Il carbone di Porto Tolle Commenti,Contemporanea-mente

Continua il nostro viaggio nell’Italia delle centrali a carbone. Dopo Savona, saltiamo dall’altra parte del nord del paese, con la testimonianza di Porto Tolle (RO)

di Lorenzo Feltrin

Ho letto con interesse l’intervento del vicepresidente di Assocarboni, Sorgenti, il quale, giustamente, fa bene il suo mestiere di cercare di vendere carbone, ma a cui vorrei ribattere su alcune questioni che credo sia corretto porre all’attenzione. Vado per punti.

  1.  In primis, Sorgenti, oltre ad accusare di “disinformazione” i comitati, attribuisce la colpa dei ritardi nell’iter autorizzativo della riconversione a carbone di Polesine Camerini a quelli che definisce “incredibili ricorsi”. Su questo è facile rispondere che:
    • i ricorsi non erano così “incredibili”, dal momento che sono stati vinti dai comitati che, evidentemente, non sono così “disinformati”;
    • i ritardi nell’iter autorizzativo, a ben vedere, non sono certo attribuibili ai soli ricorsi, dal momento che in ogni fase dell’iter, anche ora che la modifica “ad aziendam” della legge sul parco ha spalancato un portone all’autorizzazione, ENEL ha dimostrato una singolare lentezza nel produrre la documentazione necessaria, facendo pensare che, evidentemente, non ha così fretta di portare avanti un investimento che lo stesso Conti, un paio di anni fa, ha definito “non prioritario”. Potrebbe quindi essere più utile ad Assocarboni cercare di convincere la stessa ENEL della convenienza del carbone, prima ancora che i cittadini polesani.
  2. Sulle ricadute ambientali negative del metano sono in buona parte d’accordo. Anche se trovo discutibili e opinabili tutti i ragionamenti che mirano a dimostrare che un combustibile è più inquinante dell’altro, perché notoriamente ciò dipende dal tipo di impianto, dalle dimensioni, dai sistemi di abbattimento, dal tipo di inquinante considerato, dal fatto che si tenga conto delle sole emissioni in fase di combustione o di tutte le ricadute nell’ambito del ciclo di vita, ecc. E dire che, a parità di tutti questi elementi, il carbone è più pulito del metano, mi pare francamente azzardato. In ogni caso, di certo c’è che anche il metano inquina -e nemmeno poco- e che la Pianura Padana non può permettersi ulteriori emissioni di NOx, PM10 e PM2.5 per lo stato disastroso in cui versa l’aria che respiriamo ogni secondo. Non a caso il sottoscritto non ha mai sostenuto l’alternativa della riconversione a metano ma, piuttosto, quella della riconversione del sito di Polesine Camerini a fonti rinnovabili o ad altri usi non energetici.
  3. Anche sul tema dei costi Sorgenti ha ragione solo in parte. È vero che l’uso del metano e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento dei combustibili (cosa che vale però anche per il carbone) concorrono ad una bolletta energetica particolarmente pesante per il nostro Paese. Ma i dati citati dal vicepresidente di Assocarboni per cercare di dimostrare la convenienza del “suo” combustibile, riferendosi alla sola settimana dal 23 al 29 settembre, sono del tutto contingenti e rischiano di dare un’idea sbagliata della realtà. Guardiamo piuttosto al più significativo andamento tendenziale riferito agli ultimi 12 mesi: da settembre 2012 a settembre 2013 il costo dell’energia elettrica sul mercato nazionale è diminuito del 15.8% e non accenna a risalire. Questo non certo per merito del carbone: