Ex-colorificio liberato di Pisa, nuova stagione di beni comuni Contemporanea-mente,Notizie

di Stefano Gallo*

UnitedColorsofCommons[1]A fine gennaio Pisa ha ospitato per un lungo week-end centinaia di persone, movimenti, che in tutta Italia stanno cercando di sviluppare e articolare un discorso efficace intorno al concetto di bene comune. Promotore dell’iniziativa il Municipio dei Beni Comuni, cartello di realtà che ruotano intorno al Progetto Rebeldía, formatosi nell’ottobre 2012 in occasione della ‘liberazione’ e ‘restituzione’ alla città di un luogo simbolo della produzione locale, l’ex Colorificio Toscano, stabilimento industriale dismesso da alcuni anni dopo che la multinazionale J Colors aveva rilevato il marchio e cessato gradualmente le attività produttive.

Una vicenda comune a quella di centinaia di altre ex zone industriali in Italia e in Europa, un tempo centri nevralgici delle lotte per la democrazia e i diritti, la cui memoria è testimoniata oggi solo da scheletri di capannoni, abbandonati al degrado e in attesa solo della giusta combinazione di favori politici e richieste di mercato che permetta una riconversione speculativa immobiliare. Questa era la situazione dei 14.000 metri quadrati dell’ex Colorificio, area dismessa a due passi dalla Torre di Pisa e dal Parco naturale di S. Rossore, teoricamente ideale per una conversione in residenze di lusso, ma penalizzata da due fattori: da una parte l’esistenza di alcuni stabilimenti industriali attivi e in salute ai propri confini, dall’altra la sovrabbondanza di offerta di aree immobiliari nell’area pisana (e in particolare vicino alla Torre) dovuta all’iperattivismo cementizio che le amministrazioni di centrosinistra della città, da Fontanelli a Filippeschi, hanno promosso negli ultimi anni. Gli spazi dell’ex Colorificio erano quindi teoricamente destinati a un abbandono duraturo.

A partire dallo scorso ottobre, però, i meccanismi dell’azione sociale si sono messi a girare in una direzione imprevista: l’impegno e il grande sforzo di un gruppo di persone proveniente da una vicenda precisa (quella del Progetto Rebeldía, a cui l’Amministrazione comunale di Pisa aveva promesso di destinare un nuovo spazio in cambio dell’abbandono della vecchia sede) si sono coniugati con l’impegno di altri soggetti attivi in città (associazioni studentesche, ambientaliste, gruppi informali di giocolieri e artigiani, ecc.) e in pochi mesi hanno prodotto un risultato eccezionale: la rimessa in attività di uno spazio prima abbandonato e dimenticato, ora pulito, sistemato e adibito a destinazioni sociali. Una confronto di cosa sia stato possibile fare in tre mesi è concreto. Ecco un reportage fotografico.

Il cartello del Municipio dei Beni Comuni ha quindi voluto inaugurare tutti i nuovi spazi a fine gennaio, con una serie di iniziative concentrate in tre giorni, United Colors of Commons, di cui Informazione Sostenibile ha già riportato il programma e la presentazione. Basta pensare che si è discusso insieme, in una quindicina di tavoli, di storia del lavoro, alloggi sfitti, riutilizzo degli spazi, bioedilizia, sostenibilità ambientale, consumo del territorio, demilitarizzazione dei territori, microcredito, nuovi modelli di democrazia, diritti di cittadinanza, precarietà, nuova produzione culturale, nuovo welfare, informazione dal basso, università. Ogni tavolo era gestito da esperti ed esponenti dei movimenti di base che si sono occupati delle varie tematiche; la struttura seminariale era prevista per favorire la massima partecipazione e valorizzare i contributi dei partecipanti.

La partecipazione ai tavoli di lavoro è andata oltre le aspettative e le impressioni dei partecipanti sono state sinceramente favorevoli. Il documento finale prodotto nella plenaria della domenica è disponibile (http://www.inventati.org/rebeldia/citt-di-pisa/documento-finale-tre-giorni.html). Il modello organizzativo dei tavoli tematici era già stato sperimentato in passato nella vecchia sede di Via Battisti, ma stavolta c’è stato un evidente cambio di passo: l’attivazione di una dinamica partecipativa in un luogo simbolo della produzione industriale ha suscitato una risposta imprevista e positiva. Non è un caso se una delle iniziative più affollate sia stato il dibattito del sabato sera con Mattei, Marella e Nivarra, che hanno evocato la questione dell’utilizzo sociale della proprietà privata, sancita dall’articolo 42 della Costituzione italiana. La crisi, lo sentiamo ripetere da ogni parte, può essere anche una opportunità: United Colors of Commons e la vicenda dell’ex Colorificio liberato sono un concreto passo in più rispetto a una teorica enunciazione.

La tre giorni si è chiusa dunque nella migliore delle maniere. Purtroppo, due giorni dopo, è arrivata la doccia fredda: la proprietà aveva richiesto formalmente il sequestro preventivo dell’immobile il 23 Gennaio, avviando un procedimento che potrebbe sfociare in uno sgombero coatto da un giorno all’altro. La reazione di solidarietà e di opposizione a tale possibilità è stata immediata: sono giunti appelli da centinaia di gruppi e personalità eminenti, tra cui Settis e Rodotà; una manifestazione convocata sabato 16 febbraio ha visto un corteo colorato di duemila persone sfilare per il centro di Pisa per chiedere che non si torni indietro dalla liberazione degli spazi dell’ex Colorificio e che il Municipio dei Beni Comuni possa continuare a essere un laboratorio della partecipazione sociale, tutto questo nel totale, assordante silenzio dell’amministrazione locale.

*Progetto Rebeldía

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