Il metodo del consenso, la facilitazione e la Comune di Bagnaia Buone pratiche,Contemporanea-mente

di Seele Fragat

Resoconto di un corso di Comunicazione Ecologica, ITINERANTE  di facilitazione e cura delle relazioni nei progetti comunitari  promosso dalla Rete Italiana dei Villaggi Ecologici (RIVE). Per chi vive in Liguria come me, abituato a correre su una linea di confine fra est e ovest, in equilibrio fra una terra obliqua  e il mare, ritrovarsi fra le morbide e tranquille  colline senesi è già di per sé un bel cambiamento d’orizzonte, ma  l’esperienza che ho vissuto  nella Comune di Bagnaia è stata davvero un ampliamento di prospettiva .

La Comune di Bagnaia, per chi non ne avesse mai sentito parlare,  nasce nel 1979 dalla volontà di  un piccolo gruppo di persone di sperimentare nel quotidiano la condivisione delle risorse umane ed economiche.  E’ una Comune e non una Comunità, in quanto oltre a mettere   tutte le proprietà in comune, formula alternative al modello di famiglia; infatti  alla Comune si partecipa individualmente, ragione per cui ogni persona ha la sua stanza.

La proprietà  è quindi collettiva ed indivisa.   Negli impegni e responsabilità  domestiche e lavorative “La Comune di Bagnaia” cerca di raggiungere una effettiva parità tra uomo e donna, rifiuta qualsiasi forma di autoritarismo e  si basa sul principio di equità dei diritti e dei doveri.

L’Assemblea è  quindi l’unico organo deliberativo. Tutte le decisioni vengono assunte con il metodo del consenso. Il consenso è un metodo decisionale che cerca di risolvere i conflitti in forma pacifica e di sviluppare in modo cooperativo decisioni che tutti possono appoggiare. E’ una Comune che sostanzialmente  ricerca  una vita sociale ed economica alternativa rispetto al sistema capitalistico imperante e conseguentemente viene evitato ogni forma di consumismo e di spreco di risorse. L’ agricoltura è  pertanto l’attività primaria, la quale  viene diversificata per tendere il più possibile sia  all’autosufficienza sia all’integrazione con l’ambiente. Ed è in questa splendida azienda agricola che sono giunta, con l’autobus di linea proveniente da Siena, in una fredda sera di febbraio; fuori nei campi ancora qualche ricordo di neve,ma vicino al camino acceso mi sono sentita subito accolta nonostante la mia estraneità al contesto .

Molti dei miei compagni di corso , in arrivo  alla spicciolata da varie parti di Italia, hanno già esperienze di vita negli ecovillaggi. Per me, che sono alla ricerca di metodi per migliorare la  comunicazione e la partecipazione  fra i cittadini e le istituzioni,  è tutto una novità;  ho assaporato ogni cosa  : l’atmosfera della casa , la tranquilla accoglienza dei suoi abitanti , i volti interessanti  dei miei nuovi compagni di viaggio, le parole e i sogni intrecciati in progetti concreti   e non in ultimo le confortanti e sincere pietanze della cena. E dopo cena tutti a ballare la pizzica!

Chissà perché ci si aspetta che l’insegnante sia un pò  anziana, distante e sussiegosa  . Eva Lotz   formatrice e titolare del  Corso di Comunicazione Ecologica, pur rivestendo il suo ruolo professionale  con grande serietà e coscienziosità é tutto l’opposto; ci comunica subito la sua emozione nell’iniziare un percorso con noi che ancora siamo degli estranei, ma si capisce dalla calda atmosfera che sarà per poco. Il corso non è un insieme di conferenze, ma prevede interazioni, prove pratiche e grande partecipazione di tutti. Eva ci illustra brevemente i metodi per organizzare i processi collettivi quali ad esempio  Il cerchio con il bastone della parola,   Comunity Building secondo Scott Peck, La Comunicazione Nonviolenta secondo Marshall Rosenberg, Worldwork/Processwork secondo Arnold Mindell, Open Space secondo Harrison Owen, Metodo del Consenso secondo Bea Briggs.( tutti metodi che meritano approfondimenti)

