Itinerari d’arte “en plein air” nelle periferie urbane Buone pratiche,Contemporanea-mente

di Seele Fragat

 

“Les murs, c’est la peau des habitants”. Gilbert Coudène, pittore murale, Direttore di Cité Création

100754699fresques-murales-lyon-avantNell’immaginario collettivo la parola periferia possiede generalmente una connotazione  negativa; si pensa subito a palazzoni grigi, ad atmosfere tristi, ad ambienti anonimi che spesso diventano  “non luoghi”. Il concetto stesso di periferia è comunemente associato ad una immagine di degrado e di povertà economica e culturale. Il quadro che ne emerge è quello di aree fortemente problematiche, aree di bordo, terre di  confine.

In un’ottica di governo, soprattutto delle città metropolitane, risulta dunque fondamentale ridare alle periferie  caratteristiche urbane,  ricostruire  urbs e civitas, tenendo ben presente  che spesso in esse si esprimono nuove culture e nuove forme di aggregazione, veloci  nell’evolversi che  possono diventare risorse potenziali.

L’attuale ricerca sul recupero e sulla riqualificazione urbana deve quindi  saper affrontare con urgenza  le condizioni delle aree periferiche, caratterizzate dalla complessa moltitudine di identità, culture, comunità e paesaggi al loro interno, e che al contempo rimangono segnate dal processo di dismissione delle aree industriali e dei grandi contenitori. In questo senso, le realtà periferiche, i vuoti urbani rappresentano occasioni importanti di riqualificazione, la quale può a volte attivarsi anche tramite esperienze ed azioni cromatiche ed artistiche.

37252426Il colore rappresenta, infatti, un approccio in grado di ottenere risultati notevoli e immediati con costi che possono essere contenuti, capace di trasformare l’impatto visivo di un edificio, di una strada, di un intero quartiere. Il  colore  può recuperare l’identità e l’immagine di un luogo, può evidenziare e valorizzare percorsi, può informare e orientare attraverso codici coloristici universalmente riconoscibili.

E’ quindi diventato urgente, per il benessere percettivo e psicologico di chi abita in queste aree, pensare a una loro riqualificazione, anche visiva. Se usato in maniera appropriata il colore può non solo essere strumento di riqualificazione, ma anche un mezzo per la riconoscibilità dei servizi, poli di attrazione, presenze urbane a vari livelli; diventa quindi  strategia di comunicazione urbana.

T15161006094511Al pari e ancor più del Colore, l’Arte si conferma – se vissuta consapevolmente e in maniera “partecipata” – strumento di riqualificazione sociale e urbana.


L’Arte non deve essere confinata in musei o gallerie, per essere tale, ma può essere collocata all’aperto in una dimensione urbana o paesaggistica: più specificatamente, nel paesaggio urbano di periferia, in coerenza con le più complesse strutture, funzionali e visive.

L’investimento pubblico volto a promuovere l’Arte urbana può rappresentare il primo passo verso una riqualificazione – sociale, oltre che fisica –delle periferie; creando  un senso di appartenenza, può rivitalizzare la realtà urbana, rafforzare l’orgoglio civico, rigenerare una comunità, e ridurre di conseguenza  il vandalismo.

 

Il caso di Lione

 oUn esempio esplicativo in tal senso è rappresentato dall’esperienza degli abitanti dell’ex quartiere “Etats- Unis “ della città di Lione, costruito nei primi anni Trenta, su progetto di Tony Garnier(1);un caso di progettazione culturale, realizzata secondo  un approccio bottom-up, con l’obiettivo di operare un processo di rigenerazione urbana .

L’origine del quartiere risale addirittura al 1917 e negli anni successivi  esso venne assumendo la connotazione attuale (2). Gli edifici – nonostante rappresentassero  per l’epoca in cui vennero costruiti  delle opere innovative – dopo oltre 60 anni presentavano  un degrado notevole; alle gravi condizioni abitative  gli abitanti  reagirono diversamente rispetto ad altre zone urbane periferiche; la protesta si manifestò“ non bruciando le auto , ma dipingendo  muri.”

Raggruppati, dal 1983, in un Comitato di affittuari, gli abitanti reclamarono ed ottennero  la riabilitazione del loro quartiere, che dalla sua realizzazione  non aveva mai  beneficiato di alcun rinnovamento.(presentava carenze igienico sanitarie, difficoltà di accesso, muri ammalorati e anneriti).

