Via dell’Amore o della “buona sorte” Cinque Terre,Territorio,Ultimissime

di Antonia Torchi

perizia immagine3Nella disgrazia, sono state fortunate le quattro turiste australiane colpite dai massi franati lo scorso settembre mentre percorrevano la via dell’amore tra Riomaggiore e Manarola. Sarebbe potuto accadere di peggio, in qualsiasi momento. Lo scrivono i due periti incaricati dal GIP del Tribunale della Spezia nell’inchiesta per disastro colposo – dopo il sequestro giudiziario a seguito dell’incidente – in una relazione chiara e documentata: “Da quando Via dell’Amore, dopo il lungo fermo lavori negli anni ’90, è stata resa accessibile, lo è stata in condizioni di precarietà e rischio per i visitatori”.

La Via dell’Amore negli ultimi decenni è stata ritenuta da amministratori ed operatori turistici manna dal cielo e certezza inossidabile. Ma i massi piovuti dall’alto hanno fatto emergere la fragilità di un superficiale marketing territoriale dove milioni di piedi hanno calpestato un percorso ad alto rischio che mai ha ricevuto negli anni le necessarie opere di preservazione.

perizia immagine1Eppure – come si ricava dalla perizia – i soldi spesi dal 1992 in poi sono stati tanti: 4 milioni e mezzo di euro. Però solo i lavori dal 1993 al 1995, su progetto del 1992 con finanziamenti europei  allegano, a conclusione, oltre al certificato di fine lavori, il collaudo tecnico.  Successivamente, nei progetti di manutenzione-riparazione datati 1995, 1999, 2000, 2001, 2004, 2006, 2008, con soldi della Regione Liguria, la documentazione fornita manca dei vari collaudi tecnici e certificati di fine lavori. Solo per un progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente avente come committente l’Ente Parco sotto l’allora (controversa) gestione Bonanini, esiste un certificato finale in data 18 luglio 2003 .

Dall’elenco degli interventi – descritti nel rapporto – emerge anche che, per la maggior parte di essi, dove il committente è il Comune di Riomaggiore, il firmatario unico delle determine dirigenziali è quel geometra Graziano Tarabugi (talvolta identificato solo come Responsabile del Settore Lavori Pubblici) attualmente sotto processo col resto della cricca “Mani Unte”. Oltre alla documentazione assente, non sono state trovate, in Comune, le fatture di progettisti, direttori lavori, coordinatori per la sicurezza, imprese, cosicché diventa difficile individuare quali siano stati i lavori effettivamente svolti. Rispetto all’intervento del 2008, per esempio, “vi è da chiedersi quale fine abbia fatto il finanziamento da 900.000 euro che il geom. Tarabugi, nelle sue determine, dichiara essere stato ottenuto dal Comune. E quale riscontro abbia effettuato la Regione se effettivamente ha erogato il pagamento”. Così scrivono i periti a pagina 67; c’è da chiedersi ora, alla luce di queste considerazioni, con che autorevolezza la Regione si candidi alla direzione del ripristino di Via dell’Amore, dopo tutti questi anni di “silenzio-assenso”.

Che non via sia comunque ressa di volontari a prendere in mano la patata bollente lo si è intuito il 22 febbraio nell’incidente probatorio discusso a porte chiuse presso il Tribunale della Spezia. I due periti, i geologi Alfonso e Valeria Bellini, hanno fornito ampia documentazione ma poi gli unici confronti sono avvenuti col perito del proprietario dei terreni da cui sarebbe partita la frana e con quello dei tecnici della società spezzina che si occupò a più riprese dei lavori. Non hanno aperto bocca i periti degli altri chiamati in causa: il Comune di Riomaggiore e il Parco Nazionale Cinque Terre. Il giudice ha poi deciso per il dissequestro, ma la strada resterà chiusa perchè è stata emessa un’ordinanza di divieto di transito.  Non bastano le petizioni di operatori turistici e commerciali, che premono per la riapertura, a sciogliere nodi complessi che vanno dall’incuria a spese non documentate, ad una mancanza di previsione e progettazione complessiva, ad interventi mai completati (es. il tratto vicino alla galleria dove sono state colpite le turiste), fino all’attuale rischio per i passanti. “Non era prevedibile il momento dell’evento ma lo era l’evento stesso”, così scrivono i geologi Bellini.

perizia immagine2Invece si è proceduto per “tappulli” come dicono alle Cinque Terre: “Gli eventi franosi che si sono abbattuti sul sentiero a partire dal 1995, e che hanno dato luogo a conseguenti interventi di locale sistemazione – secondo lo schema: richiesta di finanziamento, progetto commisurato a quanto ottenuto, esecuzione dei lavori – non hanno coinvolto visitatori forse in quanto avvenuti nel corso di intense precipitazioni. Si è trattato in definitiva di buona sorte”.

Conclusioni che lasciano pochi margini al dubbio. Per chi vuole approfondire, il testo integrale della perizia ed articoli specifici sono qui consultabili:

  • http://www.lanazione.it/laspezia/cronaca/2013/02/19/847754-perizia_capire_agire.shtml#.USPACnsxfho.email
  • http://www.lanazione.it/laspezia/cronaca/2013/02/23/849708-via-amore-cinque-terre-frana-foto.shtml#.USjAzUVrFW0.email
Via dell’Amore o della “buona sorte”
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