Uno sguardo sui parchi #2 Buone pratiche,Contemporanea-mente

di Beatrice Dal Piva

Piove, governo ladro!

Sui Parchi incombe un nuvolone nero, decisamente poco rassicurante. E come per tutti gli eventi atmosferici che si rispettino, dai tornado alle tempeste tropicali, ha un nome: spending review! Questa volta a lanciare l’allarme è la stessa Corte dei Conti, l’organismo di controllo che da sempre ha bacchettato l’amministrazione statale per gli sprechi e l’allegra gestione del denaro pubblico. Ora fa retromarcia, denunciando la perdita di produttività del settore pubblico a causa dei tagli al personale.

Sentite cosa scrivono i giudici contabili nella relazione 2012 sul costo del lavoro nella pubblica amministrazione. “…I reiterati tagli lineari agli organici obbligano, inoltre, le amministrazioni ad una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità, con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati. Le misure di riduzione di personale necessitano, inoltre, di essere accompagnate dall’attuazione di un’effettiva mobilità del personale tra i diversi comparti e tra i diversi enti, tale da rimodulare la consistenza dei dipendenti sulla base del reale fabbisogno di attività amministrativa“. Un intervento che sembra ritagliato su misura per gli Enti parco, da qualche tempo al centro di pesanti sforbiciate ai bilanci e non solo.

Ora arriva anche la spending review. Non bastavano il blocco delle assunzioni, le razionalizzazioni, i tagli alle dotazioni organiche (35% in meno negli ultimi 6 anni), addirittura si pensa ad un accorpamento tra i vari enti, tutti con quello dello Stelvio magari…Battute a parte, i Parchi si erano appena salvati dall’essere soppressi con il DL 112/2008, pagando però dazio con il dimezzamento dei finanziamenti. E adesso cosa c’è in vista per le aree protette?

Bagni di… fieno

Consoliamoci con i bagni termali, di fieno e di sapienza in Val di Rabbi. La proposta arriva proprio dal Parco Nazionale dello Stelvio. Dal 15 al 17 giugno la Val di Rabbi offre infatti l’occasione per conoscere un angolo intimo del Parco. “Immergersi nello splendido scenario della Val di Rabbi significa farsi coccolare dalle sue acque termali, gustare gli autentici sapori della cucina tradizionale, provare lo sfalcio delle erbe secondo le usanze locali o immedesimarsi per un giorno nel ruolo di malgari“. Una proposta originale ed innovativa alla portata di tutti.

Liscia o gassata, ma a km zero!

Parco e Acqua potabile, beni comuni per i pellegrini del 7° Incontro Mondiale delle famiglie. Una bella sorpresa per i tantissimi visitatori e pellegrini (stimati in circa un milione) che hanno attraversato il territorio del suggestivo Parco Nord Milano per raggiungere l’Aeroporto di Bresso e dare il benvenuto al Santo Padre. l’Ente, in collaborazione con le aziende idriche CAP Holding, Ianomi, Tam, Tasm e Amiacque, ha allestito cinque “Case dell’Acqua” in prossimità degli accessi principali del Parco, per garantire la distribuzione d’acqua liscia e frizzante alle centinaia di migliaia di persone che dal 1° al 3 giugno hanno dato vita al VII Incontro Mondiale delle Famiglie con la presenza di Benedetto XVI.

Dunque ottima acqua di rete: buona, sicura, controllata e a chilometro zero ed anche informazione. Assieme alle speciali borracce tascabili realizzate ad espressamente per l’evento, il personale delle aziende idriche e del Parco ha distribuito una mappa-guida per consentire ai visitatori di conoscere la dislocazione dei cinque punti di erogazione e dell’acqua e i luoghi di interesse del Parco.

E sono oltre 80 le Case dell’Acqua realizzate nelle provincia di Milano e Monza e Brianza dalle aziende idriche milanesi, che ogni giorno erogano in media 2500 litri d’acqua, equivalenti a 1700 bottiglie di plastica da un litro e mezzo risparmiate. A questo punto è d’obbligo anche un cenno sul parco che, in questo caso, non si propone come un contenitore chiuso e rivolto solo alla salvaguardia delle specie, ma un qualcosa di vivo e da godere.