Musée_Urbain_Tony_GarnierNel 1988,  sempre su iniziativa degli abitanti, alcuni artisti appartenenti alla ”Cité de la Creation”(3) concepirono e realizzarono una composizione estetica sui muri delle case del quartiere; da questo  incontro nascerà l’idea del Musée Urbain Tony Garnier.

Il Comitato di affittuari, parteciperà nei 12 anni successivi, a tutte le riunioni settimanali di cantiere, diventando così esperto della ristrutturazione e della mediazione.  Oggi la città di Lione può contare su opere realizzate nell’area metropolitana, come le Fresque des Lyonnais , presso la biblioteca della città , i muri di Gerland, il teatro di Charpenne.  Su oltre 500.000 mq di opere murarie presso la cité, 35 opere murarie  decorano il quartiere di Tony Garnier di cui ben 19  rendono omaggio a questo pioniere dell’urbanistica moderna, insieme a 6 rappresentazioni internazionali di città ideali, dipinte da artisti internazionali.

« L’atmosphère des quartiers s’est nuancée de tendresse palpable. Tous les mots qui font peur aux humbles ont été évités. C’est un circuit dans un musée sans porte, sans guichet, sans ticket, sans gardien. Juste des espaces pour l’émotion, sans la méfiance. Des endroits qui nous parlent de nous comme on aurait envie d’être, des lieux qui réconcilient. La paix soit aux rêves des poètes et à tout ce qu’ils éveillent. »(4) Cécile Philippe

murs_peints-4150Rivalutando l’aspetto   patrimoniale, e mettendo in evidenza  la figura emblematica di Tony Garnier, i residenti hanno ottenuto la creazione di un luogo culturale unico ed hanno contribuito alla valorizzazione dell’immagine del quartiere presso gli altri abitanti dell’agglomerato urbano lionese.

Questa iniziativa, promossa dai diretti interessati e premiata dall’Unesco nel 1991 per l’esemplare azione culturale che svolge e per aver reso accessibile la cultura e l’istruzione ai ceti popolari, è stata premiata anche dal trofeo del turismo francese , e l’associazione è stata riconosciuta di interesse pubblico dallo Stato.

Quando è iniziata  la riabilitazione della Cité di HBM (Habitations à Bon Marché) Etats-Unis, nel 1985, nulla lasciava presagire la nascita di un’esperienza di riqualificazione urbana unica al mondo.

Quale è stata la carta vincente?

image003La partecipazione attiva dei cittadini e l’adozione di un approccio trasversale alla riqualificazione  che non è stata  solamente tecnica, ma   soprattutto umana,  sociale e culturale. Al di là degli edifici e degli spazi pubblici, tutti gli abitanti sono stati  trasformati da questa esperienza.


Il 28 Agosto 1993, il quartiere degli “antichi Etats”, nome dato negli anni 60 all’insieme HBM (Habitations à Bon Marché) costruito da Tony Garnier, è stato così ribattezzato Cité Tony Garnier, su richiesta del suo Comitato degli affittuari.

Questo nuovo nome è simbolo delle trasformazioni vissute dal quartiere e della nuova immagine che riveste ormai nell’ambito dell’agglomerato urbano lionese: quella di un quartiere nel quale si può vivere bene, lontano dall’immagine tradizionale ed inquietante generalmente associata ai sobborghi.

I macelli del FlyLe operazioni più significative condotte nell’arco di 12 anni hanno riguardato la ristrutturazione  di 1568 alloggi, ripartiti in 49 edifici. I lavori sono stati condotti essenzialmente su: facciate, cambiamento degli infissi, creazione di nuovi bagni, restauro delle parti comuni, installazione degli ascensori, risistemazione degli spazi pubblici, istallazione di nuovi rivestimenti per i suoli, impianto di spazi verdi, sistemazione di piazze e giardini pubblici.

Inoltre è stato realizzato un PIMMS  (Punto d’Informazione Multi Média Services) per aiutare gli abitanti nelle loro pratiche presso le amministrazioni e le grandi imprese pubbliche, ed un centro culturale di nuovo genere: il Musée Urbain Tony Garnier.

