Liguria, proposte per un modello di sviluppo nearly zero emissions Notizie

di Vittorio Bardi*

Liguria%20Zero%20Emission[1]E’ il titolo di uno studio commissionato dal WWF a ENEA, presentato il 28 gennaio scorso a Roma.

I materiali sono pubblicati sul sito dell’ENEA.

Come si legge in alcuni stralci del comunicato sull’iniziativa, lo studio è stato proposto “per approfondire le possibilità di una transizione verso un modello basato su tecnologie e sistemi in grado di ridurre le emissioni di gas serra e, di conseguenza, l’impatto dei cambiamenti climatici – come indicato dal recente accordo di Parigi (COP21) e dagli impegni europei – ma anche di promuovere l’efficienza energetica, favorire lo sviluppo e l’innovazione del sistema produttivo e incrementare i livelli occupazionali, seguendo i principi di un’economia circolare”.

Secondo lo studio, nei prossimi 15 anni in Liguria, in termini di sola occupazione diretta, potrebbero nascere oltre 4.500 nuovi posti di lavoro dalla transizione verso un modello green e low carbon dell’economia, con particolare riguardo allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica; tale sviluppo richiederebbe investimenti medi annui pari a 391 milioni di euro.L’insieme delle proposte consentirebbe alla Liguria di ridurre di circa 6 milioni di tonnellate annue le emissioni di CO2, di fatto dimezzando le emissioni pro-capite, portandole cioè a circa 3,6 tonnellate di anidride carbonica equivalente (tCO2eq), rispetto alla media nazionale attuale che è di circa 7,1 tCO2eq.

Complessivamente sono state prese in considerazione oltre 30 opzioni tecnologiche e su 15 di esse è stata effettuata una valutazione degli impatti energetici, ambientali, economici ed occupazionali, arrivando ad una rosa di interventi, da poter promuovere in cinque settori strategici: fonti rinnovabili elettriche, rinnovabili termiche, accumulo elettrochimico in batterie, risparmio energetico nell’edilizia, sistema dei trasporti sostenibile.

Un ottimo lavoro, che potrebbe contribuire a concrete iniziative nei territori liguri (e per analogia non solo) coinvolgendo forze sociali, ambientali, sindacali, economiche e istituzionali, dando seguito anche ad altre iniziative, come quella svolta a Genova il 22 aprile 2015 “Proposte green per l’economia e il lavoro in Liguria” .

Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’ENEA, ha sottolineato che “Non si tratta di un piano energetico regionale, ma dell’analisi di alcune opzioni che possono essere sviluppate e percorse da subito e avere piena attuazione nel corso di qualche decennio “.

Infatti, di un Piano Energetico regionale, coerente e pienamente operativo, ce ne sarebbe urgente bisogno in Liguria, non solo per governare la prevista uscita dal carbone delle tre centrali liguri, ma per affrontare i fenomeni del dissesto idrogeologico, della gestione dei rifiuti, ecc., ma non si può solo aspettare che le Istituzioni arrivino. Il problema è come utilizzare queste indicazioni per avviare sul serio e da subito, a partire dai territori, progetti di riconversione e transizione, verso un modello più sostenibile.

A partire da proposte concrete, in territori e settori specifici, si può aprire un confronto stringente con tutti i soggetti che sono a vario titolo interessati: i lavoratori dei vari comparti energetici; le loro organizzazioni sindacali; i cittadini; i comitati; le associazioni ambientaliste e sociali, ma anche il sistema delle imprese e gli amministratori locali più attenti.

Sappiamo bene come tra tutti esistano interessi e punti di vista anche molto diversi, ma tutti dovrebbero ormai compreso che questo processo di transizione è ormai avviato; Che non ci si salva difendendo semplicemente l’esistente e, contemporaneamente, che qualsiasi processo di trasformazione  non si può realizzare senza un coinvolgimento sociale, senza, o addirittura contro, i soggetti interessati (i cittadini, i  lavoratori, i consumatori, ecc.).

Questa ipotesi di intervento a partire dal basso, ci sembra necessaria anche in tante altre realtà. Pensiamo  al progetto dell’Enel di dismissione di 23 siti energetici

http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2015/04/centrali-Enel-dismissione.pdf

E’ un segnale concreto di come il modello energetico stia cambiando, riducendo il peso del fossile, ma la riconversione di quei siti, se lasciata solo all’Enel e qualche “interesse forte”, potrebbe produrre qualche centro commerciale e qualche inceneritore in più, per questo è necessario coinvolgere, oltre che competenze tecnico-scientifiche, le comunità, i sindacati, i lavoratori.

Nel caso specifico, i lavoratori coinvolti, non sarebbero solo i dipendenti dell’Enel, (che pur comprensibilmente preoccupati) possono essere più garantiti, ma piuttosto quelli degli appalti, delle manutenzioni, dei servizi (in gran parte, metalmeccanici, artigiani, piccoli imprenditori, ecc.) con tutti è necessario costruire e indicare delle alternative, immediate e di prospettiva, per riconversioni, a partire dal campo delle rinnovabili, dell’efficienza, dei servizi energetici.

*Presidenza “Si alle Rinnovabili No al Nucleare”
www.oltreilnucleare.it

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