La palude sarzanese Commenti,Contemporanea-mente

di Piero Donati

Il 15 scorso, nonostante le prevedibili difficoltà di parcheggio e di circolazione derivanti dalla soffocante presenza del mercato del giovedì, mi sono mosso da Dogana di Ortonovo – là dove finiva l’Impero Francese – per assistere ai lavori del Consiglio Comunale di Sarzana, dato che, anche se non vi risiedo, quello che accade in questa città mi coinvolge direttamente, come cittadino e come persona di sinistra.

Al primo punto all’ordine del giorno c’era la questione del parcheggio sotterraneo che il parroco della chiesa di Santa Maria Assunta – la più importante del centro storico di Sarzana – intende realizzare al di sotto del cosiddetto “campetto”, e cioè del terreno, collocato alle spalle del Teatro degli Impavidi, che negli Anni Sessanta la parrocchia ebbe in dono, col divieto di edificazione, affinchè venisse utilizzato per la pastorale giovanile.

Il progetto non è recente ma risale alla metà degli Anni Novanta; nasce cioè negli stessi anni in cui veniva portata avanti, con modalità ancor più spregiudicate, l’operazione “Pro Sarzana”, e cioè la trasformazione, con soldi pubblici (auspice Egidio Banti, l’attuale sindaco di Maissana), di un edificio di pregio, donato dalla famiglia Neri alla parrocchia, in sede di lucrose attività didattiche (lezioni universitarie in teleconferenza: non esattamente ciò a cui si pensa per la prevenzione del disagio giovanile, in nome della quale la parrocchia ebbe il finanziamento regionale). E’ in questo contesto di “affarismo all’acqua benedetta” che va collocata la questione della riproposizione del vecchio progetto di parcheggio interrato ed è proprio perchè “pecunia non olet” che questa Amministrazione Comunale, che consente ai cosiddetti “dehors” di invadere come una metastasi le vie e le piazze del centro storico, difende ad oltranza il “diritto” della parrocchia a realizzare l’opera, rifiutandosi esplicitamente di apportare la necessaria variante al Piano Regolatore scaduto nel 2008, che pur è stato “variato” innumerevoli volte.

Ci sono dunque in ballo questioni di fondo, che interrogano direttamente la politica ed in particolar modo quel Partito Democratico che, proclamando l’Italia “bene comune”, chiede l’investitura per governare dal 2013, dimenticandosi, quando si tratta di prendere desisioni a livello locale, che ciò che si intende per “Italia” è costituito in primo luogo dalla somma di quei “beni comuni” per eccellenza che sono i nostri centri storici. Nessuna di queste questioni epocali è riuscita, giovedì 15, a penetrare nell’aula del Consiglio Comunale di Sarzana, ove i consiglieri del Pd – fra i quali non mancano “giovani” che denunciano a giorni alterni l’assenza di dibattito all’interno del partito, per non parlare di pittoreschi personaggi dal look rasta…- hanno accuratamente evitato di intervenire, lasciando così spazio alle esternazioni in dialetto del consigliere Rosignoli ( un siparietto atteso: ma sì, facciamoci quattro risate…) o ai patetici distinguo dell’ineffabile Cani, il quale dovrebbe spiegare perchè, negli anni in cui è stato assessore, non ha fatto nulla per stoppare il progetto del parcheggio interrato.

La sensazione, per il povero spettatore giunto dai confini dell’impero, era di trovarsi in mezzo ad una palude e che i miasmi di questa palude riflettessero fedelmente lo stato della società sarzanese, nella quale il partito degli affari, con il suo codazzo di avvocati e commercialisti, è incistato a meraviglia e gode sfacciatamente delle sue prerogative di oligarca, concedendo privilegi di tipo feudale ai vassalli fedeli: vedi l’incredibile vicenda del palazzetto dell’hockey, il cosiddetto “palaCorona”, opera pubblica indispensabile alla città anche in tempi di crisi…

Se la Giunta e la maggioranza del Consiglio, sulla questione del parcheggio interrato, hanno deciso di fare muro, restano tuttavia apertissime due questioni: da una parte la necessità di salvaguardare le testimonianze archeologiche presenti nell’area, dall’altra gli adempimenti che la legge impone al Sindaco per la salvaguardia della salute dei cittadini e della quiete pubblica. Si deve pretendere che in tema di inquinamento acustico e di prevenzione del rischio derivante dalla immissione nell’aria che i cittadini respirano di polveri e altri inquinanti ci sia la massima intransigenza, con la collocazione di appositi sensori che consentano un sistematico controllo. Questi sono i fronti sui quali i cittadini che si sono scontrati con la prevedibile arroganza del parroco di Santa Maria – che si rifiuta persino di incontrarli – dovranno muoversi.

La palude sarzanese
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