Beni comuni e lavoro, ripartiamo da qui Analisi,Contemporanea-mente

di Massimo Rossi*

Il popolo dei beni comuni esiste. Se qualcuno ne avesse dubitato, il successo del Forum promosso da quel laboratorio di buona politica che è l’amministrazione pubblica della città di Napoli ha dissipato ogni perplessità. È questo un popolo che non si rassegna all’ideologia dominante che propone come unica società possibile quella del liberismo in crisi e della quale il governo Monti è l’ultima perniciosa manifestazione, forse la più subdola ma anche la più spietata degli ultimi anni. È un popolo consapevole che le strade da imboccare per trasformare le relazioni tra gli esseri umani (cooperazione solidale anziché competizione) e tra essi e la natura (fruizione armonica anziché rapina) passano obbligatoriamente per un’assunzione collettiva di responsabilità, e non per vecchi modelli deleganti.

Napoli ha confermato che sono tanti i soggetti disposti ad investire parte del proprio tempo di vita, braccia e testa, per costruire un modello di economia, e prima ancora di esistenza, realmente alternativo. Pronti a partecipare concretamente a dar corpo ad un progetto alternativo di società e di economia che nei beni comuni trovi il proprio baricentro.

Partecipare è la parola chiave. Una partecipazione che da singola e parziale, vuole diventare organica e reticolare. Tutti collegati orizzontalmente e ciascuno attivo sul proprio territorio. Ma c’è un rischio, che per non essere ipocriti deve essere messo subito a fuoco. Va assolutamente evitato che, come già è avvenuto nel passato, queste energie vengano mortificate, magari finalizzandole a supportare scommesse elettorali di leader, gruppi, partiti vecchi e nuovi, o mettendole a reddito sul mercato della politica mediatica; quella delle alchimie e delle larghe coalizioni, magari aperte ai famosi “moderati”.

Mi chiedo, ad esempio, se anche la suggestiva ipotesi di una lista civica nazionale per il 2013, aleggiante sulle cronache del dopo-Forum, non rappresenti una torsione politicista dello spirito emerso a Napoli. Senza alcuna volontà polemica, da ex sindaco espresso da una lista civica, trovo peraltro un po’ bizzarro che una proposta di aggregazione di tal genere debba nascere dall’alto, magari spinta da leader giustamente riconosciuti ma finora identificabili con delle forze politiche.  Qualcuno dirà: ecco che la Federazione della Sinistra teme di perdere voti e spazi d’azione. Al contrario, io credo che sia proprio interesse delle forze politiche organizzate mettere da parte gli egoismi dal fiato corto e scommettere invece sull’autonomia del movimento oggi in campo. La forza del popolo dei beni comuni è qualcosa che viene prima e che va oltre le scadenze elettorali.

Se è vero come è vero che c’è un bisogno indiscutibile ed urgente di costruire soggettività politica e rappresentanza, la premessa indispensabile per la sua utilità è la formazione di un popolo capace di immaginare e praticare dal basso il cambiamento. Solo attraverso queste pratiche è pensabile peraltro di innovare le forme obsolete della rappresentanza. Per questo il Forum del 28 non può e non deve considerarsi chiuso. La piattaforma in 17 punti presentata sabato scorso su il manifesto ed emersa dal fervore di quei tavoli tematici non deve restare una petizione di principi sacrosanti né rimanere una lista di richieste rivolte a qualche attore, che per meriti e qualità, è chiamato a disporsi sopra il palcoscenico. È la platea, stavolta, che deve interpretarla, invadendo il palcoscenico.

Quella piattaforma deve essere la base per comporre centinaia e centinaia di forum permanenti in ogni angolo d’Italia. Forum aperti e inclusivi, senza discriminazioni o pregiudizi reciprochi, dove viga l’assoluta parità tra persone con o senza tessere in tasca. Forum da intrecciare con straordinari laboratori come il Comune di Napoli ed altri Municipi disposti a lavorare verso il medesimo orizzonte; fornendo così ad essi un forte e indispensabile sostegno, e ricevendo in cambio “prototipi di alternative praticabili”, sperimentazioni concrete di “altra economia”, pratiche di governo dei beni comuni, nuove formule di welfare, modelli partecipati di gestione delle risorse primarie, dell’energia, della mobilità, del paesaggio, della produzione.

D’altro canto sarebbe assolutamente riduttivo limitarsi a delegare quella piattaforma alla pur preziosa azione dei Comuni, magari continuando a considerare i movimenti come soggetti con cui “mantenere il confronto” e non invece come attori protagonisti con cui condividere “istituzionalmente” e pariteticamente i processi decisionali.

Lancio allora un’ultima provocazione. Invece di una lista civica nazionale o cose del genere, costruiamo sulla base della piattaforma di Napoli e a partire da una rete capillare di forum locali, un grande movimento dei beni comuni e del lavoro.

Sì, anche del lavoro. Non perché il lavoro non sia contemplato nella piattaforma (forse un po’ incidentalmente) o perché non sia anch’esso un bene comune che vorremmo demercificare. Ma perché in un mondo capitalistico imperniato sul paradigma della crescita illimitata, il tema enorme del “cosa, come e quanto produrre” diventa base fondativa, per qualsiasi azione di tutela dei beni comuni dalla distruzione e dalla privatizzazione. Senza addentrarci in dibattiti infiniti, credo che sia ormai palese a tutti noi che, se da un lato un mero laburismo parasindacale è un limite al nostro agire, dall’altro non è più possibile derubricare dall’intervento sui commons l’elemento centrale del conflitto tra le classi, la cui attualità ce la ricordano proprio i principali avversari dei beni comuni, siano essi al vertice di gruppi finanziari, di grandi aziende o di governi nazionali e territoriali.

Tanto più di fronte all’attacco del governo Monti alla stabilità del contratto di lavoro e all’articolo 18, il popolo dei beni comuni non può mostrarsi impreparato e deve impegnarsi in una controffensiva che abbia come cardine la richiesta di abrogare tutti i contratti precari e di istituire, come correttamente chiede la piattaforma, un reddito di cittadinanza.

Non perdiamo tempo, allora. Mettiamo in rete la piattaforma del Forum di Napoli ed apriamo una grande sottoscrizione in cui chi firma si impegna nel contempo a mettersi al lavoro dentro un grande cantiere sociale diffuso dell’alternativa, insieme a quanti altri lo faranno, a partire dagli stessi luoghi. Costruiamo dal basso una vera e propria Costituente dei beni comuni e del lavoro. Questa potrebbe essere forse l’ultima occasione o, più ottimisticamente, l’occasione buona!

*Già sindaco di Grottammare e fondatore della Rete del Nuovo Municipio, portavoce della Federazione della sinistra

Segnaliamo i seguenti link:

Immagini tratte da: elezioni-italia.itblogspot.com – (tratto da “il Manifesto” del 2 febbraio 2012)

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