Quando lo shipping sposa lo shopping Commenti,Contemporanea-mente

di Massimo Salvi

Le navi da crociera tornano a meno di un miglio dalla costa, ovviamente nei paradisi naturalistici, alla faccia dei proclami lanciati all’indomani della tragedia del Giglio. Dopo Venezia, anche il Golfo del Tigullio permette l’attracco ai giganti del mare. Per la gioia di commercianti e turisti. Scelte miopi, all’insegna di un effimero benessere che sarà cancellato dal prossimo “tragico incidente”. Purtroppo annunciato, aggiungiamo noi.

Alè, via! Finalmente i turisti con gli occhi a mandorla, ma non solo loro, anche quelli con le orbite da pesce bollito per le troppe ore passate davanti alle slot machine della sala giochi all’undicesimo ponte dell’ultima meraviglia degli Oceani, potranno sciamare per i carruggi delle nostre cittadine. Entrare in boutique e negozi, fare shopping. Eh, sì, con i soldi risparmiati di treno e bus arriveranno milioni di euro. C’è anche chi fa finta di crederci, illudendosi di risanare così l’economia delle nostre cittadine rivierasche. Evviva, siamo proprio felici, la notizia ci riempie di gioia.

Siamo alle solite. Passata la paura si ricomincia. E dai, come se nulla fosse avvenuto. E’ la legge del perverso potere del profitto che ci governa, che passa su ogni cosa, noncurante delle tragedie umane e dei danni causati all’ambiente. Insomma, non è cambiato nulla. Il decreto salva-coste ora consente nuovamente il transito delle mega navi da crociera nel Tigullio. I ministri Clini e Passera hanno appena firmato il decreto, e le navi extra-lusso dal primo maggio possono ancorarsi a 0,7 miglia dall’area protetta di Portofino e sbarcare i passeggeri, destinazione Santa Margherita, Rapallo, Portofino. Finalmente le attività commerciali saranno tutelate, con grande soddisfazione dell’ambiente marino. Ma non si era detto “divieto di navigazione entro 2 miglia dalle aree di interesse paesaggistico e dai parchi naturali”? E intanto per quest’estate è atteso oltre un centinaio di navi da crociera.

Mega ships kill Venice

Ma non finisce qui. Dopo l’ultimo, tragico, “inchino” della Costa Concordia sembrava che tutto dovesse cambiare: sono arrivati i soliti messaggi lanciati con “estremo vigore”: proclami, prese di posizione, divieti e chi più ne ha più ne metta. Sembrava che tutti avessero capito, preso coscienza. Invece niente. Il governo si è piegato agli interessi della lobby crocieristica. Pur avendo emanato un decreto per mantenere il traffico delle grandi navi ad una distanza di oltre 2 miglia dalle coste di interesse paesaggistico e dai parchi naturali, si è ben guardato dall’inserire nelle regole di salvaguardia Venezia. Così, la città lagunare, scandalosamente, rimane un palcoscenico esposto agli inchini dei giganti del mare.

“Le grandi navi uccidono la laguna”. E’ stato lo slogan della manifestazione che, lo scorso 14 aprile, ha visto la protesta dei cittadini veneziani contro il pericolo rappresentato dalle grandi navi. Una cinquantina di imbarcazioni di tutti i generi colma di manifestanti, sfidando il divieto del questore in quanto è proibito fare manifestazioni sul Canal Grande ha riempito di colori il bacino di San Marco, proprio mentre era attraversato dalle navi da crociera ‘Queen Victoria’ della Cunard Cruise e ‘Magnifica’ della MSC.

“Le grandi navi inquinano, sono pericolose per la salute, e muovono masse d’acqua in grado di incidere negativamente sulle fondamenta e sulle rive di Venezia, il loro passaggio comporta lo scavo di profondissimi canali che snaturano la laguna e aumentano sensibilmente il rischio di acque alte e di un’irreversibile compromissione ambientale”. Lo hanno scritto a grandi lettere quelli del comitato “No grandi navi in laguna” che, a colpi di remo, hanno voluto evidenziare le ambiguità di quello che hanno definito un “decreto fantoccio”, varato dai ministri Clini e Passera. Per Venezia non è stata infatti prevista alcuna norma di salvaguardia e la città lagunare scandalosamente rimane un palcoscenico esposto agli inchini dei giganti del mare.

Fino al prossimo “errore di manovra”, ma allora sarà troppo tardi per correre ai ripari.

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