Reddito minimo garantito Analisi,Contemporanea-mente

di Maria Rosa Zerega

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.

ogni persona che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali … l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire una esistenza dignitosa a tutti coloro che non  dispongono di risorse sufficienti”.

 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art.1 e art.34

L’ultimo rapporto Istat sulla povertà in Italia  (luglio 2011) presenta dei dati non più allarmanti, ma tragici. In Italia l’11% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti.

Il limite che delinea la povertà relativa è 992, 46 euro per un nucleo familiare di due persone. Particolarmente in difficoltà gli italiani al sud e le famiglie con più figli minori. Aumentano i working poor, cioè coloro che pur lavorando vivono in povertà, soprattutto tra i giovani che subiscono la condizione di precarietà anche sotto il punto di vista del reddito.

Il 42% della popolazione rischia una condizione di povertà nel giro di alcuni anni ed è necessaria una dose massiccia di interventi di sostegno al reddito.

In tutto l’Occidente la disoccupazione è tornata a lambire e superare la soglia critica del 10%,  anche chi riesce a mantenere un posto di lavoro stenta spesso a raggiungere e superare la soglia di povertà, mentre addirittura un lavoratore su cinque può lamentarsi di essere inquadrato in una mansione inferiore rispetto alla propria formazione. Oltre 2 milioni di under-30 nel nostro paese, ormai completamente sfiduciati,sono stati definiti neet generation (né occupati, né in formazione).

Le continue riforme o negoziazioni al ribasso dei diritti sul lavoro ci inducono a parlare complessivamente di precarizzazione del lavoro e di precarietà esistenziale, allontanandoci decisamente dall’utopia del pieno impiego e della stessa ideologia del lavoro salariale che ha visto in questi ultimi anni enormi trasformazioni.

Il lavoratore precario, oltre a subire una commistione di lavori a basso reddito e a breve termine e periodi di disoccupazione, viene anche privato di qualsiasi senso di carriera  o di identità professionale.

In un mondo dove ideologicamente il mercato del lavoro è visto come fonte primaria di benessere sia sociale che economico non vi è possibilità di inclusione delle fasce deboli, né libertà di espressione per tutti in termini di scelta individuale, in particolar modo per le donne.

Assistiamo a un fenomeno di femminilizzazione della povertà, anche se non ce ne rendiamo pienamente conto, perché siamo abituati alla invisibilità del lavoro femminile.

In un periodo di crisi vengono sospesi o limitati i servizi di valore ai bambini e agli anziani, prima erogati gratuitamente. Sono le donne che di solito devono supplire con pesanti lavori di cura,  che non vengono valutati, mentre si vedono costrette ad accettare lavori retribuiti di scarso valore, per poter far fronte alle esigenze  e agli orari familiari. In un mercato del lavoro mercificato le donne sono pagate meno e più vulnerabili. La crisi economica ha, quindi, un costo gravissimo per la donna che lavora di più e scende nella scala sociale.

E’ necessario mettere al centro del dibattito politico l’uguaglianza, una nuova politica di redistribuzione, la preservazione del bene comune, la democrazia partecipativa. Infatti senza uguaglianza di base non ci si può aspettare altruismo né interesse per difendere e incrementare beni e spazi comuni.

La proposta di un reddito minimo garantito è di estrema attualità.

Il reddito garantito è uno degli strumenti centrali per costruire una società fondata e ancor più definita sulla dignità della persona, su una nuova idea di autonomia individuale e di libertà di scelta, di una nuova idea di distribuzione delle ricchezze prodotte, di una nuova idea di diritto sociale fondata anche sul diritto economico, nella necessità di riconsiderare lo stesso concetto di lavoro e della sua ideologia, di critica al consumismo e all’idea di progresso sempre più evidentemente non ecologicamente sostenibile.

Inoltre, è urgente  individuare misure nuove di contrasto alla fortissima precarizzazione del lavoro e alla crisi economica e  individuare, tanto sul piano locale e nazionale quanto sullo scenario continentale europeo, proposte in grado di divenire da subito praticabili per fronteggiare il crescente disagio sociale di numerosi cittadini.

