Decrescita serena, ricordarla può aiutarci Prima Pagina

di Maria Rosa Zerega

Dove andiamo? Diritti contro un muro. Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta.(1)

E’ stato recentemente ristampato e presentato il Breve trattato sulla decrescita serena di Serge Latouche, pubblicato in Italia nel 2008 e in Francia nel 2007. La teoria della decrescita serena è stata assunta in Italia dal Movimento della decrescita felice guidato da Maurizio Pallante e sembrerebbe una risposta all’attuale crisi economica mondiale, invece questa è una teoria precedente e Latouche l’ha formulata in contrapposizione all’economia globalizzata dello sviluppo. Oggi è, comunque, di eccezionale attualità.

La società della Crescita e i suoi tre pilastri

Latouche denuncia la società della crescita, fine a se stessa. La crescita infinita è incompatibile con un mondo finito e le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare le capacità di rigenerazione della biosfera, quindi quelle produzioni e quei consumi devono essere ridotti e la logica della crescita continua deve essere messa in discussione, insieme al nostro stile di vita. Se si rimane all’interno del concetto di crescita illimitata, qualunque fattore che rallenti la crescita, come ad esempio la crisi economico-finanziaria che stiamo attualmente attraversando, sprofonda le nostre società nello sgomento, aumenta i tassi di disoccupazione e determina l’abbandono dei programmi sociali, educativi, culturali e ambientali che assicurano un minimo di qualità della vita. Un tasso di crescita negativa, in questa logica, provoca una catastrofe. Di conseguenza, secondo Latouche, è necessario abbandonare l’obiettivo della crescita illimitata, “obiettivo il cui motore è essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per l’ambiente e dunque per l’umanità.” (2)

Più che di una decrescita si potrebbe parlare, quindi, di una a-crescita, di un abbandono dell’economia del progresso e dello sviluppo.

Dal punto di vista dell’uso dei termini per sostenere delle idee, decrescita serena non ha nulla a che fare con sviluppo sostenibile. Non tanto per l’aggettivo sostenibile, ma per il sostantivo sviluppo. Il concetto di Sviluppo rientra nella concezione economica della Crescita illimitata, quindi Sviluppo e Crescita sono concetti astratti che indicano una dinamica economica fine a se stessa. Latouche vede nell’economia della crescita una vera tossicodipendenza sociale. ”La nostra società ha legato il suo destino a un’organizzazione fondata sull’accumulazione illimitata. Questo sistema è condannato alla crescita. Non appena la crescita rallenta o si ferma è la crisi, il panico.”(3)

E individua tre pilastri su cui si regge la società dei consumi: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l’obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità. Anche dal punto di vista ecologico la Crescita risulta insostenibile perché si scontra con i limiti della finitezza della biosfera. La capacità rigeneratrice della terra non riesce più a seguire la domanda e l’umanità consuma già il 30% in più di quanto la terra rigenera. Una situazione del genere si è creata perché bruciamo in pochi decenni quello che il pianeta ha fabbricato in milioni di anni, inoltre, nel Nord del mondo viviamo alle spalle delle risorse del Sud e stiamo mettendo in pericolo la biodiversità, che è essenziale per risparmiare una parte della capacità produttiva della biosfera. Ridurre la popolazione per risolvere il problema della sostenibilità è , secondo Latouche, una soluzione oziosa.

Ma tra quarant’anni …

Le analisi dei demografi sugli scenari che si apriranno quando, attorno al 2050, sarà finito il petrolio e si cumuleranno gli effetti dei cambiamenti climatici delle conseguenti crisi economico-finanziarie, sono discordi. Emerge, tuttavia, il problema fondamentale della dismisura del nostro sistema economico. Ad esempio il consumo di carne dei paesi ricchi del Nord rende necessario destinare il 33% delle terre coltivabili ai foraggi: una riduzione dell’allevamento di bestiame permetterebbe di nutrire una popolazione più numerosa, in modo più sano e ridurre le emissioni di biossido di carbonio.

La crescita economica, su cui si basa l’attuale sistema, secondo Latouche è un affare redditizio solo a patto di farne sopportare il peso alla natura, alle generazioni future, alla salute dei consumatori, alle condizioni di lavoro degli operai e ai paesi del Sud.

Il progetto della decrescita serena, conviviale, sostenibile

In questo contesto il progetto di decrescita ha i caratteri di una rivoluzione culturale, che prevede delle tappe che si sovrappongono e interagiscono continuamente: un circolo virtuoso di otto cambiamenti che possono innescare un processo di decrescita serena, conviviale e sostenibile.

