GsF, i progetti Forgeo e Capace In Evidenza

a cura di Geologia senza Frontiere

PROGETTO FORGEO

Il Perù, così come tutta la fascia costiera pacifica dell’America del Sud, è caratterizzato da una elevatissima energia del rilievo, in particolare nelle aree della catena andina, ove l’orogenesi è ancora in atto. L’orogenesi andina comporta un sollevamento tettonico generale che influenza il cambiamento degli equilibri geomorfologici, incrementando la suscettibilità alla genesi di fenomeni gravitativi di versante.

I luoghi a cui si è legato il presente progetto sono perfettamente inseriti in tale dinamica, anche se presentano rischi geomorfologici molto differenti.

Il sito di Aguas Calientes, centro urbano in prossimità del sito archeologico di Machu Picchu (provincia di Cusco), posto su di una conoide di deiezione di fondovalle, appare particolarmente suscettibile all’invasione di colate rapide di detrito (huaycos) trasportate dai corsi d’acqua posti a monte.

L’abitato di Maca, villaggio nella Valle del Colca (provincia di Arequipa), insiste su un versante caratterizzato da estesi affioramenti di formazioni argillose e marnose, di origine lacustre, fortemente inciso dal fiume Colca, generante un canyon con dislivelli di oltre 1000 m di profondità. A causa di tale rottura di pendio le rocce affioranti sviluppano fenomeni franosi a lenta evoluzione, quali scorrimenti rotazionali e traslazionali profondi.

Entrambi i siti presentano una forte vocazione turistica e, a causa dell’indotto economico, richiamano una notevole immigrazione locale, con conseguente rapida e caotica espansione edilizia, localizzata nelle aree più disagiate, che molto spesso sono coincidenti con quelle a maggior rischio geomorfologico.

I geologi del Laboratorio Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti dell’ENEA (http://utpra-prev.casaccia.enea.it/), durante progetti di ricerca effettuati in Perù negli anni precedenti, avevano potuto constatare come spesso le aree a rischio frana sono costituite soprattutto da quegli insediamenti che si sviluppano caoticamente nelle immediate vicinanze dei siti di interesse archeologico e naturalistico, a causa dell’indotto economico generato dalla fruizione turistica.

Infatti, i siti d’interesse del progetto erano stati danneggiati da una serie di frane che avevano colpito Aguas Calientes nel 2005, con 6 morti, e che nel 1991 avevano interrotto la strada di collegamento con il centro abitato di Maca, nella Valle del Colca.

Tali fenomeni, quindi, provocano elevate perdite, sia economiche che di vite umane, con le quali uno sviluppo realmente sostenibile deve confrontarsi, valutandole a pieno in un bilancio di lungo periodo.

La proposta del progetto FORGEO ha preso spunto dalla richiesta pervenuta al gruppo di geologi dell’ENEA da parte di alcuni docenti delle università peruviane delle città di San Antonio Abad di Cusco e di San Agustin di Arequipa.

Il gruppo di ricercatori ENEA ha coinvolto la ONLUS Geologia Senza Frontiere, in qualità di associazione operante su questi temi nei paesi in via di sviluppo, e i tecnici spagnoli del progetto UKHUPACHA della Università di Castellon (Valencia), in qualità di esperti di norme comportamentali in occasione di catastrofi naturali e tecniche di soccorso in aree con difficoltà di accesso. Oltre all’Università di Arequipa, sono state coinvolte come partner di progetto anche l’INRENA (Instituto Nacional de recursos naturales), l’ONG DESCO (Centro de Estudios y Promocion de Desarrollo), l’ONG SZF (Sociedad Zoologica de Frankfurt) e l’Associazione Hatun Yachay Wasi Cosqo di Cusco.

L’intento è stato quello di contribuire ai processi di mitigazione del rischio geomorfologico in area andina sviluppando un percorso formativo sull’intero processo di analisi geologiche, che dall’analisi del fenomeno portano alla valutazione del rischio connesso e alle norme comportamentali per la mitigazione del rischio. In quest’ottica, sono stati sviluppati un corso di formazione in ambito universitario e una campagna di sensibilizzazione nei due centri urbani.

I corsi sono stati tenuti da professori, ricercatori e tecnici operanti nell’ambito dei rischi naturali ed indirizzati a tecnici delle Amministrazioni Pubbliche locali, di ONG peruviane, della Protezione Civile peruviana e alla popolazione delle due località andine di Aguas Calientes e Maca.

Le attività del progetto hanno visto il miglioramento del livello di competenza dei tecnici locali e il livello di consapevolezza e la capacità di intervento della popolazione locale.

I risultati del progetto sono stati diffusi in un evento finale pubblico svolto a Roma, in cui è stata coinvolta anche la numerosa comunità peruana della capitale.