Introdurre il reddito di base universale sarebbe un’innovazione dirompente, che cambierebbe la natura della democrazia, della qualità della vita e del lavoro.

Il lavoro è un diritto fondante della nostra Costituzione. Come tale dobbiamo liberarlo dalla mercificazione, garantendolo attraverso tutti i diritti previsti dalla Costituzione e conquistati in decenni di lotta, a cominciare dal diritto alla sua stabilità, che è chiaramente un meta-diritto in assenza del quale tutti gli altri vengono meno.

Il lavoro deve diventare il frutto di una libera scelta e non una merce svalorizzata a piacere dal capitale; il lavoratore non deve essere obbligato, per ragioni di sussistenza, ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, ma deve riconquistare la sua capacità contrattuale.

L’introduzione del reddito di base universale ha lo scopo di garantire la dignità del cittadino, liberandolo dalla sudditanza dalle leggi di mercato, dal precariato, dall’insicurezza..

Contemporaneamente, liberando il cittadino dai bisogni primari, si rimuoverebbero gli ostacoli al pieno godimento dei diritti sociali e politici. Il reddito di cittadinanza rifonda lo stato sociale, garantendo livelli minimi di uguaglianza alla persona.

Se il reddito di cittadinanza diventa un diritto per tutti, acquista un valore egualitario, escludendo l’aspetto caritatevole e la mediazione burocratica dell’accertamento dello stato di povertà, che è una lesione della libertà della persona. Il reddito garantito non è da considerarsi, quindi, come una misura previdenziale per i poveri e i disoccupati da mettere in contrapposizione al diritto al lavoro.

Si può pensare a  una sorta di equiparazione tra la sfera del lavoro e la sfera del non-lavoro. A ciò che esula dalla sfera lavorativa formale si potrebbe dare dignità sociale almeno pari a quella che si è soliti attribuire al lavoro salariato e oggetto di scambio sul mercato. Acquisirebbero pari valore i lavori di cura verso i bambini e gli anziani, la cooperazione sociale, l’impegno sociale in attività oggi affidate al volontariato, la promozione di iniziative culturali…

Se il reddito garantito viene legato all’impegno morale alla vita politica della comunità possono nascerne nuove e interessanti forme di democrazia partecipativa.

Questa forma di valorizzazione e di riconoscimento della sfera del non-lavoro è così importante nella congiuntura contemporanea, perché è proprio nella sfera extra-lavorativa che vediamo all’opera negli ultimi anni le forme più interessanti e innovative di risposta alla crisi, è lì che vediamo le esperienze creative di autodifesa della società dalle aggressioni sempre più brutali di un sistema economico incapace di garantire in modo certo la stessa riproduzione materiale dei suoi membri.

La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea  con il trattato di Lisbona, è divenuta vincolante per tutti gli Stati europei aderenti all’Unione.

Due risoluzioni del Parlamento europeo del 2008 e del 2010 hanno invitato gli stati a dotarsi di schemi di reddito garantito in grado di assicurare un’esistenza dignitosa attraverso un reddito “adeguato” che offra un’equa partecipazione del singolo alla vita culturale, sociale ed economica in cui è inserito e pari almeno al 60% del reddito mediano di ciascun paese.

Nonostante questo quadro importante di riferimento, alcuni paesi – come l’Italia, la Grecia e l’Ungheria – non hanno alcuna forma di garanzia dei minimi vitali; in altri stati le prestazioni sono insufficienti a proteggere la dignità delle persone e sono, in realtà, meri sussidi di povertà; infine,sotto l’incalzare della crisi in numerosi stati (Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Spagna), le prestazioni sono state ridotte e rese ancor più condizionate alle cosiddette politiche di workfare.

