bottiglia d&#8217;acqua occorre consumare un discreto quantitativo di energia (dal petrolio per la plastica all&#8217;elettricità degli impianti), occorre imballarla, occorre trasportarla (su gomma ovviamente, per non farci mancare nulla) e naturalmente occorre &#8220;rifiutare&#8221; gli imballaggi, i contenitori, ecc. Insomma preferiamo mediamente un sistema che ci costa di più, che aumenta l&#8217;entropia sistemica in modo impressionante ad un semplice gesto: aprire il rubinetto. Paradossalmente non si è disposti a pagare a costo equo l&#8217;acqua potabile, accettando una tariffazione efficiente del servizio idrico integrato che garantisca anche la riduzione degli sprechi, preferendo comprare acqua in bottiglia ad un costo di gran lunga più alto rispetto a quella del rubinetto di casa. Qualcuno cantava che &#8220;<em>è difficile resistere al mercato</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/800px-mineralna_hiszpanska.jpg"><img class="size-medium wp-image-1844 picleft" title="800px-mineralna_hiszpanska" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/800px-mineralna_hiszpanska-237x178.jpg" alt="800px-mineralna_hiszpanska" width="237" height="178" /></a>Basterebbe questo disarmante quadro per darsela a gambe ed invece non c&#8217;è limite al fondo, perché in Italia è iniziato l&#8217;ultimo assalto alla diligenza. Altro che chiare, fresche e dolci acque: a suon di decreti il governo italiano sta completando la privatizzazione delle aziende di servizi pubblici locali con rilevanza economica come luce, acqua, gas, trasporti e di raccolta rifiuti con relativi impianti. In nome di &#8220;privato è bene, statale è male&#8221;, in funzione di quel cortocircuito mediatico, in cui pesa più l&#8217;aumento delle tasse (o meglio delle tariffe) piuttosto che il costosissimo e maniacale accaparrarsi confezioni di oligominerale a vita bassa, proprio quando la crisi economica smaschera il gioco delle tre carte della finanza nell&#8217;economia, si impone che i privati, le multinazionali, entrino obbligatoriamente nella gestione del ciclo idrico, stabilendo investimenti, tariffazioni e quant&#8217;altro. Un succulento piatto di circa 900 società, condite da 40 miliardi di fatturato, euro più, euro meno, pronte ad essere fagocitate nel floating del mercato, nel ventre molle delle sale di scambio con una sola certezza: il consumatore/utente multiutilities, o meglio quel che resta del cittadino municipalizzato, si ritroverà con le bollette in una mano ed il portafogli nell&#8217;altro, mentre sulla testa si trova schiere di consigli d&#8217;amministrazione pronti a colonizzare territori in nome del più classico dei monopoli: l&#8217;acqua. Eppure qualcuno cantava che &#8220;<em>il liberismo ha i giorni contati</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/marx.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1845" title="marx" src="http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2010/03/marx.jpg" alt="marx" width="315" height="367" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><!-- 	 	 --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Ci sono alcune questioni in sospeso che evidenziano la disumanità di ciò che sta accadendo. La prima riguarda la sostenibilità sociale di un operazione che mette beni fondamentali come l&#8217;acqua, e i servizi primari come l&#8217;energia o lo smaltimento dei rifiuti, in un regime di profitto, ovvero nella logica mercantile di massimizzare i ricavi e minimizzare le perdite. E&#8217; etico, morale, opportuno e socialmente accettabile che si lucri su beni, o su servizi, destinati a persone probabilmente insolventi, visti i chiarori di luna? E quale concorrenza si avrebbe in un sistema, come gli ambiti territoriali ottimali, in cui l&#8217;azienda gestore opera in sostanziale regime monopolistico? Quale vantaggio ne deriverebbe dall&#8217;apertura al mercato? La seconda questione riguarda la sostenibilità ambientale di un&#8217;operazione che presuppone che le imprese a capitale privato opereranno su acqua, rifiuti, ecc., per aumentare i propri margini operativi. Opereranno, infischiandosene del fatto che dovrebbero garantire un minimo vitale di acqua per tutti e sfruttando risorse per guadagnare il più possibile, incuranti del fatto che queste prima o poi finiranno e che questo mondo basta per le esigenze di ognuno di noi ma non per l&#8217;avidità di pochi. &#8220;<em>Muore il Mercato per autoconsunzione. Non è peccato, e non è Marx &amp; Engels. E&#8217; l&#8217;estinzione, è un ragazzino in agonia</em>&#8220;.<em></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><br />
Foto tratte da:<br />
centralsnark.files.wordpress.com<br />
wikipedia.com<br />
1.bp.blogspot.com<br />
kallberg.blogs.com</em></p>
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