Bibliografia prodotta sulla base degli studi condotti durante il progetto:

  • PUGLISI C., FALCONI L., LENTINI A., LEONI G., RAMIREZ PRADA C. (2011). Debris flow risk assessment in the Aguas Calientes village (Cusco, Perù). Proceedings of the Second World Landslide Forum. 3-7 October 2011, Rome

  • FALCONI L., MEZA ARESTEGUI P., LEONI G., PUGLISI C., SAVINI S. (2011). Geomorphological processes and cultural heritage of Maca and Lari villages: an opportunity for sustainable tourism development in the Colca Valley (province of Caylloma, Arequipa, South Perù). Proceedings of the Second World Landslide Forum. 3-7 October 2011, Rome

PROGETTO CAPACE

El Salvador è la più piccola nazione del Centro America che si affaccia sull’oceano Pacifico, ha un clima tropicale con alternate stagioni umide e secche e presenta una variabilità geologica caratterizzata, in primis, dai suoi vulcani e dalla catena montuosa posta a nord del paese.

Le calamità naturali che interessano il piccolo paese scaturiscono, perciò, sia per cause connesse al particolare clima piovoso, sia a causa dei rischi connessi alle attività telluriche e vulcaniche.

Il Salvador è, di conseguenza, una nazione con un territorio fragile e vulnerabile.

Ad aggravare questa situazione di equilibrio naturale instabile influiscono notevolmente le minacce legate allo sfruttamento antropico del territorio, incontrastate da una politica gestionale spesso carente, sia a livello centrale che locale.

Proprio per sopperire a tali lacune e per rafforzare le azioni di tutela ambientale, è di estrema importanza pianificare la gestione del territorio in modo da conservarne le sue risorse naturali.

Varie ricerche, effettuate da diverse commissioni internazionali, indicano che in El Salvador numerose malattie sono legate al deterioramento delle risorse ambientali. La maggior parte di queste sono malattie respiratorie ed infezioni gastriche legate alla non disponibilità di acqua potabile e alla contaminazione dell’aria.

Il dipartimento di Chalatenango, con una superficie di oltre 200 kmq, appartiene alla zona centro settentrionale della nazione. La sua microregione orientale rappresenta la zona più rurale dell’entroterra del paese confinante con l’Honduras.

L’area ha un grande valore naturalistico, grazie alla varietà ed all’abbondanza di specie animali e vegetali presenti, e la sua mesa centrale, il Cerro Eramon, costituisce il substrato delle riserve idriche per i suoi diversi municipi.

E’ in questo piccolo settore orientale del dipartimento di Chalatenango che esiste la minaccia concreta, da parte di multinazionali canadesi e statunitensi, di sviluppare ulteriori progetti di sfruttamento del territorio per l’estrazione di metalli preziosi.

Con un’attività industriale di questo tipo la microregione orientale di Chalatenango rischierebbe seriamente di subire danni irreparabili alla sua risorsa idrica ed alla biodiversità del territorio.

E’ in questo contesto che dall’inizio del 2011 si è inserito il progetto biennale denominato CAPACE (Capacitacion y Proteccion Ambiental del Cerro Eramon), da realizzarsi proprio sul territorio oggetto di studio.

I partner coinvolti (GSF ONLUS, CIBELE ONLUS, il CGT dell’Università di Siena e la Fondazione salvadoreña CORDES) hanno dato inizio alle attività tecniche, incentrate su di uno studio dettagliato e su di un monitoraggio biennale della disponibilità e della qualità idrica, nonché della biodiversità presente nell’areale d’indagine.

Lo scopo di queste pratiche dovrà concretizzarsi in una relazione tecnica che possa essere da stimolo e da supporto per le popolazioni locali nell’intraprendere un percorso di recupero, valorizzazione e protezione ambientale del territorio in cui vivono.

L’obiettivo generale del progetto è, infatti, la tutela e la valorizzazione del territorio posto alle pendici del Cerro Eramon, da esplicarsi nella difesa delle sue risorse naturali attraverso Piani e Programmi di Tutela e Salvaguardia.

Solo realizzando strumenti specifici, utili alle politiche di pianificazione territoriale, ed attraverso la formazione, dal punto di vista delle conoscenze scientifiche, dei tecnici e delle istituzioni locali, verranno parimenti migliorate le condizioni di vita delle popolazioni della micro regione orientale del dipartimento di Chalatenango.

Il lavoro svolto nel primo anno si è sviluppato, nello specifico, con corsi di formazione per tecnici locali, con il monitoraggio stagionale del territorio, dal punto di vista idrogeologico e dal punto di vista della verifica di biodiversità, nonché attraverso campagne di sensibilizzazione degli abitanti del territorio d’interesse.

Il secondo anno del progetto ha, fino ad ora, portato a termine la terza campagna di rilevamento e monitoraggio. I partner italiani hanno così potuto elaborare un primo confronto tra i dati raccolti durante la stagione secca dell’anno scorso e quelli campionati nel marzo di quest’anno.

GsF, i progetti Forgeo e Capace
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