nello stesso periodo, infatti, la quota di produzione da carbone è passata dal 12.6 all’11.5%, quella da metano dal 47.1 al 41.3%, mentre a crescere è stata la produzione da rinnovabili, dal 28.2 al 33.4%. E non a caso la maggiore riduzione del costo dell’energia la si è avuta nelle fasce orarie di maggiore produzione fotovoltaica. Inoltre è vero che, seppure in calo, il prezzo dell’energia è ancora più alto che in altri Paesi, ma questa differenza vale al massimo 2 cent/kWh, cioè poco più del 10% delle bollette di cittadini e imprese. Il resto del differenziale è da ricercarsi in imposte, oneri di sistema e, ovviamente, utile delle imprese di vendita (che l’AEEG ci dice essere particolarmente brave in Italia a far lievitare gli utili a danno dei cittadini!), tutti fattori su cui certamente il carbone non è in grado di influire.
  4. E veniamo ora alla questione principale. Ciò su cui non posso concordare è il fatto che la cosiddetta “opzione zero”, ovvero la chiusura definitiva di Polesine Camerini come centrale termoelettrica, porterebbe chissà quali “danni sul benessere ed il progresso per tutti”. Si potrebbe anche qui rispondere velocemente facendo notare che Polesine Camerini è spenta da oltre dieci anni ormai ma, come ci dicono i tribunali, gli unici danni al benessere dei cittadini si sono visti quando la centrale era accesa! Ma lasciamo stare gli aspetti ambientali e guardiamo ai dati: i consumi di energia elettrica in Italia sono calati, dal 2011 al 2012 del 2.1%, dal 2007 al 2012 del 3.5%, mentre i soli ultimi 12 mesi parlano di un ulteriore calo del 3% circa. Il prezzo dell’energia, abbiamo visto, è in diminuzione, così come le quote di mercato di tutta l’energia prodotta da combustibili fossili. L’Europa intera si è posta come obiettivo al 2020 (e lo sta perseguendo tenacemente) la riduzione dei consumi del 20%, mentre per il 2050 si vuole arrivare all’ambizioso obiettivo di abbattere le emissioni di CO2 (leggi combustibili fossili) dell’80-90%. Le tecnologie per l’efficienza energetica fanno progressi quotidiani (purtroppo, non grazie agli investimenti italiani!) sia in campo civile che industriale. Infine, in Italia al 31/12/2011 avevamo una potenza installata di quasi 122.000 MW (di cui circa 80.000 termoelettrici), contro un picco massimo di potenza assorbita di poco più di 60.000, registrata nel 2003. L’Italia ha la possibilità di produrre, dagli impianti esistenti, molto di più dell’energia elettrica consumata e tanti impianti termoelettrici rimangono spenti perché non c’è domanda. Che senso ha allora oggi, anche dal punto di vista economico, investire ancora nella produzione da combustibili fossili? Probabilmente è la domanda che si sta facendo ENEL continuando a ritardare un investimento di 1,7 miliardi di euro che difficilmente, in queste condizioni di mercato, riuscirebbe mai ad ammortizzare. È vero che pensare ad una copertura del fabbisogno elettrico del 100% a rinnovabile è ad oggi impensabile. Ma è anche vero che la prospettiva che si sta chiaramente delineando viaggia ormai inesorabilmente su due binari fondamentali: riduzione dei consumi, da un lato, sostituzione della produzione centralizzata da grandi impianti termoelettrici con una produzione distribuita da fonti rinnovabili e micro cogenerazione dall’altro. In questo quadro è evidente che in futuro c’è poco spazio tanto per le grandi centrali a metano, quanto per quelle a carbone.

