Apuane, un caso disperato che chiede una soluzione celere Analisi,Contemporanea-mente,Territorio

di Eros Tetti

1_Cava-sulle-Apuane[1]La battaglia per il piano paesaggistico avvenuta in Toscana negli ultimi mesi, segna una tappa fondamentale di crescita del movimento “Salviamo le Apuane”. movimento che da 5 anni sta lavorando duramente per contrastare la devastazione ambientale delle Alpi Apuane e l’abbandono dei territori da parte dei suoi abitanti. Ci troviamo nel nord della Toscana in uno dei Geoparchi della rete Mondiale Unesco, un luogo caratterizzato fortemente da queste cime irregolari, che non possono vantare record dal punto di vista alpinistico ma hanno un’immensità di record dal punto di vista ambientale e paesaggistico: uno dei sistemi carsici più importanti al mondo, sono considerate il giardino d’Europa per la loro biodiversità, sono uno dei più importanti bacini idrici del centro Italia e purtroppo o per fortuna sono note al mondo per i marmi bianchi che Michelangelo sceglieva direttamente in loco.

Oggi però l’escavazione del Marmo e del suo sottoprodotto, il carbonato di calcio, avanzano a ritmi serrati, tanto che in un giorno si estrae quello che prima si estraeva in un mese impiegando 14.000 dipendenti diretti, a fronte dei mille che abbiamo oggi. Questi dati da soli ci svelano come si tratti di un’attività che produce danni ambientali irreversibili a fronte di una misera occupazione. “Salviamo le Apuane” sì è opposto a questa devastazione proponendo un’alternativa economica in modo da sostituire gradualmente i posti di lavoro persi portando a chiusura le cave.

Nella nostra proposta economica si prevede la rivalorizzazione del materiale stesso mantenendo in prevalenza il marmo per l’arte che riveste a quanto pare solo l’1% di quello scavato e marmo per artigianato di qualità possibilmente lavorato in loco. Il restante finisce per far piastrelle, water e lavandini e ben il 75% viene sbriciolato per produrre carbonato di calcio per l’industria chimica ed edile.

Noi proponiamo una riconversione del territorio a partire dalle zone più impattate come per esempio Carrara, dove potremmo riconvertire le cave in ristoranti, hotel nel marmo, teatri a cielo aperto per eventi e anche realizzare uno dei più importanti musei al mondo per la scultura, nella pancia del monte in una delle innumerevoli cave sotterranee. Ovviamente questi interventi dovranno essere accurati e sostenibili senza aggiungere altri problemi, però questa via ci permetterebbe di interrompere una devastazione irreversibile: le montagne purtroppo non ricrescono.  Un altro punto fondamentale saranno i grandi lavori di ripristino ambientale e rinaturalizzazione di molti luoghi dando vita ad uno dei più importanti processi di ripristino a livello europeo.

Nelle altre zone Apuane dove c’è meno devastazione o dove non ce n’è affatto abbiamo ipotizzato di rilanciare il turismo, ripristinare l’ agricoltura, la pastorizia, l’allevamento, l’artigianato e la produzione di legname, nel pieno rispetto del territorio e delle risorse ritrovando un’ armonia da tempo perduta con queste fragili montagne.

Il nostro progetto nel tempo si è spinto oltre, con grande ambizione puntando a costruire quello che abbiamo teorizzato, anzi diciamo che le due cose sono andate avanti di pari passo,  al momento “Salviamo le Apuane” è diventato un coordinamento di imprese locali e un incubatore di economie durevoli in costante sviluppo, un luogo di proposte serie e concrete oltre che una voce di denuncia. Al progetto stanno aderendo tantissime persone del territorio con la voglia di riappropriarsi di questi beni comuni e con la voglia di rivivere queste terre.

Noi non parliamo a caso di monocultura del marmo, ad oggi questa attività impedisce di fatto lo sviluppo di tante altre attività: in primis il turismo, settore fondamentale in Toscana, che per ovvi motivi non può svilupparsi su montagne che vivono di un’attività industriale intensiva.  Al nostro movimento va stretta la definizione di ambientalista, vista l’ enormità dei campi che investe la nostra azione, noi oggi stiamo riflettendo seriamente sul futuro che ci attende e stiamo cercando risposte e nuove visioni che superino la decadenza imposta dall’attuale sistema, vogliamo ritrovare una relazione diversa con l’ambiente senza dimenticarci per questo dei sui abitanti. Aspiriamo alla possibilità per i nostri figli di continuare a godere questi monti e a bere queste acque e di vivere senza dover distruggere. Chiediamo troppo? Salviamo le Apuane!

Altri link

  • https://www.facebook.com/groups/salvalealpiapuane/
  • https://www.facebook.com/salviamoleapuane
  • http://www.territorialmente.it/2014/07/la-rete-sul-piano-paesaggistico/
  • http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/06/26/news/sessantamila_firme_per_le_apuane-90009670/
  • http://www.salviamoleapuane.org/pdf/pipsea2014.pdf
Apuane, un caso disperato che chiede una soluzione celere
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