No Expo o Expo dei Popoli? Fuori da Expo o dentro a Expo? Analisi,Contemporanea-mente

di Emilio Molinari

mirkobustoQuesti interrogativi agitano un’area politica impegnata esemplificabile in:

  • da una parte Expo dei Popoli più o meno interno all’evento;
  • dall’altra gli “antagonisti”, i tanti No. Contro e fuori da EXPO.

Due collocazioni che modellano i loro obbiettivi, chi per renderli compatibili alle istituzioni, chi per dimostrare l’antagonismo a queste. Io vorrei invece che Expo fosse un’occasione per affermare dei contenuti.  Condivido il NO di chi denuncia lo scandalo di Expo, ma vorrei comunicare con chi vi parteciperà e sfidare le istituzioni sulle proposte e sul dopo Expo.  C’è un grande paradosso nel nostro tempo: “Produciamo un terzo in più di quanto è necessario per sfamare tutti gli abitanti del pianeta. Ne buttiamo via  una quantità in grado di sfamarne 2 miliardi e  abbiamo un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.

Padiglione-Azerbaijan-Expo-2015

Da qui doveva partire Expo, da qui per affermare il diritto all’acqua: il nutrimento per antonomasia. Il presidente Romano Prodi colse la sfida di Expo e sostenne la necessità di: “fare di Milano la sede di una Autorità mondiale dell’acqua”, ma fu ignorato. Ma tornando al tema, l’interrogativo non è il cibo che manca ma: Chi determina questo stato di cose?

E’il modello agroalimentare nelle mani di poche multinazionali dei semi e di tutta la filiera della produzione  e distribuzione, che hanno sostituito tutta la catena naturale con la chimica del petrolio: fertilizzanti, fitofarmaci, diserbanti, antibiotici. Un modello in crisi che si autoalimenta togliendo ancora più sovranità, con la scelta degli OGM, e che si regge su grandi consumi energetici, idrici e sugli inquinamenti.

E’ il modello energetico dei combustibili fossili ormai al capolinea con i mutamenti climatici, tenuto in vita da nuove devastanti trivellazioni, dal gas di shisto, dal rilancio delle grandi dighe e il diffondersi dei biocarburanti.

Il Land e Water Grabbing (la compravendita di terra, acqua e diritti a sfruttarla prioritariamente per le produzioni delle grandi multinazionali) che scaccia i contadini e i popoli che vi abitano da secoli, riducendoli ad essere: gli affamati e i baraccati del XXI secolo.

L’agroindustria assorbe il 70% dei consumi idrici e il 47% dell’energia da petrolio, contribuisce al 50% dei gas serra e ha inquinato il 57% delle acque di superficie e il 28% delle acque di falda europee. Se Expo ignora tutto ciò, se non dà voce ai contadini, se non capisce che per nutrire il pianeta bisogna recuperare la sovranità alimentare e il diritto all’acqua e fare i conti con chi privatizza la politica, Expo  diventa la vetrina dei colpevoli. Se a queste domande si risponde che Expo non è un evento politico ma solo una esposizione: allora Expo è un grande imbroglio, perché 70 multinazionali partner di Expo sono già un fatto politico

Voglio fare solo alcuni esempi.

