Continua il cammino della Rete dei Comitati Toscani. E i comitati liguri? Contemporanea-mente,Eventi

  di Seele Fragat

3-febb.-parla-RossiIn questo clima di sfiducia, dove è difficile individuare una pista per uscire dal sistema in cui ci siamo andati ad impantanare, c’è chi non si dà per vinto e continua le battaglie : sono le centinaia di comitati toscani riuniti in rete da ormai 4 anni. A Firenze il 3 di febbraio si sono riuniti in assemblea per discutere della “Piattaforma toscana”, documento elaborato grazie al lavoro dei comitati diffusi in tutta la regione, che partendo da una miriade di casi locali ha individuato alcuni temi di ordine generale e divisi in tre grandi sezioni: 1. Energie, risorse, acqua, rifiuti; 2. Urbanistica e territorio; 3. Infrastrutture e grandi opere fra loro interconnesse.

“L’idea generale – dichiara il presidente della “Rete”, Alberto Asor Rosa – è che, a ogni posizione critica, corrisponda un progetto alternativo. Siamo quindi lontani da posizioni puramente negative. Noi facciamo analisi e proposte, e ai nostri interlocutori politici e istituzionali chiediamo un confronto sulle tematiche che solleviamo.”

La “Rete dei Comitati toscani” è nata infatti dalla volontà spontanea e volontaria di numerosi Comitati di base, legati a loro volta all’identità di alcune battaglie locali , di unirsi stabilmente in una sorta di mappa organizzata delle esperienze e delle strategie, e ha favorito l’incontro dei Comitati con alcune volonterose forze intellettuali, che ne rappresentano al tempo stesso la struttura di servizio e di riferimento strategico.

P1050929La Rete, intesa e praticata in questa forma, è ciò che lo stesso Asor Rosa definisce «neoambientalismo italiano»,una forma di partecipazione dal basso che si muove fra le istituzioni e la politica, una “terza forza” che non si identifica, né con l’ una, né con l’altra e che non prevede rapporti gerarchici di direzione.

Crescere dal basso dunque si può e si deve, ma solo contestualizzando e organizzando su di un orizzonte strategico più vasto gli innumerevoli focolai locali è possibile fare un «salto di scala» affinchè ognuno di essi acquisti forza, allargando intorno a sé il consenso popolare e premendo in maniera decisamente più autorevole sulle forze politiche, locali e nazionali.

L’assemblea della Rete del 3 febbraio, svoltasi a Firenze in un auditorium Stensen molto affollato, è stata anche la prima occasione di incontro fra rappresentanti delle istituzioni e il comitato fiorentino No tunnel TAV. «Dopo sei anni di porte chiuse – ricorda Tiziano Cardosi – ora possiamo spiegare al presidente regionale che la nostra opposizione non è preconcetta. Anche dall’ultima inchiesta della magistratura sui lavori dell’alta velocità emerge un quadro disperante. Si va dall’imprenditoria italiana, che si dimostra ancora una volta incapace di gestire i lavori, alla stessa ragione ultima di grandi opere che non rispondono ad esigenze sociali, ma solo agli interessi di grandi gruppi di potere».

Tra i casi su cui la Rete ha sollecitato il confronto, oltre il tunnel TAV di Firenze, si trovano : la geotermia sull’ Amiata, le cave di marmo delle Apuane, il corridoio tirrenico, le “città d’arte” ridotte a “città merce”, la devastazione delle coste, il destino della Piana tra Firenze e Prato.

E’ risultato peraltro evidente che il modello di sviluppo attuale, adottato negli ultimi vent’anni, è insostenibile e far fare marcia indietro agli enti locali e al governo sembra essere una missione quasi impossibile, anche se nell’assemblea fiorentina della Rete dei comitati per la difesa del territorio c’è stato un piccolo passo avanti. «Aver avuto qui il presidente Rossi e l’assessore Marson – osserva Alberto Asor Rosa – venuti non per una visita ma per parlare e soprattutto ascoltare, è importante. Ancor di più lo è l’invito di Rossi a presentare all’intera giunta regionale la Piattaforma Toscana».

P1050940Dall’assemblea, che non è stata priva di momenti di contestazione e protesta pur sempre contenuti nei limiti di un dialogo civile, i Comitati per la difesa del territorio ne escono rafforzati e più uniti e si presentano davvero come una forma nuova di concepire e vivere la democrazia italiana. Certamente gli ostacoli al cambiamento dal basso sono molteplici,in particolare il conflitto inesauribile e insanabile,con i poteri forti dell’economia, della speculazione e dello sfruttamento, la debolezza della risposta di una parte dell’opinione pubblica, e dalla pressoché totale sordità nei confronti di queste tematiche da parte di tutte forze politiche di livello nazionale.
Le forze politiche sono sempre più sorde nei fatti alle ragioni del paesaggio e dell’ambiente nonostante che la loro sostenibilità sia spesa (a parole) in ogni circostanza “in quanto a monte – come sottolinea Asor Rosa – c’è un capitalismo oligopolistico, colluso con il potere politico, che in Italia si esprime nei grandi gruppi di costruzione e si sostanzia negli appalti, nei sub appalti, nelle ditte mafiose, nelle amministrazioni conniventi, nelle valutazioni ambientali fasulle, nei mancati controlli”. E ancora più a monte ci sono le banche che finanziano le grandi opere, le TAV, le autostrade, le ferrovie i trafori; tanto più costano meglio è, più incrementano interessi: rendite sicure perché tutte le perdite sono a carico dello Stato e cioè di paga le tasse . Grandi Affari che devono andare avanti a tutti i costi a spese generalmente del contribuente più piccolo.

In questo cupo scenario cosa possono fare i comitati? In realtà quello che possono fare è molto, prima di tutto resistere e poi “allargare attorno a sé il consenso popolare” svegliando la coscienza dei giovani, non con la propaganda, ma mostrando la bellezza, la profondità identitaria del paesaggio, l’unico vero bene non esclusivo, non riservato, aperto all’esperienza di tutti, “bene comune” appunto.

La battaglia ruota sempre di più intorno alla nozione di «bene comune» ed è su questo fondamento, una volta acquisito e diffuso, che si possono basare una nuova cultura e una nuova politica, intese anch’esse nel senso più vasto. Questo è il messaggio e l’esempio della Rete dei Comitati Toscani. A quando una Rete dei Comitati Liguri?

Continua il cammino della Rete dei Comitati Toscani. E i comitati liguri?
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