Cittadini che partecipano attivamente Buone pratiche,Contemporanea-mente

di Maria Rosa Zerega

In questi ultimi tempi, mentre la politica ufficiale rappresentata dai partiti e istituzioni incorre in gravi inconvenienti e finisce per non essere credibile, cresce nella società civile la volontà e la voglia di trasformarsi in cittadinanza attiva e responsabile, partecipe dei processi decisionali nei campi della politica economica, sociale e ambientale.

La sfiducia per le scelte e l’operato della politica può portare a due atteggiamenti diametralmente opposti: da un lato l’astensionismo, l’antipolitica, l’indignazione, dall’altro ad un atteggiamento responsabile e costruttivo che potremmo definire di democrazia partecipata. È quello che in città come Milano, Genova, Cagliari ha portato, in sede di primarie, a scegliere un candidato outsider, proveniente dalla società civile, stimato per le sue idee e il suo programma.

A Genova l’outsider Giorgio Doria, candidato sindaco, a 12 giorni dalle primarie, in un resoconto pubblico su Facebook, dice: “La trasparenza è un aspetto fondamentale della nostra idea politica, una politica lontana dai giochi di potere e attenta invece ai problemi della città, una politica che ha nella partecipazione e nell’informazione dei cittadini un suo tratto distintivo.

È evidente che la sensibilità politica e il metodo democratico stanno cambiando di pari passo con la facilità di comunicazione e interazione offerta dal Web. Gli unici che non se ne sono ancora accorti sono i politici di professione, che continuano imperterriti e perdenti i le loro trame anacronistiche.

Ancora più sentita e urgente dai cittadini è la possibilità di prendere parte ai processi decisionali strategici, che possono avere effetti sull’ambiente, attraverso l’accesso all’informazione e la partecipazione attiva alle decisioni.

Tra le esperienze straniere spicca quella francese. In Francia nel 2002 è stata emanata una legge relativa alla démocratie de proximité, che prevede, tra l’altro, il debat public per l’elaborazione dei grandi progetti, gestito da un’autorità indipendente: la Commission nationale du debat public.

La Commissione funge da autorità garante fra il pubblico e il committente dell’opera, che deve sostenere i costi del dibattito. Il dibattito deve svolgersi nella fase iniziale del progetto, quando tutte le opzioni sono ancora possibili (anche l’opzione zero). Si tratta quindi di valutare l’opportunità della costruzione dell’opera stessa, oltre che le modalità e le caratteristiche della sua realizzazione.

In Italia solo ora, di fronte al problema TAV, si sente l’esigenza di una legge idonea a garantire, per la realizzazione delle infrastrutture più rilevanti un confronto “ex ante” con le comunità locali e con le molteplici articolazioni delle società e non “ex post”, come è avvenuto nel caso della Torino Lione.

In Valsusa si parla di TAV e NO TAV da 21 anni, ma solo nel 2005, dopo i primi scontri è stato istituito un Osservatorio tecnico. Il Commissario Straordinario Mario Virano ha organizzato ultimamente una serie di incontri sulla gestione dei conflitti sociali in occasione della realizzazione delle grandi opere. Nell’ultimo incontro, il 16 febbraio, David Laws, professore del MIT di Boston, esperto di fama internazionale nel campo dei conflitti sociali e anche consulente di Obama, ha illustrato alcuni casi di gestione dei conflitti negli Stati Uniti. Troppo tardi: 9 giorni dopo sono iniziati i conflitti in Valsusa.

Se per i grandi progetti strategici si sente ormai la necessità di una normativa nazionale per gestire gli interessi locali, nazionali e eventualmente europei nel corso di un processo decisionale che deve prevedere l’informazione e la partecipazione dei cittadini, diverse sono le esigenze per la gestione dei progetti territoriali.

Due sole regioni italiane si sono dotate di una legge per la partecipazione: Toscana e Emilia Romagna. In Toscana anche il processo di elaborazione della legge è stato partecipato. Pur partendo dai medesimi principi, diversi sono i regolamenti attuativi e le modalità delle due leggi, ma entrambe possono costituire una base di esperienze e di studio da confrontare e approfondire per avviare la preparazione di una proposta di legge regionale.

La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali territoriali è fondamentale per migliorare le trasformazioni urbane della città, la qualità della vita degli abitanti, produrre inclusione e favorire la trasparenza. Le scelte realizzate in maniera condivisa garantiscono l’efficacia degli interventi realizzati e un’elevata qualità delle opere, oltre a salvaguardare l’unicità, l’identità e le caratteristiche ambientali dei luoghi riqualificati.

Con il termine territoriale si intende una vasta gamma di ambiti che vanno dal controllo dell’assetto idrogeologico, ai progetti di tipo architettonico, urbanistico e urbano, alla sostenibilità ambientale, gestione del ciclo dei rifiuti, scelte in campo energetico, ai progetti di governance.

Quando si affrontano questi temi è necessario mettere al centro dell’attenzione il territorio. L’interazione fra saperi tecnico-scientifici degli esperti e saperi locali non è eludibile. E sono gli abitanti di un territorio i portatori del sapere locale, testimoni di una memoria collettiva fatta di tradizioni orali, modalità storiche di utilizzo dello spazio, delle tecniche costruttive, dell’utilizzo dei materiali e come soggetti che percepiscono e rappresentano il proprio quadro di vita e le relazioni sociali presenti fra i gruppi sul territorio.

Gli stessi abitanti sono gli artefici della costruzione di una mappa, che riassume l’insieme dei caratteri identitari cui la comunità è legata e che comprende elementi del territorio, dell’ambiente, del patrimonio artistico-culturale, delle tradizioni, dei miti, delle leggende. Per definire gli scenari di sviluppo del territorio è, quindi, indispensabile partire dai luoghi. Ne consegue che la dimensione partecipativa è essenziale per avere una conoscenza condivisa del territorio e mettere in moto un processo interattivo tra conoscenza e progetto e, infine, trasferire quanto appreso ai soggetti pubblici e privati. Sullo stesso territorio, inoltre, sono presenti più livelli di partecipazione, con attori o gruppi portatori di interessi specifici e qualificati.

Per fare alcuni esempi se chiederemo ai bambini di individuare l’area per un campetto da calcio, sicuramente indicheranno il sito ideale, facilmente raggiungibile e fruibile. Se chiederemo alle donne di occuparsi della sicurezza dell’ambiente, non dimenticheranno di illuminare le scalette e i passaggi nascosti e non collocheranno mai una fermata del bus in zona buia con siepe alle spalle.

In conclusione, diversi e specifici sono gli ambiti delle due eventuali e auspicabili norme. Una nazionale per le grandi opere strategiche, l’altra regionale per la partecipazione dei cittadini ai progetti territoriali.

Foto tratte da: marraiafura –contropiano – zip news – livingravenna.blogspot

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