Dolomiti patrimonio dell’umanità: che fine hanno fatto quelle bellunesi? Contemporanea-mente,Notizie

di Beatrice Dal Piva

Alle soglie dell’estate, quando molti fuggono dalla calura delle città per rifugiarsi sulle vette alpine, ci si interroga sulle opportunità turistiche delle Dolomiti. Dal 26 giugno 2009, quando l’Unesco ha proclamato le “Dolomiti Patrimonio dell’Umanità”, sembrano non essere stati fatti molti progressi in termini di promozione di queste montagne uniche al mondo, soprattutto nella parte bellunese, che contiene la maggior percentuale del gruppo alpino. Il passo più importante è stato compiuto il 13 maggio 2010, data in cui le cinque province coinvolte (Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone) hanno firmato l’atto costitutivo della Fondazione Dolomiti-Unesco, che da allora dovrebbe occuparsi della tutela e dello sviluppo conservativo del territorio.

La sede scelta per i primi tre anni è appunto Belluno, proprio per l’ampia zona dolomitica che interessa. Ma, mentre la parte friulana e soprattutto quella trentina, con in testa Bolzano, sembrano essersi da subito attivate con varie proposte ed iniziative, il mondo bellunese è di fatto rimasto fermo alla creazione del sito internet “www.dolomiti.it” e alla produzione dei cartelli segnaletici posti all’ingresso della ventina di comuni facenti parte dell’area dolomitica. Cartelli che peraltro contenevano un errore di stampa e sono dovuti essere subito sostituiti. Ma perché Belluno, che annovera nel suo territorio alcune tra le cime più belle, tra cui i monti di Cortina D’Ampezzo, pare essere l’unica provincia a non aver tratto vantaggio dal titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità? Probabilmente la causa principale è stata lo sfascio della provincia di Belluno, che di fatto non esiste più da alcuni mesi, dopo lo scioglimento del consiglio provinciale deciso lo scorso dicembre 2011 dal governo centrale.

Il primo presidente della Fondazione Dolomiti-Unesco, l’allora assessore al turismo della provincia di Belluno, Alberto Vettoretto, non ha certo avuto molto tempo per svolgere il proprio importante ruolo. A lui è subentrata Emanuela Milian, designata subcommissaria prefettizia con competenze in ambito ambientale e turistico da Vittorio Capocelli, il Commissario Straordinario incaricato della provvisoria gestione dell’ex provincia di Belluno; entrambi provengono dalla provincia di Treviso, una realtà ben lontana da quella della montagna, di cui probabilmente non hanno la sufficiente conoscenza e competenza.

“In ogni caso, neanche quando c’era ancora la provincia è stato fatto qualcosa di importante” – spiega Fabio Bristot, neo eletto consigliere comunale e rappresentante del Cnsas (centro nazionale soccorso alpino e speleologico) delle Dolomiti bellunesi – anzi sono state sprecate opportunità e risorse e tanto tempo”. E le risorse non sarebbero poche, visto che per la Fondazione è stato stanziato un budget annuale di 600 mila euro. Chissà se lo spostamento di sede, che dopo i primi tre anni passerà alla provincia di Bolzano, porterà benefici e nuove idee tra le vette dolomitiche.

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