  • beppegrilloMonsanto: E’ in Expo con il progetto: 100 km blu per Expo. Ricava la metà del suo fatturato ( 60 miliardi di $), da erbicidi, pesticidi, ormoni sintetici e sementi OGM e con altre 3 controlla il 73% dei semi.
  • Nestlè: In Expo gestisce la piazza tematica dell’acqua ed è ufficialmente “l’acqua di Expo perché ha vinto la gara internazionale che ha accantonato l’acqua pubblica di Milano e le sue case dell’acqua, determinando il precedente politico che l’acqua è un prodotto commerciale. Nestlè è 47 marchi di bevande, 38 di alimenti, ha collezionato denunce per violazione dei diritti umani, pratica il Water grabbing e sostiene una vigorosa campagna per l’espansione degli OGM.Il suo Presidente dichiara: “l’acqua non è un diritto umano, è una necessità che si paga. E’ contrattabile come i salari. Occorre trasformare l’acqua in un moderno prodotto di mercato con un suo prezzo”.
  • Coca Cola. E’ partner soft drink di Expo. Dei 50 miliardi di litri di bevande che si consumano ogni giorno nel mondo, 4 miliardi hanno il marchio di Coca Cola e per affrontare Ebola nei i più sperduti villaggi africani, si è ricorso alla rete di Coca Coca. Costa 2 centesimi di dollaro, mentre l’acqua da 5 litri, costa 7 dollari.
  • Mac Donald. Anche Mac Donald è in Expo con lo slogan: “Nutriamo il mondo”. I suoi hamburger e il suo pollo fritto sono il simbolo dell’obesità
  • Cargill. E’in Expo. La grande multinazionale fantasma si presenta così: “Noi siamo la farina del vostro pane, il grano delle vostre tagliatelle, il sale delle vostre patatine fritte. Siamo il mais delle vostre tortillas, il cioccolato dei dessert l’ edulcorante delle bibite. Siamo l’olio della vostra vinagrette, il manzo, il maiale, il pollo, che mangiate. Siamo il cotone dei vostri vestiti, l’antiscivolo del tappeto e il fertilizzante del campo”.
  • Enel. E’ Smart Grid per Expo. Garante ufficiale dell’efficienza energetica dell’Esposizione. Manda i soldati contro i Maya del Guatemala e i contadini in Colombia e nella Patagonia cilena, che si oppongono alle sue dighe.
  • Mekorot e Israele. In Expo sono presentate come la moderna politica dell’acqua in agricoltura. Una politica sciagurata che toglie l’acqua ai palestinesi, ha ridotto il Giordano in un rigagnolo e abbassato il livello del lago di Tiberiade.
  • Barilla. In Expo Barilla, legittimata dal Sindaco e dal governo lancia il Protocollo di Milano per l’alimentazione mondiale. Al di là della condivisibilità su alcune questioni, grave è che sia Barilla a promuovere l’unica azione politica dell’Esposizione e non gli Stati e l’ONU. Questo è un grave rovesciamento della democrazia.

hostelitalyAncor più grave se le alternative sono: l’eccellenza alimentare di Farinetti e se il Comune di Milano e la Fondazione Cariplo delimitano l’azione e gli obbiettivi di Expo dei Popoli, alla sola cosmesi della Food Policy milanese. Così non si va alle cause e alle responsabilità. Non si affermano i diritti universali, ma un modello di alimentazione centrato su 4 linee di reddito: il modello Eatitaly, quello dei supermercati alla Carrefour, quello dei Discount e quello degli alimenti scaduti per i nuovi poveri.

Il pianeta si sfama con la tecnologia, la scienza e la finanza delle multinazionali e alla società civile il compito di promuovere localmente: l’educazione alimentare (produco cibo spazzatura e ti educo a non mangiarlo), le buone pratiche, la solidarietà caritatevole, la ginnastica per dimagrire.

Avviandomi alla conclusione: Expo ora c’è. Sarà visitata, perché le fiere del cibo piacciono. La missione dei movimenti non credo sia quella di dimostrare che le istituzioni vadano lasciate affondare….ma di tentare di affermare gli obbiettivi delle nostre agende per farli diventare agenda della politica. Proponendo noi i Protocolli. Riprendendo la proposta di Romano Prodi. Presentando un Protocollo sul diritto all’acqua già sancito dall’ONU del 2011.

clandestinowebSovranità alimentare, moratoria degli OGM e diritto all’acqua, dovrebbero essere gli obiettivi di Expo. Si decida che tra i vari padiglioni che dopo Expo saranno oggetto di speculazione, venga indicata una sede per la politica mondiale dell’acqua e del cibo, per i contadini, i movimenti della Terra e dell’Acqua. Una sede dove i popoli e i governi locali e nazionali discutano  la politica per la vita. Una rete di città che assumano una Carta dell’Acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, la natura pubblica e comunitaria dell’acqua.

Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità della politica.

 

Immagini tratte da: clandestino web – beppegrillo – hostelitaly – mirkobusto – expo2015

No Expo o Expo dei Popoli? Fuori da Expo o dentro a Expo?
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Recent Comment

  1. Roberto

    Condivido le riserve sullo Expo. Osservo solo, in merito all’eccesso di produzione di cibarie, che già molti anni fa’ Amartya Sen prese un nobel proprio dimostrando che la piaga della fame nelle aree più povere del pianeta non è dovuta alla indisponibilità a donare cibo da parte dei paesi ricchi ma a più complessi problemi di distribuzione. Questa storia del troppo e del poco cibo la si sente ripetere ossessivamente e inutilmente in tutte le occasioni buone mentre pochi affrontano seriamente il vero problema: la difficoltà, anche politica, di raggiungere certe zone del pianeta e di aprirvi stabili vie di comunicazione che permettano di organizzare la distribuzione degli aiuti

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