Semi proibiti: Bruxelles vieta la nostra sovranità alimentare Commenti,Contemporanea-mente

a cura di Mirella Zampierolo

ManoSpighe[1]Rischia di diventare fuorilegge la produzione dei piccoli ortaggi nei nostri orti quotidiani, fatti di scambi di frutta e verdura tra vicini e che forse s’incrementano nella pratica del baratto. Nei periodi di crisi economica, come l’attuale, l’autoproduzione domestica e la condivisione di sementi e piantine su piccola scala sembrerebbero una pratica virtuosa. Non la pensa così l’Unione europea che già da tempo in una direttiva comunitaria – in vigore dal 1998 – stabiliva come la commercializzazione e lo scambio di sementi dovesse essere di solo appannaggio delle ditte sementiere (come la Monsanto), vietandoli agli agricoltori.

Molte sono le associazioni di volontari che si oppongono a questa assurda regolamentazione, distribuendo sementi presenti fuori dal catalogo ufficiale delle multinazionali. Ma nel luglio del 2012 la Corte di Giustizia europea ha ribadito l’assoluto divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali; di fatto contrastando la tendenza produttiva “a kilometro zero”.

Si tratta di un tema che interessa un’ampia area dissenziente, che invece si trova d’accordo nel promuovere azioni di sensibilizzazione e d’inversione di tendenza. Qui troverete numerosi siti che documentano il tema e che promuovono azioni di protesta ma formulano anche proposte al riguardo. “Small is beautiful”, facciamolo crescere e diventare “cool” ….

La proposta di legge europea Plant Reproductive Material Law al  06/05/2013 :

Le petizioni :

Semi proibiti: Bruxelles vieta la nostra sovranità alimentare
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Recent Comments

  1. Grazia Paganini

    Non sono d’accordo sulla legge europea circa le sementi per i piccoli orti. Io sono un’europeista convinta, nel senso che io voglio un?Europa di diversità che trovano il loro accordo: non si può arrestare la storia e l’idea di Europa parte da lontano.
    Non sono d’accordo perchè non si considera il fatto che la struttura agricola italiana si è poggiata come identità sulla microeconomia, non solo in tempi di crisi, ma come fatto culturale.
    Io vengo dalla Val di Magra e i miei nonni erano contadini: non era solo un fatto economico lo scambio di sementi: era ed è una relazione, un a condivisione, un gesto di amicizia.
    Disconoscere questo significa indebolire quegli aspetti antropologici essenziali per una identità.
    Non si diventa nè cittadini europei, nè cittadini del mondo se non si tiene conto di essa. Questo, a mio avviso è lo sfondo in cui va impostato il problema. Evitiamo di buttar via il bambino e l’acqua sporca..auguri per tutti

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