Partecipazione, carta d’identità di un territorio e della sua comunità In Evidenza

di Francesco Ranieri

Parlare di partecipazione oggi è argomento complesso quanto delicato. Il verbo“partecipare” infatti troppo spesso viene ricondotto a sterili nozioni legislative narranti eccelsi processi di coinvolgimento dei cittadini, soprattutto ove si parla del ruolo degli stessi nella formazione delle politiche urbane.

Molta della legislazione italiana, in merito a ciò si nasconde infatti dietro facili locuzioni meramente descrittive, che poco hanno a che fare con i verbi “coinvolgere” ed “agire”. La partecipazione attiva dei cittadini non ha bisogno di palinsesti faraonici né di sedi ufficiali dove essere realizzata, bensì di credibilità da parte delle istituzioni oltre che di un effettivo ruolo nelle contorte vicende di formazione e crescita del territorio.

Cittadinanza attiva significa “comunità che sperimenta e si sperimenta”, mettendo in gioco le proprie potenzialità ed i propri saperi, collaborando ed esprimendo le proprie idee e le proprie intenzioni, al fine di dare all’intervento oggetto di partecipazione non una connotazione politica ma una connotazione popolare, nel vero senso etimologico del termine.

Certo è che la partecipazione intesa come pocanzi detto, e quindi non ridotta a mero strumento legislativo o fase interprocedimentale per la formazione di una politica, piano o programma che sia, appare elemento assai vincolante se intrapreso ex ante all’intervento, non in itinere o ex post. La fase partecipativa così intesa infatti, rimanda ad un ripensamento del ruolo che la cittadinanza tutta deve assumere riguardo un qualsiasi intervento pubblico o privato che sia.

Ed è proprio questo il fulcro della vicenda, in quanto la partecipare deve essere azione intrapresa fin dall’inizio della stesura dei primi documenti illustranti l’intervento da realizzare, così facendo infatti non solo si eviterebbero brusche “frenate” all’iter procedimentale di formazione di un provvedimento o di una politica, ma si renderebbe la cittadinanza consapevole e stimolata verso un processo nato e realizzato anche con il loro fondamentale aiuto.

Oltre a ciò il vantaggio di considerare la partecipazione come un “tutto” e non semplicemente come fase astratta e non vincolante riguardo le scelte decisionali, scongiurerebbe in molti casi l’astio che spesso ed inevitabilmente si crea tra istituzioni e cittadini stessi, in quanto questi ultimi si trovano non di rado in disaccordo riguardo l’intervento realizzato o ne rimangono stupiti negativamente, interrogandosi sul perché dello spreco di una certa somma di denaro, sulle modalità di costruzione di una determinata opera edilizia o magari addirittura riguardo la noncuranza delle amministrazioni pubbliche in riferimento al potenziale contributo che i cittadini stessi potevano offrire al fine di rendere l’intervento vanto per la cittadinanza e frutto delle fatiche nonché delle proposte della stessa.

Le modalità e gli approcci partecipativi sono numerosi e diversificati, ma prima di parlare di questi c’è bisogno di ripensare al ruolo che lega i cittadini al territorio dove essi vivono, in quanto senza la consapevolezza che il collante tra territorio e abitanti è la parola, il territorio stesso non sarà mai completa espressione della cittadinanza che collabora, ma solo espressione fattiva di una piccola parte della stessa, che ha facoltà e potere per agire.

In questa delicata questione potremmo quasi affermare che la parola, il confronto e le discussioni in merito a interventi da realizzare e politiche da attuare, appare come ingrediente principe che i cittadini devono avere a disposizione e nel quale devono credere profondamente, affinché il volere degli stessi si trasformi in fatti concreti.

Solo così le nostre città, le nostre campagne ed il territorio tutto sarà finalmente espressione della comunità tutta e non solo di una minoranza.

Immagini tratte da Wikipedia

Partecipazione, carta d’identità di un territorio e della sua comunità
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