Chi vincerà la guerra in Cina. Intervista a Consuelo Cannas Interviste,Prima Pagina

di Daniela Binello

consuelo_cannas[1]Più o meno tutti siamo consapevoli delle grandiose potenzialità  offerte da Internet e sappiamo che, da quando la Rete ha cominciato a diffondersi, Internet è stato considerato non solo un nuovo strumento di comunicazione mondiale, ma anche (e non a torto) un incredibile “acceleratore” di democrazia dal basso.

Analogamente, tutti sappiamo che è proprio per questa ragione che la libertà intrinseca della Rete è strenuamente osteggiata dai regimi illiberali. E perciò, ritenendo di aver capito tutto o quasi, siamo consapevoli che Internet è stato depotenziato, nelle sue opportunità di utilizzare la Rete, in  Cina.

Sappiamo, insomma, che Internet in Cina ha la mordacchia.

Forse, però, non abbiamo ancora capito fino in fondo cosa rappresenti il web per un Paese come la Cina.

Una giovane sinologa del Sulcis (Carbonia), però, è andata a scavare molto al di sotto del “comune sentire” e dalle ricerche che ha compiuto per la sua tesi di laurea è venuto alla luce “Il controllo  politico di Internet in Cina”. Il saggio è stato pubblicato nel maggio del 2012 dalle Edizioni Ex Libris (80 pagg., euro 9,90).

Consuelo Cannas, autrice del saggio, che abbiamo intervistato, si definisce una viaggiatrice “per lavoro e passione” e facendo la spola fra Pechino, Singapore e l’Italia (fa la consulente alle imprese interessate all’import-export con la Cina) continua ad approfondire il suo interesse di studiosa della cultura cinese.

Nel suo libro lei cita la teoria chiamata ”expectation of  convergence” secondo cui, a causa dell’aumento sempre più massiccio di internauti in Cina, Pechino convergerà in maniera naturale verso una democrazia di tipo occidentale. Nella sua esperienza diretta, avendo vissuto e studiato in Cina, questo processo le sembra davvero possibile?

“Premetto che in Cina il numero degli internauti è cresciuto, da un modesto inizio con poco più di duemila naviganti nei primi anni ’90, oggi si presume che ne conti l’iperbolica cifra di 500 milioni. Si stima che ogni mese l’Internet cinese accolga circa un milione e 200mila nuovi utenti. Per il governo cinese, perciò, è sempre più impossibile gestire il controllo di un numero così colossale di utenti. Il Pcc si avvale di centinaia di cyber-poliziotti che 24 ore su 24 controllano, in Rete, tutti coloro che si connettono e tutto ciò che avviene. Inoltre il controllo, come ho scritto nel mio libro, si estende a livello legislativo, quindi sotto forma di documenti che gli utenti devono firmare, oltre che con telecamere nascoste nei cyber-cafè e così via”.

Una questione di “grossi numeri”, quindi?

“E’ sempre più difficile, come dicevo, gestire il controllo di un numero così impressionante di utenti. Infatti, il governo non riesce nel suo intento. E sono sempre di più gli hacker, i gruppi di utenti rivoluzionari e i gruppi di dissidenti e qant’altro che nascono ogni giorno nel web cinese, riuscendo a sfuggire al controllo. Le pene sono severissime, perchè vanno dalle multe, molto salate per i casi più semplici, alla reclusione e/o pena capitale nei casi più seri”.

Cosa l’ha colpita soprattutto di questo fenomeno?

“Quello che io ho visto nei lunghi periodi di lavoro in Cina è che dal 2007 a oggi la presenza straniera nel Paese è aumentata tantissimo. A Pechino troviamo per le strade in egual modo cinesi e occidentali. Questo fenomeno è importante per capire quanto il cinese medio, abituato a una Cina chiusa, si trovi attorniato da “nuove culture”. Le contaminazioni straniere e la conoscenza di ciò che esiste fuori dalla Cina sono, perciò, inevitabili. E ciò che esiste fuori dalla Cina si chiama “libertà di pensiero, di parola”, “informazione libera” e “libertà di espressione”. EInternet è lo strumento che accelera questa conoscenza, sulla comunicazione mondiale, il business, la globalizzazione”.

