Nuova piazza, vecchi schemi Commenti,Contemporanea-mente

di Artemisia G.

A tre mesi dall’alluvione, nuovo lifting alla piazza di Monterosso

Camminando per uno stretto sentiero ti inoltravi  nella valle costeggiata da secolari muri d’orto, messi su dalla sapienza antica della gente di qui, con il torrente Morione che ti scorreva vicino. Fatti pochi passi e attraversato  un ponticello di pietra, un po’ sghembo, bello a vedersi, ti ritrovavi sull’altra sponda del torrente che  lì scrosciava in una cascata spumosa nel “lago grande”, dove fino a  pochi   decenni fa  le  donne  del  paese andavano a  fare    il bucato. Il sentiero saliva lungo un susseguirsi di orti e di ponticelli e ancora muri  alti da cui sporgevano piante di limoni e di ulivi. Dovunque silenzio, frescura, ciuffi di canne, odore di erbe aromatiche, rumore confidente dell’acqua che scorreva in un’atmosfera senza tempo, lontana dall’assalto turistico consumato più giù, nel paese.

In questa valle, l’ottobre scorso, un diluvio senza precedenti ha riversato nel torrente una valanga di acqua alberi terra e detriti che in poche ore hanno  sconvolto e sfigurato  tutto quello che incontravano sul loro passaggio. A venirci oggi, si stenta a riconoscere i luoghi e il corso stesso del torrente: profonde frane hanno cancellato interi orti, distrutto i ponticelli, modificato il paesaggio:  si avverte il senso di straniamento e di lutto che si prova per le cose perse forse per sempre …

Nelle poche centinaia di metri che  lo separano  dal mare, nel cuore del centro storico di Monterosso, il torrente era stato coperto negli anni 60 diventando di fatto la strada carrozzabile di accesso al paese verso monte. In quest’ultimo tragitto, la piena ha fatto letteralmente scoppiare il fondo stradale sollevandolo e portando via le tubature sottostanti, invaso i fondi e  gli ingressi delle abitazioni, intasandoli di fango e detriti. Lo stesso è avvenuto lungo i suoi affluenti e nelle valli di Fegina.

Ma soprattutto qui, dove il torrente è stato riaperto e rimesso a nudo, le vie mostrano le loro orribili ferite: quelli che erano negozi e uffici, sgombrati dal fango, sono adesso orbite nere e vuote che fa male guardare,  che aumentano la consapevolezza del disastro subìto e dell’impellente necessità non soltanto  di bonificare le colline circostanti ma di ripensare il nostro territorio non come  una risorsa da sfruttare economicamente ma come un patrimonio fragilissimo da preservare e difendere con misure nuove e straordinarie.

Monterosso sembra tuttavia lontana da svolte di questo tipo. Lascia infatti sbigottiti, a tre mesi dall’alluvione, l’inizio dei lavori di riqualificazione  della piazza Garibaldi che prevedono il completo stravolgimento dell’assetto attuale e una spesa considerevole di denaro pubblico.

Non è passato molto tempo da un precedente sostanziale intervento che aveva portato alla realizzazione di una pavimentazione con materiali diversi non solo nell’area dei giardini ma anche in quella retrostante con la piantumazione di nuovi alberi; al totale rinnovamento dei punti luce e della panchine; alla sostituzione della storica fontana dei pesci rossi con un’altra, mai vista in funzione, prestampata e sormontata da una figura femminile – presto soppressa – trasformata poi in fioriera. Veniva anche completamente rinnovata l’area destinata ai giochi dei bambini, dotandola di pavimentazione in gomma antiurto e nuove strutture. Il tutto era stato delimitato da una recinzione in alluminio con la piantumazione di arbusti di varie specie, diventati presto siepi rigogliose.

Una piazza più che decorosa, fortunosamente risparmiata da grossi danni nella recente alluvione.

Perché allora l’impellente necessità di fare un lavoro di cui nessuno avvertiva l’urgenza, tanto più in questo momento difficile non solo per Monterosso ma per l’intero Paese che chiede  continuamente sacrifici ai cittadini?

Se lo scempio più su descritto,  ancora drammaticamente presente, suscita sconforto –  mentre si aspetta con viva preoccupazione di conoscere quali misure verranno adottate per scongiurare nuove possibili catastrofi – questo inutile restyling della piazza ha il sentore macabro di un lifting praticato su  un malato incurabile,  per come ricalca tristemente gli  schemi della vecchia politica che anteponeva l’immagine alla sostanza.

La giustificazione, scontata, è che questo intervento era già stato deciso e approvato prima dell’alluvione e i fondi ormai indissolubilmente legati al progetto. Progetto, peraltro, democraticamente esposto nell’albo pretorio solo a lavori ampiamente avviati.

Motivazioni che appaiono stridenti, se accostate alle pressanti richieste di aiuti per salvare la scuola e l’asilo di Monterosso danneggiati  dai recenti eventi alluvionali…


Foto dell’autrice

Nuova piazza, vecchi schemi
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