La povertà in Italia. Lettura dei dati Analisi,Contemporanea-mente

di Maria Rosa Zerega

banksy-boston[1]La Banca d’Italia, a marzo 2013, in due Quaderni di Economia e Finanza descrive la difficile situazione delle famiglie italiane  in questo periodo di crisi economica.

L’allarme riguarda il 65% dei nuclei familiari: si tratta di famiglie con reddito insufficiente a coprire i consumi. In particolare hanno registrato un peggioramento i nuclei a basso reddito (capo famiglia operaio o disoccupato, pensionati, occupati a tempo parziale…), nuclei di giovani e nuclei che vivono in affitto.

E’ diminuita la propensione delle famiglie al risparmio. La quota di quelle che ritengono di avere possibilità di risparmio si attesta sul 30% ( a fronte del 50% degli inizi degli anni ’90).

Ad aumentare gli squilibri contribuisce l’incremento della concentrazione della ricchezza netta posseduta dalla classe elevata a scapito di chi ha reddito basso.  E’ in atto una drammatica crescita delle disuguaglianze. Chi ha meno continua a perdere reddito mentre si arricchisce sempre più una cerchia ristretta di cittadini.

Nell’ottobre 2012 è stato pubblicato il Rapporto Caritas 2012 su povertà  e esclusione sociale in Italia, dal titolo I ripartenti. Povertà croniche e inedite. Percorsi di risalita nella stagione della crisi e nel maggio precedente era stato pubblicato il Rapporto annuale ISTAT. Naturalmente i due rapporti si riferiscono ai dati del 2011. I dati del primo semestre 2012 indicano purtroppo un ulteriore aggravamento della situazione.

Secondo l’ ISTAT nel 2011 le famiglie in condizione di povertà relativa  sono l’11,1%: si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, mentre la povertà assoluta coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui.

In base all’esperienza dei Centri di Ascolti e ai servizi socio-assistenziali gestiti dalla Caritas emergono le attuali tendenze del fenomeno povertà:

  • cresce il numero di italiani che si rivolge ai servizi;
  • cresce la multiproblematicità delle persone prese in carico, in quanto le storie di vita sono sempre più complesse e le patologie socio-sanitarie di non facile soluzione;
  • fragilità occupazionale: cassa integrazione, occupazione saltuaria, lavoro in nero…
  • diminuisce il numero dei “senza tetto” dei senza reddito e di coloro che vivono per strada;
  • aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà;
  • peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie immigrate: perdita di lavoro, perdita dell’abitazione, caduta in stato di irregolarità… Talvolta il licenziamento dell’immigrato è stato contestuale al tanto atteso ricongiungimento familiare, con tutti i problemi che ciò comporta.
  • la categoria degli working-poor ( categoria di coloro che pur in presenza di un lavoro e di una entrata economica, evidenziavano disagio economico e progressiva marginalità sociale) di fronte alla progressiva instabilità e irregolarità del lavoro, si è trasformata in poor;
  • situazioni di genitori separati (quasi sempre uomini) costretti dalla “strategia degli alimenti” a una vita di stenti;
  • indebitati, perché dipendenti dal gioco di azzardo o strozzati dall’usura.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo l’ISTAT, nel 2011 il tasso di inattività tra i 15 e 64 anni è al 37,8%, valore tra i più elevati di Europa, con l’Italia battuta solo da Malta. Particolarmente elevata è l’inattività femminile, al 48,5%.

Sono considerati inattivi coloro che né sono occupati, né sono in cerca di un lavoro.

La disoccupazione di lunga durata (oltre 12 mesi) ha riguardato il 51,3%  dei disoccupati nazionali, il livello più alto dell’ultimo decennio.

Il tasso di disoccupazione giovanile italiano (15-24 anni) è del 29,1%, in aumento per il quarto anno consecutivo e superiore alla media europea (21,4%).

Secondo la Caritas un segno di speranza è dato dai “ripartenti”, cioè coloro che manifestano la volontà di rimettersi in gioco.  Coloro che , oltre a un aiuto materiale, chiedono anche un orientamento ai servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarità perduta. Purtroppo non trovano sempre adeguata risposta alla loro disponibilità a rimettersi in gioco. Non tutte le offerte di lavoro rappresentano una soluzione, perché dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro ai limiti del degrado.

La povertà in Italia. Lettura dei dati
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