Non è possibile raccontare quello che il parco è, innanzitutto va vissuto: tanti sono gli aspetti naturali accentuati dai grandi spazi e dalla lunghe prospettive, dalla folta vegetazione boschiva, dall’armonia dei filari e dei paesaggi, fino ai singoli elementi naturali, ai canti degli uccelli, alle fioriture primaverili degli arbusti. Con i suoi 640 ettari di verde tra i quartieri che un tempo ospitavano gli stabilimenti della Breda oggi il Parco rappresenta la più grande area di verde attrezzato dell’intera metropoli milanese, uno degli esempi più riusciti a livello europeo, con ampie zone boschive, radure, filari, macchie arbustive, siepi, stagni e laghetti. Non è uno spazio vuoto, il Parco, ma luogo ricco di paesaggi naturali, di profumi e colori della primavera, di gente accogliente. In trent’anni di vita, oltre ai boschi, ai prati e agli altri ecosistemi naturali, sono stati realizzati orti per gli anziani, percorsi ciclopedonali, passerelle, aree gioco per bambini, campi da bocce, un velodromo e numerose altre attrezzature sportive“. Ecco un nuovo modo per vivere appieno un’area protetta.

Dolomitipark Road

Un Piano di Interpretazione ambientale per il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Obiettivo attualizzare gli strumenti di comunicazione e catturare l’attenzione del visitatore che si accinge ad entrare nell’area protetta, con un coinvolgimento diretto.

Nel bellunese si sperimenta una tecnica di comunicazione introdotta negli anni ’20 dal servizio dei parchi naturali statunitensi. Cambia così l’intera cartellonistica del Parco, a partire da quella stradale, primo e fondamentale approccio, con cartelli lungo le principali vie di comunicazione (strade regionali, provinciali e comunali) che informano della presenza del Parco e delle direzioni da prendere per raggiungerlo. Quindi, pannelli lungo la Dolomitipark road, segnalando itinerari stradali ad anello che percorrono il territorio di tutti i comuni del parco. A seguire, cartelli informativi per indirizzare i turisti verso tutte le strutture di fruizione del Parco (aree pic nic, aree di sosta camper, centri visitatori, accessi naturalistici, rifugi, bivacchi, ristoranti); cartelli inclinati con disegni e nomi delle montagne e localita’ che si possono osservare dal singolo punto panoramico. Un altro aspetto riguarda le porte del parco.

E’ prevista una serie di cartelli stradali nell’ambito delle tre principali Valli di penetrazione del Parco: Val Cordevole, Val del Mis e Val di Canzoi, per indicare le distanze progressive delle principali mete e strutture turistiche del Parco presenti lungo ciascuna valle. con cartelli di indicazione per raggiungere le principali località, partendo proprio da quella rete di frazioni e borghi pedemontani che sono la ricchezza delle Dolomiti Bellunesi. E a proposito di Dolomiti arrivano i nuovi cartelli stradali turistici con la scritta: DOLOMITI – Patrimonio dell’Umanità Unesco – Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Per finire è previsto il rifacimento di tutti i pannelli didattici posti lungo gli itinerari e i sentieri, per migliorarne l’efficacia comunicativa, oltre alla realizzazione di 15 nuovi percorsi didattici nelle aree di fondovalle: uno per ciascun Comune del Parco.

E’ prevista anche la posa di una serie di cartelli stradali nell’ambito delle tre principali Valli di penetrazione del Parco: Val Cordevole, Val del Mis e Val di Canzoi, per indicare le distanze progressive delle principali mete e strutture turistiche del Parco presenti lungo ciascuna valle.

Una rara pianta in valle Po

Scoperte nuove specie di piante per la valle Po. A darne notizia è il Parco Regionale Po Cuneese che, nell’ambito del progetto PIT Monviso, ha condotto alcune ricerche sulle zone umide dell’alta valle Po. Nel corso del 2011 il botanico dell’IPLA, Alberto Selvaggi accompagnato dai guardiaparco, ha potuto scoprire nel comune di Crissolo, in alta valle Po, la presenza di una rarissima pianta della famiglia delle Cyperacee, chiamata Carex atrofusca che non era mai stata osservata in valle. Si tratta di una piccola pianta che i botanici definisco ‘artico-alpina’: un ‘ricordo’ delle antiche glaciazioni che si è adattata alla vita in condizioni climatiche estreme e sopravvive, appunto, nelle regioni artiche e sulle Alpi. In Piemonte se ne conoscevano solamente altre tre stazioni più a Nord, in val Germanasca e nelle valli di Lanzo.

Ad aggiungersi alla ricca flora della Valle Po, sempre grazie alle ricerche condotte dal dott. Selvaggi, anche una piccola orchidea: Chamaeorchis alpina anch’essa mai segnalata sino ad oggi.Le nuove piante della Valle Po sono state segnalate su un articolo specialistico apparso recentemente sulla Rivista Piemontese di Storia Naturale, edita dall’Associazione Naturalistica Piemontese (www.storianaturale.org/anp)

Libero il cervo Oreste

Era stato catturato lo scorso 1° maggio, mentre da qualche tempo scorrazzava beatamente tra bar e giardini pubblici di Villetta Barrea, il paese abruzzese che l’aveva di fatto adottato. Era il beniamino dei bambini ma quei due quintali di peso e le grandi corna in libertà avevano giustamente messo in allarme i carabinieri della locale stazione. Però ad Oreste farsi intimare l’alt dai militari dell’Arma non è proprio andata giù. Non ci ha pensato due volte e ha caricato l’auto dei carabinieri, per rifugiarsi poi nei giardini della villa municipale. Inevitabile quindi la cattura e il seguente trasferimento al parco faunistico di Pescasseroli, con grandi pianti dei bambini.

