Partecipazione in Toscana: bilancio di casi per buone pratiche In Evidenza,Oikos

di Giulia Cifaldi

63913_364386513677486_715713352_n[1]Come previsto dall’art. 26.2 è stata istituita una Commissione per svolgere un’analisi conoscitiva sugli effetti della legge regionale, al fine di “formulare indirizzi per la conferma o la modifica della legge stessa”. Come ricavabile dall’invito dei proponenti dei progetti partecipativi approvati (compresa la scrivente), la ratio dell’indagine era monitorare le ricadute dei processi partecipativi realizzati sul territorio, in particolare le modalità, le conclusioni e l’aderenza fra i risultati del processo e la decisione presa successivamente dall’amministrazione.

Le iniziative intraprese dalla Commissione sono state: aprire una pagina Facebook per raccogliere le opinioni di chi ha in qualche modo avuto a che fare con la legge, e realizzare una giornata di studio per ascoltare i proponenti dei processi finanziati. A parere di chi scrive (e che era presente alla giornata di workshop), sia l’empirico ritardo con cui la Commissione di valutazione ha preso avvio e con cui è stato realizzato il workshop datato 11 giugno 2012, sia la scaletta della giornata prevista per esso, sono emblematiche espressioni della mancanza di interesse  nella legge stessa da parte della politica. La giornata, realizzata sulla carta per ascoltare chi aveva concretamente concorso alla realizzazione dei percorsi partecipativi, è trascorsa tra interventi di Assessori e Consiglieri Regionali, congiuntamente alle relazioni del prof. Lewanski, prof. Morisi e dott. Zetti (curatore della ricerca dell’IRPET sulla “Partecipazione, politiche pubbliche, territori”), lasciando in realtà ben poco tempo ai partecipanti di “partecipare” alla discussione cui erano stati invitati.

La conclusione certa è che lo scorso 10 dicembre 2012, tramite legge regionale 72/2012, il termine di abrogazione della legge sulla partecipazione è stato prorogato al 31 marzo 2013, tra pochi giorni.

Un percorso partecipativo in concreto: l’esempio della Banca del Tempo di San Giuliano Terme.

In questa prima parte descriverò lo sviluppo del percorso partecipativo realizzato a San Giuliano Terme (PI), anche tramite l’ausilio dell’elaborazione dei questionari somministrati, mentre nella successiva affronterò i suoi sviluppi e alcune considerazioni su cosa abbia funzionato meglio e cosa peggio.

Il percorso partecipativo “Regola il Tuo Tempo con la Banca del Tempo”, promosso dall’associazione ProLoco di San Giuliano Terme, è stato proposto alla scadenza del 31 luglio 2012. come previsto dalla legge regionale, l’associazione si è interessata a raccogliere le firme utili per presentare il progetto. Dopo aver ottenuto il finanziamento, l’inizio ufficiale è stato il 10 ottobre 2012 ed è durato 7 mesi.

L’oggetto del percorso partecipativo prevedeva la creazione del Regolamento condiviso della Banca del Tempo (BdT), in previsione della sua nascita sul territorio sangiulianese dopo la conclusione del progetto. Il progetto aveva ottenuto anche il patrocinio da parte del Comune, Ente Locale che già aveva colto l’occasione data dalla legge regionale, presentando un percorso sul bilancio partecipativo di genere, finanziato dall’Autorità.

Vediamo come si è articolato il percorso. Come la maggior parte dei progetti, le fasi principali sono state: informazione e comunicazione, organizzazione di eventi partecipativi, restituzione, monitoraggio ex post.

Dopo la costituzione della segreteria organizzativa, i referenti del progetto hanno contattato e incontrato alcuni soci della BdT bavarese (TauschZeit), in occasione del viaggio annuale a Bad Toelz (5-6-7 novembre), cittadina bavarese gemellata con San Giuliano Terme, raccogliendo informazioni e materiale utile per il percorso partecipativo.

