In fondo al mare cadono le onde Contemporanea-mente,Notizie

di William Domenichini

Era una notte buia e tempestosa. 17 dicembre 2011, mar Tirreno. L’Eurocargo Venezia, un’ imbarcazione mercantile della Grimaldi, transita vicino all’isola Gorgona, a circa 23 miglia da Livorno, trasportando fusti pieni di materiale utilizzato nella raffineria siracusana di Priolo e destinati al porto di Genova. Il libeccio infuria fino a 130 orari, la nave compie un brusca accostata ed i due semirimorchi che contengono i fusti affondano, portando giù i bidoni che conterrebbero sostanze tossico-nocivo. Una nave cargo transita in un area del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e perde il suo carico. Una vicenda è complessa, a tratti misteriosa ma che riapre brutalmente il tema del traffico di rifiuti nei nostri mari e dei veleni che vi giacciono.

Iniziamo dal cosa e da quanto. Per una banale proprietà della sottrazione, 224 bidoni sono partiti, 26 sono arrivati 198 stanno sul fondo del mare. Ma cosa c’è dentro quei fusti? I documenti riferiscono di catalizzatori esausti a base di nichel, vanadio e molibdeno, vulgo sostanze tossiche utilizzate per una delle fasi della raffinazione dell’oro nero, la desolforazione del petrolio. Fatte le debite moltiplicazioni, si ottengono circa 34 tonnellate di sostanze tossiche che si trovano in fusti, non a tenuta stagna, e che rischiano di entrare nella catena alimentare marina. Rifiuti o merci? Non si tratta di lana caprina perché dalla caratterizzazione di ciò che contengono i fusti consegue la responsabilità di chi deve risponderne. Intanto sul fondale tutto giace.

Chi sa e chi dice? La notizia non appare sui media fino al 29 dicembre, in un articolo di cronaca locale che riporta dell’incidente. Solo due giorni prima vengono ufficialmente informate le Guardie Costiere di Vada, Castiglioncello e Cecina e da qui agli enti locali. ARPAT ed Asl 6, ricevono lo stesso giorno la prima informativa scritta nel tardo pomeriggio, per poi comunicarla alla Regione Toscana ed il 9 gennaio 2012 la Regione incontra per la prima volta il ministro dell’ambiente. Ma il giorno stesso dell’incidente un’informativa via fax, indicando 38.000 kg di sostanze classificate pericolose, è ricevuta dai comuni di Livorno e Pisa e solo 4 giorni dopo il fattaccio la capitaneria labronica dichiara che l’armatore della nave cargo è responsabile dell’eliminazione «degli effetti dannosi già prodotti, o potenziali, ed a prevenire il pericolo di ulteriore danno all’ambiente». Intanto sul fondale tutto giace.

Le operazioni di ricerca partono solo il 6 febbraio, per protrarsi nei giorni seguenti in uno stillicidio di notizie, alla ricerca dei bidoni perduti. Ma l’attenzione sui bidoni del cargo Venezia viene subito distolta da un’altra emergenza e la vicenda della nave da crociera Costa Concordia fa più share di banali fusti tossici che potrebbero irrimediabilmente segnare la vita di nostri fondali.

Il mistero avvolge storie che riemergono alla memoria, mentre gli oggetti della loro narrazione giacciono ancora sui fondali. Qualcuno si ricorderà che qualche anno fa il pentito Francesco Fonti parlò di scorie sistemate al largo della Spezia e Livorno. Piove sul bagnato, anzi in mare. Eppure negli ultimi 30 anni sono documentati circa 25 incidenti misteriosi, anche se il termine mistero inizia a stare stretto alle dinamiche dei traffici di rifiuti.

Fu un mistero lo spiaggiamento a Cetraro, in Calabria della motonave Jolly Rosso, salpata dal porto della Spezia in condizioni discutibili e con la sua storia di nave dei veleni. Fu un mistero la morte improvvisa del capitano De Grazie che conduceva le indagini sulla quella vicenda. E’ un mistero la sparizione di centinaia di navi con i loro carichi tossico-nocivi nel Mediterraneo. Fu un mistero l’assassinio di Ilaria Alpi e di Milan Hrovatin che stavano indagando sulla pista somala di quei traffici. I misteri avvolgono anche chi invoca Giustizia in un paese, giustizialista, che la nega sistematicamente, tanto alle vittime di stragi quanto al proprio territorio, o mare, stuprato, basti pensare alla sentenza del processo per Pitelli che si è conclusa senza chiarire chi ha messo quei veleni su una collina che sul Golfo dei Poeti.

Affrontare la vicenda dei traffici di rifiuti tossici in termini strettamente ambientali porta ad inseguire l’emergenza, legittima e doverosa, tuttavia una visione parziale ed incompleta della questione. Uno dei nodi irrisolti è sostenuto da una domanda banale: che sistema economico consente tutto questo? I nuovi orizzonti del mercato sono sotto i nostri occhi, in forma di possibili tentativi di rilancio di un modello agonizzante, o se volete artatamente reso tale per consentire e giustificare ogni azione di aiuto e di mantenimento dello status quo, sia in termini di legalità che di illegalità ma il cui filo conduttore è il profitto, ed il valore d’uso diventano le emergenze.

Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, oltrepassando i 20,5 miliardi di euro di “fatturato” attraverso 28.586 reati contro l’ambiente denunciati, quasi 80 al giorno, più di 3 ogni ora, senza tenere conto di quelli che non vengono segnalati alle autorità. Per determinare colpe, responsabilità e relative pene poi, ce ne passa, perché i reati ambientali in Italia sono figli un diritto minore e le leggi, nel paese del “Dei delitti e delle pene” (che, si guardi il caso su stampato per la prima volta a Livorno!) vengono declassate a burocrazia ed incartamenti.

Ne è un caso Pitelli. Quella ferita è stata riaperta dalla sentenza di primo grado del tribunale spezzino che viene emessa il 10 marzo 2011: mentre i 71 imputati nella vicenda si sono persi per strada, tra archiviazioni e prescrizioni, per gli 11 rimasti sul banco «il fatto non sussiste» in una formula dubitativa da codicillo, ma che lascia concretamente senza Giustizia un’intera comunità: assolti. Ma lo scempio di chi ha usato un bene comune come il territorio per fare profitto a scapito della salute della gente è concreto: la storia, le vite spezzate, le malattie non saranno mai cancellate. Intanto sul fondale tutto giace.

Torniamo sul fondo del Tirreno. L’Agenzia per l’ambiente toscano, con una serie di prove, sostiene che il contenuto dei fusti, che peraltro non è stagno, è solubile nell’acqua marina ed altamente tossico per gli organismi viventi. Come non pensare a cosa si pesca nei nostri mari? Alcuni pescatori rompono il muro di silenzio ed emerge come la presenza di rifiuti nel mare è ormai ordinarietà. La memoria torna a venti anni fa, quando il petrolio fuoriuscito dalla Haven si riversa nel mare e nei fondali savonesi: nessuno ha mai bonificato. Ancora oggi i pescatori liguri continuano a tirar su reti piene di residui di greggio, nonostante lavorino in aree segnalate come sicure.

Il Pil diminuisce sempre più infelicemente, lo spread aumenta nonostante i professori al governo, nononostante i diktat di troike tecnofinanziocratiche siano diventati leggi a colpi di decreto ed a suon di fiducie parlamentari plebiscitarie. Per rassicurare le agenzie internazionali di rating il governo Monti arrivò ad autorizzare le perforazioni petrolifere in Adriatico, poi fece parzialmente marcia indietro e per aumentare la produzione nazionale di greggio di 20mila barili al giorno (il consumo nazionale è di circa 1,7 milioni al giorno!) ha decretato la petrolizzazione della Basilicata.

Intanto sul fondale tutto giace, o forse in fondo al mare naviga il silenzio, rinchiuso dentro a sfere d’aria. Lo guardo allontanarsi e diventare… l’universo in fondo al mare*.


Riportiamo i filmati del convegno “Il Mediterraneo non e’ una discarica”, tenutosi a Livorno sabato 21 aprile 2012 presso il Centro Congressi di Villa Henderson, ed organizzato dai gruppi consiliari della Provincia di Livorno di PRC, PdCi (Federazione della Sinistra), Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà.

Vi proponiamo alcuni interventi

 


Paolo Gangemi
PRC Livorno

Salvatore Allocca
Assessore regionale Welfare – Toscana

Nicola Nista
Assessore Ambiente – Provincia di Livorno

Alessandro Cosimi
Sindaco di Livorno

Claudio Frontera
ex presidente Provincia di Livorno

Daria Faggi
Osservatorio trasformazioni Urbane – Livorno

Fulvia Bilanceri
Segreteria regionale ambiente PRC

Lamberto Giannini
Capogruppo SEL Comune di Livorno

Giuliana Bimbi
Cittadini Ecologisti Livorno

Graziella Pierfederici
Coord. Prov.le SEL Livorno

Luca Bogi
Consigliere provinciale IDV Livorno

Tiziana Bartimmo
Capogruppo PRC Comune Livorno

Maila Mosiglia
Cittadina

Marta Gazzarri
Consigliera regionale IDV

William Domenichini
Resp.Ambiente PRC La Spezia

Ciro Pesacane
Forum Ambientalista

*”In fondo al mare“, tratto dall’album “Dove sei tu”, di Cristina Donà (2003)

Immagini tratte da http://www.finzionimagazine.it – http://firenze.repubblica.it/ – http://www.pisanotizie.it – http://www.terranauta.it/ – http://static.blogo.it/ – http://rifondazionecomunistalaspezia.it

Pubblicato il 26 aprile 2012 (Prima pagina)

In fondo al mare cadono le onde
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