A New Deal for Europe. Piano Europeo Straordinario per lo Sviluppo Sostenibile e l’Occupazione Analisi,Contemporanea-mente

di Maria Rosa Zerega

10255045_648447501908984_1709804914878699237_o[1]Il  7 marzo 2014 la Commissione europea  ha registrato l’iniziativa dei cittadini europei (ICE)  “NEW DEAL 4 EUROPE – PER UN PIANO EUROPEO STRAORDINARIO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E L’OCCUPAZIONE”.

L’ICE (iniziativa dei cittadini europei) è  il più importante strumento di democrazia partecipativa messo a disposizione dal Trattato di Lisbona.

L’obiettivo del comitato europeo, presieduto da Fausto Durante e Philippe Grosjean e sostenuto da federalisti europei, da sindacati dei lavoratori, organizzazioni della società civile, sindaci di importanti città, personalità del mondo della cultura è di raggiungere un milione di adesioni entro la scadenza della raccolta delle firme prevista per il 7 marzo 2015.

Il successo di questa iniziativa, rivolta in particolare ai giovani per i quali l’ICE chiede l’istituzione di un cospicuo fondo europeo per l’occupazione, sarà la miglior risposta per arrestare l’ondata euro scettica e nazionalista che sta attraversando l’Europa.

Motivazioni

Il quadro dell’Europa di oggi è preoccupante.

La disoccupazione tra i giovani ha raggiunto nuove vette, a seguito della crisi sociale ed economica che ha messo radice nella società europea degli ultimi anni.

Esiste una preoccupante mancanza di competitività in numerosi settori dell’industria europea, se la confrontiamo con i giganti asiatici o i paesi emergenti nel mercato internazionale.

I bilanci nazionali ed europei dedicati alla ricerca e all’innovazione appaiono completamente insufficienti nella sfida con i competitori I bilanci nazionali ed europei per il finanziamento delle strutture sociali sono innegabilmente inconsistenti per la gravità della crisi che abbiamo di fronte.

Un aumento del “deficit democratico” nell’Unione Europea dovuto al fatto che alle istituzioni europee sono state fornite, negli anni recenti, nuove competenze e poteri in materia di politica di bilancio, ma senza una chiara responsabilità nei confronti del Parlamento Europeo (per esempio nel caso del Fiscal Compact).

Il pericoloso mix di crisi economica e sociale da un lato e il deficit democratico dall’altro, ha innescato negli ultimi anni l’ondata di antieuropeismo e dei movimenti populisti.

Il Piano Europeo e risorse economiche per attuarlo.

Il Patto europeo per lo sviluppo e l’occupazione, così come deciso dal Consiglio Europeo il 28 giugno 2012, non è sufficiente a consentire un rilancio sostenibile dell’economia europea o a combattere con efficacia contro la disoccupazione. I 5 miliardi di Euro assegnati per finanziare la crescita sono  una piccola goccia in un grande oceano.

Numerosi stati europei hanno bilanci nazionali che sono insufficienti per contribuire allo sforzo collettivo per uscire dalla crisi finanziaria.

Essi non sono in grado di giocare un ruolo decisivo per un ritorno alla crescita e non sono in grado di combattere contro questa epidemia della disoccupazione a causa delle misure di austerità decise a livello europeo (criteri di Maastricht, Fiscal Compact e altre ancora).

Queste misure non lasciano agli stati membri alcun margine per pianificare una crescita  economica sostenibile.

Nel mondo di oggi, che cambia radicalmente e che ha bisogno di un uso razionale ed efficiente delle risorse naturali (cibo, energia), l’Europa deve implementare una stretta politica di controllo delle risorse, per poter realizzare una trasformazione equa e sostenibile del suo sistema economico e produttivo. Il percorso di una sana disciplina di bilancio per gli stati e di uno sviluppo sostenibile è quello che può essere seguito solamente attraverso un sforzo europeo comune.

E’ diventato essenziale lanciare ora un “Piano europeo”, per chiedere alla Commissione Europea le necessarie misure per uscire dalla crisi e per mostrare agli attori economici e sociali dell’Europa la direzione che si vuol seguire.

Le risorse necessarie per finanziare il piano dovrebbero provenire dalla tassa sulle transazioni finanziarie, dalla carbon tax  e dall’emissione di un prestito europeo attraverso gli Euro project bonds.

Caratteristiche

Il piano si caratterizza per quattro punti essenziali:

  • Dev’essere europeo. Significa che dev’essere guidato dalla Commissione Europea e deve puntare a conseguire un “interesse europeo” in quanto tale.
  • Deve essere straordinario. Significa che dev’essere gestito fuori dal bilancio corrente dell’Unione Europea.
  • Deve essere orientato verso investimenti sensibili nei campi della ricerca e sviluppo, dell’innovazione tecnologica, delle infrastrutture europee, dell’ambiente e delle fonti di energie alternative, della coesione sociale e dell’occupazione dei giovani, della difesa del territorio e del patrimonio artistico e culturale dell’Europa.

Dev’essere finanziato con proprie risorse: tasse sulle transazioni finanziarie e carbon tax. Queste risorse raccolte possono poi essere utilizzate direttamente per finanziare gli investimenti e/o come garanzia per l’emissione di Project Bond con raccolta di capitali sui mercati internazionali. Secondo i calcoli, questo piano può raccogliere almeno 130 miliardi di euro all’anno: potrebbe determinare il futuro dell’Europa.

Il lancio del piano, con le sue misure di tassazione generale europea, dovrà essere accompagnato da una riduzione dei costi correntemente sostenuti dai singoli stati membri nelle aree di azione comune.

Come aderire al Piano

Dopo il lancio ufficiale della campagna avvenuto nel  weekend  del 24 marzo con conferenze stampa a Bruxelles, Roma e Parigi e decine di iniziative di raccolta firme – sui moduli cartacei – è ora possibile sottoscrivere ON-LINE l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) sul sito www.newdeal4europe.eu .

Se un milione di cittadini europei firmeranno per richiedere un simile Piano, emergerà in Europa un nuovo scenario, grazie all’intervento di un nuovo attore nel gioco politico: il Popolo europeo. Ed allora nulla sarà come prima.

Un cambiamento del genere dipende da ciascuno di noi: innanzitutto dalla volontà degli strati sociali e culturali più avanzati d’Europa di affermare il diritto di avere un proprio governo del Consiglio Europeo, in grado di far fronte alla crisi economica e sociale e di agire nel quadro dell’interesse pubblico europeo e non più in quello di una politica intergovernativa, guidata dal mercato.

 

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