A novembre, cercando di coinvolgere il mondo del volontariato e dell’associazionismo, dato l’oggetto del percorso partecipativo, il progetto è stato presentato alla Consulta del Volontariato e sono stati organizzati 3 incontri, aventi per invitati esponenti delle associazioni partecipanti alla Consulta, con oggetto: – presentazione del progetto e del materiale raccolto a Bad Toelz – metodi e tecniche dell’ascolto attivo e della facilitazione dei gruppi, – facilitazione durante il World Café. Lo scopo di questi incontri era quello sia di informare e coinvolgere il mondo dell’associazionismo e del volontariato, sia quello di preparare 3-4 cittadini alla facilitazione dei gruppi durante il World Café e successivamente durante la Giuria dei Cittadini.

Parallelamente si provvedeva a compiere l’analisi e l’ascolto del territorio, intervistando in profondità alcuni testimoni chiave.

Dopo la campagna informativa, ossia la diffusione di brochure e locandine, il campionamento stratificato (con sovra campionamento di stranieri e donne), l’invio delle lettere a casa firmate dal Sindaco per invitare i campionati alla Giuria dei Cittadini, le circa duecento telefonate a casa dei cittadini campionati, i comunicati trasmessi ai giornali locali, la creazione del sito web e della pagina su facebook, sono stati organizzati due World Café. Dopo questi due eventi è stato elaborato il materiale prodotto (due instant book e il documento finale con le linee guida da mostrare alla Giuria dei Cittadini).

Il metodo del World Café essendo per sua natura molto informale si è rivelato congruo con la finalità del progetto che mira anche alla creazione di una rete solidale che si occuperà di creare e portare avanti l’associazione della Banca del Tempo. Gli incontri dei World Café si sono svolti con un clima di sintonia e informalità. Molti tra i partecipanti non si conoscevano e sono tutti venuti molto preparati rispetto al progetto e rispetto a cosa sia una Banca del Tempo. Dai dati ricavati dall’elaborazione dei questionari somministrati all’inizio e alla conclusione degli eventi, molti di loro partecipano attivamente ad associazioni di volontariato, sindacato, partito politico, comitato di cittadini o parrocchia (il 69%) o comunque conoscono bene questo mondo, per cui chi è venuto lo ha fatto con lo scopo di proseguire la partecipazione (Giuria dei cittadini), infatti il 46% dei partecipanti ha risposto di partecipare per “l’interesse per il tema”, mentre il 21%, per “l’interesse curiosità per il metodo partecipativo usato” e il 18% per “incontrare e confrontarmi con altre persone, anche di idee diverse”, il 71% è la percentuale di coloro che risponde assegnando i valori 8-9-10 all’“l’importanza di occuparsi della questione affrontata da questo percorso partecipativo”.

Per quanto riguarda la soddisfazione dell’esperienza fatta, nei questionari si leggono i valori (nella scala da 1 a 10) di: 7 (18% delle preferenze), 8 (il 25%), 9 (21%), 10 (25%), quindi 89% di giudizi positivi. Riguardo alla concordanza tra quanto emerso dal processo e le opinioni dei partecipanti si leggono 50% “abbastanza” e 50% di “sì molto”. Stesso giudizio positivo per quanto concerne la spiegazione dello scopo dell’evento e della sua organizzazione; il clima degli incontri è stato valutato con 18% “abbastanza buono” e con 23 “molto buono” (82%), e la partecipazione futura ad un evento simile vede la percentuale di risposte favorevoli del 93%.

Successivamente è stata organizzata la Giuria dei Cittadini, con cittadini autocandidati e selezionati tramite campionamento, in due giornate: la prima ha visto l’alternarsi di cinque esperienze di BdT italiane, con soci provenienti da: Sant’Arcangelo di Romagna, Valsugana, Cesena, Tarquinia e Firenze.

Il metodo della Giuria dei Cittadini ha permesso la costruzione di un sapere concreto e pragmatico rispetto al tema (BdT) ed ha investito i partecipanti del compito di elaborare quella che a posteriori viene chiamato il documento delle Linee Guida del Regolamento.

