Legge regionale toscana sulla Partecipazione, un primo bilancio Oikos,Prima Pagina

di Giulia Cifaldi

partecipazione[1]Prima esperienza legislativa sulla tematica della promozione della partecipazione a livello regionale in Italia, l’iter stesso di ideazione della legge è stato del tutto innovativo: le sue linee guida sono state tracciate dai cittadini attraverso un percorso di democrazia partecipativa, un electronic Town Meeting. Un’altra peculiarità di questa legge è il suo carattere di sperimentazione anche a livello temporale: la legge è in vigore per cinque anni, con scadenza il 31 dicembre 2012, e successivamente prorogata per altri tre mesi, come vedremo.

Approvata il 27 dicembre 2007 (n.69), istituisce il «diritto di  partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali» (art. 1.1), promuovendone forme e strumenti attraverso l’organo monocratico dell’Autorità regionale per la garanzia e promozione della partecipazione (art. 3).

Gli obiettivi perseguiti dalla legge sono così individuati nell’art. 1.2: sostenibilità, tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico regionale; buona amministrazione secondo imparzialità, trasparenza, equità; sussidiarietà sociale favorendo l’autonoma iniziativa dei cittadini e valorizzandone le competenze; sussidiarietà istituzionale, attraverso la possibilità per gli enti locali di diventare attori attivi nella gestione di percorsi partecipativi riguardanti le proprie politiche.

Inoltre si propone, tra gli altri obiettivi, di contribuire a rinnovare la democrazia e le sue istituzioni, ricercando una soluzione alla sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti della politica e del sempre più decrescente livello di partecipazione alla politica; di promuovere la partecipazione come buona prassi per l’amministrazione pubblica; contribuire alla sedimentazione e sviluppo del capitale sociale.

Vediamo come è (o meglio, era) concretamente possibile usufruire della legge. Enti locali, cittadini residenti nel territorio – secondo una raccolta firme su iniziativa di associazioni o comitati, con percentuale minima legata alla popolosità territoriale -, Istituti Scolastici e imprese possono richiedere un finanziamento all’Autorità regionale che, dopo una valutazione, può decidere di ammettere al sostegno regionale i progetti presentati. La domanda di finanziamento è presentabile entro tre scadenze annuali: 21 marzo, 31 luglio e 30 novembre, attraverso la compilazione di moduli ah hoc realizzati dall’Autorità Regionale stessa. La tipologia di sostegno che può essere richiesta è: finanziaria, metodologica o di affiancamento nella comunicazione. L’art. 15 sui criteri di ammissibilità prevede, tra gli altri: durata complessiva dei percorsi non superiore a sei mesi con eventuale proroga di altri tre; gestione del processo ad un soggetto neutrale; inclusività delle procedure previste, in riferimento ai molteplici punti di vista, ai gruppi sociali o culturali diversi.

I cittadini, gli istituti scolastici e le imprese per essere ammissibili devono prevedere un contributo almeno di natura organizzativa, mentre per gli enti locali è prevista la messa a disposizione di risorse finanziarie e organizzative, la dichiarazione con cui l’ente si impegna a tener conto dei risultati dei processi partecipativi o comunque a motivarne il mancato o parziale accoglimento, e l’adesione al protocollo Regione – enti locali.

Dopo la presentazione della domanda all’Autorità, questa si occupa di sentire i pareri degli enti pubblici del territorio su cui il progetto insiste, e si riserva il diritto di chiedere ai proponenti integrazioni di carattere tecnico sul progetto, iniziando una vera e propria contrattazione.

Il finanziamento viene rateizzato in tre tranches, una prima ad inizio progetto, una secondo legata alla presentazione della relazione intermedia, e l’ultima dopo la conclusione del percorso partecipativo e la presentazione della relazione finale insieme alla documentazione analitica dei costi.

L’Autorità Regionale per la Partecipazione (ARP), prof. Rodolfo Lewanski, è stata nominata il 22 settembre 2008 dal Consiglio Regionale della Toscana, e sarà in carica fino alla scadenza della legge regionale. Si avvale di un ufficio dotato di una sola unità di personale, la dott.ssa Donatella Poggi. Annualmente viene pubblicato un rapporto sull’attività svolta, come previsto dall’art. art. 5 lett. f ) della legge. L’ARP dispone di circa 700mila euro all’anno per finanziare i processi partecipativi, cifra che si è dimostrata largamente inferiore alla domanda di circa tre volte superiore.

Ecco alcuni dati ricavati dall’ultimo rapporto annuale disponibile (del 2011): dal 2008 al 2011 sono state presentate 166 richieste di finanziamento, di cui 110 presentate da Enti Locali (il 78% da Comuni), 17 da cittadini, 38 da Istituti Scolastici e 1 da Imprese. Le richieste aventi per oggetto riqualificazioni urbane sono state 38, i bilanci partecipativi 24, gli strumenti urbanistici 20, 11 le politiche ambientali e altrettanti le politiche sanitarie/sociali. Di queste 166 richieste ne sono state  finanziate 87, di cui 69 quelle proposte da Enti Locali (con percentuale di percorsi promossi da Comuni rimasta invariata), 9 da cittadini e 9 da Istituti Scolastici. I percorsi finanziati hanno riguardato maggiormente riqualificazioni urbane (24), bilanci partecipativi (12) e strumenti urbanistici (12).

La legge regionale prevede anche il caso del finanziamento di dibattiti pubblici, sulla falsa riga della tradizione francese di débat public. Nei cinque anni di vita della legge non è mai stato presentato però una richiesta di dibattito pubblico – tratteremo questo particolare nella seconda parte.

Legge regionale toscana sulla Partecipazione, un primo bilancio
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