Il Grillo giusto e quello sbagliato Cinque Terre

di Marco Travaglio

Dieci anni fa Cherie Blair, moglie dell’allora premier inglese Tony, si presentò in televisione e recitò in lacrime il mea culpa davanti ai sudditi di Sua Maestà britannica: “Ho commesso due errori: ho respinto le domande dei giornalisti per proteggere la privacy della mia famiglia e ho permesso a qualcuno che appena conoscevo di intromettersi negli affari della famiglia. Non sono una superdonna: la mia vita quotidiana è come quella di un giocoliere che si destreggia tra mille palline. Ogni tanto una cade a terra. Vorrei correre a nascondermi, ma non lo farò: mi spiace se ho messo in imbarazzo Tony, ma posso assicurare che non intendevo abusare della mia posizione”. Che aveva fatto di tanto terribile la first lady? Aveva acquistato due mini-appartamenti per i figli tramite un mediatore australiano, compagno di una sua amica, che poi i giornali avevano scoperto essere stato condannato per truffa. Di qui le insistenze dei giornalisti, che la tampinarono fino a costringerla al pubblico atto di contrizione.

Per dire invece com’è ridotta l’Italia, domenica scorsa il Fatto quotidiano ha rivelato che Corrado Passera, ex amministratore delegato di banca Intesa San Paolo, ora ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture, Comunicazioni, Trasporti, Industria e Marina mercantile, aveva incontrato il giorno prima a Monterosso (Cinque Terre) un’allegra brigata di parlamentari, banchieri, presidenti di porti, sindaci, prefetti, generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, e i massimi dirigenti della Protezione civile (Gabrielli) e del Cipe (Signorini). In una sede istituzionale? No, nella tenuta privata di Luigi Grillo, senatore Pdl.

Secondo Grillo, il summit pubblico-privato aveva per tema “lo sviluppo delle Cinque Terre”. Secondo uno degli illustri ospiti, “un decreto del governo”. Chissà quale. Ma già il fatto che si discuta un decreto del governo in un’abitazione privata è piuttosto curioso. La stranezza, diciamo così, aumenta se si pensa a chi è il padrone di casa: parlamentare da 7 legislature, nel 1994 l’ex dc Grillo fu rieletto senatore con il Centro di Segni e Martinazzoli, ma subito dopo passò con Forza Italia in cambio di un posto di sottosegretario al Bilancio. Nel 2006 fu indagato per una presunta truffa sul Tav Milano-Genova in concorso con dirigenti delle Fs e con il costruttore Gavio, sospettati di aver ottenuto illecitamente 100 miliardi di lire grazie a studi e interventi idrogeologici tanto inutili quanto costosi e inquinanti deliberati dall’allora sottosegretario: lo salvò la prescrizione dimezzata dalla legge ex Cirielli.

L’anno scorso, poi, Grillo è stato condannato in primo grado a 2anni e 8mesi per aggiotaggio in concorso con l’amico ex governatore Antonio Fazio e con il compare banchiere Gianpiero Fiorani, il quale confessò di avergli girato 200 mila euro in cambio della sua attività di lobbying in favore dei furbetti del quartierino e del loro protettore. Senza contare che il comune di Monterosso ha contestato a Grillo “opere edilizie senza il permesso” proprio nella tenuta dove si è svolto il vertice. Lì, insieme a Passera e a tutto il cucuzzaro, c’era anche Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, consigliere di Abi e Mediobanca, presidente di Aeroporti di Roma e della Società concessionarie autostrade, ampiamente citato nelle intercettazioni della P4 per i suoi rapporti intimi con Bisignani, ma soprattutto indagato a Milano e poi ad Alessandria per ricettazione per 5 miliardi di lire che Fiorani disse di avergli versato.

Ecco: che ci fa il ministro Passera, che ha competenza su banche, autostrade, aeroporti e grandi opere, con un condannato e un inquisito, per giunta noti per le loro mani in pasta in tutti quei settori? In un paese normale Passera avrebbe subito chiarito le circostanze di quell’infelicissima rimpatriata, spiegato i temi discussi e la posizione del governo in merito, chiesto scusa e promesso di non farlo più. Ma, siccome nei paesi normali ci si dimette e si fa mea culpa per molto meno, i ministri evitano di trovarsi in così imbarazzante compagnia. In Italia invece è tutto normale. Anche perchè il pericolo pubblico non è Luigi Grillo, ma Beppe.

Tratto dalla Rubrica “Carta Canta“, L’Espresso (17 maggio 2012)

Il Grillo giusto e quello sbagliato
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