Le otto tappe sono:

  1. Rivalutare. I valori da rivendicare sono: l’altruismo sull’egoismo, la collaborazione sulla competizione, il piacere del tempo libero, l’ethos del gioco sull’ossessione del lavoro, il locale sul globale…
  2. Riconcettualizzare. Ridefinire alcuni concetti: ricchezza-povertà, rarità-abbondanza…, perché il cambiamento dei valori esige una visione diversa.
  3. Ristrutturare. Adeguare l’apparato produttivo e i rapporti sociali al cambiamento dei valori.
  4. Ridistribuire. Ripartizione delle ricchezze tra Nord e Sud del mondo e all’interno di ciascuna società.
  5. Rilocalizzare. Produrre a livello locale i prodotti necessari ai bisogni locali. Ciò implica la conservazione in ogni regione delle attività agricole e orticole, la ricerca dell’autonomia energetica, l’incoraggiamento al commercio locale.
  6. Ridurre. Limitare il sovraconsumo e lo spreco generato dalle nostre abitudini.
  7. Riutilizzare- Riciclare. Ridurre lo spreco, riutilizzare e riciclare i rifiuti non riutilizzabili.
  8. Insomma bisogna reimparare la saggezza del passato, gustare la lentezza, apprezzare il territorio, ritrovare le dimensioni della vita che sono state rimosse: il tempo per fare il proprio dovere di cittadino, il piacere della produzione, la sensazione del tempo ritrovato per il gioco, la conversazione , la meditazione o semplicemente per la gioia di vivere.

Il progetto di decrescita serena non è una delle tante iniziative di economia alternativa, vedi GAS (gruppi di acquisto solidale) o la Banca del Tempo (scambi di servizi tra persone), ma una alternativa sociale complessiva.

Naturalmente un progetto economico-politico di decrescita riguarda il Nord. Può riguardare il Sud per evitare che le società acquistino come modello quello della crescita. E’ chiaro comunque che una inversione di tendenza economica nel Nord è condizione essenziale per realizzare una forma di economia decente nel Sud del mondo. A titolo di esempio, è indecente che Etiopia e Somalia siano costrette a esportare alimenti per i nostri animali domestici, mentre da loro infuria la carestia.

Un discorso diverso è quello della crescita economica di paesi come Cina e India. La Cina sta diventando il primo inquinatore del pianeta. Le classi sociali in ascesa aspirano ad un consumismo sfrenato di tipo occidentale. Il destino del mondo dipende dalle decisioni che verranno prese dai dirigenti cinesi e non ci resta che fare affidamento sulla loro consapevolezza dei costi ecologici della loro possibile crescita esponenziale. Analoga è la situazione in India. La speranza risiede nel fatto che sia Cina che India si sono date un ambizioso programma di risparmio energetico.

La Decrescita come progetto politico

Il progetto della società della decrescita, secondo la teoria di Latouche , è un progetto politico, nel senso forte del termine, di costruzione di una società conviviale, autonoma ed economa. Ha un potenziale rivoluzionario, perché prevede un cambiamento di cultura, di strutture, di rapporti.
L’autore non si nasconde che la teoria abbia un carattere utopistico, ma nel senso di utopia concreta , così come la definisce Ernst Bloch: “Senza l’ipotesi che un altro mondo è possibile non c’è politica, c’è soltanto la gestione amministrativa degli uomini e delle cose.”(4)

Per realizzare politicamente questo progetto, nell’ultima parte del saggio, Latouche tenta di dare risposta a quei quesiti politici che verrebbe a tutti spontaneo di porre, tipo: “I decrescenti hanno un programma elettorale? Come contano di risolvere il problema della disoccupazione? La decrescita può coesistere con il capitalismo? E’ una rivendicazione di destra o di sinistra? Il movimento della decrescita costituirà un nuovo partito politico?”(5)

Dopo un approfondimento di carattere politico-economico di tutti questi aspetti, conclude dicendo che oggi un programma politico di decrescita si presenta come un paradosso che va in rotta di collisione con il potere dell’oligarchia plutocratica che domina il mondo.

Per giungere ad un cambiamento radicale di questo tipo è necessario iniziare a creare le condizioni di questo cambiamento. E’ prematuro pensare alla creazione di un partito politico della decrescita, è, invece, importante “…far sentire un peso nel dibattito,influenzare le posizioni dei diversi attori politici, far prendere in considerazione alcuni argomenti e far evolvere la mentalità.”(6)


(1) Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollato Boringhieri, Torino, 2009, p.11.
(2) Op..cit. , p.17Op. cit. , p.26
(3) Ernst Bloch, Il principio speranza,(1953) Garzanti, Milano, 1994.
(4) S. Latouche, op. cit., p.84
(6) Op. cit. , p.115.

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