Gli incontri si sono svolti con un clima “partecipato”, “caldo” e “senza formalità” (come descritto nei questionari). La maggior parte dei partecipanti si conoscevano già in quanto presenti ai World Café e grazie all’attività della mailing list. Dall’elaborazione del questionario risulta che molti di loro partecipano attivamente ad associazioni di volontariato, sindacato, partito politico, comitato di cittadini o parrocchia (il 73%); chi ha partecipato lo ha fatto con lo scopo di proseguire il percorso iniziato coi World Café (l’80%) e le motivazioni sono state in prevalenza: il 33% dei partecipanti ha risposto con “l’interesse per il tema”, mentre il 27% con “l’interesse curiosità per il metodo partecipativo usato”, il 33% con “incontrare e confrontarmi con altre persone, anche di idee diverse”, 1 con “per fare una cosa diversa dal solito”. Inoltre il 53% delle risposte assegnano i valori 8-9-10 alla domanda “quanto è importante occuparsi della questione affrontata da questo percorso partecipativo”, e i 33% quelli che attribuiscono importanza 7.

Per quanto riguarda la soddisfazione dell’esperienza fatta, nei questionari si leggono i valori (nella scala da 1 a 10) di: 7 (1 preferenza), 8 (33% delle preferenze), 9 (20%), 10 (27%), quindi una percentuale di giudizi positivi dell’87%. Riguardo alla concordanza tra quanto emerso dal processo e le opinioni dei partecipanti si leggono “abbastanza” (47%) e “sì molto” (40%). Stesso giudizio positivo per quanto concerne la spiegazione dello scopo dell’evento e della sua organizzazione (“abbastanza” 33%, “sì, molto” 47%); il clima degli incontri è stato valutato come “abbastanza buono” (40%) e “molto buono” (47%), e la partecipazione futura ad un evento simile vede una percentuale di risposte positive dell’87%.

Il clima positivo è una delle risposte non strutturate fornite alla domanda del questionario ad hoc: “quali sono stati i punti di forza di questi eventi (se ci sono stati)?”, infatti troviamo “rispetto di tutti”, “atmosfera calda, serena e senza formalità”, “confronto aperto”.

La facilitazione è avvenuta senza problemi e durante la seconda fase della seconda giornata si è cercato di far organizzare autonomamente i partecipanti per evitare di fornire un altro contesto pienamente strutturato, per capire se nella futura vita dell’associazione i futuri soci saranno in grado di gestire situazioni di decision-making. Questo atteggiamento ha causato una iniziale confusione e un commento di “disorganizzazione di divisione in gruppi” rispetto alla domanda “quali sono stati i punti di debolezza di questi eventi (se ci sono stati); ovviamente a seguito di questa iniziale confusione, il gruppo ha reagito abbastanza bene decidendo insieme alla consulente di lavorare tutti insieme per redigere le linee guida del Regolamento Condiviso.

A fine aprile, in occasione dell’Agrifiera di Pontasserchio è stato organizzato il Seminario italo tedesco che ha messo a confronto due realtà diverse: le BdT italiane, con presenti i soci della BdT di Firenze “La Danza delle Ore”, e le Tauschzeit tedesche, con presenti i soci della Tauschzeit di Bad Toelz.

All’evento conclusivo organizzato il 9 maggio ha riunito in sé la stesura definitiva del Regolamento Condiviso, la riunione dei futuri Soci, la riunione con l’Amministrazione e la restituzione. In tale occasione, l’Assessora alle Pari Opportunità ha riportato le decisioni prese in Giunta riguardo alle domande/richieste formalmente presentate a seguito della Giuria dei Cittadini. In base a queste risposte e tenendo conto delle linee guida elaborate durante i World Café e la Giuria dei Cittadini, i partecipanti hanno redatto la versione definitiva del Regolamento Condiviso.

Durante l’evento conclusivo si sono autocandidate tre cittadine che hanno seguito il processo partecipativo dall’inizio e che intendono diventare socie della futura BdT di San Giuliano Terme. Il Comitato di Monitoraggio si occuperà di monitorare gli esiti del processo partecipativo e di tenere aggiornato l’Autorità Regionale per la Partecipazione rispetto alla costituzione dell’Associazione.