*Segr. Prov. Rifondazione Comunista

Il carbone di Porto Tolle
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Recent Comment

  1. Rinaldo Sorgenti

    Fa piacere vedere che un commento pubblicato oltre 20 mesi sia ancora utile per una riflessione su un tema importante e spesso non compreso o male affrontato in generale.

    Colgo così lo spunto di questa interessante replica di Lorenzo Feltrin per un ulteriore approfondimento e nel contempo per rispondere ad alcune delle considerazioni di Feltrin, per rendere auspicabilmente più chiaro l’argomento per i lettori.

    Ringrazio quindi Feltrin per l’attenzione che pone alle mie osservazioni ed anche per precisare che le mie considerazioni non sono espresse “per mestiere”, perchè io mi onoro di rappresentare Assocarboni ma non ne faccio di questo assolutamente un “mestiere” visto che l’adesione è del tutto onorifica e volontaristica. Colgo invece l’occasione di questo ruolo per esprimere più compiutamente osservazioni che tentano di offrire una diversa visione dell’argomento “produzione elettrica” che si basi su dati inconfutabili di benessere e di sviluppo, che i grandi Paesi del Mondo sviluppato hanno ben presenti e compreso, mentre invece continuano a latitare nel nostro bel Paese.

    Veniamo ai punti di Feltrin:

    1. Quando dico “disinformazione” ed in particolare con riferimento a chi demonizza il combustibile Carbone, credo di farlo a ragion veduta e sulla base di dati ufficiali pubblicati dagli istituti più autorevoli sul tema (es. la I.E.A. di Parigi) dai quali si evince senza ombra di dubbio che il Carbone è il PRIMO combustibile utilizzato al mondo per la generazione elettrica e lo è soprattutto nei grandi Paesi sviluppati: Germania, USA, Giappone, Canada, U.K., ecc.
    Il riferimento agli “incredibili ricorsi” si basa appunto su questo fatto, che chi cavalca la “demonizzazione” strumentale del Carbone dimostra evidentemente di non conoscere o di strumentalmente dimenticare per ragioni che nulla hanno a che fare con l’opportunità ed il benessere per i cittadini.
    – che questi “assurdi ricorsi” siano anche stati inizialmente “vinti” dai ricorrenti, purtroppo è una realtà che non fa certo onore al nostro Paese. Infatti, pare che organi amministrativi si sovrappongano ai compiti degli organi tecnici preposti alla materia per mettere in discussione aspetti appunto tecnici che dovrebbero non essere trascurati e messi in discussione da considerazioni spesso pretestuose e strumentali. Una semplice disamina degli aspetti tecnici e della realtà a livello internazionale potrebbe evitare tali incredibili complicazioni che, nei fatti, creano un danno concreto e sostanziale al Paese. Se l’informazione nasce da un’enfasi distorta su fattori emissivi che nulla hanno a che fare con l’ambiente e la salute (appunto le emissioni di CO2, per esempio, ebbene, questa non può essere davvero considerata “informazione” ma, forse, speculazione ideologica alimentata da certi circuiti molto interessati per ben altre motivazioni non necessariamente nobili.
    – difficile non riconoscere che quei numerosi fantasiosi ricorsi siano stati alla base dell’incredibile ritardo nella realizzazione di un impianto fondamentale per l’assetto della produzione elettrica in Italia, chiaramente insostenibile come i dati dimostrano. L’Italia non produce neppure tutta l’elettricità di cui ha bisogno e l’elettricità in Italia costa circa il 35% in più della media Ue28 e molto più cara che alle industrie dei Paesi nostri principali concorrenti: Francia, Germania, U.K. Fatti incofutabili questi che necessita conoscere ed analizzare con serenità.
    Ovvio che dopo aver visto passare ben 9 anni dall’avvio dell’iter istruttorio, le condizioni possano cambiare (e la crisi è sopravvenuta nel 2009 a complicare le cose. Comprensibile che nelle condizioni attuali del mercato, in un periodo di grave recessione, pongano dei problemi di opportunità nel breve termine che non possono non incidere.

    2. Mi compiaccio dell’attenzione di Feltrin che, evidentemente, non si sofferma solo sulle forzose mistificazioni invece fatte da molti altri che focalizzano alcuni aspetti, mentre completamente non considerano altri seppure del tutto pertinenti e collegati. Ovvio che la comparazione deve farsi tra impianti comparabili e che contemplino le moderne tecnologie oggi disponibili che portano a poter tranquillamente affermare che una moderna centrale a Carbone ha lo stesso impatto ambientale – se non migliore, tenuto conto del modo in cui gli impianti a Gas possono operare nel nostro Paese – di una moderna centrale a Gas. Purtroppo, i ricorsi a cui si accennava sopra e molta disinformazione che viene distribuita in abbondanza nel nostro Paese, si basano invece su tale fuorviante confronto e sono stati alla base delle azioni che hanno interrotto l’iter procedurale.
    Nulla quindi di azzardato nell’affermare quanto sopra. Basta andare ad esaminare nei particolari i relativi dati ufficiali.
    Poi, necessita considerare quanto sia importante la produzione ed il vettore elettrico per qualsiasi Paese avanzato e certamente fattore di benessere e di sviluppo, come chiaramente dimostrato da quando l’elettricità ha potuto svilupparsi ed essere disponibile in grandi quantità.
    Riguardo alle condizioni dell’aria nella Pianura Padana, sappiamo quali particolari condizioni la riguardino, ma nello stesso tempo dobbiamo anche riconoscere i grandi miglioramenti che ci sono stati negli ultimi 20 anni. Peraltro, la produzione elettrica non è affatto il primario e principale fattore emissivo in atmosfera e quindi l’attenzione deve essere posta a tutti i contributi specifici, sui quali indubitabilmente primeggiano:
    – il traffico veicolare;
    – il riscaldamento civile;
    – le molteplici attività produttive industriali, diverse dalla produzione elettrica;
    – l’agricoltura;
    – il fumo di sigarette e simili;
    Dovremmo allora rinunciare a tutto questo e nel farlo, ovviamente, dovremmo cominciare da quei settori che maggiormente contribuiscono a tale aspetto. La produzione elettrica ha un “peso” del 3% sul totale emissivo in atmosfera. Non logico quindi partire dal “basso”.

