“No grandi navi”, da Venezia contro i colossi d’acqua e di terra Contemporanea-mente,Notizie

di Beatrice Dal Piva

Non sono mancati i momenti di tensione alla manifestazione del 16 settembre scorso, organizzata dal comitato “No grandi navi” per contrastare il passaggio dei transatlantici da crociera tra i canali di Venezia. Erano in centinaia i manifestanti, in parte radunati sulla terraferma ed altri a bordo di una settantina di imbarcazioni ormeggiate nel “recinto di sicurezza” a Punta della Dogana, che per tutto il pomeriggio hanno atteso l’entrata trionfale della Costa Fascinosa con l’intento di ostacolare l’ennesimo ingresso di un gigante del mare nella fragile città veneta. Ma verso sera, all’arrivo del “palazzo galleggiante”, le barche dei veneziani hanno oltrepassato il “recinto” e hanno accerchiato la Costa Fascinosa.

Per evitare che le “pericolose”imbarcazioni (cariche tra l’altro di bambini) potessero infastidire i crocieristi, le motovedette delle Forze dell’ordine hanno creato uno sbarramento nei pressi del canale della Giudecca e un elicottero è passato a bassa quota sulle teste  dei manifestanti con fare minaccioso. Non si può certo definire un gesto di solidarietà da parte dello Stato italiano nei confronti dei cittadini di Venezia, soprattutto dopo che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, lo scorso 28 agosto, aveva dichiarato che è “impossibile togliere le grandi navi dalla Città antica e dalla sua Laguna”.

Come al solito gli interessieconomici valgono più della tutela ambientale e del benessere dei cittadini. E con amarezza viene naturale fare un paragone tra le due città italiane più chiacchierate in questi ultimi tempi: Venezia e Taranto, i due centri col più alto tasso di tumori alle vie respiratorie. Come sembra “impossibile” chiudere l’Ilva di Taranto, l’acciaieria velenosa che ha condannato a morte centinaia di lavoratori e abitanti della città, allo stesso modo è impensabile chiudere l’accesso delle navi da crociera a Venezia.

Apparentemente può sembrare che quest’ultimo non sia neanche lontanamente paragonabile al dramma provocato dall’acciaieria tarantina ma, se si analizza nel dettaglio la situazione, i confini sembrano sempre più labili. Dai dati forniti dal comitato “No grandi navi” , l’inquinamento che investe Venezia al passaggio di questi colossi è pari a quello prodotto da 14 mila automobili contemporaneamente, con emissioni di carburanti pesanti carichi fino al 3,5% di zolfo. Oltre ai danni alle persone, si aggiungono gli irreversibili deterioramenti dei palazzi e dei monumenti veneziani. Anche sotto la superficie la situazione non è migliore: i trentamila cavalli dei motori spostano oltre centomila metri cubi d’acqua alla volta, sgretolando fondamenta e rive e portandosi via ad ogni passaggio un po’ di fondale. Risultato: la Laguna sprofonda sempre di più.

Ma ilsistema economico ancora una volta non si può fermare, in gioco ci sono anche gli interessi del Consorzio Venezia Nuova che, dopo il Mo.S.E., vorrebbe ora aggiudicarsi anche lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, regalando alla città nuove masse d’acqua provenienti direttamente dal “Canale dei Petroli” del polo petrolchimico di Marghera. Chissà chi la spunterà e chissà che, per una volta, i cittadini che cercano di difendere il proprio diritto alla vita non se la prendano sui denti.

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