Come reagiscono i cinesi?

“I cinesi in un certo senso si stanno svegliando e stanno richiedendo sempre più libertà di agire e di esprimersi con un bisogno sempre maggiore di democrazia. Per questo motivo credo che la mia teoria sia esatta: la democrazia ci sarà, ma con un processo lento e graduale”.

Perchè, se da un lato Internet si è reso responsabile di aprire delle “falle” nel “muro” eretto dal Pcc, il governo cinese, dall’altro lato, ha agevolato una maggiore diffusione di Internet nel Paese?

“Al governo cinese fa comodo, perchè ha bisogno di una “globalizzazione virtuale” appunto per globalizzarsi con il resto del mondo. Però, lo fa con le sue leggi e regole. La Cina mira a essere il maggiore mercato mondiale, e lo sta effettivamente diventando. Ma ha bisogno di eguagliarsi al resto del mondo e di accelerare i tempi per fare tutto ciò. Ha bisogno di essere all’avanguardia con i più grandi Paesi. E Internet è diventato col tempo lo strumento per eccellenza per arrivare a questo scopo. Soltanto che, essendo il web un’arma a doppio taglio, perchè è una finestra aperta sul mondo, nonché un tunnel verso la libertà, cosa che un regime comunista, una dittatura, non si può permettere, tenta d’imbavagliarlo più che può. Altrimenti, come ho scritto nel mio libro, si andrebbe incontro a un “suicidio politico”. La Cina, perciò, ha creato un web con un sistema di filtraggio in modo, sì, da portare Internet nel Paese, ma mettendo comunque un muro tra i cinesi e la democrazia, la libertà d’espressione e informazione”.

Leggendo il suo libro si capisce che c’è un accordo fra i principali gestori dei domini registrati in Rete e si ipotizza che già nel 2015 americani e cinesi controlleranno l’intero business di questo settore. Quali saranno le conseguenze a livello mondiale?

“A livello mondiale credo che ci saranno in proporzione e per forza di calcolo più utenti cinesi che altro. I cinesi vorranno giocare un ruolo ufficiale su chi dovrà gestire le Reti. Questo è ciò che credo sul futuro”.

Lei ha scritto che “molti dei media controllati dal Pcc stanno aprendo brillanti siti web con l’aiuto di ditte straniere”. A chi si riferiva in particolare?

“Per “ditte straniere” mi riferisco a Compagnie come Microsoft, Yahoo, Google, eccetera. Queste Compagnie si trovano su un piatto d’argento la possibilità di poter vendere i loro prodotti a oltre un miliardo di cinesi. Però, per poter entrare in Cina, devono sottostare alle ferree regole di Pechino. Per cui inizialmente hanno comprato quote di siti web cinesi. Mi spiego: hanno aperto brillanti siti in Cina in società con Compagnie cinesi. E questo perchè la Cina non fa entrare Compagnie straniere a giocare “da sole”, ma in società. In modo da farsi insegnare, per poi rubare il mestiere, perché la Cina ha bisogno di tecnologia che da sola non riuscirebbe mai a creare”.

Il governo cinese, in definitiva, con l’avvento di Internet e il suo indiscutibile successo nei confronti di tutti i tipi di popolazione, ne esce fortificato o indebolito nella sua autorità?

“Assolutamente indebolito. Perchè Internet indebolisce lo stretto guinzaglio che da sempre il governo cinese tiene sull’informazione e quindi sul popolo. Perchè sempre più gruppi e persone stanno sfuggendo al controllo e sempre più hacker e pirati del web creano siti di incitamento sovversivo e software per criptare i segnali e accedere ai siti da sempre bloccati in Cina. Il giro di vite sul web cinese sta uscendo troppo allo scoperto e come tutte le cose di questo tipo non credo che durerà troppo a lungo. Arriverà il momento in cui si vedrà sempre di più la perdita di potere del regime comunista in Cina”.

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