L’ennesimo Outlet di cui sentivamo la mancanza Analisi,Contemporanea-mente

di Stefano Sarti*

La vicenda relativa alla costruzione del Centro Commerciale di Brugnato (da tutti definito come “Outlet”) rappresenta uno dei casi esempio, all’interno della Provincia spezzina, di cosa significhi consumo di suolo e di territorio.

Potremmo portare, a fianco di questo, altri esempi come la costruzione del megaparcheggio nel Comune di Monterosso al Mare, o dell’altro centro commerciale sulle sponde del fiume Magra, in località Romito Magra, nel Comune di Arcola (anche se questi due al momento sono bloccati da provvedimenti di sequestro emessi – giustamente – dalla Procura della Repubblica della Spezia). O si potrebbe parlare della costruzione del mega centro commerciale “le Terrazze” nell’ex area Ip della Spezia, o del sempre incombente Progetto Marinella nei comuni di Ameglia e Sarzana; tutte tematiche che hanno visto – con modalità diverse e in fasi diverse – l’intervento, la denuncia, l’iniziativa delle associazioni ambientaliste, dei comitati, delle forze politiche senza che questo abbia portato però a significativi ripensamenti delle politiche del territorio nella nostra provincia.

Ritornando all’Outlet di Brugnato, credo che si possa significativamente dividere la discussione sulla reale necessità e la sostenibilità di quest’opera in due fasi distinte: quelle pre e post alluvione del 25 Ottobre 2011.

Non  che questa divisione sia netta, perché esistono e convivono aspetti che, per quello che riguarda questo progetto, erano critici e continuano a rimanere critici anche prima dell’evento tragico che ha colpito la nostra provincia nell’ottobre scorso. Semmai quell’evento ha ulteriormente accentuato questi aspetti e posto la necessità di un ripensamento globale.

Vediamo quali sono:

  1. La costruzione di un centro commerciale di grandi proporzioni è una proposta giusta per il rilancio del territorio della Val di Vara e per il Comune di Brugnato? I proponenti e il Comune di Brugnato ma anche molte altre amministrazioni locali, la Provincia, la stessa Regione Liguria, associazioni di categoria, sindacati e industriali sostengono di sì in nome di lavoro e occupazione. Bisogna a questo punto chiedersi: quale lavoro? Sicuramente quello che deriva dalle attività edilizie, di mera costruzione del manufatto. Ebbene questo è di breve durata, finita la costruzione se ne andrà. E non è garantito che sia lavoro locale! Quindi politica di corto respiro. Per il futuro i proponenti dell’opera fanno una semplice operazione aritmetica: ci saranno tot negozi, se ogni negozio assume 3 persone, i posti di lavoro saranno qualche centinaio. Scusate, ma mi ricorda vagamente il teorema berlusconiano della campagna elettorale di qualche anno: se ogni imprenditore assume tot persone, ecco che abbiamo 1 Milione di posti di lavoro. Abbiamo visto che non è così, lo stesso vale per il settore del Commercio, a cui si rivolge l’Outlet. Siamo sicuri che sia un settore in espansione, che garantirà un futuro certo da qui a decenni? Se intrecciamo questo con i dati sulla crisi economica, sul calo dei consumi, sulla perdita del potere di acquisto della classe media, tutto lascia pensare che l’Outlet sarà una cattedrale nel deserto. Quindi dove sono studi approfonditi di carattere economico e sociale sulle previsioni e sulle tendenze di un settore che conosce una profonda crisi come quella dei centri commerciali? Non è dato sapersi.

