Cina ed India: il futuro è sporco, ma forse no Economia,In Evidenza

a cura di An. Tor.

Il futuro è sporco: nero come il carbone che alimenta le centrali di oggi e, soprattutto, quelle di domani”.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, “la domanda di carbone nel mondo crescerà del 21% entro il 2035”. Sono già più di mille i nuovi impianti in arrivo: bruciando il buon vecchio combustibile fossile, immetteranno in atmosfera una quantità di gas serra pari a quelle dell’intera Cina, ormai il più grande inquinatore del pianeta. Catastrofe climatica assicurata, avverte il World Resources Institute, ma l’allarme cade nel vuoto: l’importante, per i super-produttori, è garantirsi energia a basso costo. Proprio la Repubblica Popolare, insieme all’India, ospiterà più di tre quarti di questi nuovi impianti. I due giganti asiatici però non sono soli: fra i 10 principali importatori e utilizzatori di carbone restano anche nazioni europee “virtuose” come la Germania, il Regno Unito e, nonostante la forte vocazione nuclearista, la Francia” così scrive su Il Fatto Quotidiano Andrea Bertaglio (25/11/2012).

Un futuro nero, eppure già lo studio del WRI accenna al fatto che – oltre che per una minore convenienza economica – l’uso del carbone potrebbe essere progressivamente ridotto perchè proprio i due giganti asiatici hanno previsto in futuro limiti alle emissioni inquinanti. Un paradosso? Sicuramente si tratta di due superpotenze nascenti piene di contraddizioni. Ma del resto, anche il nostro tradizionale Occidente è ricco di questo tipo di contraddizioni. Sospendendo qualsiasi giudizio ambientalista al riguardo, preferiamo qui riflettere su alcuni percorsi innovativi che, nei secoli, Cina ed India hanno avviato molto prima dei Paesi cosiddetti “sviluppati”. Percorsi che, oltretutto, mantenevano rapporti “rispettosi” con l’ecosistema del nostro pianeta.

La prospettiva nuova per leggere la storia delle invenzioni di questi paesi – d’impronta light e molto più abbordabili per tutte le tasche delle invenzioni prodotte nei paesi capitalistici – dovrebbe far parte del bagaglio di chi praticherà il giornalismo investigativo coi nuovi strumenti multimediali.

Non si tratta di blogger come intendiamo correntemente ma di “giornalisti imprenditori” (self made) in grado di utilizzare le più svariate applicazioni di software. Capaci di muoversi su scala globale, ma al corrente delle varie specificità locali; e dei tentacoli che le concentrazioni proprietarie stendono  sui paesi sviluppati (o ex), in via di sviluppo, emarginati od osteggiati. Basti l’esempio lampante di una potenza apparentemente “innocua” perchè associata alla sfera infantile, come la  Disney.

Per riflettere su questi temi, consigliamo la lettura di Globalizzazioone e ICT - pdf (pdf - 989.56 kB), si tratta della sintesi di una lezione tenuta al corso di giornalismo europeo a Roma dal dott. Giulio Carminati che è stato responsabile del settore Ricerche e marketing della RAI e consulente ICT del CNEL. Attualmente è consulente di alcune aziende indiane del settore ICT.

Cina ed India: il futuro è sporco, ma forse no
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