Dieci punti per il neo ministro Orlando Territorio,Tutela ambientale

Prime Minister Designate Enrico Letta Presents New Italian GovernmentComincia con questo peana di lode, proveniente da una nota testata, il ritratto del nuovo Ministro dell’Ambiente. Noi saremo partigiani ma lui è sicuramente bipartisan. Quanto ciò abbia a che fare con l’ambiente è tutto da vedere. Da Wikipedia apprendiamo che, appena ventenne, ha iniziato una marcia trionfale dentro i vari organismi del PCI-PDS-DS-Ulivo-PD occupandosi di tutto e di più. Dal Bilancio all’Antimafia, dalla Giustizia all’Ambiente passando per portavoce, responsabile organizzazione, enti locali.  A parte l’ammirazione per una così veloce e poliedrica carriera (che solo determinati politici “di razza” hanno potuto fare nella Prima e Seconda Repubblica e che imperterriti continuano a fare), la domanda è: se nei primi tre incarichi possiamo individuare un certo logico percorso, l’ambiente cosa c’entra? Potrebbe, se lo consideriamo collegato a problemi di bilancio, ad infiltrazioni mafiose, ai guai giudiziari di personaggi (anche “nostrali” come dicono i liguri) che in nome della salvaguardia ambientale ne hanno fatte di cotte e di crude. A meno che non ci basti, come per Il Giornale, il fatto che nel suo recente passato “si trovano leggi strettamente connesse al suo nuovo incarico, da quella sugli aiuti alle isole minori (da Carloforte all’isola Palmaria) a quella sulla valorizzazione della via Francigena, fino al riconoscimento dell’interesse nazionale per l’Acquario, che porterebbe nuovo prestigio e nuovi soldi alla città di Genova”. Un bel tacer non fu mai scritto (noto proverbio).

Ecco dunque un decalogo, dieci punti inviatici da due importanti giuristi italiani, un piccolo promemoria per il neo ministro dell’Ambiente.

di Alberto Lucarelli* e Paolo Maddalena**

  1. Per ricostituire l’equilibrio idrogeologico dell’Italia, grande opera pubblica che non produca merci da collocare sul mercato e funzioni da volano per l’economia;
  2. Cambiare destinazione economica degli immobili abbandonati o destinati a “spazi sociali per le comunità di riferimento”;
  3. Vietare in modo assoluto altro consumo di suolo e consentire soltanto il riutilizzo di immobili in rovina;
  4. Considerare il jus aedificandi un diritto della comunità e non una facoltà del proprietario privato;
  5. Abrogare le norme che consentono l’alienazione dei beni demaniali;
  6. Affermare l’inalienabilità, inespropriabilità e inusucapibilità dei beni naturali e culturali;
  7. Abrogare le norme del codice civile relative alla categoria del patrimonio indisponibile, e riportare sotto la disciplina della proprietà collettiva demaniale le foreste, i beni archeologici, paleontologici, artistici e storici da chiunque ed in qualunque modo trovati nel sottosuolo.
  8. Proporre con legge ordinaria una interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 832 cc. e 1322 cc. affermando che la proprietà privata costituisce un limite alla proprietà collettiva ed è ammessa soltanto per la sua funzione sociale mentre il contratto non puņti a contrastare con l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana;
  9. Consentire soltanto opere pubbliche di risanamento ambientale;
  10. Applicare la politica delle “r” per quanto attiene il governo e la gestione dei rifiuti.

 

*Alberto Lucarelli, Professore Ordinario di “Diritto Costituzionale” presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, professore invité presso la Facoltà di Giurisprudenza di Paris 1 (Pantheon-Sorbonne) in “Droit public des affaires et de la concurrence“. Ricordiamo che è membro dell’associazione italiana dei costituzionalisti e già membro dell’Ufficio di presidenza del Comitato Rodotà per la difesa dei beni comuni
**Paolo Maddalena, giurista e magistrato, già giudice costituzionale e vicepresidente della stessa (2002-2011). E’ stato Capo di gabinetto presso il Ministero della Pubblica istruzione e Capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente.

Dieci punti per il neo ministro Orlando
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