L’ultimo evento è stato organizzato come momento di unione fra la riunione dei soci, con l’Amministrazione e la restituzione ai cittadini. La cittadinanza tutta era stata invitata, come per ogni altro evento, a partecipare all’evento conclusivo del progetto. Si è ritenuto efficace condensare 3 eventi in uno per i seguenti motivi: la Giunta si era riunita il giorno prima per discutere le richieste presentate dai Giurati, quindi sembrava sufficiente una lettura e spiegazione della deliberazione della Giunta da parte di una sola esponente del Comune, senza necessità di una riunione indetta ad hoc; la rete dei futuri soci è attiva ed in contatto senza necessità di una riunione ulteriore; la parte della cittadinanza non già coinvolta non è sembrata particolarmente interessata a prendere parte al progetto a meno di nutrire un elevato interesse a divenire socia nell’immediato o in un vicino futuro alla BdT che nascerà nel territorio.

I passi svolti a seguito del processo partecipativo si sono rivelati, come prevedibile, abbastanza difficoltosi, ma continuativi: ad oggi il nucleo fondatore si è allargato, ha adottato il regolamento condiviso emerso dal percorso realizzato insieme e continuato la discussione riguardo alcune tematiche rimaste in sospeso. Il sito come spesso accade per i progetti che si dotano di siti web ad hoc non è più online perché scaduto l’abbonamento annuale, mentre invece continua ad esistere aggiornata la pagina di facebook e l’email. Con grande soddisfazione di chi scrive, si riporta per completezza (e per dare speranza a chi si occupa di partecipazione e a chi partecipa) l’ultimo status di facebook della BdT di San Giuliano Terme, datato 12 aprile: «il nucleo promotore della Banca del tempo di San Giuliano Terme si è attivato per la sua costituzione. La BdT mette in contatto fra loro persone che non si conoscono e che non riuscirebbero per vari motivi, a risolvere determinati problemi pratici della vita quotidiana nella loro stretta cerchia di relazioni. Tutto questo ci riporta alle pratiche di buon vicinato che sopravvivono solo nei piccoli paesi fra persone, poche, che si conoscono. Non è un’associazione di volontariato, si scambiano attività e saperi misurandoli con il tempo: 1 ora per 1 ora. Vi terremo aggiornati sulle fasi costitutive, nel frattempo, se vi piace l’idea, potete già darci la vostra adesione in parola».

Più e meno: quali insegnamenti trarre.

Una criticità è ricavabile immediatamente dalla lettura dei questionari post World Café: “quanto è informato circa l’oggetto di questo percorso partecipativo?” vede la percentuale di risposta  del 50% con i valori 1-5, e altrettante tra i valori 6-10. Il questionario finale però mostra che il materiale fornito durante l’evento è stato sufficiente e si cercherà di migliorare la diffusione del materiale.

Un’altra problematicità, che vale praticamente per tutti i percorsi che si organizzano, riguarda la difficoltà di trovare orari e giorni adeguati per tutti, anche se la formula dei giorni infrasettimanali dalle 19 alle 22.30 è sembrata adeguata in questo territorio. Una delle soluzioni possibili è quella di concordare, se possibile e nei casi di eventi con partecipanti campionati, direttamente con questi ultimi gli orari e i giorni dell’evento.

Un’accortezza riguardo ai questionari: essendo entrambi della lunghezza di 2 pagine, la stampa fronte-retro ha fatto sì che alcuni questionari venissero compilati solo fronte o solo retro. Sembra una banalità come il fatto di riuscire ad avere questionari di inizio e di fine evento entrambi compilati: ma non è così. In questo caso si è attribuito un numero casuale e segreto a ciascun partecipante, che ha compilato i due questionari inserendo lo stesso codice. Il fatto stesso di spiegare e ribadire ai partecipanti l’effettivo utilizzo e importanza della compilazione dei questionari è stato di notevole aiuto nel riceverli non solo indietro, ma anche compilati con attenzione.

Fattore di criticità durante tutto il percorso è stato il confronto con i tempi della burocrazia comunale, come può accadere ai progetti estranei alla logica amministrativa e sottoposti ad un vincolo temporale. Si è già discusso precedentemente della difficoltà di rapportarsi con la lentezza burocrazia e chi scrive è d’accordo con il parere espresso dal prof. Lewanski riguardo alla realizzazione di incontri e riunioni con amministrativi e amministratori per spiegare il progetto e rendere tutti non sono consapevoli ma “co-responsabili” del buon esito dello stesso.