100755015_oL’obiettivo del museo  è anche  quello di trasmettere il ricordo di questo percorso , una precisa identità fatta di collaborazione e cooperativismo per cercare di proteggere il quartiere da un possibile depauperamento  del capitale sociale e umano presente. Nel 70° anniversario dell’inaugurazione della Cité di HBM realizzata da Tony Garnier il Musée Urbain Tony Garnier ha realizzato un importante lavoro di ricerca storica per  raccogliere la memoria vivente del quartiere degli Etats-Unis, trasmettere questa storia ai nuovi abitanti, sensibilizzarli al valore patrimoniale dell’ambiente in cui vivono. In breve, per costruire una identità basata sul luogo ,sull’orgoglio di abitare  in un quartiere  che ha una sua storia ed uno specifico ruolo culturale e patrimoniale.

“Sans la présence du sensible, sans des pratiques culturelles puissantes et pérennes dans le zones urbaines en difficulté, place est laissée à la violence, aux intégrismes, au terrorisme moral…. Il n’y a pas d’intégration sans métissage culturel . Il n’y a pas de réhabilitation durable sans culture.” (5)citécreation

 


NOTE

(1)Tony Garnier ha rivoluzionato l’architettura degli anni Trenta. Cresciuto negli alloggi operai della Croix-Rousse, questo figlio dei canuts (operai tessitori) si è messo al servizio delle classi operaie con sue competenze di architetto e il suo impegno socialista. Il quartiere «Stati Uniti» è una testimonianza perfetta della sua opera. Qui Tony Garnier ha costruito alloggi sociali più aerati e ventilati per combattere le malattie dell’epoca come la tubercolosi, ha anche collocato il soggiorno, luogo di vita e di dialogo, in mezzo all’appartamento. Infine ha costruito spazi comuni conviviali all’esterno per le famiglie con cortili, grandi panchine, pergolati. Garnier ha proposto  quindi un quartiere completamente nuovo, non specializzato, ma che al contrario potesse garantire numerose attività sociali in un ambiente armonioso e verdeggiante, con particolare attenzione alla qualità di vita degli abitanti.

(2)L’origine del quartiere  risale al 1917. Nel corso della riunione del Consiglio Municipale del 29 Marzo, Edouard Herriot, Sindaco di Lione, annuncia la creazione di un nuovo boulevard tra i quartieri di Guillotière e Vénissieux, asse fiancheggiato dagli alloggi destinati agli operai, intorno al quale le industrie potranno istallarsi. Per realizzare l’intero progetto, il 29 Maggio 1920 viene creato un ufficio pubblico di abitazioni a Buon Mercato. Il cantiere delle prime tre case-tipo ha luogo dal Dicembre 1920 al Dicembre 1925. Nel Novembre 1923 Edouard Herriot informa Tony Garnier che gli edifici dovranno esser composti da altri due piani. Tony Garnier difende il suo progetto; porta l’attenzione sul fatto che l’elevazione a 5 piani degli edifici dovrebbe essere accompagnata dall’istallazione di ascensori.

La resistenza dell’architetto è vana: dal 1926 la nuova regolamentazione impone a tutte le case collettive operaie la stessa tipologia che comporta l’innalzamento a cinque piani sopra il piano terra. Le piante seguenti elaborate da Tony Garnier mostrano l’evoluzione del suo progetto. Il cinque Gennaio 1931 il progetto definitivo è concluso. Gli edifici sono ufficialmente inaugurati il 25 Giugno 1934.

(3)Cite de la creation è una cooperativa di artisti che operano per il miglioramento artistico e culturale con l’obiettivo di operare un processo di up-grading sociale attraverso l’arte. La loro opera si svolge in spazi urbani , realizzando affreschi trompe l’oeil , decorazioni urbanistiche allo scopo di mettere in rilievo sottolineare e abbellire determinati luoghi urbani in tutto il mondo.

(4) “L’atmosfera dei quartieri si tinge di tenerezza palpabile. Tutte quelle parole che spaventano gli umili sono state evitate. E ‘un circuito in un museo senza porte, senza contatore, senza biglietto, senza portiere. Spazi per l’emozione, senza diffidenza. Luoghi che parlano di noi come vorremmo essere, luoghi in grado di riconciliare. Pace ai sogni dei poeti e tutto ciò che risvegliano. “

(5) Senza  la presenza del sensibile , senza pratiche culturali potenti e sostenibili nelle aree urbane svantaggiate ,lo spazio è lasciato alla violenza, al fondamentalismo , al terrorismo morale …. Non c’è integrazione senza mix culturale . Non vi è alcun recupero sostenibile senza la cultura “

http://www.museeurbaintonygarnier.com  

Itinerari d’arte “en plein air” nelle periferie urbane
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