Assalto di Iren a Parma. E il sindaco che fa? Prima Pagina

di Marco Adorni e Roberta Roberti

AMMINISTRATIVE: DOMANI I BALLOTTAGGI, CON SPAURACCHIO GRILLOTrattare la questione di IREN in relazione al territorio del Comune di Parma significa affrontare alcuni dei nodi più caldi che attraversano la politica locale.

Il nodo centrale è certamente quello dell’inceneritore, specie se si parla di una città fra le più inquinate d’Europa. Purtroppo, però, come fatto presente più volte, al di là delle promesse dei 5 stelle in campagna elettorale, l’amministrazione comunale non può impedire l’apertura del forno. Ed ora, alla vigilia dell’accensione, al di là dell’auspicio che l’ultima vertenza legale istruita dagli avvocati Allegri e De Angelis, per decorrenza dei termini nella concessione dell’appalto per la sua costruzione, possa ottenere un ulteriore rinvio, pare difficile che si possa ottenere ciò che sarebbe congruente con la volontà espressa da una larghissima maggioranza dei cittadini (se è vero che l’oltre 60% dei consensi all’attuale sindaco 5 stelle Pizzarotti viene dal NO all’inceneritore nocivo per la salute e SI’ alla riconversione dell’impianto costruito in vista di metodi di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati, recupero e riciclaggio).

Nell’attesa che si potesse realizzare questa prospettiva, la richiesta più urgente doveva essere quella di ottemperare all’obbligo di consegna del Pef (Piano economico finanziario) da parte di Iren ed assegnare la raccolta rifiuti ad un’azienda diversa da quella deputata al loro smaltimento, svolgendo nel contempo una verifica di fattibilità del recupero e riciclaggio, imponendo il divieto di importare rifiuti da fuori provincia ed esigendo l’attenzione della Regione in merito alla specificità della situazione locale (moltissimi sforamenti nei parametri di inquinamento atmosferico ed elevata incidenza di malattie riconducibili ad esso).

image[1]Molti sono i punti interrogativi che restano senza risposta. Ad esempio, perché il Comune non ha detto di essere venuto in possesso del Pef di IREN, se non con notevole ritardo? È accettabile che la stessa ditta, cioè IREN, che guadagna incenerendo, si occupi della raccolta differenziata? In che modo si giustifica la nomina di Lorenzo Bagnacani in qualità di rappresentante del Comune di Parma, dato l’evidente conflitto di interessi che lo riguarda? (nominato da Pizzarotti Consigliere e Vice Presidente della multiutility, è dirigente di società in diretta concorrenza con Iren, poichè Amministratore Delegato presso Greenvision Ambiente Photo-solar Srl, presso Ladurner Energy Srl e presso IDECOM srl) Quali sono state le effettive interlocuzioni fra il vicesindaco Paci e l’assessore Folli e il vicepresidente Villani (PdL) in merito all’inceneritore  È stata avanzata ad IREN la richiesta di drastica riduzione dell’attuale costo pagato per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati a Parma (164 euro/tonnellata rispetto ai circa 100 euro pagati nelle altre città)?

Ma la risoluzione della questione “inceneritore” potrebbe mettere il Comune di Parma in conflitto con gli altri Comuni azionisti di IREN: il mancato profitto e il blocco dell’impianto, infatti, recherebbe danno anche a loro. E non è difficile prevedere quali logiche prevarranno e influiranno sulla scelta, se quelle della salute di tutti i cittadini, o quelle degli interessi privati di un’azienda.

sede_IREN_Ge0320127331-F120302195131-001--220x286[1]IREN a Parma è anche protagonista del tema è dell’acqua. Tra le multiformi attività svolte da IREN direttamente o mediante società o enti di partecipazione, troviamo anche la gestione dei “servizi relativi al ciclo idrico integrato”. Il controllo della multiutility è dunque di fondamentale importanza per coloro che abbiano a cuore una gestione di effettiva tutela dell’acqua come bene comune.

Attualmente, il Comune di Parma detiene il 6,11% del pacchetto azionario di questa società, il cui azionista di maggioranza risulta essere la Finanziaria sviluppo utilities s.r.l. (33,3%); di peso nettamente inferiore i pacchetti in mano al Comune di Reggio Emilia (7,76%), Finanziaria Città di Torino (7,4%), Intesa San Paolo (2,84%) e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (2,32%); il restante 40,27% è disseminato nel gruppo degli azionisti minori. Uno squilibrio, nella composizione azionaria, tra pubblico e privato, che pone seri interrogativi sulla capacità di controllo strategico che il Comune di Parma ha affermato di sapere e volere mantenere. Considerando, tra l’altro, che i soggetti privati detentori della maggioranza di quote di capitale di IREN sono rappresentanti di banche e finanza, da cui dipende il bilancio comunale, crediamo che il destino dell’acqua come bene comune sia fortemente a rischio.