Una riflessione importante riguarda il campionamento o meno dei partecipanti. Tralasciando il vivace dibattito teorico e accademico, si può sostenere che entrambi i metodi sono efficaci, soprattutto se combinati insieme, ovvero lasciando una percentuale di “posti” per i campionati e una percentuale per gli autocandidati. L’importanza di questi ultimi è in parte autoesplicativa, in parte necessaria affinché un processo sia inclusivo e non facciano emergere nei cittadini più attivi il sentimento di essere “lasciati ai margini” e in qualche modo non solo non ricompensati ma addirittura “puniti” per il loro attivismo. Anche le motivazioni riguardo alla scelta di adottare o meno il campionamento andrebbero condivise con la cittadinanza in modo tale da evitare fraintendimenti ed equivoci che a volte possono rivelarsi boomerang, ed essere cavalcati da movimenti contrari alla realizzazione del progetto. Se si sceglie la via del campionamento casuale, risulta strategico, anche nel caso di processi promossi da cittadini, l’invio di una comunicazione scritta che dia notizia dell’avvenuto sorteggio di quel determinato cittadino, così che sia preparato a ricevere una telefonata da parte degli organizzatori; senza dimenticare di scrivere che una volta raggiunto il numero di risposte positive di partecipazione (si può sostenere che aderiscono all’iniziativa circa 1 su 10 cittadini convocati), le telefonate si bloccheranno, e chi è interessato a partecipare può segnalare subito la propria disponibilità: questi banali accorgimenti possono in realtà evitare problemi via via che il percorso procede.

Riguardo ai punti di forza, un’analisi delle risposte non strutturate alla domanda “quali sono stati i punti di forza di questi eventi (se ci sono stati)?” evidenzia: i servizi extra offerti (babysitting e pause caffè – catering), “l’organizzazione e l’entusiasmo di chi ha organizzato gli eventi”, gli orari e le sedi, la divulgazione delle informazioni e degli inviti, il materiale di restituzione per testimoniare il lavoro svolto, l’alta partecipazione, la partecipazione attiva, la promozione sul territorio di iniziative utili a livello relazionale e sociale, il clima di rispetto reciproco, l’atmosfera calda, serena e senza formalità, il confronto aperto, l’esperienza delle altre BdT.

Un’analisi riguardo ai punti di forza sottolinea: la cura nella preparazione dei setting e il materiale fornito prima e dopo come resoconto del lavoro svolto, la creazione di una rete (dalle semplici etichette coi nomi dei partecipanti durante ogni incontro, alla creazione della mailing list, dagli inviti su facebook alle telefonate), l’utilità di organizzare gli incontri con le altre BdT.

Dall’esperienza maturata si può sostenere che non esiste una formula vincente o un pacchetto di soluzioni già pronte che possano risultare vincenti per ogni comune o area territoriale. Spesso solo dopo alcune settimane di lavoro ed effettiva presenza sul territorio i riescono a vedere lucidamente le dinamiche degli attori che agiscono in esso, con i reali giochi di potere che mettono in campo. Idealmente occorrerebbe del tempo per conoscere il contesto in cui si va a inserire il percorso di partecipazione prima di scrivere la richiesta stessa di finanziamento che, come si può vedere dalla modulistica, è molto precisa e dettagliata; in pratica però i consulenti sono costretti a “fidarsi” di ciò che viene loro detto riguardo ad un territorio che spesso non è il loro, atteggiamento necessario che però può condurre ad alcuni errori di valutazione gravi non solo nella strutturazione del percorso ma soprattutto nell’identificazione del budget richiesto.

Durante il processo partecipativo è importante che gli organizzatori fissino incontri con le amministrazioni locali, come si è detto, e con le associazioni presenti sul territorio, in modo tale che possano diventare sostenitori del processo e disseminatori della portata innovativa (quantomeno metodologica) di esso. Strategica risulta ancora una volta la presenza sul territorio, per permettere alla cittadinanza di prendere confidenza non solo con i diversi setting partecipativi strutturati, ma anche con chi li organizza.

Partecipazione in Toscana: bilancio di casi per buone pratiche
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