Montanari per forza Contemporanea-mente,Convegni

Riceviamo dalla Rete Sociologi Ambiente questo interessante materiale che arricchisce un dibattito presente sulla rivista, iniziato in passato con alcuni interventi in occasione di convegni sul Parco delle Cinque Terre e di iniziative di comitati nell’area delle Dolomiti e proseguito nel presente con alcune azioni esemplari del movimento “Salviamo le Apuane”, descritte da Eros Tetti. Rimandiamo ai summenzionati articoli, rintracciabili in archivio, ed intanto, buona lettura!

 

n. 64/febbraio 2016

Layout 1Il numero di febbraio 2016 è un monografico dal titolo volutamente provocatorio: “Montanari per forza”. Alcuni di loro ripartiranno per nuove mete lontane, altri torneranno forse nei loro paesi, ma qualcuno potrà trasformarsi da montanaro per forza a montanaro per scelta, fino a diventare un giorno, si spera, nuovo montanaro, accettato dalla comunità locale e con tutti i diritti e i doveri del caso.

 

Primo piano

Il confronto aperto a Milano
Che cosa possono fare le montagne italiane per gli immigrati stranieri, e che cosa possono fare questi ultimi per le nostre montagne? Se ne è discusso nel corso di un incontro organizzato da Dislivelli e dall’Università di Milano-Bicocca in novembre a Milano. Ne è nata una rete trans-disciplinare che studierà il fenomeno e tenterà di fornire risposte.
di Maurizio Dematteis e Andrea Membretti

L’Accademia

Le Alpi: terra di migrazioni, terra di rifugio
Storicamente, nei momenti di crisi sociale, economica, etico-morale, torna l’interesse per la montagna. Potremmo allora ripensare oggi, nei modi e nelle forme della contemporaneità, ad esperienze passate che hanno cambiato il volto delle Alpi. E accettare la sfida per l’immediato futuro attraverso la politica, la demografia e la gestione consapevole di territori alpini.
di Annibale Salsa

Stranieri e innovazione culturale nelle terre alte
Montanari “a termine”? Appare urgente promuovere politiche e pratiche che favoriscano l’inserimento effettivo dei rifugiati nel tessuto sociale, economico e culturale delle terre alte, creando le condizioni affinché questi “nuovi montanari per forza” possano decidere di divenire infine “montanari per scelta”.
di Pier Paolo Viazzo e Roberta Clara Zanini

Immigrati tra buonisti e cattivisti
In Italia qualcuno ha avanzato la proposta di dare ai richiedenti asilo una chance per tentare un parziale ripopolamento delle zone montane abbandonate. Può essere una bella idea, ma difficilmente realizzabile per due motivi: da una parte la presenza di flussi cospicui di immigrati non potrà essere interrotta, dall’altra il degrado-dissesto del territorio italiano dalle Alpi continua. La proposta merita almeno di essere valutata nella sua fattibilità.
di Alessandro Cavalli

Gli immigrati nella Strategia aree interne
La presenza di stranieri nei comuni classificati come aree interne è rilevante e ne condiziona la tenuta demografica. Ma come questa realtà rientra nelle strategie di area in corso di definizione? Con azioni di formazione al lavoro, percorsi di inter-cultura e strategie educative.
di Daniela Luisi e Michele Nori

Gli immigrati nella montagna lombarda
Le opportunità di insediamento possono venirsi a determinare attraverso elementi di investimento economico in stretta connessione con le politiche pubbliche per le terre alte. Soprattutto per i profughi approdati nelle Alpi. E con il vecchio strumento delle “150 ore” portato avanti dai nostri giovani in servizio civile si potrebbe intercettare qualche transfugo intenzionato ad abitare le Alpi.
di Aldo Bonomi

Pastori in movimento
Il profilo tipico dell’immigrato pastore salariato è quello di uomo, tra i 25 ed i 40 anni, originario di un paese della regione mediterranea. Manodopera relativamente qualificata a costi bassi. Ma se si vuole coinvolgerli nei processi di cambiamento bisogna fornirli strumenti stabilità responsabilità. Altrimenti il Mediterraneo rischia di perdere alcuni dei guardiani più preziosi.
di Laura Fossati e Michele Nori

Associazioni e Territorio

La spinta arriva dal basso
La montagna risorsa per i rifugiati e i rifugiati nuova chance per la montagna? In un paese dove l’immigrazione è gestita come un problema di ordine pubblico risulta difficile. Perché per fare integrazione seriamente, occorre investire delle risorse. Come fa l’Ufficio Pastorale Migranti nell’accompagnare l’ospitalità che famiglie e parrocchie offrono a rifugiati usciti da percorsi di prima accoglienza.
di Sergio Durando

Gestire l’emergenza sul territorio
L’ex feltrificio la Crumière era stata destinata a riconvertirsi in struttura di accoglienza trainante per l’offerta turistica di tutta la valle. Rimasta abbandonata per dieci anni oggi accoglie 70 richiedenti asilo. A cui la Diaconia Valdese garantisce vitto e alloggio, consulenza legale, sanitaria, psicologica, formazione scolastica e opportunità di formazione al lavoro.
di Diego Mometti

Peppone e don Camillo a Pettinengo
Pettinengo non è un paese virtuoso ma semplicemente un paese montano e in crisi come tanti altri. Ma grazie al costante lavoro della locale associazione Pacefuturo Onlus, oggi l’ospitalità ha prevalso sull’ostilità iniziale dei suoi cittadini, l’accoglienza sulla paura. E 70 richiedenti asilo vengono ospitati in due strutture con l’appoggio di tutta la comunità.
di Andrea Trivero