Inoltre, la Finanziaria sviluppo utilities, azionista di maggioranza di IREN, è nota per aver gestito la partecipazione azionaria dei Comuni di Genova e Torino all’interno prima di IRIDE e poi di IREN stessa, con risultati che i movimenti di quelle città – Coordinamento ambientalista rifiuti del Piemonte, Comitato acqua pubblica di Torino e Genova, Comitato gestione corretta rifiuti di Genova, il Comitato No Debito di Torino e Genova ecc. – hanno definito nei termini di una tragedia della democrazia: «I consigli comunali di Torino e Genova, sono di fatto rimasti all’oscuro: una sostanziale perdita di controllo democratico sulla gestione di attività fondamentali a servizio del territorio».

Naturalmente, l’affidamento all’ente pubblico locale della gestione dei beni comuni non risolve tutti i problemi. Ma non vi sono dubbi che la ripubblicizzazione del servizio idrico si ponga come la conditio sine qua non di un progressivo affrancamento dall’onnivoro dispotismo della macchina di valorizzazione finanz-capitalistica.

A Parma già da tempo l’acqua è sotto l’assedio degli interessi privati. La scorsa amministrazione ha utilizzato le sue quote in IREN per salvare il destino di due autentiche fabbriche di debiti: Parma Infrastrutture e Stt. Con delibera consiliare, assunta nel 2011, il consiglio comunale decideva di trasferire alle sue due società partecipate una quota, corrispondente a un valore di 71 mln. di Euro, della sua partecipazione azionaria in IREN. Grazie a questo trasferimento azionario, si contava di ottenere dalle banche quelle fideiussioni necessarie a salvare Parma Infrastrutture e Stt dal fallimento. A ciò si aggiunga che, nell’estate 2011, quella degli arresti eccellenti e della caduta della giunta Vignali, la Banca nazionale del lavoro richiedeva una garanzia supplementare ai fini dell’erogazione del credito, ovvero il vincolo di 12 mln. di azioni IREN. E oggi?

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e l’assessore al bilancio Gino Capelli, nell’incontro svoltosi lo scorso 23 gennaio con le rappresentanze sindacali confederali, di categoria e di IREN, hanno affermato che nonostante il controllo pubblico della multiutility sia strategico, si farà il possibile, ma non ci si potrà esimere dal rispetto delle obbligazioni già assunte con il sistema bancario dalla precedente amministrazione. Il “possibile” significa confermare la quota pubblica nel capitale di Iren e quella detenuta dalla controllata Parma Infrastrutture. Il piano di ristrutturazione di Stt, approvato dal consiglio comunale, invece, prevede la vendita, nel 2015, di parte delle quote detenute dalla società in IREN, come garanzia verso le banche.

Non a caso il Coordinamento Acqua pubblica di Parma ha espresso forte preoccupazione alla notizia secondo la quale, per far quadrare il bilancio, il Comune si appresterebbe ad alienare il pacchetto azionario di sua proprietà: nella sua petizione, il Coordinamento denuncia il rischio della vendita del servizio idrico da parte di Iren a Mediterranea Acqua, la cui proprietà è del 60% di IREN e del 40% di Fvi, che è una finanziaria. Pochi giorni prima a Genova, il presidente di IREN aveva detto che i debiti della multiutility sarebbero sati ripianati in parte vendendo l’acquedotto di Parma.

Anche su questa vicenda, pur esprimendosi contrario alla vendita di parte dell’acquedotto di Parma, il sindaco Pizzarotti si è impegnato a fare il possibile. Ma “fare il possibile” non significa “fare il necessario”, e ci si dimentica di ammettere che un controllo strategico, già nelle condizioni attuali, risulta operazione quantomeno improba, come dimostrato dalla distribuzione del capitale.

Perché non tentare, invece, il coraggioso percorso di ripubblicizzazione dell’acqua intrapreso dalle amministrazioni di Reggio Emilia e Piacenza in cui pure opera Iren?

*Parma Bene Comune

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