E proprio i bambini della scuola materna ed elementare l’altro giorno hanno potuto assistere in diretta alla “liberazione” di Oreste che ora potrà tornare a correre libero e sicuro, questa volta nelle praterie della Cicerana, zona selvaggia e bellissima a nord di Pescasseroli.

Biodiversità a rischio

I dati che emergono dal rapporto presentato qualche giorno fa da Legambiente a Terra Futura, la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità a Firenze, fotografa una situazione sempre più grigia che coinvolge ormai tutte le specie diffuse sul pianeta. Un quadro allarmante se si considera che delle 59.507 specie prese in considerazione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, 19.265 sono minacciate di estinzione; 78 delle 5.494 specie di mammiferi censite sono estinte o estinte in natura, 191 sono in pericolo critico, 447 in pericolo e 496 vulnerabili. Il gruppo maggiormente minacciato è quello degli anfibi: 1.910 specie su 6.312 sono a rischio di estinzione.

La perdita delle biodiversità avanza a ritmi vertiginosi, “con tassi da 100 a 1000 volte più del normale e si stima che tra 40 anni, quando la terra sarà popolata da circa 9 miliardi di persone, il 60% degli ecosistemi mondiali sarà degradato“. Al centro di tutto il degrado, la distruzione e lo sfruttamento intensivo dell’ambiente marino e terrestre, come indica il “il dossier Biodiversità a rischio” di Legambiente del quale proponiamo alcuni significativi stralci relativi al nostro Paese e all’Europa.

Per la sua posizione geografica e la sua particolare conformazione, l’Italia presenta un’enorme varietà di ambienti naturali: ospita 130 degli habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43, che compie 20 anni. La fauna italiana rappresenta più di un terzo dell’intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari. Abbiamo, inoltre una delle più ricche flore europee di muschi e licheni (composta da 851 specie di muschi e 279 specie di licheni). Questo patrimonio è, però, gravemente minacciato: oggi la metà dei vertebrati presenti sul territorio italiano è a rischio di estinzione, insieme a un quarto degli uccelli e oltre il 40% dei pesci di fiumi e laghi. La situazione più critica è quella degli anfibi, dove la percentuale di specie endemiche minacciate supera il 66%. Per quanto riguarda la flora, sono in pericolo 1020 specie vegetali superiori – circa il 15% del totale – e, tra le piante inferiori, il 40% delle alghe, licheni, muschi, felci.

Anche l’Europa ha mancato l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010: il 15% dei 231 mammiferi studiati sono minacciati d’estinzione, in prevalenza quelli marini. Più di un quarto (27%) dei mammiferi europei sono in declino. Le più grandi minacce per i mammiferi terrestri sono la perdita e il degrado degli habitat, anche se concorrono l’inquinamento, la mortalità accidentale, lo sfruttamento eccessivo e le specie invasive. Per quanto riguarda invece i mammiferi marini, le minacce principali sono la mortalità accidentale (ad esempio le catture accessorie della pesca), l’inquinamento e il sovra sfruttamento. Un’altra categoria particolarmente a rischio è quella degli anfibi: circa un quarto della loro popolazione è minacciata dall’estinzione e più della metà (59%) è in declino. Il 36% è stabile e solo il 2% in aumento. In pericolo sono anche un quinto dei rettili, il 9% delle farfalle, il 15% delle libellule e l’11% dei coleotteri. Tra i molluschi, il 20% (246 specie) di quelli terrestri e il 44% (373 specie) di quelli d’acqua dolce sono a rischio, mentre tra i pesci d’acqua dolce le percentuali arrivano al 37%. Per quanto riguarda le piante infine, su 1.826 specie valutate 467 sono state identificate come a rischio di estinzione“.

Secondo Legambiente, per contenere o almeno rallentare l’impressionante impoverimento del pianeta e la perdita di biodiversità, individua come essenziale l’istituzione di territori e di aree marine protette, in sintonia con l’impegno di far crescere entro il 2020 la percentuale di aree protette a livello mondiale: il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine.

Uno sguardo sui parchi #2
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Recent Comment

  1. RABBI

    L’intera cartellonistica dei Parchi delle montagne italiane sono cambiate, compresa quella del Parco Nazionale dello Stelvio, nei pressi di Bardi: cartelli di tipo informativo per indirizzare i turisti verso particolari aree, come quelle di sosta, ad esempio. E’ un mutamento significativo e bisogna tenerlo in mente.

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