La Cina ai piedi del Monviso
Negli anni ’90 nei piccoli comuni cuneesi di Barge e Bagnolo comincia ad arrivare una numerosa comunità cinese che si ingrandirà notevolmente negli anni seguenti. Il Consorzio Monviso solidale lavora alla costruzione di reali percorsi di inclusione anche grazie all’impegno di una serie di realtà locali con cui ha creato un sistema di azioni coordinate.
di Pietro Schwarz

Quando una valle si organizza
Durante l’estate del 2011 arrivano in Valle Camonica i primi cento richiedenti asilo e partono le prime proteste di alcuni cittadini. La Cooperativa Sociale K-Pax lavora a tessere una rete di micro-accoglienza che cresce di anno in anno. Oggi c’è un accordo tra provincia di Brescia, associazione dei comuni bresciani, Comunità Montana di Valle Camonica e 46 comuni bresciani.
di Michela Semprebon

Le nuove popolazioni in Val Borbera
Le condizioni di marginalità hanno reso la Val Borbera un contesto attrattivo per l’insediamento di nuove popolazioni, tra cui la Comunità Internazionale Sahaja Yoga. E dal momento del suo insediamento i movimenti demografici e turistici generati hanno contribuito a sostenere la micro-economia locale.
di Elena Sinibaldi e Filippo Barbera

Il ruolo delle Regioni
La Regione ha innanzitutto un ruolo di coordinamento importante tra gli attori coinvolti: prefetture, comuni, cooperative, associazioni di volontariato, ecc. Uno dei punti di forza di quello che è stato chiamato positivamente Sistema Piemonte.
di Monica Cerutti

Organizzare un territorio capace di accogliere
La sfida dell’integrazione la vinciamo se i migranti possono contribuire allo sviluppo del paese. Se tutti gli stranieri rimanessero in città si verrebbero a creare delle banlieue mentre i territori rimasti abbandonati rischierebbero, tra le altre cose, anche conseguenze idrogeologiche. Questa la posizione di Uncem, che ha analizzato dati e percorsi migranti nel recente Rapporto Montagne Italia.
di Marco Bussone

La comunità rumena a Pragelato
I primi rumeni arrivano a Pragelato agli inizi degli Anni Ottanta. Nell’anno scolastico 2005/2006 i bambini frequentanti i corsi erano 31, di cui 16 italiani e 15 rumeni. Non è forse stata la tipica accoglienza mediterranea, calorosa e chiassosa, bensì quella montanara, dapprima un po’ sospettosa e discreta, ma poi cordiale e generosa.
di Monica Berton

Quel pasticciaccio brutto di Ormea
Nell’estate del 2015 il proprietario di un albergo del centro in difficoltà economica si propone per ospitare una trentina di richiedenti asilo. Parte della popolazione insorge e il caso finisce sui giornali. Ma l’amministrazione comunale interviene e lo strappo viene parzialmente ricucito e oggi i primi ospiti sono in paese.
di Giorgio Ferraris

Immigrati di passaggio al Brennero
Che cosa portare in un viaggio verso la speranza? Mi sono mescolato ai migranti nel viaggio che li ha condotti ad attraversare le Alpi al Brennero e ne è nato il progetto di ricerca “Cosa mi porto in Europa?”.
di Luca Pisoni

Agitu pastora da Addis Abeba
Agitu Ideo Gudeta dal 2010 ha avviato un’impresa per l’allevamento delle capre e la produzione di formaggi biologici nelle montagne del Trentino. E’ nata ad Addis Abeba nel 1978, ha fatto l’Università in Italia, è tornare in Etiopia a lavorare nello sviluppo di aree rurali, ma nel 2010 è stata costretta a scappare. Oggi vive in Trentino.
di Elisa Cozzarini

 

Da leggere

Salutami il Sasso
Il resoconto di un’indagine etnografica condotta a Macugnaga dall’autrice Roberta Zanini. Dove il Sasso è la montagna per eccellenza dei macugnaghesi, il Monte Rosa, che con la sua parete est sovrasta gli abitati e che, anche al di là di una vicinanza fisica, resta il punto di riferimento per qualsiasi persona originaria della valle.
di Maria Anna Bertolino

Alpi in mutamento
Il volume raccoglie contributi che si interrogano su come viene trasmesso il patrimonio locale, inteso quale insieme di saperi, saper fare, manufatti e risorse naturali e culturali, alla luce degli odierni cambiamenti di popolazione nelle Alpi, i quali contribuiscono alla rifunzionalizzazione di un apparato culturale in vista dei bisogni più contemporanei.
di Maria Anna Bertolino

 

Da vedere

La Maasai e la Bergera
L’11 ottobre il film “Enchikunye / Coming back home” del regista Sandro Bozzolo ha vinto il premio “Torino e le Alpi” dell’edizione 2015 di CinemAmbiente, il riconoscimento sostenuto dalla Compagnia di San Paolo per mantenere viva l’attenzione sui temi delle Terre Alte. Un film da non perdere.
di Enrico Camanni (da www.torinoelealpi.it)

Dislivelli – Ricerca e comunicazione sulla montagna – www.dislivelli.eu

Montanari per forza
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