Due per uno e novantotto Cultura,Libri

di Paola Sartoni

arton1955[1]Un euro e novantotto cent è il prezzo di questi due libri della Newton Compton Editori, casa editrice da tenere in considerazione nei tempi di crisi.

Anche il contenuto dei due libriccini bene si adatta al periodo attuale, pur essendo stati scritti il primo nel 1794 e il secondo addirittura attorno al 6° secolo avanti Cristo.

Come a dire, nulla di nuovo sotto al sole e soprattutto – una volta terminate le due letture – come siamo tornati indietro rispetto al passato …. Il che, detto da una che ha fatto dell’emancipazione delle donne e del miraggio della pace universale due sogni costanti, è una considerazione davvero disperante.

Ma torniamo ai libri: “Lady Susan” dell’evergreen Jane Austin è un romanzo epistolare dove s’incrociano le lettere che appartenenti alla piccola nobiltà e alla borghesia benestante si scambiano: tutte ruotano attorno ad una figura di donna matura, scaltra ed affascinante. Una donna che seduce tutti gli uomini, sposati o scapoli, specie quelli più giovani, e che riesce a legare a sé, nonostante siano fidanzati con fanciulle loro coetanee. La vedova Susan, dagli scarsi mezzi, alla fine sposerà un giovane ricco e fatuo che inizialmente ella stessa aveva destinato alla figlia e, per questo, sottratto ad un’altra ragazza indebitatasi in previsione dell’appetibile matrimonio.

La prima stesura del libro risale a quando la Austin aveva 19 anni; ovvio che lei per me – come per quasi tutte le donne che amano leggerla – è un mito, ma questo libro, così ironico, cinico ed irriverente, resta una delle sue produzioni più stupefacenti e mi conferma che i suoi romanzi continueranno ad essere la bibbia delle donne decise a vivere in modo autonomo, confidando nella propria intelligenza. In un periodo in cui il bunga-bunga con donne giovanissime lo conducono ometti anziani per nulla fascinosi ma pieni di soldi, Lady Susan – anziana, spiantata, affascinante e capace di dialogare con qualsiasi tipo d’interlocutore – è una speranza di rovesciamento che ci arriva da lontano, dall’”Età dei Lumi”.

Se l’Illuminismo anglo-francese del Settecento rese protagonista la borghesia nella sua accezione migliore, per neutralizzare gli effetti della borghesia italiana del Duemilatredici, protagonista di ben diverso (e basso) profilo, consiglio l’altro libro, “L’arte della guerra” di Sun Tzu (sei secoli prima di Cristo, ma con prefazione del 2008 dei bolognesi Wu Ming). Ricordate il romanzo storico “Q” di Luther Blissett, pubblicato nel 1999? Dietro al nome collettivo si celavano quattro scrittori: Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Federico Guglielmi e Luca Di Meo, in seguito noti come Wu Ming.

Ne “L’arte della guerra” la loro introduzione ha come sottotitolo “Il destino di un libro-feticcio in un’epoca di idioti”. E davvero, è un’epoca d’idioti quella che lo ha trasformato in un libro “per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi di management nonché di marketing, di branding e tutti gli altri –ing dell’odierno aziendalismo e turbo- capitalismo. (A dire il vero, il “turbo” oggi arranca e tossisce: questo è “recesso- capitalismo”, e se continua così tra un po’ andremo di nuovo a pedali)”. Invece Sun Tzu insegna che “L’arte della guerra” è: non desiderarla e riuscire ad evitarla. Se si deve combattere non lo si faccia durare più dello stretto necessario, si sparga la minima quantità di sangue, si sperperi la minima quantità d’energie. Occorre “somigliare all’acqua” ossia adattarsi alle varie situazioni, in un percorso fluido, e per questo ricorrere a stratagemmi onde evitare il conflitto e stendere una rete preventiva di spionaggio. Si vince limitando le perdite umane e di mezzi, sapendosi risparmiare e risparmiando le vite altrui.

Nella nostra era dello spreco, materiale ed immateriale, la strategia bellica del 6° secolo a.C. c’insegna il vantaggio della sottrazione e ci ricorda che il vivere sopra le righe danneggia chi lo pratica, ben più dell’understatement.

Ed ancora l’ ”arte della guerra” – attuata a scopo matrimoniale dalla settecentesca Lady Susan – mostra come pure le femministe ante litteram praticassero la “strategia dell’acqua” scivolando attraverso un mondo ostile. Massimi risultati col minimo sforzo, ma soprattutto intensa attività mentale dietro a tutto. Una pratica completamente rovesciata, in questa “epoca di idioti” (parola di Wu Ming).

Due per uno e novantotto
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