Nuvole nere sulla partecipazione in Toscana Analisi,Contemporanea-mente,Ultimissime

di Monica Sgherri*

La legge regionale sulla partecipazione (LR 69/2007) rappresenta un esempio assai rilevante ed innovativo nel panorama legislativo non solo nazionale, in quanto traduce in norma il principio indicato nell’art.1 comma 1 della legge medesima secondo cui “la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali è un diritto: la presente legge promuove forme e strumenti di partecipazione democratica che rendano effettivo questo diritto”.

Proprio per tutelare l’innovazione e le peculiarità della legge, ho lo scorso gennaio promosso un ordine del giorno in Consiglio – poi approvato – che impegnava Giunta Regionale ad indicare “e condividere con il Consiglio Regionale entro 15 giorni dall’approvazione della presente mozione le modalità con cui dare attuazione a quanto stabilito..” ossia promuovere e svolgere percorsi partecipativi per la valutazione conferma o modifica di tale legge.

Si tratta di un percorso ben più ricco e articolato della manutenzione a cui ha accennato l’assessore Nencini – secondo quanto riportato dalla stampa – e che dovrà essere capace di riportare alla luce tutto il sostegno, le aspettative e il protagonismo dal basso che caratterizzò l’elaborazione della prima versione della legge.

Certo dobbiamo interrogarci sui suoi limiti, sui risultati raggiunti, ma indicare – come emergerebbe dalle dichiarazioni stampa – una strada che faccia della partecipazione uno strumento le sole grandi opere e per legittimare un consenso che la politica non ha su alcune scelte tanto strategiche quanto discutibili significa stravolgere il senso della revisione che stiamo avviando e su cui noi ora, come allora, ci impegneremo al massimo.

L’approvazione della legge fu all’epoca l’atto finale di un percorso molto partecipato e coinvolgente, dentro il Consiglio e nella società. La non limitazione dell’applicazione della legge alle sole “grandi opere”, come invece annuncia volere l’assessore Nencini (secondo quanto riportato dalla stampa), fu scelta discussa approfonditamente e fu optato, in tutta consapevolezza, nel senso contrario proprio perché consapevoli, in Consiglio, della possibilità di ottenere processi partecipativi con esiti positivi, ossia l’accoglimento delle risoluzioni del processo, proprio su interventi più piccoli, ma che riconsegnavano alle popolazioni la possibilità di progettare il proprio presente e futuro dell’abitare. Ridurre il percorso partecipativo alle soli grandi opere sembra più corrispondere alla volontà di cancellare nei fatti la legge stessa.

La legge è stata dicevo molto discussa, studiata e verificata. Non sono accettabili scorciatoie o mistificazioni. La partecipazione è cosa diversa dalla informazione e dalla buona informazione. L’informazione è presupposto essenziale della partecipazione ma non la sostituisce. La legge non voleva neanche sostituirsi ai decisori (gli Enti Locali): si vedeva nel processo di partecipazione uno strumento di arricchimento per i decisori non di svuotamento del proprio potere decisorio.

Però rimane punto centrale cosa i decisori delegano al processo partecipativo, questo deve essere chiaro fin dall’inizio.

Infine – più in generale – attribuire ai percorsi partecipativi, alla vitalità e al protagonismo della società toscana, dei suoi tanti comitati la responsabilità del fermo delle tante opere infrastrutturali, elencate nel rapporto 2011 di Nimby Forum è un’operazione non accettabile. Non si può mettere sullo stesso piano l’opposizione, che per molte di queste opere c’è, con le responsabilità della loro paralisi. Troppo facile, e troppo sbagliato!

E’ piuttosto nei tentativi illusori di forzare i regolamenti, bypassare le valutazioni ambientali, forzare i vincoli sulle aree e ancora evitare le varianti, aggiungere i carichi urbanistici, che vanno individuate quelle pratiche che per far veloce fan rimanere fermi per anni! Ma per carità non aiuterà ad andare più veloci nascondere le responsabilità. Al contrario la partecipazione, se può essere più lenta nella fase di formazione della decisione permette dopo di recuperare il ritardo ed andare speditamente, proprio perché l’opera è condivisa.

*Capogruppo “Federazione della Sinistra – Verdi”, Consiglio Regionale Toscana

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