    Attenzione poi a non fare l’errore di pensare che si possa fare a meno della produzione elettrica convenzionale (quella derivata dai combustibili fossili), perchè taluni ci illudono che si possa sostituirla con le Rinnovabili. Infatti, nessuno dei grandi Paesi sviluppati lo può fare e seppure le Rinnovabili abbiano alcuni aspetti positivi, sono purtroppo ancora molti e notevoli gli aspetti tecnici ed economici che ne impediscono la possibilità di sostituzione.

    Infatti, le Rinnovabili (ed in particolare il Solare FV e l’Eolico) soffrono della “continuità”, vale a dire non sono sempre disponibili e soprattutto quando servono. Quindi, qualsivoglia sistema Paese equilibrato e davvero sostenibile, quanto più ha una porzione di Rinnovabili intermittenti nel proprio sistema, tanto più necessità di impianti convenzionali disponibili per evitare che il Paese vada in crisi (rovinosi black-outs) e retroceda nel proprio benessere e sviluppo. Le grandi industrie non possono permettersi di non avere la certezza di alimentazione ele piccole e medie non possono certo beneficiare di elettricità a costi irragionevolmente elevati, come appunto sono quelli derivati dal Solare FV e dall’Eolico.
    Basti al riguardo guardare ai faraonici incentivi che sono stati concessi a queste ultime, che peseranno sui cittadini italiani per circa 240 miliardi di Euro nei 20 anni e nel 2013 sono pesati per oltre 12 miliardi sulle Bollette dei consumatori. L’Italia al riguardo è il Paese che ha concesso gli incentivi (insostenibili) più elevati al Mondo ed anche chi ha iniziato prima di noi a farlo: Germania e Spagna, ha drasticamente ridotto tali incentivi. La Germania poi, produce ben il 47% di elettricità dal Carbone (in termini assoluti ben 8 volte più di quanto sappia fare l’Italia con il suo 13%, ma produciamo anche la metà dell’elettricità che producono e consumano i tedeschi) e non dovrebbe essere difficile domandarsi perchè!

    3. Riguard ai costi che deve subire l’Italia, è stato accennato qui sopra l’incidenza del costo per kWh che paghiamo noi rispetto agli altri con i quali dobbiamo inevitabilmente competere, è evidente che essendo un Paese povero di materie prime, anche il Carbone viene importato ma ben diversa è l’incidenza sulla “Bilancia dei pagamenti nazionali” del Carbone rispetto al Gas, quindi un necessario bilanciamento e diversificazione produrrebbe un grande risparmio di risorse per il nostro Paese. Diversi miliardi di esborso ogni anno in meno che potrebbero poi essere opportunamente investiti in altre necessità Paese.
    I dati che avevo precedentemente segnalato mi pare siano sostanziali ed inconfutabili. Infatti, proprio per un diverso 2Mix” produttivo, i costi dell’elettricità nelle Borse Europee sono mediamente di 25-30 Euro x MWh inferiori a quelli italiani, anche ora che la crisi ha colpito non solo l’Italia. Infatti, i prezzi è vero che sono scesi a causa di un sensibile minor consumo, ma sono scesi parallelamente anche in Europa e il differenziale purtroppo permane, per la ragione di base: appunto il “Mix delle Fonti”.
    Ora, se l’Italia paga mediamente 3 €cent per kWh in più, moltiplicando questo per i 340 TWh consumati in Italia, fanno circa 10 miliardi di € anno in più sui conti italiani. Si può fare qualcosa con quella cifra per altre esigenze sociali e di welfare nazionale???

    Citare il contingente calo del costo dell’elettricità, dovuto alla recessione e crisi produttiva, come se questo fosse dovuto alle Rinnovabili, è un facile malinteso. Infatti, nonostante sia sensibilmente aumentata la “potenza” installata di Solare FV ed Eolico, il differenziale di costo con l’Europa non è sostanzialmente mutato. Infatti, sul costo delle Rinnovabili incidono in maniera eclatante sia gli incentivi, nonchè il fatto che al Solare FV ed Eolico (anche quando offrono in borsa in certi felici – per loro – momenti della giornata) viene riconosciuto anche il “prezzo marginale” vale a dire il prezzo più elevato offerto dalla tecnologia ultima ammessa a produrre (normalmente alle centrali a Gas)! Quindi incintivi è prezzo marginale, portano il contributo della produzione da Rinnovabili a prezzi elevatissimi ed insostenibili. Fatti, non parole.

