Il comune della Spezia al sindaco pisano Filippeschi: «Difenda Rebeldia» Cultura,Eventi

di Roberto Ciccarelli (Tratto da Il Manifesto)

222401_4632698653576_1414196531_n[1]L’occupazione dell’ex Colorificio in via delle Cascine a Pisa, ribattezzata «Municipio dei beni comuni» continua a mientere consensi e appoggi anche fuori dalla città toscana. Con una mozione votata lunedì scorso il Consiglio comunale di La Spezia, a maggioranza di centro-sinistra, ha espresso solidarietà per l’occupazione animata dagli attivisti del progetto Rebeldia. La mozione impegna il sindaco della città ligure, Massimo Federici, a invitare il suo collega Marco Filippeschi, fino ad oggi silente sul caso che domina da settimane la vita pisana, a svolgere un ruolo di mediazione con la proprietà del gigantesco immobile, la J Colors, che l’ha abbandonato nel 2009.

Una soluzione inedita e, a nostra memoria, mai intrapresa fino ad oggi, maturata nel «Forum dei Comuni per i beni comuni, una rete con mille partecipanti che si è incontrata a fine gennaio a Napoli dove era presente anche il sindaco spezzino, iscritto al Partito Democratico. Lo stesso in cui milita Filippeschi, impegnato nella campagna elettorale per la rielezione a fine maggio. Le elezioni politiche hanno portato il Movimento 5 stelle ad essere il secondo partito in città. Come altrove, anche a qui ci si aspetta un ballottaggio con i grillini. Da quando la J Colors ha chiesto lo sgombero dell’ex fabbrica occupata di 14 mila metri quadri a un chilometro dalla torre pendente, Filippeschi non si è mai espresso pubblicamente. Gli attivisti hanno organizzato il 16 febbraio scorso un corteo al quale hanno partecipato oltre 2 mila persone, chiedendo l’apertura di un tavolo di mediazione con il comune e la proprietà.

Un silenzio che sta generando polemiche e tensioni in una delle città dove il «bene comune» è stato usato come vessillo retorico dalla coalizione di centrosinistra, ma è stato nascosto sotto il tappeto quando gli amministratori hanno intuito cosa, in realtà, esso comporti: la promozione attiva della partecipazione dal basso, un’azione amministrativa risoluta, il sostegno alle pratiche di cittadinanza che coinvolgono migliaia di persone nella riqualificazione civile e produttiva di un’area abbandonata al degrado e alla speculazione urbanistica. La settimana scorsa il proprietario della J Colors, Carlo Junghanns, ha inviato una lettera agli attivisti di Rebeldia dopo avere letto il reportage sulla complicata vicenda dell’ex colorificio contenuto nel libro inchiesta Rebel painting, «un libercolo colmo di menzogne e di false notizie» così lo definisce. In realtà si tratta di un libro inchiesta, risultato di una rigorosa ricerca su fonti e documenti svolta da cittadini e studiosi.

Gli occupanti hanno risposto, ribadendo la soluzione al contenzioso: il comodato d’uso che garantirebbe il possesso sull’area da parte di Junghanns e il diritto costituzionale dell’uso sociale dei beni abbandonati, così come hanno indicato Ugo Mattei, Stefano Rodotà e Salvatore Settis, insieme a molti altri filosofi del diritto e intellettuali, in un appello (pubblicato da Il Manifesto) in cui si sono resi disponibili a collaborare alla soluzione della vicenda. A Junghanns hanno risposto anche i suoi ex operai con un’altra lettera. Sono intervenuti a sostegno di Rebeldia anche Paolo Cacciari e il giurista Luca Nivarra che ha sottolineato la posta in gioca nella lotta per i «beni comuni»: riscoprire la funzione sociale della proprietà come affermato anche nel dettato costituzionale.

Potete scaricare il testo della mozione e il video del consiglio comunale spezzino

Il comune della Spezia al sindaco pisano Filippeschi: «Difenda Rebeldia»
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