Le modalità che andiamo ad analizzare per la gestione di riunioni decisionali   sono relative  alla comunicazione ecologica. Questo metodo  offre ai gruppi di cambiamento sociale strumenti utili per “coltivare le risorse di ogni persona, rispettare la diversità e nello stesso tempo mantenere una coesione globale in modo che le persone possano agire insieme per un obiettivo comune”1. Cito solo alcuni dei passaggi chiave:  Accoglienza e dinamizzazione per un primo impatto, esplorazione  dei vari punti di vista,ricerca di un  risultato concreto. Di fondamentale importanza rivestono gli elementi del contesto dove si svolge la riunione e come ci si dispone ed organizza . L’ambiente della riunione deve essere sicuro, comodo e funzionale. Sarà cura del facilitatore organizzare il setting, cioè “l’insieme delle condizioni che caratterizzano il contesto da facilitare ”2.  Sedersi in cerchio è sicuramente il modo migliore per creare inclusione e cooperatività.

Ma chi è il facilitatore? Il facilitatore in Comunicazione Ecologica ha funzione di catalizzatore, mediatore,  agente di aiuto e  motivatore. Più precisamente nelle riunioni  chiarisce  il problema,  lo scopo della riunione, offre sintesi e sommari brevi,   stimola l’attenzione e la motivazione per far progredire ogni problema dalla negatività (critica -che scava la buca- ) alla positività (proposta- che pianta l’albero ).

Il facilitatore fa evolvere ogni proposta o idea dall’astrazione alla concretezza utilizzando  un linguaggio verbale e non verbale  rispettoso e che stimoli la fiducia.

I membri del gruppo a loro volta devono aver  cura di   fare interventi brevi e concreti parlare con il “messaggio io”, esporre idee e opinioni sostenute dai fatti, dare preferenza alle osservazioni anziché alle interpretazioni e far seguire alla negatività la proposta.

Il gruppo può  incaricare altre persone a prendersi cura di aspetti che possono migliorare la funzionalità e il clima della riunione. Così ci possono essere, oltre al facilitatore, lo scriba, il guardiano del tempo, una persona incaricata a fare una lista di persone che si prenotano per parlare, il paciere, il guardiano delle vibrazioni, il guardiano della porta, il rappresentante di tutte le specie, un equipe di preparazione dell’ambiente, un traduttore, e altri incarichi specifichi. E questo è quello che  abbiamo messo subito in pratica, perchè la memoria di un comportamento è meglio che la memoria di una idea, ma il ruolo di facilitatore non è per niente semplice, perchè deve guidare la discussione senza  parteciparvi , deve avere  pazienza , buona memoria, energia, capacità di mantenere la calma di fronte al conflitto, senso del umorismo e amore vero per il gruppo che sta facilitando.

Ed abbiamo sperimentato insieme anche  il metodo del consenso che è appunto  un metodo decisionale basato sulla cooperazione, la fiducia, l’onestà, la creatività, l’uguaglianza, il rispetto reciproco che supera il concetto di maggioranza del nostro sistema democratico. Il potere e la responsabilità sono condivisi da tutti i membri del gruppo. Il principio su cui si fonda è che : “Ogni persona ha una parte della verità”3,.

Consenso non vuole dire: tutti decidono tutto, ne’ tutto e’ permesso, e neanche: compromesso .  Consenso non vuole nemmeno dire che si apprezzi ogni aspetto della proposta, però   implica che si è disposti ad appoggiare la decisione e rimanere solidale con il gruppo.

Al termine dei due giorni di intenso apprendimento  e di vita in comune , nel darci appuntamento nel prossimo ecovillaggio ospite del corso , ci si è resi conto con emozione che  eravamo già diventati  un  gruppo.

 

 

Per approfondire:

Eva Lotz, Upacchi, RIVE

Facilitatrice Formatrice e Counsellor

Upacchi57, Anghiari (AR)

telefono 0575 749323

email evalotz@yahoo.it

www.eccoupacchi.eu

la Comune di Bagnaia

Via di Bagnaia 37, Ancaiano – Sovicille (SI)

Tel. 0577 311014 – 311051
lacomune.bagnaia@libero.it

 

Bibliografia

  • Liss, Jerome, La Comunicazione Ecologica, Edizioni La meridiana, Molfetta, 2005
  • De Sario, Pino, Il Facilitatore dei Gruppi, Franco Angeli, Milano, 2006
  • Rosenberg, Marshall B., Le Parole sono Finestre, Edizioni Esserci, Reggio Emilia, 2003
  • Briggs, Beatrice, Introduzione al Consenso, International Institute for Facilitation and Consensus, Morelos, Mexico, 2000
Il metodo del consenso, la facilitazione e la Comune di Bagnaia
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