  2. La costruzione dell’Outlet toglierà la Val di Vara dalla sua marginalità? Purtroppo questo lo sostengono in tanti, anche persone in buona fede. E’ chiaro che metterà in luce un’idea dello sviluppo più “fast”, più immediata, ma è solo illusione. Se non si rilanciano con forza le vere vocazioni di quel territorio –che sono l’agricoltura, la pastorizia, l’artigianato locale, le produzioni tipiche, il biologico, la valorizzazione turistica rispettosa dei luoghi e delle loro caratteristiche storiche, antropologiche, culturali ed ambientali in una logica che non può che essere “slow”- l’Outlet sarà un  danno, innanzitutto perché se fosse anche vera ( o fosse vera per un periodo “breve”) l’allettante prospettiva occupazione che ci prospettano i fautori dell’edificazione è chiaro che questa comporterà, sempre nella logica “fast” lo spopolamento occupazionale del territorio in base alla considerazione che è più facile e immediato andare a fare i commessi nei negozi dell’Outlet, con buona pace del (da tanti agognato) “ritorno alle attività agricole”.

  3. La costruzione del Centro Commerciale è già prevista dai Piani Urbanistici, in particolare da quello di Brugnato? Questo è vero in parte, in quanto i proponenti nel presentare istanza di Valutazione di Impatto Ambientale presso l’ente competente, ovverossia la Regione Liguria, hanno scritto chiaramente che si tratta di intervento da sottoporre a variante al Piano Urbanistico Comunale di Brugnato. Sappiamo poi con certezza che la Regione ha concesso una variante al Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico per quello che riguarda l’assetto insediativo. E’ evidente che il PUC di Bugnato (che se ha classificato alcune aree ricadenti nell’intervento come aree artigianali o commerciali lo ha fatto per ragioni di scelta politica e non per valutazioni di scala su cosa significasse davvero questo nuovo regime normativo) è stato ulteriormente variato ai fini del procedere all’operazione. Sono state fatte tutte le valutazioni urbanistiche del caso? Secondo la Regione Liguria, nella Relazione Ambientale allegata alla delibera della giunta regionale in cui si dà, invece, parere favorevole nella procedura di Screening di VIA sembrerebbe – contraddicendo se stessa- di no. Infatti dice la Relazione “ la capacità di attrazione ed il carico urbanistico introdotti dalla tipologia insediativa in esame costituiscono dei temi che avrebbero dovuto essere affrontati alla scala territoriale. Solo attraverso il riconoscimento della dimensione vasta dell’influenza dell’intervento si possono valutare gli effetti sull’intero sistema economico (che interessano un bacino sicuramente superiore alla sola Val di Vara) e le esigenze di accessibilità territoriale che allo stato delle conoscenze non sono ancora pienamente quantificabili. A tal proposito, come evidenziato nella istruttoria, il quadro programmatico di riferimento risulta al momento caratterizzato da alcuni aspetti di indeterminatezza, da cui la necessità di subordinare la compatibilità ambientale dell’intervento all’aggiornamento del PTCP e all’accertamento della conformità dell’intervento alla normativa e programmazione del commercio regionale. “

  4. Sono state fatte tutte le valutazioni ambientali del caso? Si sono seguite tutte le procedure in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e soprattutto di Valutazione Ambientale Strategica? E’ evidente di no. O meglio la Regione Liguria ha aperto una procedura di VIA che ha portato all’esclusione non solo della VAS ma anche della VIA stessa rimandando il tutto ad una semplice procedura di Screening. Ma siccome è la stessa Regione Liguria a dire che “il progetto produce impatti sui seguenti comparti a rilevanza ambientale: rumore, aria, rifiuti, paesaggio, uso del suolo, acque (consumo e depurazione), energia” non si capisce perché tali significativi impatti non abbiano portato a una vera propria VIA. Così come non si capisce perché, essendo il progetto un Piano Urbanistico Operativo (PUO) non sia stata applicata quanto prescritto dal Testo Unico ambientale (dlgs 152/2006 versione 2010) che dice che sono sottoponibili a VAS i piani urbanistici che contengono opere sottoponibili a VIA (ed è il caso, come abbiamo visto, dell’Outlet di Brugnato).

