Imperdibili tentazioni. Il capolavoro fiammingo a Genova Contemporanea-mente,Convegni,Cultura

di Artemisia G.

tentazionis.antonioHa cinquecento anni ma non li dimostra; assente  da Genova da mezzo secolo, è ritornato.

Ci riferiamo al dipinto “Tentazioni di Sant’Antonio”, mirabile capolavoro tradizionalmente attribuito a Pieter Brueghel il Giovane, in mostra a Genova a Palazzo Spinola dove resterà eccezionalmente fino al 31 marzo 2016.

Documentato nel seicento nella prestigiosa collezione di Francesco Maria Balbi, rimasta miracolosamente integra fino alla metà del secolo scorso, ed esposto per l’ultima volta al pubblico nel 1946 nella mostra allestita a Palazzo Reale, il quadro lascia Genova nella seconda metà del novecento passando in eredità al principe romano Ladislao Odescalchi.

Sembrerebbe perduto per sempre, ma quando, dal 2002, la famiglia Odescalchi lo mette in vendita, si riaccendono le speranze e iniziano le trattative per riaverlo a Genova, alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola. Il tentativo rimane infruttuoso poichè la cifra richiesta è ritenuta troppo elevata per un acquisto pubblico: il Ministero è costretto a  rinunciare ponendo comunque un provvidenziale vincolo che ne impedisce l’esportazione.

Era però pur scritto che le “Tentazioni” tornassero a Genova e questo è avvenuto grazie all’acquisto della tavola da parte di un anonimo collezionista cittadino che l’ha generosamente offerta in esposizione proprio alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola dove tutti potranno ammirarla per oltre un anno: un’occasione assolutamente da non perdere.

Il dipinto, che nonostante l’età conserva il fulgore gemmeo della pittura fiamminga, ci introduce in un delirante immaginario raffigurato con grande intensità in uno spazio fantastico, culminante nello sfumato pallore di una città lontana e attraversato da un corteo di popolani e potenti accompagnati da mostri-demoni, nel quale il Santo tenta invano di raccogliersi in meditazione.

Nei sogni diabolici che insidiano l’Abate, in cui prevale l’uso del tono cromatico del rosso, il colore dell’amore, tutto sembra invitare alle gioie dei piaceri terreni e del piacere erotico in particolare, rappresentato dalla nudità delle figure femminili che gli si offrono voluttuosamente.

Una sconvolgente visione nella quale l’ossessione del peccato si identifica con una potente simbologia delle manifestazioni del male espresse nelle forme demoniache che circondano il santo e sembrano volerlo avvincere, realizzata con grande padronanza dell’elemento cromatico e straordinaria libertà di esecuzione.

Gustave Flaubert, che in occasione di un suo viaggio in Italia nel 1845 sostò a Genova e lo vide a Palazzo Balbi, ne rimase impressionato a tal punto da trarne ispirazione per la stesura della sua opera teatrale  “La tentation  de Saint’Antoine”, edita nel 1874. In una lettera ad Alfred Le Poittevin, si dichiarò addirittura disposto ad offrire un’intera collezione e centomila franchi in cambio dell’opera.

La tavola  fa tuttora discutere sulla reale identità del suo autore: si tratta veramente di Pieter Brueghel il Giovane detto degli Inferni o del fratello Jan detto dei Velluti? O ancora di uno dei molti maestri della pittura fiamminga del tempo?

Non vogliamo qui addentrarci nei meandri delle attribuzioni che affidiamo agli specialisti e agli storici dell’arte, ma concederci una riflessione sulla sorte delle opere d’arte che sopravvivono per secoli all’autore che le ha generate.

Vivono di vita propria, attraversano il tempo superando interpretazioni e revisioni critiche, nuovi modelli stilistici e di pensiero. Passano di mano, viaggiano, scompaiono per poi ricomparire quando meno te l’aspetti.

Vanno,  vengono.  Qualche volta, come nel caso delle “Tentazioni”, ritornano.

 

01/10/2014- 31/03/2016

Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

terzo piano

Piazza Pellicceria 1

Orario:

martedì-sabato  8,30 – 19,30

domenica e festivi  13,30 – 19,30

lunedì chiuso

Imperdibili tentazioni. Il capolavoro fiammingo a Genova
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