    L’incidenza di tali incentivi pesa in Bolletta per i consumatori circa il 20% del totale, a prescindere dagli oneri fiscali e vari che si aggiungono a quelli di produzione. L’Italia NON può permettersi tale enorme differenziale che inficia le capacità competitive del nostro sistema manifatturiero Paese.

    4. Feltrin non condivide l’importanza di Porto Tolle come grande impianto termoelettrico di produzione per il benessere ed il progresso per tutto il Paese. Ebbene, Polesine Camerini consentiva di produrre il 40% dell’elettricità consumata nel Veneto che, dal momento della sua fermata, è addirittura aumentato ad un deficit del 50% circa dei consumi che deve essere “importato” da altre Regioni ed anche dalla vicina Slovenia, prodotto dal Nucleare. Insomma, portiamo lavoro e ricchezza all’estero perchè noi che siamo stati tra i primissimi Paesi al Mondo a produrre l’elettricità non più tardi di 130 anni fà, non siamo in grado di produrre ciò che ci necessita a casa nostra. Infatti, nonostante si siano moltiplicati eccessivamente gli impianti a Rinnovabili 8Solare ed Eolico), l’Italia continua a cronicamente importare elettricità dall’estero per mediamente il 15% dei propri consumi! Questa è la principale e fondamentale dimostrazione che sono stati fatti grossi errori di programmazione, altrimenti – vista la “potenza” installata, non dovremmo aver bisogno di importare questo fondamentale vettore di benessere. Quando si domandano le ragioni di questo assurdo a degli esperti, la risposta è: purtroppo non possiamo rinunciarvi perchè “COSTA MENO”!!! Ecco quindi la risposta agli interrogativi di molti e dello stesso Feltrin.

    Inseguire le assurde ipotesi della Ue è purtroppo estremamente fallace e costoso per tutti ma soprattutto per l’Italia. FAintanto che non si sarà fatto il grosso salto tecnologico che permetterà a quelle fonti Rinnovabili di essere davvero affidabili e sostenibili, quindi competitive, è una follia perseguire obiettivi che non fanno altro che aumentare il divario competitivo dell’Europa rispetto al resto del mondo, in un contesto globalizzato. Anche citare gli obiettivi al 2050 diventa fuorviante e demagogico perchè, anche una moderna centrale avviata ora, questa sarà giunta alla fine della sua vita utile prima del 2050 e quindi dobbiamo davvero percorrere questa “transizione” (da oggi al 2050) in maniera ragionevole e sostenibile, altrimenti diventa l’Araba Fenice”!

    Riguardo infine ai consumi, è evidente la sofferenza che sta subendo il Paese, la tutti ci auguriamo (e dovremmo agire in conformità) che questa crisi possa essere velocemente superata ed allora avremo bisogno di nuova produzione elettrica che ci consenta di riprendere il passo con il progresso. Al riguardo non va peraltro sottostimato il grande contributo che daverre alle condizioni ambientali il poter disporre di abbondante elettricità a costi davvero ragionevoli e sostenibili per poter:

    – alimentare il riscaldamento civile con l’elettricità (soprattutto nelle grandi città (come fanno a Parigi) e così dare un grosso contributo agli aspetti ambientali nei grandi centri urbani;
    – alimentare i veicoli con tale vettore, contribuendo sensibilmente a migliorare l’impatto emissivo dal traffico veicolare.

    Quindi, in una società più avanzata ed in crescita, il fabbisogno elettrico non può che sensibilmente aumentare e per alimentarlo occorre poter disporre di un Parco di generazione diversificato ed equilibrato, a vantaggio di tutti.

    Spero di aver contribuito a chiarire alcuni dei dubbi residui e rimango comunque a disposizione per ogni altro possibile approfondimento, nella speranza che dopo l’assurda situazione che abbiamo dovuto subire ed osservare con gli incredibili ritardi nell’avvio della conversione del grande impianto di P.Tolle, il buonsenso infine prevalga e si possa presto passare ai fatti, non dimenticando che da quando si cominceranno i lavori, passeranno inevitabilmente circa 4-5 anni prima che il nuovo impianto possa produrre i suoi effetti e sarebbe catastrofico pensare che per allora non avremo superato questa penosa e pesante crisi.

    Rinaldo Sorgenti

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