Dopo i referendum Commenti,Contemporanea-mente

di Emilio Molinari*

hasankeyf_la-pianta-di-emilio[1]Non entro nei dettagli giuridici di quanto è successo da dopo il referendum sull’acqua ad oggi, mi limito ad elencare i fatti e coglierne la sostanza politica. La vittoria referendaria è stata il più grosso evento partecipativo degli ultimi 40 anni. 27 milioni di abitanti di questo paese hanno votato e 4 milioni si sono attivati nel referendum affinché:

  1. non fosse reso obbligatorio privatizzare l’acqua
  2. non si potesse più fare profitti su di essa.

Malgrado ciò l’intero sistema politico e mediatico italiano ha cercato di cancellarne persino il ricordo. Ma vediamo i passaggi successivi. Ad oggi nessuna legge sostitutiva della legge abrogata è stata fatta. La nostra legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti di Montecitorio. I governi, Berlusconi prima e Monti poi, hanno tentato di riproporre la sostanza di ciò che il referendum aveva eliminato, ovvero:

  • l’obbligatorietà di privatizzare, fortunatamente bloccata da una sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto anche alla possibilità di superare la forma della SpA in house e dar vita ad una azienda speciale;
  • l’aggiramento, attraverso il trasferimento delle competenze in materia di tariffe del Sistema Idrico Integrato alla Autorità dell’energia, dell’obbligatorietà, imposta con il referendum, di togliere dalla tariffa la remunerazione del capitale investito. Cosa che l’Authority ha riaffermato chiedendo conferma al Consiglio di Stato.

La sentenza del Consiglio di Stato è stata ambigua: mentre afferma che per il tempo che va dalla vittoria referendaria del 2011 alla delibera dell’autorità nazionale, debbano essere restituiti i soldi versati a copertura dei profitti, per il dopo si conferma invece quanto deciso con la delibera dell’Authority. E dunque su questo ordine di problemi il Coordinamento nazionale dell’Acqua ha deciso di ricorrere al TAR del Lazio e di procedere con le campagne e nella lotta quotidiana delle varie realtà, per la ri-pubblicizzazione e per l’obbedienza civile.

Personalmente ritengo che su una nuova legge e sull’uscita dell’acqua dall’Authority dell’Energia dobbiamo prepararci ad investire il nuovo parlamento, che sarà attraversato dalla contraddizione della presenza dei 5 stelle e di Rivoluzione Civile. Ora però vorrei fare alcune considerazioni.

8505938.d161a9ff.240[1]La prima è che non possiamo nasconderci le nostre difficoltà. Con la crisi che taglia salari, posti di lavoro e con il paese che va a rotoli è difficile parlare di acqua e di aziende speciali ed è altrettanto difficile promuovere l’autoriduzione. Secondo, è che in tutti questi anni abbiamo tralasciato di attaccare il blocco di chi aveva già i privati al proprio interno, era già quotato in borsa e finanziarizzato e cioè quel gruppo di aziende: ACEA – IREN – A2A – HERA – ACEGAS ecc., che in questo ultimo anno, loro sì, sono passate all’attacco proponendo la Multiutility del Nord, con l’intento di assorbire tutte le altre realtà. Terzo, che questo tentativo è nell’immediato fallito per i debiti accumulati dalle aziende, per la nostra capacità di intervenire prontamente nel denunciare il senso dell’operazione e per il fallimento del modello privatizzazioni/ finanziarizzazioni degli anni 90. Quarto, che la forza di questo modello comincia a incrinarsi, a Reggio Emilia e a Piacenza, dove si discute di non rinnovare le concessioni a IREN. Che così IREN stessa perciò, diventa il punto di debolezza del castello delle quotate.

Pensiamo a che ne sarà di IREN a Genova e Torino senza Reggio, Piacenza e a come investire Parma dove un sindaco 5 stelle pensa di vendere le quote di IREN per sanare la frana dei debiti, mentre il vice presidente di questa società e l’ex presidente sono inquisiti. Pensiamo ad una campagna contro il proliferare dei consigli di amministrazione e gli stipendi dei manager delle quotate e a come estendere queste battaglie alla Toscana e a Publiacqua stretta tra i suoi soci ACEA, in crisi, e MPS travolta dagli scandali. Ed ancora pensate a MPS e alle proposte di commissariamento, nazionalizzazione, azzeramento dei debiti della banca da parte del Pubblico. Cose impensabili fino ad ieri, schizofreniche, dal momento che al Pubblico si chiede di ritirarsi da tutto.

Pensate al valore emblematico di MPS quando da anni si afferma l’assenza di denaro da parte dello Stato e degli enti locali per risanare le reti idriche, quando si è imposta la necessità dell’ingresso del “privato partner finanziario” che garantisse l’accesso al credito, per dirla con Formigoni e Martini ( Banca Intesa, Monte dei Paschi). Ed ora? Si invoca l’intervento pubblico per salvare le banche, per salvare appunto il “partner finanziario”.

utility-nord[1]Si è sempre parlato dell’impossibilità di azzerare le convenzioni con i privati e di riprendere da parte dei comuni la gestione dei servizi pubblici locali e ora si chiede di nazionalizzare banca e debiti delle banche!

Il ripensamento emiliano su IREN può aprirci una nuova narrazione, un nuovo fronte da gestire dentro questo contesto, può rimetterci in prima linea, in sintonia con il flusso dei sentimenti della gente e dentro le contraddizioni della politica e delle elezioni. Può, se alla ri-pubblicizzazione diamo il significato che ci stiamo battendo per “Mettere in sicurezza dalla frana finanziaria”, a partire dall’acqua, i servizi pubblici essenziali, fino alla VITA dei cittadini e delle città. Con tutta l’evocazione che dà il concetto di VITA.

Riparlando così degli scenari del futuro prossimo, in cui il 70% della popolazione vivrà in grandi città e la VITA dipenderà da come verrà garantita l’acqua potabile, lo smaltimento dei rifiuti, il trasporto pubblico e l’energia elettrica, o se invece tutto questo dovrà essere in balia di una banca, di un derivato o di un fondo speculativo.

In breve, penso che si debba diventare un po’ meno simili ad una associazione di consumatori cavillosi nell’interpretazione delle leggi e un po’ più politici ed evocatori del futuro.

*Presidente del Comitato Italianoper un Contratto Mondiale sull’Acqua

Dopo i referendum
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