La Spezia,”Ci sono anch’io” Contemporanea-mente,Notizie

di Simona Cossu

Per rispondere in maniera corretta alla domanda su quale debba essere  il nuovo  modello di Partecipazione dopo la chiusura delle Circoscrizioni, credo si debba necessariamente partire da una riflessione sullo stato di salute del nostro sistema democratico. La democrazia ( governo del popolo) per essere considerata in salute , deve trovare riserve di senso, di speranza, di impegno dentro di sé, nelle comunità, senza un nuovo apporto di energie morali la democrazia rischia di chiudersi nella pura rappresentanza degli interessi costituiti.

Se infatti i cittadini non sono a conoscenza delle scelte che vengono fatte e non concorrono a farle la conseguenza è che lo spazio democratico è basato esclusivamente sul voto e sull’opinione pubblica ( alla continua ricerca di che cosa pensa il cittadino), il risultato è il populismo moderno, cioè il populismo mediatico. In questo scenario l’astensione al voto sempre più alta e la riduzione delle assemblee elettive rendono la democrazia rappresentativa incapace da sola di rispondere alla complessità sociale a cui assistiamo. La partecipazione popolare sta diventando il tema centrale del nostro tempo. Gli strumenti della democrazia partecipativa possono costituire una formidabile occasione di crescita civile e un potente mezzo per migliorare più efficacemente, e dal basso, la nostra città

Siamo convinti che l’unico modo per riportare i cittadini alla Politica (la P maiuscola non è casuale) stia in una grande operazione culturale che faccia prendere coscienza alla nostra comunità della necessità di uscire da uno stato di sudditanza demotivante e rassegnata per passare ad un maturo ruolo di cittadino che riprende in mano il suo futuro grazie alla democrazia partecipativa intesa come insieme di strumenti per interagire con l’amministrazione pubblica. Vogliamo da subito chiarire che non pensiamo assolutamente di sostituire la democrazia rappresentativa, che è quella a cui siamo abituati, con la democrazia partecipativa. Pensiamo semplicemente che quest’ultima sia una indispensabile integrazione per migliorare il sistema democratico italiano facendo uscire la politica dall’autoreferenzialità.

Lo spazio più agevole per esercitare la democrazia partecipativa per il cittadino è la propria comunità, per questo abbiamo individuato i quartieri come unità socio-territoriale insostituibile, in grado di rivitalizzare i processi partecipativi grazie al proprio patrimonio di relazioni sociali, il quartiere viene individuato come “luogo di produzione” di democrazia partecipativa. Questa considerazione nasce anche dall’ascolto fatto dall’Amministrazione durante le Assemblee organizzate nell’ambito del progetto “Ci sono anch’io”, dove tutti i cittadini intervenuti hanno individuato il proprio quartiere come luogo ideale per prestare la propria attività.

L’assemblea è una riunione degli appartenenti a una collettività per discutere problemi di interesse comune e generalmente per assumere decisioni ad essi inerenti., la forma assembleare garantisce il rispetto del criterio principale che bisogna tenere in considerazione quando si affronta il tema della partecipazione , il criterio di inclusività. Tutti i cittadini residenti che abbiano compiuto i sedici anni potranno partecipare alle discussioni in Assemblea, portare il proprio punto di vista e votare quando richiesto. L’Assemblea è il luogo della discussione e della decisione, elegge i portavoce del proprio quartiere che hanno il compito di promuovere, coordinare e facilitare le discussioni. I portavoce non assumono assolutamente una posizione gerarchica rispetto alle assemblee di quartiere (siamo ancora nel campo della democrazia partecipativa dove vale il criterio dell’inclusività).

Il nostro scopo è naturalmente quello di far partecipare attivamente tutti i cittadini alle discussioni e alla definizione delle decisioni delle loro comunità, superando la fase del puro ascolto di ciò che spesso decideranno gli amministratori eletti. In altre parole, vogliamo che si passi da un cittadino che si limita a votare ogni cinque anni, lamentandosi magari per 5 anni di come vanno le cose, ad un cittadino capace di informarsi, discutere ed essere parte consapevole di un processo decisorio.

