La bonifica che non c’è Analisi,Contemporanea-mente

di Marco Grondacci

discarica_pitelliGià prima della sentenza penale sulla vicenda della discarica di Pitelli (link ad articoli precedenti su Infosost) era iniziata una campagna – per rimuovere almeno parzialmente la classificazione nazionale del sito di bonifica – da parte delle stesse forze politiche che governano da decenni il nostro territorio e sono le responsabili dell’inquinamento  prodotto in questa area.

Questo nonostante che :

  1. le aree più inquinate del sito di bonifica di Pitelli, anche secondo i dati ufficiali, non saranno comunque bonificate ma al massimo messe in sicurezza. Per alcune, quelle del corpo più profondo e antico della vecchia discarica, non siamoneppure in grado di sapere cosa ci sia sotto, infatti le hanno “tombate” e buonanotte;
  2. delle aree meno inquinate di detto sito, invece, si sapeva da tempo. Ma dalle dichiarazioni dei succitati amministratori pubblici sembra quasi che la perimetrazione sia stata fatta dallo Spirito Santo e non da Regione e Ministero dell’Ambiente, con il pieno accordo del Comune, dove governava una coalizione  identica all’attuale;
  3. intere e vaste porzioni dell’area a mare del Golfo, dichiarate altamente inquinate dalla caratterizzazione dell’ICRAM (l’Istituto pubblico che la ha effettuata), non verranno mai bonificate perchè fuori dall’area di interesse dei dragaggi portuali.

Eppure anche recentemente è stato confermato il legame tra la vicenda di Pitelli ed il traffico internazionale delle cosiddette navi dei veleni. Una nuova perizia sembra aver dimostrato che il capitano Degrazia che indagava su quella vicenda morì avvelenato mentre stava per arrivare a Spezia per svolgere la parte finale delle sue indagini e predisporre la relazione per il magistrato che lo aveva delegato.

Insomma la vicenda Pitelli sembra non finire mai. L’ultima puntata è di qualche giorno fa: il Ministero del’Ambiente starebbe per pubblicare un decreto ministeriale con il quale declassificherà il sito di Pitelli da nazionale a regionale.

Gioisce il Sindaco della Spezia, Massimo Federici, e tutti coloro che vedono le norme a tutela di ambiente e salute un peso inutile per lo “sviluppo” del territorio. Ma la gioia di Federici è fondata su tre affermazioni false:

  1. Con la cancellazione del sito di bonifica nazionale si superano le procedure burocratiche che hanno impedito la bonifica fino ad ora
  2. Le procedure di bonifica per siti di rilievo nazionale sono troppo complicate
  3. Con la cancellazione del sito di bonifica nazionale Spezia torna ad essere una città normale sotto il profilo del rischio ambientale

Si tratta di affermazioni che sembrano basarsi sull’ignoranza, sulla mala fede o su entrambe.

Primo: la procedura di bonifica per i siti nazionali è la stessa che per quelli locali, compresi i passaggi documentali previsti nel caso si decida di intervenire nelle aree inquinate e quindi di bonificarle: caratterizzazione, analisi del rischio, progetto di bonifica o messa in sicurezza a seconda del livello di inquinamento. Cambia solo la competenza: ora i progetti di bonifica saranno approvati dal Comune.

Secondo: le procedure di bonifica per siti nazionali sono state semplificate più volte in questi anni (ben 7 leggi successive). Non a caso è stato possibile dragare in parte il golfo di Spezia grazie ad una norma ad hoc che prevedeva la possibilità di dragare e bonificare contemporaneamente , azione impossibile con la normativa originaria.

Terzo: Spezia non diventa normale sotto il profilo del rischio ambientale, perché il decreto ministeriale che cancellerà (un volta pubblicato in gazzetta ufficiale) il sito nazionale , non potrà di certo cancellare l’inquinamento in atto. Come è noto ad oggi sono state bonificate solo piccole parti del sito, soprattutto non sono state bonificate le aree interessate dalle discariche nelle colline di Pitelli e le aree più inquinate del Golfo di Spezia.

Quarto: Federici dovrebbe spiegare dove (Comune e Regione) troveranno i soldi per bonificare le parti ancora inquinate. Se non sono arrivate dallo Stato figuriamoci se arriveranno dalle casse esangui del Comune (Acam docet!). Anzi occorre dire che il Comune non ha mai cercato di usare quei pochi spazi che la normativa nazionale concedeva per coinvolgere soggetti privati nella bonifica delle aree inquinate.
Quinto: il decreto appare in contrasto con la vigente normativa nazionale che disciplina la definizione di sito nazionale di bonifica. Secondo questa normativa i parametri di classificazione di un sito di bonifica classificato come nazionale sono che:

a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio ambientale;

b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

c) il rischio  sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della densità della popolazione o dell’estensione dell’area interessata;

d) l’impatto socio economico causato dall’inquinamento dell’area deve essere rilevante.

Il Decreto Ministeriale che declassificherà il sito di Pitelli dovrà dimostrare che i suddetti parametri sono superati altrimenti sarà in palese contrasto con una legge, cioè con un atto gerarchicamente superiore nelle fonti del diritto.

E’ sotto gli occhi di chiunque sia in buona fede che:

  1. il sito è tutt’ora inquinato,
  2. l’inquinamento è diffuso e proveniente da più fonti,
  3.  l’inquinamento è vicino a una zona densamente abitata
  4.  il sito riguarda zone sottoposte a vincoli paesaggistici.

Quindi il rischio che intravedo è che con un decreto ministeriale si deroghi ad una legge nazionale, violando in primo luogo la gerarchia costituzionale delle fonti del diritto ed in secondo luogo violando i limiti ai poteri di un governo dimissionario che non potrebbe occuparsi di atti di straordinaria amministrazione come sarebbe un atto in deroga e non in semplice attuazione della legge.

Conclusioni: i veri motivi per cui esulta Federici sono due:

  1. Da ora in poi le bonifiche se le faranno in casa propria senza interferenze di Ministeri ed Istituti o Enti nazionali, come hanno fatto per l’area ex IP con i risultati che sappiamo.
  2. Cancellando il sito nazionale si potrebbe perdere l’unitarietà della perimetrazione delle aree inquinate ed in questo modo verranno bonificate solo le parti meno colpite dall’inquinamento ma che interessano i poteri forti della città: discarica di Saturnia (per i fanghi del dragaggio del porto), nuovi dragaggi per il porto e per l’eventuale ampliamento del rigassificatore di Panigaglia. Questa filosofia è già in atto come dimostra la vicenda della proposta riapertura della discarica di Saturnia, che viene portata avanti rimuovendo il dato di fatto che sopra il corpo di questa discarica esiste un’altra discarica (Monte Montada) tutt’ora non bonificata.
  3. Il rischio della perdita delle unitarietà del sito sarà ulteriormente rafforzato dall’aumentata difficoltà su scala locale a trovare i finanziamenti per la bonifica complessiva del sito.

Per un approfondimento rimando ai seguenti Link:

Pubblicato il 11 gennaio 2013 

La bonifica che non c’è
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