E’ quindi interesse generale dei cittadini europei che l’Unione si doti di regole unitarie per i trattamenti dovuti a persone che sono a rischio povertà o esclusione sociale. E’ anche opportuno affermare il principio per cui il risanamento dei bilanci non può essere ottenuto riducendo o annullando prestazioni mirate a proteggere la dignità della persona.

Il rilancio dell’economia passa anche attraverso il rilancio dei consumi interni alla UE, il solo export non è sufficiente, perché ha un impatto limitato rispetto all’interscambio interno. Se venissero garantiti dei redditi aggiuntivi a chi è indigente certamente tali redditi si trasformerebbero immediatamente in consumi. Altre forme di incentivi, come la riduzione delle tasse o aiuti a banche e imprese, avrebbero effetti minori e più dilatati nel tempo. Non è un caso che i paesi che hanno retto meglio alla crisi siano stati quelli con i più elevati sistemi di garanzie sociali, come  Germania, Danimarca, Olanda e Austria.

L’UE ha già varato un Regolamento che rende possibile la raccolta di firme a partire dall’aprile 2012. Il Movimento Federalista Europeo  e il Basic Income Network stanno lavorando per presentare una mozione popolare da sottoporre alla firma dei cittadini e poi alla valutazione della Commissione, con l’obiettivo  di  ottenere il reddito minimo di cittadinanza a livello europeo.

Pertanto, pur consci che il livello per la realizzazione di un sistema efficace di garanzia di reddito sia quello europeo o nazionale, tuttavia constatato che nessuna forza politica attualmente al governo, o candidata a diventarlo,  ha posto il reddito di cittadinanza fra le proprie priorità e per stimolare il dibattito e portare le forze politiche a condividere questa battaglia, un comitato, formatosi in seno a MFE e BIN-Italia, intende promuovere un’iniziativa popolare di base nel territorio ove opera, la Liguria, presentando una legge di iniziativa popolare.

Sicuramente oggi, con la manovra finanziaria in corso, sembra irrealistico chiedere  alle regioni di stanziare cifre importanti per il reddito di cittadinanza e allora  si chiede, più realisticamente, non il reddito di cittadinanza, ma un reddito minimo garantito per chi si trova ad avere un reddito inferiore ad una soglia di povertà, che va individuata tenendo conto del costo della vita e del livello di servizi sociali già offerti dalla Regione. Si tratta quindi di un investimento compatibile con le risorse finanziarie regionali. Al di là della entità della somma che la Regione potrà stanziare, è importante affermare il principio che le istituzioni devono provvedere a garantire un reddito ai meno abbienti. Nessuno deve essere abbandonato dalle istituzioni nel momento del bisogno ! Se all’inizio saranno poche le persone che ne usufruiranno, tuttavia sarà sancito istituzionalmente il principio, poi si potrà lottare per estenderne l’applicazione. Se l’esperienza del Lazio (che fece una legge nel marzo 2009 oggi annullata dalla nuova giunta a seguito dei tagli imposti dalla legge finanziaria nazionale) verrà ripresa si potrà creare un effetto imitazione importante in altre regioni. Attualmente la regione Molise ha approvato una legge sul reddito minimo garantito, mentre in Calabria, Basilicata e Liguria si stanno presentando proposte di legge di iniziativa popolare.

Un altro motivo che rende coerente rivolgersi alla regione proviene dal principio di sussidiarietà. Cosa dice il principio di sussidiarietà ? Se un problema può essere affrontato in maniera più efficace a livello locale, i poteri di intervento devono essere conferiti a quel livello, se un problema può essere affrontato in maniera più efficace a livello sovranazionale, le competenze andranno affidate a quel livello. Ora è evidente che se il rilancio dell’economia non può che essere competenza europea, la individuazione dei criteri ottimali per la concessione del reddito di cittadinanza non può che essere competenza locale (ogni regione ha livelli di reddito, composizione sociale, sensibilità differenti).

Immagini tratte da http://www.europarl.it/-  http://myweekatcinema.files.wordpress.com/ -http://tg24.sky.it/

Reddito minimo garantito
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