C’era una volta… il pesce Cinque Terre,In Evidenza,Rubriche

di Andrea Somovigo

L’altro giorno ho commentato così su Facebook una foto di un’amica scattata mentre calavo le reti: “Calo 1800 metri per prendere poco più dei pesci da mangiare..viene quasi da piangere per lo stato del mare…“. E devo dire senza vergogna che non era un modo di dire e che il “quasi” serviva solo a lenire la sensazione di sgomento che mi ha colto nelle ultime settimane, durante le quali le reti tornano a bordo desolatamente vuote e suscitano pensieri cupi e vere lacrime. Lacrime a ripensare quanto pesce finiva un tempo nella rete, seppure a periodi alterni e con alterne fortune, consentendo alla piccola pesca di sopravvivere -pur fra mille fatiche e difficoltà logistiche e legislative- e di guardare al futuro con una certa serenità.

Nulla di strano, un racconto quasi banale..un racconto da nonno a nipote..ma c’è un problema: io non sono nonno e non racconto storie di 30 0 40 anni fa, la mia storia di pesca è meno che decennale quando dico “un tempo” mi riferisco a 5-6 anni fa eppure i pesci non ci sono più..o almeno così sembra. Un vero e proprio crollo del pescato avvenuto in meno di 5 anni temo che rappresenti qualcosa di veramente grave, qualcosa su cui varrebbe la pena indagare.

Per la verità c’è chi va in mare e dice di vedere un mucchio di pesci… ma io non sono d’accordo. Ho la testa sott’acqua da 35 anni e non mi pare di vedere più pesci di prima..certo si vede razzolare qualche orata, ci sono branzini anche grandi (che vengono spesso arpionati dai pescatori di frodo), ci sono saraghi concentrati in alcuni punti in grande quantità..ma questi pesci non sono di più, semplicemente si vedono di più, si vedono più di prima perché non sono disturbati come prima e hanno acquisito maggiore fiducia nell’uomo che non li caccia (quasi) più all’interno dell’Area Marina Protetta. Ma a mio parere esaminando la colonna d’acqua che va dalla superficie fino a fondo..beh questa è desolatamente vuota. Non ci sono più i branchi di pesci di superficie (boghe, occhiate), non c’è più pesce di passo, niente polpi, quest’anno non si vedono più neppure muggini; il volume di pesci presenti – la biomassa -è drammaticamente diminuita. E i muscoli? tutti vediamo che non attecchiscono più, niente lumachine, pochissime patelle… qualcosa è drasticamente cambiato.

Mi sono posto allora la domanda: cosa stiamo proteggendo in questa AMP? Qualcuno sa cosa c’è da proteggere nel nostro mare? E’ evidente che ci sono fattori che vengono da lontano e interessano tutto il mediterraneo: Overfishing ( sforzo di pesca eccessivo), Global Warming (riscaldamento globale), cambiamenti climatici, inquinamento..ma ci possono essere fattori locali? o comunque possibili interventi da mettere in atto?

L’altra sera, un amico ha calato un palamito per gronghi innescato con le sarde. Molti ricorderanno che questa è una pesca di serie C..una cosa da neofiti o da disperati..cosa ci vuole a catturare gronghi? con 100 ami ne prendi 30 o 40..poi che ne fai nessuno li vuole. Insomma il grongo non è mai stato oggetto di pesca intensiva, è una preda di valore pressoché nullo, ha pochissimi nemici naturali e quindi, fino a pochi anni fa, era abbastanza in alto nella catena alimentare seppure a livello stanziale. Ebbene risultato di pesca: 1 grongo di mezzo chilo e una murena segnata da denti affilatissimi..poi 7-8 ami tagliati di netto (non dal grongo che lascia segni inconfondibili) e 2 pesci serra piuttosto grandi. Pesci serra e barracuda..questi sono predatori formidabili giunti nelle acque liguri negli ultimi anni, probabilmente a causa del riscaldamento delle acque. Predatori stanziali che si impossessano di zone di mare facendo man bassa degli altri pesci e non hanno nemici naturali, aumentano di peso e di numero e spadroneggiano indisturbati. Sempre più predatori e sempre meno prede, tonni e delfini sempre più vicini a riva in cerca di cibo..

Non vorrei che quello che succede a terra coi cinghiali stia succedendo in acqua con i nuovi predatori .. e poi le alghe..sono cambiate? come? e le correnti? forse è causa loro? forse è solo una fase transitoria con un picco paricolarmente basso?..ovviamente siamo nel campo delle ipotesi ma siamo costretti a fare ipotesi in mancanza di studi approfonditi..e quindi rinnovo la domanda sperando che venga colta dagli organi dirigenti dell’AMP, ente naturalmente preposto alla tutela del nostro mare e al suo monitoraggio: cosa stiamo proteggendo? quali sono le criticità e sono possibili interventi per migliorare la situazione? Sono stati raccolti dati in 10 anni di AMP? Cominciamo a farlo?..Credo che sarebbe importante porsi queste domande, per riportare l’Ente Parco ad una dimensione di tutela ambientale fondata su parametri tecnico/scientifici a mio avviso indispensabili per la pianificazione e la gestione di quel che resta del nostro futuro e per non lasciare -almeno a me- la fastidiosa impressione che le uniche specie protette di questo mare siano rimasti ..i vaporetti turistici.

C’era una volta… il pesce
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Recent Comments

  1. serena

    OSSERVAZIOni puntuali ed utili a riflettere per chi ne è ancora capace: propongo di inviarle, senza troppa acredine ma come utile contributo /PROPOSTA ad uno inizio di studio più realistico ed efficace sulla AREA MARINA PROTETTA, al Pres. del PARCO Alessandro VALERIO!
    Ogni proposta sensata andrebbe valutata ed accolta per migliorare e collaborare con chi, come Sommovigo, sembra portare la competenza di chi vive e lavora nel parco: spero possa collaborare con l’attuale Direzione che magari, in questo momento delicato per le frane e il resto, necessita di orientamenti propositivi!!
    serena spinato
    ITALIA NOSTRA spezia

  2. Direzione InFosostenibile

    Ringraziamo Italia Nostra spezzina per il contributo al dibattito su questo tema, certamente interessante. Ma ci piacerebbe che si esprimesse anche su tutti quei temi locali (magari più scomodi), che andiamo sollevando da qualche anno a questa parte.
    AmbientalMente ed il suo “megafono”, InFormAzione Sostenibile, nel loro piccolo fanno un bel po’ di “lavoro sporco”. Forse altre associazioni ambientaliste, ben più attrezzate di altre non vogliono fare ulteriori passi in avanti? I media locali, poi, che non vogliono approfondire, non curano manco le informazioni di base se dopo mesi di articoli fotocopia non sanno ancora che il presidente del Parco 5 terre si chiama Vittorio (nome) Alessandro (cognome).

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