  5. Il nuovo scenario post alluvione: dopo il 25 Ottobre cambia tutto? Secondo noi sì, e a conferma di questa tesi possiamo tranquillamente prendere la stessa delibera della Regione Liguria del 6 Dicembre 2011 che ha bloccato le costruzioni nelle zone alluvionate (seppur introducendo un poco comprensibile doppio binario: 45 giorni per quelle opere con già attivo il cosiddetto titolo edilizio – il permesso a costruire o licenza edilizia che dir si voglia- e 6 mesi, con possibilità di derogare di altri 6 mesi, per tutte le altre. E’ evidente che in tale periodo dovranno essere portate a valutazione le previsioni dei piani di bacino, e se esse corrispondono ancora a criteri di sicurezza idraulica alla luce del ripetersi sempre più fitto di eventi di grande entità sul piano delle precipitazioni atmosferiche. Il problema non è quindi – o meglio non è solo- l’entità dell’evento alluvionale nella zona dove si realizzerà il centro commerciale, se esso sia stato minore o maggiore rispetto ad altre parti del territorio. Il problema è se tale territorio è in grado di reggere eventi sempre più calamitosi per il futuro, e se la costruzione di decine e decine di migliaia di metri quadrati di nuove edificazioni non comportino un problema aggiuntivo in questo senso. E’ evidente a tutti che il limite di soli 45 giorni, prescritto dalla Regione per casi come quello di cui stiamo parlando non è sufficiente a chiarire tutto ciò. Ed in effetti il parere dell’autorità di Bacino dice testualmente “è necessario e prioritario uno studio idraulico ed idrogeologico per ricostruire l’evento occorso, determinandone le cause e provvedendo alla redazione di un progetto di sistemazione complessiva del t. Gravegnola, con riferimento anche all’eventuale necessità di adeguamento e/o consolidamento delle opere di difesa esistenti” salvo smentire se stessa subito dopo quando afferma che nelle more dello studio idraulico e idrogeologico e del progetto per il torrente Gravegnola sopra riportati:“il Comune può valutare se proseguire con l’attuazione purché:- siano almeno ripristinate le condizioni di deflusso idraulico preesistenti, con ricostituzione della difesa idraulica, con tipologie e modalità adeguate, purché tali da garantire la sormontabilità senza cedimenti e la possibilità di eventuale successivo adeguamento, qualora necessario a seguito degli studi di cui sopra;- sia aggiornato il progetto edilizio al fine di  adottare tutti gli accorgimenti tecnico-costruttivi per la protezione passiva dalle inondazioni”. Nonostante questa palese ambiguità, noi rimaniamo convinti che, se è vero che va aggiornato il progetto edilizio, come dice il parere dell’Autorità di Bacino, si dovranno introdurre modifiche significative ed in alcuni casi strutturali (la protezione passiva dalle inondazioni, ad esempio) che modificano il tratto iniziale del progetto. Per questo come Legambiente abbiamo chiesto con una lettera ufficiale al Presidente della Giunta Regionale ed all’Assessore all’Ambiente della Regione di riaprire la procedura di VIA.

In ultimo vorrei ricordare che sulla questione pende un ricorso al Tar, promosso dalla Confesercenti e da Legambiente assieme a alcune decine di commercianti della Provincia della Spezia, che richiama punto per punto i temi sopra indicati (mancata VAS, mancata VIA) ed altri di più stretta pertinenza delle politiche del commercio nella nostra regione – il divieto di aprire centri commerciali come quelli definiti dalla categoria di Outlet e che i proponenti cercano di aggirare facendo credere che si tratti non di questo ma di un assieme di licenze di vicinato – e che dovrebbe andare a dibattimento nelle prossime settimane al Tar Liguria.

*Vice Presidente regionale Legambiente Liguria

Immagini tratte da: http://www.salviamoilpaesaggio.it e http://blogspot.com

L’ennesimo Outlet di cui sentivamo la mancanza
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Rispondi