Il tema delle elezioni e della partecipazione al voto è un tema centrale in questa riflessione, la legge infatti impone che le votazioni di organismi territoriali non possano avvenire in contemporanea con le elezioni del Consiglio Comunale, questo rischia di non garantire, secondo il sistema della democrazia rappresentativa, una adeguata partecipazione al voto con il risultato di avere rappresentanti di quartiere poco legittimati. Il modello proposto invece, da un lato elimina il problema della legittimazione di un rappresentante, dall’altro il meccanismo del portavoce dovrebbe eliminare il rischio di cadute nell’autoreferenzialità e garantire un costante rapporto con il quartiere. Il sistema elettivo ( da definire nei dettagli in un apposito regolamento) , più vicino ad un meccanismo di partecipazione inclusiva, è quello che prevede l’elezione sulla base territoriale, il meccanismo individuato è quello della lista unica sulla base di auto candidature. Questo tipo di sistema garantisce la democraticità dal basso e l’inclusività, infatti ciascuno può candidarsi , ciascuno può venir votato in modo da  consentire l’accesso agli organi di rappresentanza territoriale anche a persone che non vogliono partecipare alla forma partito o alla forma di un gruppo stabilmente individuato.

Un altro tema centrale è quello della formazione; durante le assemblee nei quartieri i cittadini hanno chiesto  la possibilità che l’ente diventi non soltanto il luogo che  costruisce momenti partecipativi, ma che sia anche promotore di  percorsi formativi. In questo c’è stata una grande consapevolezza, che non basta enunciare la partecipazione, i cittadini erano concordi che anche i percorsi partecipativi avevano necessità di momenti di formazione, sia dal punto di vista delle metodologie , della gestione dei conflitti e della conoscenza del funzionamento della macchina amministrativa che il comune dovrebbe poter offrire non soltanto al proprio interno, ma che dovrebbe provare a diffondere sul territorio.

Sarà quindi indispensabile che le persone candidate a fare il portavoce del quartiere accettino di partecipare ad un corso di formazione organizzato dall’ufficio Partecipazione del Comune. Naturalmente per cercare di trasformare questi nuovi modelli in modelli di partecipazione diffusa dei cittadini, occorre la strutturazione di un ufficio che possa individuare i metodi migliori a seconda della tematica che bisogna affrontare, ogni momento di consultazione della popolazione necessita di essere un momento studiato, coordinato e che abbia una metodologia atta a facilitare l’apporto che i cittadini possono offrire all’interno delle discussioni. Ciò va coordinato attraverso una struttura ( ufficio partecipazione) che possa essere capace di garantire l’efficacia dei modelli partecipativi che vengono messi in campo.

La formazione diventa centrale in questo nuovo modello anche in considerazione della complessità delle competenze che verranno attribuite, la decisione in questo senso è netta; la democrazia partecipativa funziona quando i cittadini vengono coinvolti nella costruzione della scelta, non nella sua ratifica, gli atti su cui si deve poter decidere sono gli atti di pianificazione dell’Amministrazione ( bilancio di previsione, PUC, piano delle opere, piano della mobilità….). Questa considerazione è stata raccolta quasi all’unanimità anche durante il percorso di ascolto  nei quartieri e nei Consigli di Circoscrizione, molti consiglieri  ritenevano  una burocrazia inutile e frustrante l’utilizzo del parere obbligatorio,  avrebbero preferito, così come i cittadini,  poter contare nel momento antecedente alla decisione, cioè essere parte integrante del processo decisionale. La decisione sarà efficace se, oltre a ripartire risorse sarà capace di costruire  nuove relazioni sociali, cioè comprensione collettiva della realtà e dei problemi, base per la successiva condivisione valoriale delle scelte (capitale sociale).

“La democrazia può resistere alla minaccia autoritaria soltanto a patto che si trasformi, da “democrazia di spettatori passivi”, in “democrazia di partecipanti attivi”, nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private.”
Erich Fromm


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