Colonia di Marinella di Sarzana, una battaglia da vincere Rubriche,Territorio,Ultimissime

di Piero Donati*

Se chiedete agli abitanti di Sarzana o di Carrara dove si trovi la colonia della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) probabilmente vi sentirete rispondere che non ne hanno mai sentito parlare. Ma se chiedete della colonia Olivetti tutti ve la sapranno indicare: segno inequivocabile di quanto sia ancora forte, nella memoria collettiva, il legame fra l’azienda di Ivrea e quel vasto edificio posto al confine fra Toscana e Liguria.

Quanti bambini sono stati ospitati nella colonia per oltre trent’anni ? Quanti “monitori” sono stati ingaggiati ? Non è facile dirlo ma il numero è senz’altro consistente ed altrettanto importanti dovevano essere allora le ricadute sull’economia della zona, a cominciare dalla fornitura di generi alimentari. Tutto questo finì nel 1982, allorché la Regione Liguria, diventata nel frattempo padrona del sito, non volle rinnovare il contratto alla Olivetti, che fu così costretta a cercare un’alternativa a Donoratico.

All’interno della compagine regionale, da allora, nonostante deboli proposte di riuso ( museo della necropoli ligure di Ameglia, per esempio ), ha prevalso la linea dell’alienazione per fare cassa. Dalle molte strizzatine d’occhio del passato, soprattutto in direzione del fiorente business degli anziani non autosufficienti, si è passati adesso, con la vendita ad Arte Genova – per 4,5 milioni, un prezzo decisamente basso, meno della metà della base d’asta iniziale – alle “vie di fatto”, come si direbbe nel linguaggio dei mattinali di questura.

Abbandonata ogni ricerca di un punto di equilibrio fra gli interessi sociali e l’interesse privato, la Regione Liguria – di cui Arte Genova è una semplice emanazione – cerca di imporre la trasformazione del compendio in oasi per ricchi, con possibilità di consistenti aumenti di volume. L’Amministrazione Comunale di Sarzana, competente per territorio, non sembra accorgersi della palese contraddizione che esiste fra le esigenze che essa stessa sembra propugnare nelle Linee Guida del Puc che è in via di elaborazione e soluzioni come questa, lampante esempio di urbanistica contrattata.

Se la Regione Liguria – e cioè lo stesso ente che in tema di uso del territorio è stato di recente accusato dalla Corte Costituzionale di voler fare un “condono mascherato” – non è capace di esprimere altre posizioni, allora i cittadini devono riprendersi la parola, incoraggiati anche dall’esistenza – fin dal 1989 – di un vincolo apposto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Si è costituito infatti un Comitato – ne ha dato notizia la stampa locale il 3 giugno scorso, e domenica 10 giugno se ne è occupato il Tg3 della Liguria – e sabato 16 questo Comitato ha organizzato un presidio davanti al cancello della colonia. Anche se il Tirreno, alla ricerca del titolo ad effetto, ha parlato di “barricate”, questa parola – o altra equivalente – non è mai stata pronunciata; i promotori sono però ben determinati ad andare avanti e dichiarano apertamente di volersi ispirare alla logica dei “beni comuni”, la stessa che ha spinto 27 milioni di italiani, il 12 e 13 giugno 2011, ad opporsi con lo strumento del voto alla privatizzazione dell’acqua.

I promotori ritengono che, pur all’interno di una destinazione d’uso in ambito turistico-ricettivo, si possano trovare soluzioni alternative – e molto più promettenti dal punto di vista economico – rispetto a quella prospettata in sede regionale. La stessa struttura dell’edificio – due ali simmetriche con un corpo centrale a far da cardine – suggerisce la possibilità di un’offerta differenziata. Purché lo si voglia.

*storico dell’arte e già funzionario della Soprintendenza ai Beni Storico Artistici della Liguria

Colonia di Marinella di Sarzana, una battaglia da vincere
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